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Sono nata a Modena il 26 Giugno 1974, nel pieno dell’estate.
Sono cresciuta in Toscana, a Prato, coi genitori, i nonni materni e mia sorella minore (che dichiara di voler essere figlia unica  da quando è nata, ma questa è un’altra storia).
Con svariati stratagemmi sono riuscita a saltare a piè pari l’asilo nido e persino la scuola materna, grazie alle tecniche che solo i bambini arcobaleno possiedono (e io modestamente, ce le avevo tutte…).
A quattro anni inizio a scrivere e a leggere con amore e dedizione.
Nonostante questo, la mia richiesta di avere un’educazione privata, curata da un istitutore sulla falsa riga di quello visto in Lady Oscar, o in Heidi, viene nettamente rifiutata: mi iscrivono quindi alle elementari e la cosa incredibile è che io ci devo andare. Anche se so già un sacco di cose. Anche se gioco benissimo per conto mio. Anche se “sono più matura per la mia età” e “sono molto intelligente”. Devo andare a scuola anche io. Senza mia madre e mia sorella.
Trascorro circa metà del primo anno a casa con svariate malattie esantematiche, piagnucolando l’altra metà del tempo per il distacco da mia madre (per onestà intellettuale, dirò che la scuola distava esattamente 140 passi da casa mia). La mia maestra con una pazienza che Giobbe deve essere stato suo allievo, è una persona meravigliosa, preparata in ambito umano e pedagogico e non soltanto in italiano e matematica. Grazie alla sua incrollabile fiducia nelle mie (nascoste) capacità di adattamento, riesco a stare in classe, a studiare, a giocare con gli altri, a smettere di piangere.
Però, in cambio di tutta questa fatica, “vinco” il mal di stomaco, meraviglioso sintomo psicosomatico, paternalisticamente ignorato dal mio pediatra e dunque liquidato anche dai miei con un “vabbè lei fa così”.
Ci metterò diversi anni per capire che anche quell’innocuo mal di stomaco a morsa aveva il suo perchè nel mio mondo infantile, e non era un “mero capriccio” (su cosa è un capriccio e sull’abuso di questo concetto da parte degli adulti torneremo).
Mi tocca fare anche le scuole medie (e come una vera kamikaze, in un barlume di entusiasmo culturale, desiderosa di imparare il più possibile, scelgo anche la sezione sperimentale con il tempo prolungato e ennemila attività curriculari aggintive). Esperienza desolante a base di guazzabuglio di ormoni, devianze giovanili (che saranno poi classificate come bullismo a posteriori), professori esasperati (già allora). Esperienza che non ripeterei, se non fosse per la prof di storia dell’arte che mi ha aperto una finestra sul mondo del possibile (ho finalmente capito che potevo disegnare anche io, nonostante tutti ripetessero da anni il mantra: “intelligentissima, capace in tutto!: peccato che sia negata a disegno!”).
Al momento di decidere il percorso di studi superiori scelgo il Liceo Classico, e tra un gerundio e una perifrastica passiva studio anche (forse soprattutto) recitazione e danza (classica e contemporanea), ottimo antidoto alle crisi adolescenziali (insieme alle risate 24/24h con la mia amica poi divenuta architetto); nel 1993 conseguo (non senza spargimento di fiumi di lacrime da stress) la Maturità Classica e poi, giusto per non dormire troppo sugli allori, mi iscrivo alla facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze, dove dopo i sei anni canonici conseguo la Laurea in Medicina e Chirurgia (Firenze, 1999) e successivamente la Specializzazione in Psichiatria (Firenze, 2003).
A posteriori, i dieci anni più frenetici della mia vita, coi neuroni dilatati per imparare tutto l’imparabile, il desiderio di mettersi in gioco sul campo, e l’avvicinarsi dell’obiettivo.
In quegli anni emergono prepotenti i miei tratti di prefezionismo (e lo sa bene la Stabilo, cui divento azionista premium per l’acquisto di centinaia di evidenziatori multicolor- a ciascun colore il suo significato-), grazie ai quali, riesco ad approfondire anche per conto mio tematiche molto importanti per la professione di medico e di psicoterapeuta raramente trattate nei corsi di studio (leggi relazione medico-paziente, comunicazione et similia).
Per arricchire la “cassetta degli attrezzi” con strumenti appropriati, frequento il training triennale per psichiatri in psicoterapia presso gli Studi Cognitivi di Milano, e ottengo il diploma in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale (Milano, 2004).
La mia formazione accademica prosegue con il Master in Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Età Evolutiva (Firenze, 2005) e con il Master Interuniversitario in Affective Neuroscience (Neuroscienze dell’Umore, Maastricht-Bristol-Firenze, 2008).
Riassumendomi per titoli, accademici e non, sono medico, psicoterapeuta, moglie e madre di tre figli.
Dopo alcuni anni di guardie mediche e sostituzioni ai medici di medicina generale, dal 2004  al 2014 ho lavorato come psichiatra e psicoterapeuta in regime di libera professione nel mio centro studi.
Sono docente di varie Università e aziende ospedaliere per le tematiche che rientrano nel mio portfolio di ricercatrice (svolgo ricerca dal 1998).
Dal 2007 ad oggi ho svolto 200 corsi di formazione, due terzi dei quali come docente unico, presso aziende ospedaliere, collegi delle ostetriche, università.
I miei ambiti principali di insegnamento:
  • disturbi del comportamento alimentare,
  • psicologia perinatale
  • psicopatologia in gravidanza e post parto,
  • lutto perinatale,
  • la buona comunicazione in sanità e nei contesti scolastici (progetto comuniCare),
  • la relazione d’aiuto,
  • la minfdulness

