<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Claudia Ravaldi &#187; morte perinatale</title>
	<atom:link href="http://www.psico-terapia.it/wp/tag/morte-perinatale/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.psico-terapia.it</link>
	<description>Un blog di psicologia, psichiatria e psicoterapia su anoressia, bulimia, ansia, depressione e lutto</description>
	<lastBuildDate>Wed, 31 Mar 2010 19:43:25 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.1</generator>
		<item>
		<title>La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?</title>
		<link>http://www.psico-terapia.it/wp/506-la-morte-endouterina-quale-supporto-per-un-lutto-nascosto.html</link>
		<comments>http://www.psico-terapia.it/wp/506-la-morte-endouterina-quale-supporto-per-un-lutto-nascosto.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 16:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicotraumatologia]]></category>
		<category><![CDATA[Salute femminile]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[morte perinatale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psico-terapia.it/?p=506</guid>
		<description><![CDATA[Condividi su Facebook Manda email con Gmail Pubblicalo su Google Buzz Condividi su LinkedIn Tweetalo! Se qualcuno le verrà ancora a dire che ha un angelo in paradiso Rose lo farà nero di botte. Non sa che farsene di una cosa tanto incorporea. Vuole un bambino urlante, agitato, affamato assonnato e perfettamente sveglio alle tre [...]


Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Genitorialità e lutto nella morte perinatale'>Genitorialità e lutto nella morte perinatale</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/484-piccoli-principi-la-morte-in-attesa.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Piccoli Principi, la morte in-attesa'>Piccoli Principi, la morte in-attesa</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/164-superare-il-lutto-perinatale.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Come superare il trauma del lutto perinatale'>Come superare il trauma del lutto perinatale</a></li>
</ol>

Articoli correlati elaborati dal plugin <a href='http://mitcho.com/code/yarpp/'>Yet Another Related Posts</a>.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[

<div class="shr-bookmarks shr-bookmarks-expand">
<ul class="socials">
		<li class="shr-facebook">
			<a href="http://www.facebook.com/share.php?v=4&amp;src=bm&amp;u=http://www.psico-terapia.it/wp/506-la-morte-endouterina-quale-supporto-per-un-lutto-nascosto.html&amp;t=La+morte+endouterina%3A+quale+supporto+per+un+lutto+nascosto%3F" rel="nofollow" class="external" title="Condividi su Facebook">Condividi su Facebook</a>
		</li>
		<li class="shr-gmail">
			<a href="https://mail.google.com/mail/?ui=2&amp;view=cm&amp;fs=1&amp;tf=1&amp;su=La+morte+endouterina%3A+quale+supporto+per+un+lutto+nascosto%3F&amp;body=Link: http://www.psico-terapia.it/wp/506-la-morte-endouterina-quale-supporto-per-un-lutto-nascosto.html (inviato con shareaholic)%0D%0A%0D%0A----%0D%0A Se%20qualcuno%20le%20verr%C3%A0%20ancora%20a%20dire%20che%20ha%20un%20angelo%0D%0Ain%20paradiso%20Rose%20lo%20far%C3%A0%20nero%20di%20botte.%0D%0ANon%20sa%20che%20farsene%20di%20una%20cosa%20tanto%20incorporea.%0D%0AVuole%20un%20bambino%20urlante%2C%20agitato%2C%20affamato%20assonnato%0D%0Ae%20perfettamente%20sveglio%20alle%20tre%20del%20mattino.%0D%0AChe%20se%20ne%20fa%20di%20un%20angelo%3F%0D%0ASi%20metter%C3%A0%20a%20gridare%20se" rel="nofollow" class="external" title="Manda email con Gmail">Manda email con Gmail</a>
		</li>
		<li class="shr-googlebuzz">
			<a href="http://www.google.com/buzz/post?url=http://www.psico-terapia.it/wp/506-la-morte-endouterina-quale-supporto-per-un-lutto-nascosto.html&amp;imageurl=" rel="nofollow" class="external" title="Pubblicalo su Google Buzz">Pubblicalo su Google Buzz</a>
		</li>
		<li class="shr-linkedin">
			<a href="http://www.linkedin.com/shareArticle?mini=true&amp;url=http://www.psico-terapia.it/wp/506-la-morte-endouterina-quale-supporto-per-un-lutto-nascosto.html&amp;title=La+morte+endouterina%3A+quale+supporto+per+un+lutto+nascosto%3F&amp;summary=Se%20qualcuno%20le%20verr%C3%A0%20ancora%20a%20dire%20che%20ha%20un%20angelo%0D%0Ain%20paradiso%20Rose%20lo%20far%C3%A0%20nero%20di%20botte.%0D%0ANon%20sa%20che%20farsene%20di%20una%20cosa%20tanto%20incorporea.%0D%0AVuole%20un%20bambino%20urlante%2C%20agitato%2C%20affamato%20assonnato%0D%0Ae%20perfettamente%20sveglio%20alle%20tre%20del%20mattino.%0D%0AChe%20se%20ne%20fa%20di%20un%20angelo%3F%0D%0ASi%20metter%C3%A0%20a%20gridare%20se&amp;source=Claudia Ravaldi" rel="nofollow" class="external" title="Condividi su LinkedIn">Condividi su LinkedIn</a>
		</li>
		<li class="shr-twitter">
			<a href="http://twitter.com/home?status=La+morte+endouterina%3A+quale+supporto+per+un+lutto+nascosto%3F+-+http://b2l.me/mtnp3&amp;source=shareaholic" rel="nofollow" class="external" title="Tweetalo!">Tweetalo!</a>
		</li>
</ul>
<div style="clear:both;"></div>
</div>

<p style="text-align: right;"><em>Se qualcuno le verrà ancora a dire che ha un angelo<br />
in paradiso Rose lo farà nero di botte.<br />
Non sa che farsene di una cosa tanto incorporea.<br />
Vuole un bambino urlante, agitato, affamato assonnato<br />
e perfettamente sveglio alle tre del mattino.<br />
Che se ne fa di un angelo?<br />
Si metterà a gridare se qualcuno le verrà ancora a dire di farne un altro,<br />
come se i bambini, le persone, fossero sostituibili.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>C. Dunne (La metà di niente)</em></p>
