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“Il carattere attivo dell’amore diviene evidente nel fatto che si fonda sempre su certi elementi comuni a tutte le forme d’amore. Questi sono: la premura (o cura), il rispetto, la responsabilità e la conoscenza.” Erich Fromm

Il rispetto è una questione di amore, scrive Fromm.

Di amore attivo, presente e consapevole.

Il prendersi cura e il rispetto, a loro volta, non possono esistere l’uno in assenza dell’altro. Semplificando, potremmo riflettere sul fatto che è impossibile prendersi veramente cura di ciò che non si rispetta, esattamente come ci risulta impossibile avere rispetto per chi non si prende cura di noi.

Il rispetto implica dunque una reciprocità.

Quando si parla di cura, e quindi di promozione del benessere bio-psico-sociale, nostro e altrui, è necessario tenere a mente il tema del rispetto, le sue implicazioni e i suoi effetti sulla nostra quotidianità.

La salute personale e comunitaria si fonda sul rispetto di sé, dell’altro, della cerchia sociale ristretta e allargata, della nostra terra e della natura in genere, molto di più di quanto siamo stati portati a credere  in passato: avere rispetto per l’aria, l’acqua e le coltivazioni è sicuramente un mezzo per aumentare la nostra salute fisica: se però manca il rispetto di sé, perchè ad esempio abbiamo poca autostima o lavoriamo troppe ore perchè non riusciamo a dire no al nostro capo, mangiare cibo biologico e fare regolare attività fisica può non essere sufficiente ai fini della nostra salute generale e del nostro benessere.

Potremmo quindi dire che il rispetto sono in realtà “i rispetti“, che vanno a comporre una  “catena del rispetto”.

Il rispetto ha la sua radice dentro di noi, che a sua volta nasce dalle prime interazioni con i nostri genitori e familiari: questa radice è la condizione necessaria per poter comprendere pienamente il senso del rispetto, per poterlo promuovere dentro e fuori da noi, e, alla lunga, per poterlo ricevere.

Il rispetto, infatti, si nutre di reciprocità: senza altri da rispettare, e dai quali essere rispettati, non ci sono radici che tengano. Sappiamo bene che in un ambiente irrispettoso ed ostile anche la persona dotata del più alto rispetto di sé può iniziare a dubitare e a trovare giusto che le si manchi di rispetto (questo è il meccanismo della manipolazione affettiva, su cui torneremo prossimamente).

Le principali agenzie di politica sanitaria del mondo hanno compreso perfettamente la centralità del tema del rispetto nella salute, e da anni il ruolo prioritario del rispetto della persona e dei diritti umani in genere nella promozione della salute sono al centro delle politiche globali, come si può vedere nei reports e nei principali programmi di salute perinatale, di allattamento, di vaccinazioni, e di salute mentale.

Senza rispetto il benessere proprio e altrui è destinato a durare molto poco, ad essere effimero e a ammantarsi di serie conseguenze, per lo più negative.

Lo stigma, il tabù, l’indifferenza e l’incuria sono i principali antagonisti del rispetto: là dove il rispetto vacilla o manca sotto i colpi di indifferenza ed incuria, ecco che a poco a poco si insediano lo stigma e il tabù, e un argomento, che prima era degno e rispettabile, diventa indicibile e scandaloso. Sbagliato.

Stigma, tabù, indifferenza e incuria rappresentano oggi i veri ostacoli alla prevenzione di qualunque disturbo, psicologico o fisico e più in generale sono i nemici numero uno della salute personale e collettiva.

Eppure, tutti parlano di rispetto, come se questo concetto fosse realmente di uso quotidiano, conosciuto e ben radicato nella nostra società.

Se googliamo  “rispetto” vediamo che questa parola è presente in ben 90.800.000 risultati (che salgono a 105.000.000 quando scriviamo “avere rispetto” e scendono a 70.100.000 quando cerchiamo “dare rispetto“): per dare un termine di paragone, la parola elezioni è presente in 23.500.000 risultati e la parola mondiali in 20.900.000 pagine.

Rispetto è dunque un termine di uso  assai comune nella nostra lingua: è presente nel web quasi cinque volte di più della parola “mondiali” (con buona pace dei tifosi, e senza voler mancare di rispetto 😉 ).

