All’inizio, io ero una persona, che non sapeva niente al di fuori della propria esperienza.
Poi mi dissero delle cose, e divenni due persone; la bambina che diceva che era tremendo che i ragazzi avessero acceso un fuoco nel campo lì vicino dove arrostivano delle mele (che era quello che dicevano le donne) – e la bambina che, quando i ragazzi erano chiamati dalle loro madri perché tornassero al negozio, correva fuori andava badare al fuoco e alle mele perché le piaceva farlo.
Dunque c’erano due io.
Un io faceva sempre qualcosa che l’altro io disapprovavo.
Oppure l’altro io diceva una cosa che io disapprovavo. Tante discussioni dentro di me.
In principio ero io, e io ero buona. Poi venne l’altro io una autorità esterna. Questo mi confondeva. E poi l’altro io divenne molto confuso perché c’erano tante autorità esterne.
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Un recente studio pilota condotto su un campione di pazienti con bulimia nervosa ha descritto, mediante l’utilizzo di una tecnica di brain imaging (PET), una significativa variazione nella densità dei recettori per gli oppioidi endogeni (endorfine e encefaline) in particolari aree del sistema nervoso (corteccia prefrontale, giro del cingolo e insula) a seguito di un ciclo di interventi strutturati di psicoterapia cognitiva. All’inizio dello studio le 13 pazienti con bulimia nervosa presentavano un binding dei recettori per gli oppioidi ridotto rispetto ai controlli. A seguito di 12 sedute di psicoterapia cognitivo comportamentale, la densità dei recettori appariva normalizzata. In particolare questo studio ha messo in evidenza che le aree deficitarie fanno parte dei circuiti emotivi di gratificazione e sono deputate alla regolazione del tono affettivo e delle emozioni positive. I risultati dello studio sono stati recentemente presentati al 52° meeting annuale della
Un recente studio pubblicato sull’
Claudia Ravaldi, medico psichiatra e psicoterapeuta. Professore a contratto presso l'Università di Firenze