<p style="text-align: right;"><em> </em></p>
<p style="text-align: right;">
<p><span id="more-506"></span><br />
<a href="http://www.fiorineldeserto.it/wp-content/uploads/2010/03/A-volte-è-solo-il-paradiso.jpg"><img class="size-medium wp-image-79" title="A volte è solo il paradiso - foto di Luca Bertinotti" src="http://www.fiorineldeserto.it/wp-content/uploads/2010/03/A-volte-è-solo-il-paradiso-300x207.jpg" alt="A volte è solo il paradiso - foto di Luca Bertinotti" width="300" height="207" align="left" /></a><br />
La nascita di un bambino morto è considerato un evento grave e traumatico, a rischio di promuovere l’esordio di patologia psichiatrica nei genitori colpiti. La perdita di un figlio durante la gravidanza rappresenta una frattura esistenziale per la madre e la coppia, che richiede notevoli sforzi per adattarsi all’evento e poterlo poi elaborare. Per molti genitori quella morte è assimilabile alla morte di una persona cara adulta, e i connotati del lutto sono del tutto sovrapponibili tra questo tipo di lutto e altri tipi di perdite. L’elaborazione del lutto dura dai sei mesi ai due anni circa, e normalmente i genitori impiegano circa tre anni per ritornare ad un livello di serenità sovrapponibile a quello precedente alla perdita.</p>
<p>L’impegno emotivo e cognitivo per i genitori è dunque molto alto, e lo stress adattativo è di notevole entità, al punto che nei primi mesi le energie della coppia vengono quasi tutte investite su questo problema. E’come se la coppia subisse uno stallo, e spesso le differenze nell’elaborazione del lutto tipicamente esistenti tra uomini e donne complicano l’elaborazione, mandando in crisi la coppia, che è a maggior rischio di separazione e divorzio dopo un evento di questo tipo.</p>
<p>La morte intrauterina ha quindi un impatto catastrofico nella vita della donna e della coppia, e gli operatori che accompagnano i genitori dalla diagnosi in poi dovrebbero esercitare una funzione di protezione e contenimento, al fine di  evitare i danni secondari del lutto.</p>
<p>La corretta gestione dell’evento fin nelle sue prime fasi (il trauma ha spesso inizio al momento della diagnosi di morte) migliora l’<em>outcome</em> dei genitori e riduce gli effetti psichici a medio e lungo termine. L’assistenza ai genitori comprende un piano puramente medico/ostetrico (diagnosi induzione del parto, assistenza al parto, dimissioni, visite di <em>follow up</em>, visite pre &#8211; concezionali) e un piano psicologico (assistenza alle diverse fasi del lutto e al recupero di un buon livello di benessere psicofisico). E’ impossibile prescindere da una delle due componenti assistenziali, e sarebbe opportuno che gli operatori, appositamente formati, integrassero le loro competenze permettendo ai genitori di gestire nel modo più consapevole e più lucido possibile l’evento e le scelte ancora possibili rispetto alla gravidanza e al bambino. Tali scelte comprendono tutti i passi dall’induzione del travaglio all’incontro con il bambino, non ultimo il disbrigo delle diverse pratiche burocratiche inerenti la tumulazione.</p>
<p>Molti studi hanno sottolineato l’importanza di una corretta modalità di comunicazione operatori – genitori, evidenziando la necessità di un approccio rispettoso e accogliente dei genitori e di un’informazione corretta e per quanto possibile esauriente rispetto alle cause di morte e alle indagini necessarie. Gli operatori chiamati ad assistere una coppia colpita da morte intrauterina riportano invece notevole <em>distress</em>, senso profondo di difficoltà e di incapacità, insieme alla richiesta di supporto specialistico per poter migliorare le proprie basi assistenziali. Il supporto nel lutto perinatale sembra dunque essere una comune necessità dei genitori e degli operatori coinvolti: il lutto perinatale, inspiegabile e innaturale, evoca vissuti importanti, sia in chi deve portare cure in quel momento, sia in chi avrebbe bisogno di essere curato.</p>
<p>Il vissuto di morte, il vissuto di perdita e il sentore di vuoto incolmabile che si avverte quando muore un bambino è responsabile spesso di notevole difficoltà di adattamento da parte degli operatori, qualunque ruolo essi abbiano: il ginecologo in prima persona, chiamato ad assistere e a spiegare l’accaduto, l’ostetrica, che riveste un ruolo determinante nel supporto attivo alla donna e al parto, l’infermiera, l’anestesista, il pediatra e/o il neonatologo, l’anatomopatologo.</p>
<p>In molti casi gli operatori, anziché integrarsi, “si dividono”, “spezzettando” in senso metaforico l’assistenza anziché accompagnare la donna e la sua famiglia nel doloroso compito di dover dire addio al suo bambino.<br />
<a href="http://www.ciaolapo.it"><img class="size-full wp-image-80" title="Associazione CiaoLapo Onlus" src="http://www.fiorineldeserto.it/wp-content/uploads/2010/03/logo.ciaolapo.new_.png" alt="Associazione CiaoLapo Onlus" width="128" height="148" /></a><br />
Associazioni americane (International Stillbirth Alliance e Hygeia Fundation, Miss Fundation), inglesi (Stillbirth and Neonatal Death Society) e australiane (Perinatal Society of Australian and New Zealand) con esperienza ventennale nel campo del lutto perinatale sottolineano la centralità della condivisione empatica e compassionevole del dolore espresso dai genitori, del dare dignità alla vita di un bambino anche se ha vissuto pochissimo, del comprendere le necessità e i bisogni dei genitori in quella particolare fase. L’associazione Italiana  CiaoLapo Onlus, fondata nel 2006, ha recepito per prima le guidelines internazionali e avviato una serie di campagne di formazione, informazione e ricerca per ridefinire l’assistenza psicologica nel lutto perinatale e strutturare linee guida adeguate al contesto culturale italiano.</p>