Tornando seri: non sempre l’utilizzo abbondante di una parola rispecchia la conoscenza profonda della parola stessa e soprattutto, ne rispecchia la “messa in pratica”.

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare

Come già avviene per la parola depressione, che nel nostro paese viene utilizzata spesso in modo improprio e confusa per tristezza, dolore, follia, anche della parola rispetto compiamo ogni giorno un vero e proprio abuso.

Chiediamo rispetto, sottolineiamo la mancanza di rispetto, sospiriamo che non c’è più rispetto, pretendiamo rispetto a gran voce, ma siamo i primi a non avere un concetto internalizzato, intrinseco e quindi ben presente nella nostra personalità, di rispetto.

Lo chiediamo, ma non sappiamo offrirlo.

Manchiamo di rispetto e nemmeno ce ne accorgiamo, impegnati come siamo a contare le volte in cui il resto del mondo osa mancare di rispetto a noi.

Di che si parla, quando si parla di rispetto?

Il rispetto nasce dalla conoscenza, e la conoscenza richiede impegno, investimento, sforzo. Tiziano Terzani

E perchè, a fronte di tutta questa enfasi intorno alla parola rispetto, siamo costretti a constatare che non sappiamo di cosa stiamo parlando, e che le parole di Fromm rischiano di restare prive di senso perchè tramortite da una sequela di ma e però?

Se andiamo a cercare sul Treccani, notiamo che rispetto ha vari significati, che riguardano molto da vicino il concetto di salute, di promozione del benessere bio-psico-sociale e di diritti umani.

I principali significati letterali della parola rispetto sono questi:

1. a. Sentimento e atteggiamento di riguardo, di stima e di deferenza, devota e spesso affettuosa, verso una personarverso o per i genitorii superiorile persone anziane (anche, meno com., ai genitori, ecc.); sentirenutrireprovare rper o verso qualcunoincutereispirareimporre r., un senso di rin qualcunoè uomo che merita r.; esprimere il proprio r.; ammirare con rispetto;

Avere rispetto significa avere riguardo (cioè ri-guardare, guardare due volte: implica prendersi un tempo per poter entrare in relazione con la persona e prestare attenzione a ciò che dice o ciò che fa)

b. Con riferimento alla manifestazione concreta di tale sentimento mediante azioni o parole: devi trattarlo col rdovuto alla sua etàparlare con rdi qualcunosalutare con runa persona importantete lo dico con il massimo r.; e all’opposto: comportarsiesprimersi senza alcun rper la carica ricoperta da una personaper la sua autorità.

Avere rispetto, significa quindi non solo “sentire” il rispetto dentro di noi, ma tradurlo in pratica, in parole o azioni. 

2. a. Sentimento che porta a riconoscere i diritti, il decoro, la dignità e la personalità stessa di qualcuno, e quindi ad astenersi da ogni manifestazione che possa offenderli: rper la persona umanaper tutti gli esseri umanirdi o per sé stesso, il comportarsi in modo da non offendere il proprio onore, la propria dignità e personalità; avere rper (o mostrare rversoi vecchigli infermii bambini, non approfittando della loro debolezza; trattare qualcuno con r., e avere r., portare ra qualcuno, comportarsi verso di lui con la dovuta educazione, e, al contr., mancargli di r., con un comportamento offensivo, indelicato (in partic., mancare di ra una donna, offenderne la dignità, il pudore); gente rozza che non porta ra nessuno.

Avere rispetto è avere ben chiaro il sentimento di riconoscimento dei diritti e della dignità altrui, e in conseguenza di questo, guardarsi bene dall’offendere l’altro, da approfittarsi della sua debolezza, da avere atteggiamenti maleducati o offensivi.

b. Per estens., avereportare ragli o per gli animalialle o per le piantea o per un oggetto, non maltrattarli o danneggiarli.

c. Riferito, invece che alla persona, ai suoi stessi diritti, alle sue cose, ai suoi pensieri e sentimentirper i dirittiper la proprietàper la vita altruirper la dignitàper il pudore di un altrorper tutte le opinionile religioni.

