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	<title> &#187; lutto</title>
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		<title>La morte in-attesa</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 20:05:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; uscito La morte in-attesa, il nuovo libro di Claudia Ravaldi, per Ipertesto Edizioni. Gli operatori sanitari si trovano a contatto con i genitori che hanno perso un figlio nel momento stesso della sua morte e in quelli immediatamente successivi. Nonostante questo, la formazione degli operatori sanitari presenta forti lacune negli aspetti relativi al sostegno <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/537-la-morte-in-attesa.html'>[...]</a>
Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
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<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/529-morte-endouterina-e-supporto-ai-genitori-in-lutto.html' rel='bookmark' title='Morte endouterina e supporto ai genitori in lutto'>Morte endouterina e supporto ai genitori in lutto</a> <small>Ogni anno nel mondo muoiono tre milioni di bambini nel...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/532-la-tua-culla-e-il-mio-cuore.html' rel='bookmark' title='La tua culla è il mio cuore'>La tua culla è il mio cuore</a> <small>Finalmente, dopo molto lavoro, esce il primo libro tutto italiano...</small></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="float: left; margin: 10px;" src="http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/373578_217353705007664_261743313_n.jpg" alt="La morte in-attesa. Claudia Ravaldi" width="180" height="239" border="0" />E&#8217; uscito La morte in-attesa, il nuovo libro di Claudia Ravaldi, per Ipertesto Edizioni. Gli operatori sanitari si trovano a contatto con i genitori che hanno perso un figlio nel momento stesso della sua morte e in quelli immediatamente successivi. Nonostante questo, la formazione degli operatori sanitari presenta forti lacune negli aspetti relativi al sostegno dei genitori. In assenza di un training specifico, i pregiudizi psicologici, culturali e sociali nei confronti delle reazioni dei genitori al lutto influenzano la qualità del supporto offerto dagli operatori sanitari. Spesso queste figure si trovano in difficoltà nel fornire risposte empatiche a causa della mancanza di comprensione delle modalità più adatte per fronteggiare questa dolorosa circostanza.<br />
Questo testo affronta le diverse sfaccettature del lutto perinatale offrendo una chiave di lettura pratica basata sulla più aggiornata letteratura scientifica e sulle testimonianze di oltre duemila genitori in lutto.</p>
<p>Note sull’autore:<br />
Claudia Ravaldi, psichiatra, psicoterapeuta, ha fondato nel 2006 l’associazione scientifico-assistenziale CiaoLapo Onlus. Ha pubblicato più di 50 articoli scientifici ed ha all’attivo oltre cento par-tecipazioni a congressi, seminari e corsi di formazione come docente nel campo del lutto, della psicologia della gravidanza e della gestione clinica del lutto perinatale. Questo è il suo quarto libro.</p>
<p>Se vuoi puoi richiedere una copia de &#8220;La morte in-attesa&#8221; facendo una <strong>donazione minima di 15€</strong> alla Associazione CiaoLapo Onlus. Ulteriori informazioni in <a href="http://www.ciaolapo.it/index.php?option=com_myblog&#038;show=la-morte-in-attesa.html&#038;Itemid=100043" target="_blank">questa pagina</a>.</p><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/506-la-morte-endouterina-quale-supporto-per-un-lutto-nascosto.html' rel='bookmark' title='La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?'>La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?</a> <small>La nascita di un bambino morto è considerato un evento...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/529-morte-endouterina-e-supporto-ai-genitori-in-lutto.html' rel='bookmark' title='Morte endouterina e supporto ai genitori in lutto'>Morte endouterina e supporto ai genitori in lutto</a> <small>Ogni anno nel mondo muoiono tre milioni di bambini nel...</small></li>
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		<title>La tua culla è il mio cuore</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 15:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente, dopo molto lavoro, esce il primo libro tutto italiano dedicato al lutto perinatale. Nel libro La tua culla è il mio cuore, ideato e curato da Claudia Ravaldi, si narrano 8 storie di genitori alle prese con il lutto perinatale, per mano dei genitori stessi che giorno dopo giorno, mese dopo mese, hanno &#8220;tirato <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/532-la-tua-culla-e-il-mio-cuore.html'>[...]</a>
Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/537-la-morte-in-attesa.html' rel='bookmark' title='La morte in-attesa'>La morte in-attesa</a> <small>E&#8217; uscito La morte in-attesa, il nuovo libro di Claudia...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/436-la-carne-e-il-cuore-storie-di-donne.html' rel='bookmark' title='La carne e il cuore: storie di donne'>La carne e il cuore: storie di donne</a> <small>E&#8217; uscito il libro &#8220;La carne e il cuore: storie...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/516-nella-scia-di-una-stella-cadente-fiaba-terapeutica-di-claudia-ravaldi.html' rel='bookmark' title='Nella Scia di una Stella Cadente &#8211; fiaba terapeutica di Claudia Ravaldi'>Nella Scia di una Stella Cadente &#8211; fiaba terapeutica di Claudia Ravaldi</a> <small>Una famiglia di gatti, due genitori e due cuccioli, si...