<p>La nostra esperienza di ricerca e di ascolto di circa mille tra genitori ed operatori della salute materno infantile ha sottolineato che gli operatori e i genitori considerano l’ascolto, il tempo speso nel dare informazioni e nell’accompagnare nelle diverse fasi del percorso, l’assistenza al momento della diagnosi, del parto e dopo le dimissioni, l’integrazione delle diverse competenze, il rapporto con il territorio e con i gruppi di supporto, on line e dal vivo tra gli elementi centrali di una buona assistenza alla famiglia che ha perduto un bambino.</p>
<p>L’ascolto empatico ha di per sé un grandissimo valore terapeutico: molte madri seppur nel dolore possono riconoscere di essere state tutelate e protette, e questo facilita moltissimo l’instaurarsi di un buon percorso di lutto. Vedere le proprie emozioni rispecchiate e contenute in un operatore, riconoscerle come appropriate e non esagerate, aumenta tantissimo la sensazione di contenimento e la percezione di un proprio ruolo attivo nelle fasi di scelta e nel percorso di lutto.</p>
<p>L’operatore dovrebbe poter riconoscere le proprie emozioni ed i propri pensieri rispetto alla morte e al lutto perinatale, per evitare un possibile condizionamento nell’assistere le famiglie: spesso, per ritrosie personali, molti operatori consigliano la donna non per ciò che è importante per lei, ma per ciò che loro ritengono arbitrariamente giusto, ad esempio sullo spinoso tema del vedere e tenere in braccio il proprio bambino nato morto, dello svolgere la funzione religiosa, di come e quando intraprendere una nuova gravidanza. Va considerato che pur non esistendo una regola generale uguale per tutti, esiste sempre la possibilità di riflettere con quel genitore su cosa è meglio fare per lui in quel momento. Chiedersi cosa è meglio per lui, non significa scegliere noi al suo posto ciò che ci sembra più giusto, sostituendoci a lui, significa accompagnare il genitore a prendere la sua decisione, tenendo conto dei propri personali limiti relativamente al lutto, argomento scarsamente affrontato nei percorsi di formazione.</p>
<p>Molte donne riferiscono di essere state scoraggiate dagli operatori a vedere o prendere in braccio il bambino con frasi ambigue o ansiogene (<em>potrebbe essere uno shock, potrebbe non superare il lutto, meglio che te lo ricordi come te lo sei immaginato</em>), e di pagarne dopo anni le conseguenze. Fare il possibile per lasciare ai genitori un tempo e uno spazio per pensare al da farsi, rende le decisioni prese, qualunque esse siano, più obiettive e più serene, e riduce i futuri sensi di colpa e le immancabili recriminazioni <em>(avrei potuto, non ho avuto il coraggio, sono stata una madre orribile…</em>).</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.ogdenregional.com/dotAsset/22888.jpg" alt="" width="215" height="323" />I protocolli allo studio da parte dell’associazione CiaoLapo Onlus, in collaborazione con alcuni centri ospedalieri e alcuni studiosi di lutto e di psicologia perinatale, si concentrano sia sull’assistenza medica che sull’assistenza psicologica nei diversi momenti clinicamente rilevanti: diagnosi, travaglio, parto, incontro con il bambino, la dimissione, la preparazione dei rituali funebri, il ritorno a casa, le visite di follow up. Nei protocolli vengono fornite indicazioni precise su come prestare assistenza alla coppia e al bambino nato morto, e in molti casi prevedono protocolli di assistenza anche per gli altri familiari (nonni o fratellini). Ogni linea guida costituisce un buon punto di partenza per l’assistenza, anche se sarebbe preferibile personalizzare le cure, adattandole alle esigenze personali di ciascuna coppia. Un’altra parte importante dell’attività di CiaoLapo è la coordinazione in varie città italiane di gruppi di automutuoaiuto, facilitati in coppia da un genitore che ha elaborato il lutto ed è formato specificamente per condurre il gruppo e da uno psicologo formato (per informazioni visitare <a class="linkification-ext" title="Linkification: http://www.ciaolapo.it" href="http://www.ciaolapo.it">www.ciaolapo.it</a>). I gruppi di autoaiuto servono a lavorare su quelle che sono le risorse personali dell&#8217;individuo in modo da elaborare il lutto e ridurre il rischio di avere un lutto complicato da disturbi psichiatrici. Il sostegno sociale di aiuto, sia attraverso i gruppi via chat, che nei gruppi dal vivo, è molto importante per fornire un aiuto tra pari, e per non medicalizzare una situazione fisiologica, come è il lutto, che fa parte della vita e per il quale ogni uomo se messo nella giusta condizione di supporto, può trovare una sua modalità di elaborazione e di riparazione. Il supporto esterno è un normale prolungamento di quello che viene fatto in ospedale: CiaoLapo Onlus lavora in modo integrato, privilegiando il dialogo, la formazione permanente, i momenti di aggregazione e crescita. Negli ultimi tre anni CiaoLapo ha colmato una lacuna culturale, rendendo disponibili studi, ricerche e testi presenti in precedenza soltanto in lingua straniera e creando nuovi testi divulgativi per i genitori e gli operatori, come il libro Piccoli Principi, che l’associazione dona gratuitamente agli ospedali. Il sito internet ospita pagine web contenenti informazioni mediche, psicologiche, e di counseling. Inoltre, nel forum dell’associazione è possibile avere una consulenza con operatori esperti e dialogare con genitori delle proprie esperienze di lutto e di elaborazione.</p>
