All’inizio, io ero una persona, che non sapeva niente al di fuori della propria esperienza.

Poi mi dissero delle cose, e divenni due persone; la bambina che diceva che era tremendo che i ragazzi avessero acceso un fuoco nel campo lì vicino dove arrostivano delle mele (che era quello che dicevano le donne) – e la bambina che, quando i ragazzi erano chiamati dalle loro madri perché tornassero al negozio, correva fuori andava badare al fuoco e alle mele perché le piaceva farlo.

Dunque c’erano due io.

Un io faceva sempre qualcosa che l’altro io disapprovavo.

Oppure l’altro io diceva una cosa che io disapprovavo. Tante discussioni dentro di me.

In principio ero io, e io ero buona. Poi venne l’altro io una autorità esterna. Questo mi confondeva. E poi l’altro io divenne molto confuso perché c’erano tante autorità esterne.
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Gaetano Pesce, Fedora

Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) fa parte dell’ampio spettro dei disturbi d’ansia, e si caratterizza per l’esordio in età infantile o nell’adolescenza, per la presenza nella sintomatologia di ossessioni e compulsioni, (con rituali sia mentali che comportamentali) e per la tendenza a peggiorare enormemente la qualità della vita dei soggetti affetti, costretti a trascorrrere molto tempo ‘intrappolati’ nell’esecuzione dei rituali. La terapia del disturbo ossessivo compulsivo si basa sia sull’utilizzo di farmaci che sulla psicoterapia.
Tra i farmaci presi in considerazione negli studi internazionali sono indicati gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI) e la clomipramina (antidepressivo triciclico), talvolta in combinazione con alcuni neurolettici.
Tra le psicoterapie più utili vengono indicate la terapia cognitivo comportamentale e la terapia comportamentale.
Uno studio ha preso in esame l’effetto potenziante della psicoterapia comportamentale sulla terapia farmacologica, osservando che i soggetti con DOC che rispondono alla terapia farmacologia se trattati anche con la psicoterapia comportamentale riducono in modo significativo sia il numero dei sintomi che la gravità, migliorando in modo più veloce rispetto a chi continua solo il trattamento farmacologico.
Per molti anni i diversi filoni teorici che sono alla base delle neuroscienze, della psichiatria e della psicologia hanno operato isolatamente, senza tenere conto delle potenzialità di terapie combinate mirate al benessere psicofisico della persona.
Una terapia in grado di integrare approcci diversi permette un approccio più unitario alla persona, e offre migliori risposte terapeutiche.
Per saperne di più sulle terapie integrate consigliamo la lettura di questa review.

L’immagine è l’interpretazione di ‘Fedora’, una delle ‘Città invisibili’ di Italo Calvino, presentata alla triennale di Milano da parte dell’artista Gaetano Pesce.
Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari.

 

Bulimia nervosaUn recente studio pilota condotto su un campione di pazienti con bulimia nervosa ha descritto, mediante l’utilizzo di una tecnica di brain imaging (PET), una significativa variazione nella densità dei recettori per gli oppioidi endogeni (endorfine e encefaline) in particolari aree del sistema nervoso (corteccia prefrontale, giro del cingolo e insula) a seguito di un ciclo di interventi strutturati di psicoterapia cognitiva. All’inizio dello studio le 13 pazienti con bulimia nervosa presentavano un binding dei recettori per gli oppioidi ridotto rispetto ai controlli. A seguito di 12 sedute di psicoterapia cognitivo comportamentale, la densità dei recettori appariva normalizzata. In particolare questo studio ha messo in evidenza che le aree deficitarie fanno parte dei circuiti emotivi di gratificazione e sono deputate alla regolazione del tono affettivo e delle emozioni positive. I risultati dello studio sono stati recentemente presentati al 52° meeting annuale della Società di Medicina Nucleare a Toronto in Canada.

 

Un recente studio pubblicato sull’American Journal of Psychiatry e condotto su 45 pazienti affetti da depressione lieve-moderata senza trattamento farmacologico ha riportato che l’utilizzo di programmi computerizzati durante la psicoterapia cognitiva migliora la sintomatologia depressiva, con risultati analoghi alla terapia tradizionale. La terapia con l’uso del computer si basa su sedute di psicoterapia di durata inferiore rispetto allo standard con l’aggiunta ad ogni seduta di una sessione di 25 minuti al computer. Tali sessioni multimediali prevedono il lavoro su pensieri disfunzionali, pensieri automatici, tecniche comportamentali. Questa metodica si è dimostrata parimenti efficace rispetto alla psicoterapia cognitiva tradizionale nel migliorare e ridurre i sintomi della depressione, con un mantenimento dell’effetto fino a sei mesi dal termine della terapia.

© 2012 Dott.ssa Claudia Ravaldi
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email: claudia.ravaldi@psico-terapia.it
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