In esteso, il sentimento di rispetto si rivolge non solo alla persona fisica, ma anche ai suoi diritti, ai suoi pensieri e ai suoi sentimenti (quest’ultima cosa è molto rara quando si tratta di bambini piccoli, di donne in gravidanza, di  anziani non autosufficienti e di malati psichiatrici, purtroppo)

d. Con uso assol., riguardo, ritegno: perché siamo sorellee tra noi possiamo fare senza troppi rispettiparlerò come tu vuoi (Leopardi). In alcune locuz., scusandosi di dover dissentire, di essere quasi costretti a usare un’espressione poco riguardosa o troppo realistica: con tutto il rche le devodebbo dichiararle che non sono d’accordo con leiil sindacocol dovuto r., ha agito malecon rparlandoho vomitato tutto.

Molto spesso “rispetto” lo usiamo soltanto in questo senso. Lo utilizziamo come espressione verbale preparatoria al dissenso. Per rendere il nostro dissenso apparentemente più educato. Un po’ come quando diciamo “non vorrei mancare di rispetto ma quel vestito non ti dona per niente“.

In pratica, usiamo la parola rispetto per mancare di rispetto.

Rispetto significa desiderare che l’altro cresca e si sviluppi per quello che è. Erich Fromm

Segui sempre le 3 “R”: Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.
(Dalai Lama)

3. Osservanza, esecuzione fedele e attenta di un ordine, di una regola, di una norma o di una prescrizionerdella leggedel regolamentodi una antica usanzarispetto delle regole della buona creanzadel galateodell’ortografia. E di impegni assuntirdella parola datadella propria firma.

Anche in questa accezione, per rispettare la legge, la regola o la parola data, io devo avere internalizzato dentro di me il concetto di rispetto, avendone ben chiari gli effetti a breve medio e lungo termine.

Nel paese dove “fatta la legge, trovato l’inganno” e dove si è abituati a dire tante cose e fare poi l’opposto sperando nell’oblio eterno del nostro interlocutore (o nel suo imbarazzo derivato dallo scoprire la menzogna), ecco che anche in questa sfumatura la parola rispetto viene utilizzata di frequente.

Come tutte le parole importanti, rispetto ha anche dei sinonimi:

considerazione, ossequio, osservanza, riguardo, riverenza. deferenza, devozione, venerazione. ‖ soggezione, stima.

e degli interessanti contrari:

indifferenza, mancanza di rispetto, noncuranza, sufficienza. disprezzo, impertinenza, insolenza, (lett.) spregio, (pop.) strafottenza.

Perchè vogliamo rispetto a tutti i costi, ma basta un refolo di vento per mancare di rispetto agli altri o a noi stessi, a volte senza neppure rendercene conto?

Perchè, pur sapendo razionalmente la teoria, non riusciamo a tradurla in pratica?

Una risposta è nascosta dentro la radice della parola:

rispetto lat. respectus -us “il guardare all’indietro; stima, rispetto”. sentimento e atteggiamento fondati sulla consapevolezza dei meriti, dei diritti, del decoro altrui

Guardare all’indietro, ri-guardare, guardare di nuovo.

Questa azione implica trovare il tempo per riflettere su ciò che sta accadendo, prendersi il tempo per distinguere come leggiamo quanto sta accadendo, cosa ne pensiamo e come ci sentiamo. Distinguere ciò che ci fa sentire bene, e ciò che ci mette in difficoltà, e perchè. Saper affrontare un chiarimento, e nel caso in cui la mancanza di rispetto sia prolungata o continuativa, sapersi chiedere perchè continuiamo a alimentare l’infinita catena della mancanza di rispetto.

A volte per poter guardare avanti, è necessario guardare all’indietro, ri-guardare e ripartire da noi, con fiducia, gentilezza e rispetto.

Fang Chi interrogò il Maestro sulla virtù dell’umanità. Il Maestro disse: “A casa essere rispettosi; nel trattare gli affari essere riverenti e nei rapporti con gli altri essere leali. Persino se si vive tra i barbari non si può rinunciare a queste qualità” Confucio

Approfondimenti:

Treccani

L’arte di amare E. Fromm

Le parole sono finestre oppure muri M. Rosenberg

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