<p>Concludendo, l’assistenza al lutto in gravidanza o dopo il parto richiede poche nozioni e molto lavoro sul proprio approccio con la morte, e sulla propria capacità di stare accanto al dolore acuto e traumatico. Il sostegno al lutto, sia per l’operatore che per il genitore, richiede la presenza di supporti informativi, di spazi adeguati di intervisione e di ascolto, di una rete integrata tra ospedale e territorio.</p>
<p>Hutti Mh. <em>Social And Professional Support Needs Of Families After Perinatal Loss</em>, J Obstet Gynecol Neonatal Nurs. Sep-Oct;34(5):630-8 2005</p>
<p>Ravaldi C., <em>Piccoli Principi. Perdere Un Bambino In Gravidanza O Dopo Il Parto</em>. Boopen Editore, 2009</p>
<p>Schott J., Henley A., Kohner N., <em>Pregnancy Loss And The Death Of A Baby &#8211; Guidelines For Professionals</em>. Sands Editore 2007</p>
<p>Ravaldi C., <em>Quando Una Vita Dura Nove Mesi: La Cura Della Famiglia </em><em>Colpita Da Morte Perinatale, </em>Educazione Prenatale, Anep, Num 12-13, Giugno – Dicembre 2008</p>
<p>Ravaldi C., Vannacci A<em>., La Gestione Clinica Del Lutto Perinatale Strategie Di Intervento E Linee Guida Internazionali, </em>La Care In Perinatologia, Vol 3, Maggio 2009</p>

<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Genitorialità e lutto nella morte perinatale'>Genitorialità e lutto nella morte perinatale</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/484-piccoli-principi-la-morte-in-attesa.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Piccoli Principi, la morte in-attesa'>Piccoli Principi, la morte in-attesa</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/164-superare-il-lutto-perinatale.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Come superare il trauma del lutto perinatale'>Come superare il trauma del lutto perinatale</a></li>
</ol></p>
<p>Articoli correlati elaborati dal plugin <a href='http://mitcho.com/code/yarpp/'>Yet Another Related Posts</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psico-terapia.it/wp/506-la-morte-endouterina-quale-supporto-per-un-lutto-nascosto.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Genitorialità e lutto nella morte perinatale</title>
		<link>http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html</link>
		<comments>http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 13:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicotraumatologia]]></category>
		<category><![CDATA[Salute femminile]]></category>
		<category><![CDATA[genitorialità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[morte perinatale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psico-terapia.it/?p=461</guid>
		<description><![CDATA[Condividi su Facebook Manda email con Gmail Pubblicalo su Google Buzz Condividi su LinkedIn Tweetalo! La storia di un bambino può avere origini molto antiche nella mente dei suoi genitori. Diventare genitori è un processo che si estende lungo un arco temporale ampio e non si riduce ad un evento puntiforme sancito dalla nascita del [...]


Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/164-superare-il-lutto-perinatale.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Come superare il trauma del lutto perinatale'>Come superare il trauma del lutto perinatale</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/506-la-morte-endouterina-quale-supporto-per-un-lutto-nascosto.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?'>La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/psicotraumatologia-e-lutto/lutto-perinatale' rel='bookmark' title='Permanent Link: Lutto perinatale'>Lutto perinatale</a></li>
</ol>

Articoli correlati elaborati dal plugin <a href='http://mitcho.com/code/yarpp/'>Yet Another Related Posts</a>.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[

<div class="shr-bookmarks shr-bookmarks-expand">
<ul class="socials">
		<li class="shr-facebook">
			<a href="http://www.facebook.com/share.php?v=4&amp;src=bm&amp;u=http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html&amp;t=Genitorialit%C3%A0+e+lutto+nella+morte+perinatale" rel="nofollow" class="external" title="Condividi su Facebook">Condividi su Facebook</a>
		</li>
		<li class="shr-gmail">
			<a href="https://mail.google.com/mail/?ui=2&amp;view=cm&amp;fs=1&amp;tf=1&amp;su=Genitorialit%C3%A0+e+lutto+nella+morte+perinatale&amp;body=Link: http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html (inviato con shareaholic)%0D%0A%0D%0A----%0D%0A %0D%0A%0D%0ALa%20storia%20di%20un%20bambino%20pu%C3%B2%20avere%20origini%20molto%20antiche%20nella%20mente%20dei%20suoi%20genitori.%20Diventare%20genitori%20%C3%A8%20un%20processo%20che%20si%20estende%20lungo%20un%20arco%20temporale%20ampio%20e%20non%20si%20riduce%20ad%20un%20evento%20puntiforme%20sancito%20dalla%20nascita%20del%20bambino%3B%20la%20genitorialit%C3%A0%20ha%20luogo%20nella%20mente%20e%20nel%20corpo%20dei" rel="nofollow" class="external" title="Manda email con Gmail">Manda email con Gmail</a>
		</li>
		<li class="shr-googlebuzz">
			<a href="http://www.google.com/buzz/post?url=http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html&amp;imageurl=" rel="nofollow" class="external" title="Pubblicalo su Google Buzz">Pubblicalo su Google Buzz</a>
		</li>
		<li class="shr-linkedin">