Cosa ho studiato e su cosa ho fatto e faccio ricerca a livello accademico?
Gli ambiti principali di studio sono i disturbi del comportamento alimentare (anoressia nervosa e bulimia nervosa), l’ansia, i disturbi dell’umore (depressione) e la psicotraumatologia (in particolare il trattamento del lutto e dei life events). Dal 2006 ho iniziato a fare ricerca in area perinatale, e collaboro con i gruppi di ricerca internazionali sulla salute perinatale, sulla morte in utero e le patologie in gravidanza, sull’esperienza di parto e la relazione con gli operatori della salute perinatale.

Come lavoro con le persone?
Gli strumenti terapeutici che prevalentamente utilizzo nel mio lavoro sono la psicoterapia cognitiva, l’EMDR e la mindfulness, tecniche per cui ho conseguito una specifica formazione con docenti italiani e internazionali.

Sono autrice e coautrice di oltre cinquanta pubblicazioni scientifiche in riviste peer reviewed in lingua italiana e inglese ed sono stata relatrice ad oltre 200 congressi italiani e internazionali e ho scritto alcuni libri.

Nell’anno accademico 2010-2011 sono stata Professore Universitario a Contratto presso l’Università degli Studi di Firenze per l’insegnamento “Psicopatologia dei Disturbi del Comportamento Alimentare nell’Adolescenza” nel Master in “Disturbi del Comportamento Alimentare nell’Età Evolutiva”, ed a partire dall’anno accademico 2011-2012 sono Professore Universitario a Contratto presso l’Università degli Studi di Firenze per l’insegnamento “Psichiatria e Psicologia Clinica” nel Master in “Medicina Naturale”.

Nel 2006 io e mio marito abbiamo subito un grave lutto.

Il nostro secondo figlio è infatti nato morto  a termine della gravidanza.

Dopo questo evento, abbiamo fondato CiaoLapo, un’associazione per la tutela della gravidanza, il supporto al lutto dei genitori,  e l’accompagnamento alle gravidanze successive ad un lutto.

La tematica del lutto perinatale, che riguarda una donna su sei nel nostro paese, al tempo era completamente ignorata in Italia sia sul piano accademico che su quello clinico.

Grazie al lavoro con CiaoLapo, le cose hanno decisamente preso un’altra piega: anche l’Italia inizia ad avere un approccio corretto alla gestione ed alla terapia di questo disastroso lutto, che ha implicazioni dirette non solo sulla coppia, ma persino sugli altri figli.
CiaoLapo Onlus, di cui sono Presidente, si interfaccia con le più importanti organizzazioni nazionali e internazionali che si occupano di lutto dei genitori e promuove la ricerca scientifica ed il supporto medico e psicologico nella perdita perinatale.
Tutte le informazioni su CiaoLapo Onlus e le attività online e dal vivo puoi trovarle sul sito web  o sulla pagina facebook dell’associazione.

