All’inizio, io ero una persona, che non sapeva niente al di fuori della propria esperienza.

Poi mi dissero delle cose, e divenni due persone; la bambina che diceva che era tremendo che i ragazzi avessero acceso un fuoco nel campo lì vicino dove arrostivano delle mele (che era quello che dicevano le donne) – e la bambina che, quando i ragazzi erano chiamati dalle loro madri perché tornassero al negozio, correva fuori andava badare al fuoco e alle mele perché le piaceva farlo.

Dunque c’erano due io.

Un io faceva sempre qualcosa che l’altro io disapprovavo.

Oppure l’altro io diceva una cosa che io disapprovavo. Tante discussioni dentro di me.

In principio ero io, e io ero buona. Poi venne l’altro io una autorità esterna. Questo mi confondeva. E poi l’altro io divenne molto confuso perché c’erano tante autorità esterne.
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Il concetto di qualità della vita è stato sviluppato dagli economisti per valutare tutti i parametri che possono influenzare il benessere di una popolazione. Dagli anni ’80 tale concetto è stato utilizzato per identificare gli indicatori di benessere nella vita di una popolazione e quindi dell’individuo e, e negli ultimi venti anni, si è esteso anche in ambito sanitario.
Indicatori utilizzati nel valutare la qualità della vita sono:

  • attività fisica;
  • limitazioni di ruolo dovute alla salute fisica;
  • allo stato emotivo;
  • dolore fisico;
  • percezione dello stato di salute generale;
  • vitalità;
  • attività sociali;
  • salute mentale;
  • cambiamento nello stato di salute.

La qualità della vita è divenuta un importante parametro per valutare l’efficacia dei processi diagnostici, dei trattamenti e dei costi sanitari, ma ha assunto anche un ruolo importante nella definizione del bisogno dell’individuo e indirettamente delle sue aspettative riguardo alla salute.
Si è dunque visto che per la maggioranza dei pazienti i fattori che incidono profondamente sulla qualità della vita sono il dolore, la disabilità, i giorni di lavoro persi, ma dal punto di vista psicologico lo stato stesso di malattia pur in assenza di dolore fisico o danno economico può compromettere la qualità della vita.
Da pochi anni si è iniziato a valutare la qualità della vita nelle patologie psichiatriche, e solo in questi ultimi mesi alcuni studi hanno iniziato a valutare la qualità della vita nei disturbi alimentari, mettendo in evidenza come in questo tipo di pazienti la qualità della vita sia molto bassa, e siano molti gli ambiti compromessi (dall’autostima, all’inserimento sociale).
La qualità della vita è un criterio utile per valutare non solo la compromissione generale nella vita di un soggetto ma anche il miglioramento dei diversi parametri dopo il trattamento. Lo studio della qualità della vita ha dunque lo scopo di evidenziare le aree di maggiore sofferenza di una persona, ma anche di valutare l’efficacia delle terapie a disposizione sui singoli target di sofferenza.
In questo momento è allo studio un nuovo questionario specificamente mirato all’identificazione di aree critiche nella qualità della vita di soggetti con disturbi del comportamento alimentare.

 

Un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista British Medical Journal condotto su un campione di oltre 74000 anziani (età >60 anni) in 9 diversi paesi europei, ha dimostrato che coloro che aderivano in maniera più corretta ad una alimentazione basata sui principi della Dieta Mediterranea presentavano una riduzione significativa della mortalità generale, nella misura dell’8%. Ancora una volta viene messa in evidenza l’importanza qualitativa, piuttosto che quantitativa di una corretta alimentazione. Ulteriori informazioni sul sito del BMJ (pagina in inglese).

© 2012 Dott.ssa Claudia Ravaldi
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