			<a href="http://www.linkedin.com/shareArticle?mini=true&amp;url=http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html&amp;title=Genitorialit%C3%A0+e+lutto+nella+morte+perinatale&amp;summary=%0D%0A%0D%0ALa%20storia%20di%20un%20bambino%20pu%C3%B2%20avere%20origini%20molto%20antiche%20nella%20mente%20dei%20suoi%20genitori.%20Diventare%20genitori%20%C3%A8%20un%20processo%20che%20si%20estende%20lungo%20un%20arco%20temporale%20ampio%20e%20non%20si%20riduce%20ad%20un%20evento%20puntiforme%20sancito%20dalla%20nascita%20del%20bambino%3B%20la%20genitorialit%C3%A0%20ha%20luogo%20nella%20mente%20e%20nel%20corpo%20dei&amp;source=Claudia Ravaldi" rel="nofollow" class="external" title="Condividi su LinkedIn">Condividi su LinkedIn</a>
		</li>
		<li class="shr-twitter">
			<a href="http://twitter.com/home?status=Genitorialit%C3%A0+e+lutto+nella+morte+perinatale+-+http://b2l.me/g835z&amp;source=shareaholic" rel="nofollow" class="external" title="Tweetalo!">Tweetalo!</a>
		</li>
</ul>
<div style="clear:both;"></div>
</div>

<div class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><img class=" " style="margin: 10px;" title="In utero" src="http://www.hss.state.ak.us/dph/wcfh/informedconsent/images/18-weeksSUB.jpg" alt="bambino in utero" width="160" height="140" /><p class="wp-caption-text">18 settimane dopo il concepimento</p></div>
<p>La storia di un bambino può avere origini molto antiche nella mente dei suoi genitori. Diventare genitori è un <strong>processo</strong> che si estende lungo un arco temporale ampio e non si riduce ad un evento puntiforme sancito dalla nascita del bambino; la genitorialità ha luogo nella mente e nel corpo dei genitori e può avere inizio sul piano esclusivamente ideativo e immaginifico<strong> ben prima che avvenga il concepimento</strong>.</p>
<p>Quando si realizza la gravidanza e il bambino è reale e presente nel ventre materno, prende forma un primo <strong>legame di attaccamento</strong>, che è specifico di quella relazione con quel bambino in quel momento (non siamo di fronte ad una attesa generica, ma viviamo quell’attesa, legata a quel particolare momento storico), e la famiglia inizia a creare un nuovo e fisiologico spazio per accogliere il nascituro. Molto spesso la gioia dell’attesa trasporta i genitori ben oltre il quotidiano, li proietta in un futuro dove la nascita è già avvenuta e la presenza del bambino è finalmente disvelata, e fisicamente definita nel quotidiano familiare; <strong>questa proiezione può avvenire naturalmente fin dalle prime settimane di gravidanza</strong>, a dispetto di ogni tendenza volta a informare la donna delle elevate possibilità di aborto spontaneo o di perdita fetale (Pullen, 2008). Immaginare il nuovo bambino nella propria realtà quotidiana, ristrutturare ed adattare la coppia – famiglia all’ingresso del figlio ha una precisa funzione evolutiva, fa parte di un processo descritto da numerosi autori che si sono occupati negli anni di genitorialità (Righetti e Sette, 2000; Ammaniti 2008). Divenire madre, divenire padre, contrariamente a quanto si possa pensare, non avviene al momento del parto, ma, fisiologicamente, spesso in modo impercettibile e  inconscio durante tutto il percorso di genitorialità.<span id="more-461"></span></p>
<p>Queste premesse sono necessarie per comprendere il lutto perinatale, e per contestualizzare con maggiore precisione i vissuti psichici più comuni delle madri e dei padri colpiti da perdita.<br />
Nel <strong>lutto in gravidanza e dopo il parto</strong> i genitori sono chiamati ad affrontare un difficile percorso in cui l’amore per il bambino perduto e il dolore per la perdita si intrecciano al vissuto dei genitori e lo segnano, modificandone il decorso e entrando a fare parte della loro biografia. L’evento di perdita, profondamente vissuto nell’intimo delle madri e dei genitori, può risultare però poco comprensibile all’esterno, perché si piange un bambino “sconosciuto” al mondo (Kirkley-Best and Kellner, 1982), su cui nessuno, a parte i genitori, i fratellini e talvolta i nonni, ha avuto spazio e tempo per pensare e verso il quale nessun altro ha stabilito un legame di attaccamento.<br />
Bambini preziosissimi per chi li ha sentiti e pensati nella mente e nel corpo, simboli insignificanti per gli altri, portati ad allontanarsi velocemente dal dolore della morte nella convinzione che dimenticare l’evento di perdita e  “intraprendere” velocemente una nuova gravidanza siano l’unico modo possibile per “superare” il trauma. Gli studi sulla resilienza e sull’elaborazione del lutto ci dicono invece che requisiti necessari sono il tempo, il ricordo, l’integrazione dell’evento e delle nostre reazioni ad esso all’interno della nostra vita. Molto lontano dal modello dell’oblio, suggerito dai più. Come ci ricorda un detto popolare spagnolo “<strong>un lutto di cui non si parla è un lutto che non guarisce</strong>”, sottolineando come le “buone parole” possano favorire in primo luogo una narrazione, e poi un’elaborazione dell’evento di perdita.<br />
La morte “<em>all’inizio della vita</em>” è concettualmente difficile da capire  e da accettare, sia da parte di chi ne è colpito direttamente, e che comunque deve farci i conti, sia da parte della società; non è un caso che nella nostra lingua ed in molte altre non sia previsto un termine che indichi il genitore che perde un figlio, (mentre ad esempio in francese c’è un termine preciso, <em>les parent désenfantés</em>).</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 175px"><img class="   " style="margin: 10px;" title="&quot;La culla vuota&quot; Segantini 1881" src="http://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/samira/v2fe/thumbs/piacenza/pc004/pc004_01/00000072-med.jpg" alt="&quot;La culla vuota&quot; Segantini 1881" width="165" height="240" /><p class="wp-caption-text">&quot;La culla vuota&quot; Segantini 1881</p></div>