Nel 2009, in occasione del decennale della nostra laurea io e mio marito (che oggi è Professore universitario in Farmacologia e si occupa di medicina integrativa, dopo avere conseguito il diploma in agopuntura alla scuola di Bologna) abbiamo dato vita al centro studi matermundi , pensato come un’associazione culturale e scientifica in cui i saperi medici della medicina tradizionale e quelli della medicina integrativa si incontrano per dare vita ad un approccio terapeutico al paziente di tipo olistico. Matermundi si interessa soprattutto di educazione, di prevenzione, della diffusione di stili di vita e stili alimentari corretti e salutari.

Nel 2012, dopo una lunga storia di “gattofilia”, adotto un Labrador color miele di un anno e mezzo, e capisco nel giro di dodici ore che tutto quello che so non serve a un accidente di fronte a un cane con  “problemi comportamentali”.

L’arrivo di Shiro (il nome l’scelto il mio terzo figlio, e significa “il quarto figlio maschio” in giapponese), è una vera rivoluzione: il mio modo di amare non arriva al mio nuovo compagno di viaggio, che, impegnativo come un adolescente ribelle di cento chili, va per la sua strada, travolgendo tutto quello che trova sul suo percorso (compresi i suoi padroni).

Allora, di nuovo, sono andata a scuola.

Suscitando l’ilarità degli addestratori, per i miei modi scombinati di “stare col cane” (che non è un gatto, e non è un bambino, adesso lo so!).

Shiro mi ha insegnato un altro modo di comunicare, senza le parole.

Per me, che vivo di parole, è in effetti stato un bel passaggio.

Sono molto riconoscente al mio cane, perchè in questi anni mi ha permesso di imparare tante cose, e di andare oltre la mia “comfort zone”: scoprendomi in grado di fare cose che non avrei mai ritenuto possibili.

 

Perchè vi racconto tutte queste cose?

Per onestà intellettuale.

Perchè i medici, i terapeuti in genere, sono persone (e sì, parafrasando Saint Exupery, pochi di essi se lo ricordano)

Perchè la relazione d’aiuto e la relazione di cura si basano per l’appunto sulla relazione.

Che da sola , ovviamente, non è sufficiente a fare diagnosi, a conoscere le tecniche e ad applicarle per risolvere un disturbo o contenerlo.

Ma senza una buona dose di onestà intellettuale e senza una buona relazione terapeutica, tutto il sapere del mondo resta lettera morta e non porta da nessuna parte.

Quando si affrontano temi complessi e dolorosi (e la sofferenza, fisica o psichica che sia, è spesso un tema complesso e doloroso) si va per gradi: si riconosce di provare sofferenza, si esce dal cono d’ombra del rifiuto e dell’incredulità (non è vero che sono depressa, sono solo stanca, non è vero che mi abbuffo, ho solo appetito, non è vero che evito i luoghi affollati, ho solo bisogno di starmene per conto mio etc etc), si comincia a cercare una soluzione. E quindi, oggi, si arriva su internet, si digita e si viene travolti, letteralmente travolti, da un oceano di pagine, articoli, video e chi più ne ha più ne metta.

È importante conoscere bene ciò di cui stiamo parlando. Se è un sintomo isolato, un disturbo lieve, una malattia.

La salute psichica non è un fattore precostituito, ma si basa sull’equilibrio dinamico di moltissimi fattori.

Si valuta che una persona su quattro riceva almeno una volta nella vita una diagnosi di patologia psichiatrica ma sappiamo anche che non tutti i sintomi sono tali da richiedere intervento medico.

E’indubbio che alcune condizioni di vita siano stressors tali da scatenare l’esordio di patologia, e per questi motivi la psicologia e la psichiatria moderne lavorano per aumentare la consapevolezza di tutti sui sintomi e sulle patologie, e per attivare servizi di primo soccorso (sportelli di ascolto, gruppi, etc).

Le competenze nel mio campo professionale riguardano soprattutto ansia, depressione, gravidanza post partum, lutto, traumi disturbi alimentari, infertilità; credo nell’integrazione delle discipline e delle cure, nel potere della conoscenza e dell’informazione.

Prendersi cura di sè è possibile, basta volerlo.

“Un giorno da qualche parte, in qualche posto inevitabilmente ti incontrerai con te stesso. E questa, solo questa, può essere la più felice o la più amara delle tue giornate.”

(Pablo Neruda – Il sognatore)

Per ulteriori dettagli sulla mia storia professionale, scarica  il mio curriculum vitae in pdf.

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