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Cosa è un tabù? Un tabù indica qualcosa di proibito: qualcosa che non si deve fare, non si deve dire, non si deve condividere con gli altri.

Ha a che fare con il contesto culturale e sociale in cui nasce, con le norme e gli stili di vita ritenuti idonei da un gruppo o da una comunità.

Ogni epoca, ogni società, ogni cultura ha i suoi tabù. Esattamente come ogni epoca, ogni società, ogni cultura ha uno o più contemporanei che si oppongono al tabù e cercano di smontarlo pezzettino per pezzettino.

 

Tabu Proibizione di carattere magico-religioso nei confronti di oggetti, persone, luoghi considerati di volta in volta sacri, oppure contaminanti, impuri e dunque potenzialmente pericolosi

I principali cluster di tabù hanno a che fare con tre grandi tematiche: religione, sessualità, legami familiari.

Più in generale, tutto ciò che spaventa, che non è immediatamente e chiaramente comprensibile, interpretabile o risolvibile, rischia di cadere nella categoria mentale del “tabù”: se non posso capirlo, se non posso risolverlo, se mi fa così paura che proprio no, non posso tollerarne l’esistenza, quello è un tabù.

La malattia mentale incarna perfettamente lo stereotipo del tabù: è spesso incomprensibile ai più (basti pensare che viene attribuita a mancanza di volontà o a cattivo carattere, ancora oggi!), sembra irrisolvibile o scarsamente maneggevole, a volte fa paura, e soprattutto fa sentire impotenti. Ecco che questo tema è troppo complesso da affrontare collettivamente. Ecco che cade nel cassetto di fondo dei tabù.

Ce ne dimentichiamo, fingiamo che non esistano le malattie mentali, i malati, i guariti, i testimoni, i medici, i ricercatori, e tutto ciò che ruota intorno a questo tema.

Poi arriva il vicino di casa che si ammala.

Arriva la madre che apre la finestra all’ottavo piano dell’ospedale dove ha appena partorito.

Arriva il figlio che uccide i genitori “perchè glielo ha detto la televisione”.

Arrivano, puntuali, i giornali a esasperare il tabù, buttandocelo a male parole sotto il naso, come un dato di fatto. Come qualcosa, che è sempre accaduto e sempre accadrà.

Ineluttabile, irrisolvibile, spaventoso. Il tabù.

Educazione, informazione, condivisione, appropriatezza e consapevolezza, sono gli strumenti necessari per contrastare i tabù.

Hanno funzionato con il lutto perinatale e con i diritti umani nel parto anche nel nostro lento paese.

1 persona su 4 durante la sua vita incontra un problema di salute mentale.

Le altre tre persone hanno la possibilità di fare la differenza e contribuire alla salute e al benessere di tutti.

Come?

Ad esempio smettendo di stare dietro al muro a origliare, smettendo di nutrire il tabù, smettendo di aspettare che vada a finire male.

Perchè può anche finire bene se leviamo di mezzo il tabù.

#ciaotabù

 

Per approfondimenti:

Enciclopedia Treccani

Osservatorio Onda

PubMed

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  1. Pingback: στίγμα – Claudia Ravaldi

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