<p>La nostra cultura non trova parole che possano spiegare ciò che di per sé è innaturale e non razionalizzabile (come si può morire prima di nascere?) e senza parole non si formulano pensieri. Un dolore cui non si dà voce è un dolore destinato a restare privato, perché mancano le parole per poterlo definire, pensare e condividere. La morte prenatale  e perinatale e il lutto che ne consegue non hanno dunque un posto sociale, rimangono ancora un <strong>tabù</strong>, scarsamente affrontato,  non solo dalla società, ma anche dai professionisti, da sempre poco preparati ad affrontare il lutto e la morte (Kubler-Ross et al., 1972).<br />
L’elaborazione del lutto è un percorso che ognuno affronta con le proprie risorse e secondo i propri tempi. Il lutto perinatale ha una durata variabile <strong>da sei mesi a circa due anni</strong>, durante i quali le madri ed i padri attraversano l’esperienza luttuosa vivendola nella quotidianità, giorno per giorno. Se assistiti correttamente, i genitori procedono verso la riorganizzazione della propria vita ed hanno un progressivo riadattamento psico-sociale (<strong>resilienza</strong>); per questo sono determinanti il sostegno dell’ambiente circostante e la presenza di risorse specifiche (Hutti, 2005;Cote-Arsenault and Freije, 2004).  Le modalità di elaborazione di un lutto “normale” non possono prescindere dai propri vissuti e dalla propria personalità, ed ogni terapeuta dovrà sostenere la persona in lutto facilitando in essa lo sviluppo delle competenze necessarie all’elaborazione. In nessun caso prendersi cura di una persona in lutto significa prendere il suo posto nel processo decisionale o influenzarne le scelte: <strong>nel lutto in generale, e soprattutto nel lutto perinatale, i consigli, le direttive, le forzature sono inutili e dannose ai fini di una buona elaborazione, così come i giudizi, morali, etici e qualitativi</strong> (es: &#8220;questa reazione mi sembra eccessiva, pensi a chi perde un figlio grande!&#8221;). Ogni genitore, ed ogni famiglia ha la sua storia e le sue peculiari risorse interne. Il ruolo del terapeuta è dunque quello di permettere ai genitori di trovare quello spazio e quel tempo per pensare alla morte e per mettere in atto tutte quelle strategie che servono per elaborare il lutto e per lasciare andare quel bambino con la maggiore serenità possibile (Capitulo, 2005).<br />
Se non adeguatamente elaborato il lutto perinatale può trasformarsi in “lutto complicato”, influenzare negativamente il legame con gli altri figli o la genitorialità futura. La morte perinatale è un fattore di rischio che mina il benessere delle gravidanze successive (Saflund et al., 2002) e <strong>condiziona lo stile di attaccamento genitore-bambino</strong> (Turton et al., 2001;Lamb, 2002;O&#8217;Leary, 2004).</p>
<p>Durante le gravidanze successive ad una perdita perinatale ambedue i genitori possono avere sintomi di ansia e depressione, e sperimentare di nuovo i vissuti appartenenti alla precedente esperienza negativa, oppure possono “negare” la nuova gravidanza, per paura di perderla ancora, sperimentando iperprotettività, ansia, o al contrario, distacco e freddezza (Phipps, 1985;Robertson and Kavanaugh, 1998). Alcune ricerche hanno rilevato che <strong>la morte perinatale rappresenta un fattore di rischio</strong> per lo sviluppo di disturbi psichici nei bambini successivi, tra cui disturbi alimentari dell’infanzia e disturbi dell’attaccamento di tipo disorganizzato (Pinto et al., 2006;Hughes et al., 2001). Accogliere la coppia genitoriale colpita da lutto permette quindi sia di promuovere la salute dei genitori, sia di prevenire il disagio psichico nell’intero nucleo familiare (Saflund and Wredling, 2006;Saflund et al., 2004).</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class=" " style="margin: 10px;" title="Il supporto alla coppia" src="http://www.graphics.iparenting.com/photopost/data/599/medium/doctor-and-grieving-couple-photo-250-j-11812922-483x724.jpg" alt="Il supporto alla coppia" width="230" height="150" /><p class="wp-caption-text">Il supporto alla coppia</p></div>
<p>La rete sanitaria e sociale può offrire supporto e aiuto mettendo a disposizione servizi di counseling, e attraverso la distribuzione di materiale di autoaiuto. La presenza di servizi di per sé promuove l’elaborazione dell’evento, perché riduce il senso di solitudine tipico delle prime fasi del lutto e promuove lo sviluppo di risorse personali (Geller et al., 2006).<br />
Le modalità con le quali la perdita viene percepita e comunicata al genitore possono rappresentare un trauma ulteriore, così come le modalità di intervento successive alla diagnosi e il supporto ricevuto durante il parto e le dimissioni. Un’attenzione partecipe ai bisogni dei genitori durante la diagnosi, il parto e le dimissioni dall’ospedale, permettono un migliore recupero e forniscono un indubbio strumento per la resilienza (Ewton, 1993), mentre la malpractice data dall’assenza di supporto complica il percorso aggiungendo un trauma al trauma. <strong>Il sostegno psicologico ed il supporto empatico ai genitori dovrebbero iniziare contestualmente all’evento di perdita</strong>, e divenire parte integrante dell’assistenza ginecologica ed ostetrica, che occupandosi esclusivamente degli aspetti organici e medici minimizza o evita completamente la cura del dolore “psichico” intrinseco alla morte perinatale. Questa scissione corpo – mente, dolore fisico e dolore psichico, riflette molto spesso la mancanza di formazione specifica e, soprattutto, la mancanza di supporto e di spazi condivisi in cui l’equipe possa trovare le risorse per offrire un’assistenza integrata ai genitori (Saflund et al., 2002;McCreight, 2005).<br />
