All’inizio, io ero una persona, che non sapeva niente al di fuori della propria esperienza.
Poi mi dissero delle cose, e divenni due persone; la bambina che diceva che era tremendo che i ragazzi avessero acceso un fuoco nel campo lì vicino dove arrostivano delle mele (che era quello che dicevano le donne) – e la bambina che, quando i ragazzi erano chiamati dalle loro madri perché tornassero al negozio, correva fuori andava badare al fuoco e alle mele perché le piaceva farlo.
Dunque c’erano due io.
Un io faceva sempre qualcosa che l’altro io disapprovavo.
Oppure l’altro io diceva una cosa che io disapprovavo. Tante discussioni dentro di me.
In principio ero io, e io ero buona. Poi venne l’altro io una autorità esterna. Questo mi confondeva. E poi l’altro io divenne molto confuso perché c’erano tante autorità esterne.
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Il concetto di
Un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista
Claudia Ravaldi, medico psichiatra e psicoterapeuta. Professore a contratto presso l'Università di Firenze