L’Organizzazione Mondiale della Sanità dedica una giornata alla prevenzione del suicidio giovanile

Il 10 settembre 2006 l’organizzazione mondiale della sanità (WHO) ha celebrato la giornata mondiale della prevenzione del suicidio.
Il suicidio è la forma più eclatante di aggressività verso se stessi, è un atto che comunica disperazione, incapacità di valutare obiettivamente il futuro, convinzione profonda che nulla abbia più un senso. Il suicidio è un atto che annulla l’istinto di sopravvivenza intrinseco all’essere umano; chi ha grave ideazione suicidiaria non pensa più ad altro, ha spesso uno stato di coscienza alterato, e può programmare nei dettagli l’atto suicidiario senza dare il minimo segno di debolezza o sconforto.
Molti giovani suicidi non condividono con nessuno il malessere emotivo che causa poi l’atto: spesso il malessere che porta al suicidio non viene identificato come “patologia” e quindi come ferita curabile, ma inteso come un semplice dato di fatto, la prova che nulla è più possibile. Chi commette un atto suicidiario avverte soltanto la profonda sensazione di sofferenza, l’assenza di alternative e la liberazione che deriverà dal gesto: se in quel momento potesse osservare con consapevolezza e presenza mentale tutto il percorso attraverso cui è giunto all’ideazione suicidiaria, molto raramente deciderebbe di proseguire.

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'Panic' di Dennis P McCann

L’ideazione suicidiaria ed il tentato suicidio sono fenomeni gravi e piuttosto frequenti nella popolazione generale (rispettivamente circa 12 persone su 100 riferiscono ideazione suicidiaria e circa 3 su 100 tentano il suicidio), rappresentando i massimi fattori predittivi di suicidio completo.
La comprensione dei fattori di rischio che si nascondono dietro al suicidio, ed ancor più all’ideazione suicidiaria, che appare essere di gran lunga il fenomeno più frequente, è dunque di fondamentale importanza in un’ottica preventiva.
Il suicidio è infatti la terza causa di morte nei giovani tra i 15 ed i 24 anni, e la seconda tra i 25 ed i 34, con un incremento dimostrato negli ultimi anni. Tra le cause ambientali che sono associate a ideazione suicidiaria e rischio di suicidio troviamo la disoccupazione, la solitudine e la presenza di comportamenti rischiosi (abuso di alcol, droghe o farmaci, gioco d’azzardo, guida pericolosa, partners sessuali multipli, rapporti non protetti).

Un comportamento suicidiario è stato associato ad alcuni tipi di sofferenza psichiatrica, come ad esempio disturbi dell’umore (depressione, disturbo bipolare), disturbi da uso di sostanze e schizofrenia, ma pochi studi fino ad oggi hanno valutato la correlazione tra disturbi d’ansia e ideazione suicidiaria o tentato suicidio. Continue reading »

 

I disturbi depressivi possono insorgere anche in età molto precoci (infanzia e adolescenza), spesso con sintomi piuttosto sfumati, e la loro gravità è del tutto sovrapponibile alle forme dell’adulto.
I disturbi depressivi dell’età giovanile necessitano pertanto di una corretta diagnosi e di un trattamento multidisciplinare e responsabile. In particolare negli ultimi anni si è fatta strada l’abitudine, soprattutto nei paesi americani, di utilizzare in prima battuta farmaci antidepressivi, spesso assegnati in monoterapia, soprattutto della classe degli antidepressivi inibitori del reuptake della serotonina (i cosiddetti SSRI).
I risultati di queste terapie a tappeto, divenute quasi routinarie, ha iniziato presto a fare discutere, sia per l’efficacia a lungo termine sui sintomi, sia per il razionale di impiego in generale sull’età evolutiva, sia soprattutto per alcuni effetti collaterali di grave entità. In particolare sono stati segnalati casi di suicidio o tentato suicidio successivi all’inizio della terapia farmacologia con SSRI, e più generali forme di aumento dell’aggressività auto ed eterodiretta.
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Dismorfismo corporeo

Pablo Picasso, Donna allo specchio

Il disturbo da dismorfismo corporeo è una malattia caratterizzata da una enorme preoccupazione per un presunto difetto fisico in un soggetto normale oppure dalla esagerazione di una lieve anomalia fisica. In genere la persona affetta da disturbo da dismorfismo corporeo si rende conto che la sua preoccupazione è sproporzionata, ma comunque non riesce a fare a meno di preoccuparsene.
Spesso il problema è a carico di tratti del viso (in particolare del naso), della peluria del corpo, o di dimensioni di parti corporee (nelle donne in genere seno, fianchi e gambe). Tratti di dismorfismo corporeo sono presenti nei disturbi del comportamento alimentare (in particolare anoressia nervosa e bulimia nervosa).
Un recente studio pubblicato sul Journal of Clinical Psychiatry ha valutato 200 soggetti affetti da disturbo da dismorfismo corporeo in merito al possibile rischio di suicidio. Ben il 78% di questi ha riferito di aver pensato in passato a togliersi la vita ed il 27,5% aveva messo in atto uno o più tentativi di suicidio. Nel 70% dei casi la motivazione del tentato suicidio era proprio non riuscire a sopportare il presunto difetto corporeo.
Gli elementi che più si sono associati al rischio di suicidio sono stati la presenza di depressione dell’umore e una compromissione della qualità della vita legata al presunto difetto fisico.
I risultati di questo studio confermano l’osservazione clinica che la presenza di un dismorfismo corporeo altera profondamente la qualità della vita, fino al punto di spingere molti soggetti a pensare o a tentare di togliersi la vita.

© 2012 Dott.ssa Claudia Ravaldi
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