Il lutto perinatale, pur configurandosi come un trauma che necessiterebbe di un immediato soccorso per ridurre l’insorgenza di altri traumi ad esso correlati, è tra i lutti di più difficile gestione, ed è considerato motivo di profondo stress da parte degli operatori (Ravaldi et al., 2007; Ravaldi et al., 2010, in press). Le fasi in cui il ruolo dell’operatore è determinante nel ridurre l’impatto traumatico sono quelle iniziali, in cui la coppia versando in una fase di shock necessita di sostegno e di continuità assistenziale, l’incontro ed il saluto del bambino, e il ritorno a casa (Carr and Knupp, 1985).<br />
Dopo la diagnosi di morte perinatale <strong>la coppia sperimenta uno stato di shock e di profonda disorganizzazione psichica</strong>. Il dolore l’incredulità e lo stordimento sono così intensi e pervasivi da limitare la capacità di comprensione, per cui è possibile che le madri ed i padri abbiano bisogno di tornare più volte su alcuni concetti, di avere spiegazioni chiare e semplici, e di essere guidati nel percorso, anche se dall’esterno può sembrare tutto perfettamente logico e comprensibile Le emozioni ed i vissuti sono molto intensi e variabili da persona a persona nella loro intensità e nel modo di proporsi:distacco, rabbia, depressione, senso di colpa, ma anche dolore, paura, invidia nei confronti delle gravidanze e dei bambini degli altri. L’apparente anestesia emotiva che spesso alcune madri dimostrano fa parte di un comune meccanismo difensivo, che permette al soggetto traumatizzato di entrare lentamente a contatto con il trauma, in modo da non esserne travolto. Nella prima fase di shock c’è sempre un’intensa attività mnesica: ciò che i primi giorni sembra confuso e sfuocato è registrato dettagliatamente nella memoria e i ricordi traumatici riemergono anche a distanza di anni.<br />
Il parto del proprio bambino morto, il poco tempo da condividere con lui, la sua assenza nei giorni successivi: il corpo conserva la “sua” memoria della gravidanza e spesso ripropone per qualche tempo i vissuti relativi alla presenza del bambino (<strong>alcune donne sentono i movimenti nella pancia</strong>, altre hanno l’impressione di <strong>sentire il pianto del loro bambino</strong>, altre ancora <strong>producono latte </strong>e rispondono scarsamente alle terapie inibenti). Molte madri riportano una sensazione sgradevole e dolorosa alle braccia, definita “<strong>la sindrome delle braccia vuote</strong>” che è presente in modo acuto soprattutto nelle prime settimane dopo la perdita ed è legata al venir meno delle funzioni di accudimento. Le madri colpite dal lutto perinatale sperimentano una dolorosa sensazione (sia fisica che mentale) di vuoto e di sbigottimento, estrema tristezza, sentimenti di colpa, di fallimento della funzione materna e isolamento, irritabilità, rabbia. Il ruolo del personale curante è infine quello di restituire ai genitori gli aspetti più costruttivi di quell’esperienza di perdita, incoraggiandoli a vivere passo passo tutte le fasi, dalla diagnosi alla dimissione al meglio delle loro possibilità, sottolineando i loro punti di forza e sostenendoli nei momenti di abbattimento. Riportare l’attenzione su quello che ancora si può fare e sul loro amore di genitori è una funzione centrale del processo di lutto, perché permette ai genitori di affrontare la perdita con tutta la consapevolezza possibile.<br />
Dopo la dimissione dall’ospedale inizia il momento più difficile per i genitori, quello del ritorno alla loro realtà in una veste completamente diversa da quella attesa, e con la dura necessità di confrontarsi con il vuoto lasciato dalla morte di quel bambino tanto atteso: in quei momenti la realtà si manifesta per quella che è, la perdita viene razionalizzata (“<em>ho capito che era successo davvero</em>”) ed insieme al dolore si avverte fortissima la necessità di essere accuditi ed aiutati, e soprattutto di non essere lasciati soli. In questa fase i genitori chiedono più o meno attivamente aiuto, ai familiari, agli amici al loro consultorio o all’ospedale. <strong>La presenza di materiale di autoaiuto e la disponibilità di riferimenti telematici possono essere d’aiuto per una sana elaborazione del lutto</strong> (Capitulo, 2004).<br />
Data però la difficoltà generale nell’affrontare questo lutto, ed in assenza di risorse accessibili, un genitore può ricevere risposte terapeutiche scarsamente utili, se non addirittura dannose.<br />
Tra le più comuni modalità “di cura” del lutto si hanno la patologizzazione del lutto, considerato come una malattia psichiatrica, o la negazione del lutto, in cui il lutto viene banalizzato e il genitore è esortato a superarlo.<br />
La scarsa conoscenza del lutto e la fretta di “guarire” dal lutto-malattia motivano la frequente prescrizione di terapie farmacologiche, soprattutto ansiolitici e antidepressivi, allo scopo di “alleviare il dolore” e ridurre i sintomi fisiologici ad esso correlati, come il pianto o i disturbi del sonno; i farmaci, salvo casi a rischio di lutto complicato, danneggiano il fisiologico percorso di elaborazione del lutto, bloccando la fisiologica risposta neuroendocrina e danneggiando i meccanismi interni di coping.<br />
La banalizzazione dell’evento e dei vissuti ad esso correlati sono <strong>alla base dell’assenza di supporto e della carenza di risorse</strong>; in questi casi la sofferenza è considerata “normale” e il bisogno di aiuto negato (“non sei il primo né l’ultimo, non pensarci e fatti forza”).<br />
Una buona cura consiste nell’affiancare il genitore durante i momenti più salienti del percorso di lutto, dalla diagnosi al parto, dall’incontro col bambino alla dimissione; dopo la dimissione, stabilire una continuità nell’assistenza e pianificare l’utilizzo delle risorse disponibili è in genere di grande aiuto e riduce sensibilmente il senso di solitudine e di isolamento che molti genitori sperimentano. La presenza di una rete di sostegno, formata da ginecologo, ostetrica, psicologo/counselor e gruppi di automutuoaiuto accompagna i genitori dalla “morte” del loro bambino alla loro rinascita, momento in cui, finalmente liberi dalle spire del lutto, possono avere le sufficienti risorse fisiche e psichiche per prepararsi ad essere nuovamente genitori, e per trovare nella loro mente e nei loro gesti uno spazio sufficiente per il nuovo bambino.<br />
Se è vero che ogni bambino perduto merita di essere ricordato, è anche vero che ogni bambino in arrivo merita di essere accolto al meglio per la sua unicità e dovrebbe poter godere di una madre e un padre liberi di lasciarsi andare all’amore, e non impietriti dal dolore e dalla paura.</p>
<h3>Bibliografia</h3>
<p>Capitulo KL (2004) Perinatal Grief Online. MCN Am J Matern Child Nurs 29: pp 305-311.<br />
Capitulo KL (2005) Evidence for Healing Interventions With Perinatal Bereavement. MCN Am J Matern Child Nurs 30: pp 389-396.<br />
Carr D and Knupp S F (1985) Grief and Perinatal Loss. A Community Hospital Approach to Support. J Obstet Gynecol Neonatal Nurs 14: pp 130-139.<br />
Cote-Arsenault D and Freije M M (2004) Support Groups Helping Women Through Pregnancies After Loss. West J Nurs Res 26: pp 650-670.<br />
Ewton DS (1993) A Perinatal Loss Follow-Up Guide for Primary Care. Nurse Pract 18: pp 30-36.<br />
Geller PA, Psaros C and Kerns D (2006) Web-Based Resources for Health Care Providers and Women Following Pregnancy Loss. J Obstet Gynecol Neonatal Nurs 35: pp 523-532.<br />
Hughes P, Turton P, Hopper E, McGauley G A and Fonagy P (2001) Disorganised Attachment Behaviour Among Infants Born Subsequent to Stillbirth. J Child Psychol Psychiatry 42: pp 791-801.<br />
Hutti MH (2005) Social and Professional Support Needs of Families After Perinatal Loss. J Obstet Gynecol Neonatal Nurs 34: pp 630-638.<br />
Kirkley-Best E and Kellner K R (1982) The Forgotten Grief: a Review of the Psychology of Stillbirth. Am J Orthopsychiatry 52: pp 420-429.<br />
Kubler-Ross E, Wessler S and Avioli L V (1972) On Death and Dying. JAMA 221: pp 174-179.<br />
Lamb EH (2002) The Impact of Previous Perinatal Loss on Subsequent Pregnancy and Parenting. J Perinat Educ 11: pp 33-40.<br />
McCreight BS (2005) Perinatal Grief and Emotional Labour: a Study of Nurses&#8217; Experiences in Gynae Wards. Int J Nurs Stud 42: pp 439-448.<br />
O&#8217;Leary J (2004) Grief and Its Impact on Prenatal Attachment in the Subsequent Pregnancy. Arch Womens Ment Health 7: pp 7-18.<br />
Phipps S (1985) The Subsequent Pregnancy After Stillbirth: Anticipatory Parenthood in the Face of Uncertainty. Int J Psychiatry Med 15: pp 243-264.<br />
Pinto C, Turton P, Hughes P, White S and Gillberg C (2006) ADHD and Infant Disorganized Attachment: a Prospective Study of Children Next-Born After Stillbirth. J Atten Disord 10: pp 83-91.<br />
Ravaldi C., Biagini A., Lapi F., Ricca V., Vannacci A., (2007) The relationship between professional burnout and psychological impact of life events in healthcare professionals involved in stillbirth management. Third annual congress of the International Stillbirth Alliance (ISA) &#8220;Perinatal Loss, improving care and prevention&#8221;, September 29 &#8211; October 2 2007, Birmingham (UK)<br />
Robertson PA and Kavanaugh K (1998) Supporting Parents During and After a Pregnancy Subsequent to a Perinatal Loss. J Perinat Neonatal Nurs 12: pp 63-71.<br />
Saflund K, Sjogren B and Wredling R (2002) Physicians&#8217; Attitudes and Advice Concerning Pregnancy Subsequent to the Birth of a Stillborn Child. J Psychosom Obstet Gynaecol 23: pp 109-115.<br />
Saflund K, Sjogren B and Wredling R (2004) The Role of Caregivers After a Stillbirth: Views and Experiences of Parents. Birth 31: pp 132-137.<br />
Saflund K and Wredling R (2006) Differences Within Couples&#8217; Experience of Their Hospital Care and Well-Being Three Months After Experiencing a Stillbirth. Acta Obstet Gynecol Scand 85: pp 1193-1199.<br />
Turton P, Hughes P, Evans C D and Fainman D (2001) Incidence, Correlates and Predictors of Post-Traumatic Stress Disorder in the Pregnancy After Stillbirth. Br J Psychiatry 178: pp 556-560.</p>

<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/164-superare-il-lutto-perinatale.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Come superare il trauma del lutto perinatale'>Come superare il trauma del lutto perinatale</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/506-la-morte-endouterina-quale-supporto-per-un-lutto-nascosto.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?'>La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/psicotraumatologia-e-lutto/lutto-perinatale' rel='bookmark' title='Permanent Link: Lutto perinatale'>Lutto perinatale</a></li>
</ol></p>
<p>Articoli correlati elaborati dal plugin <a href='http://mitcho.com/code/yarpp/'>Yet Another Related Posts</a>.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