</small></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="float: left; margin: 10px;" src="https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-snc4/188187_212365432129254_1795809_n.jpg" border="0" alt="" width="114" height="162" />Finalmente, dopo molto lavoro, esce il primo libro tutto italiano dedicato al lutto perinatale. Nel  libro  La tua culla è il mio cuore, ideato e curato da Claudia Ravaldi, si narrano 8 storie  di genitori alle prese con il  lutto  perinatale, per mano dei genitori stessi che giorno dopo giorno, mese  dopo mese, hanno &#8220;tirato le fila&#8221; del loro percorso di elaborazione del  lutto attraverso pensieri, emozioni, difficoltà, stati d&#8217;animo  fluttuanti, guidate dall&#8217;amore per i loro figli, e dai principi<span class="text_exposed_show"> dell&#8217;automutuoaiuto. Le 8 storie si dipanano nel percorso dalla <strong> diagnosi</strong>, al <strong>dolore</strong>, fino al <strong>recupero di quel benessere </strong>che all&#8217;inizio  sembra irraggiungibile, lontano, perso per sempre.<br />
Un libro <strong>per  genitori</strong>, desiderosi di leggere finalmente le esperienze italiane di  elaborazione del lutto, e <strong>per tutti gli operatori </strong>che ogni giorno  scelgono di essere cura, ed si impegnano affinchè certi errori non  vengano più ripetuti.<br />
Con la prefazione di Giovanni Avesani, di  Ipertesto Edizioni, l&#8217;introduzione della dott.ssa Carla Maria Xella, e  la postfazione di Claudia Ravaldi, &#8220;La tua culla è il mio cuore&#8221; è  disponibile sia presso l&#8217;<a title="La tua culla è il mio cuore" href="http://www.ciaolapo.it/index.php?option=com_myblog&amp;show=la-tua-culla-a-il-mio-cuore.html&amp;Itemid=100043" target="_blank">associazione CiaoLapo Onlus</a> (lo potete ricevere con una donazione minima di 15€), sia presso l&#8217;editore <a title="La tua culla è il mio cuore" href="http://www.iperedizioni.it/dettaglio.aspx?l=196&amp;h=1" target="_blank">Ipertesto edizioni</a>.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span class="text_exposed_show"><br />
<strong>Tutto il ricavato della pubblicazione, al netto degli oneri di legge, sarà devoluto all&#8217;associazione CiaoLapo Onlus.</strong></span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span id="more-532"></span></span><strong> </strong></p>
<p><strong>Dalla post-fazione di Claudia Ravaldi:</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>La morte di un bambino durante la gravidanza o dopo il parto è spesso avvolta nel silenzio: il bambino non piange, gli operatori non interagiscono, il tempo improvvisamente si espande e si vive la realtà come se non ci appartenesse realmente, ma fosse un film.  Il silenzio della nascita &#8211; morte è un segno indelebile per i genitori, tragico e prezioso, che sancisce per sempre la presenza/assenza di quel bambino, nelle loro vite.  Come in un incubo surreale, niente di ciò che accade ad una coppia che perde un figlio può essere mai veramente “pre-visto” e quindi programmato anticipatamente dal punto di vista psichico ed esperienziale: i genitori, anche i genitori di bambini già compromessi per gravi situazioni cliniche, o abortiti volontariamente per patologie, si confrontano con un esperienza indesiderata, non razionalizzabile, innaturale per i loro corpi, già pronti all’atto delle cure parentali. La ferita esistenziale è di grande portata, al punto che i genitori impiegano anni per tornare nuovamente a vivere.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Molti genitori, dopo un lutto perinatale, precipitano in un silenzio infinito ed isolante, da cui nessuno sembra disposto a proteggerli. Nessuno parla, nessuno condivide quella morte, la storia di quel bambino prima della morte, le emozioni dei genitori di fronte a quella morte.  Concedere al lutto (nostro e altrui) uno spazio di ascolto e rispetto non è scontato: spesso il lutto viene dimenticato e/o ripudiato dalla nostra cultura “tanatofobica” e le stesse espressioni del lutto sono fortemente scoraggiate e in qualche modo represse.  Riempire il vuoto della mente e del cuore, soprassedere all’aridità che accompagna il lutto e ci snatura, porsi in ascolto diviene strumento per riprendere la vita e “curare” il lutto.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>La narrazione del proprio percorso si inserisce in questo ambito come un esempio di auto ascolto privilegiato. Raccontarsi, leggersi, e leggere testimonianze e biografie di altri genitori può costituire il primo passo del percorso, e alleviarlo di tante sofferenze legate alla solitudine e all’isolamento.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Raccontare ed ascoltare, come in una danza, sono i passi che i genitori  più anziani di CiaoLapo insegnano ai nuovi genitori, offrendo spazi fisici e virtuali per riflettere, sostenere e vivere l’esperienza luttuosa traendone spunti e semi per le proprie vite.    Ringrazio i genitori che, attraverso questo libro, hanno donato la loro testimonianza agli altri genitori colpiti da lutto perinatale, e agli operatori, che in queste pagine trovano un utile strumento per stare col silenzio, prestando ascolto partecipe e non giudicante.</em></p>
<p style="text-align: right;">Claudia Ravaldi</p>
<p style="text-align: right;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Se vuoi puoi ricevere una copia de <em>La tua culla è il mio cuore </em>facendo una donazione minima di 15€ a CiaoLapo Onlus e inviando i tuoi dati (nome cognome, indirizzo etc) via email a info@ciaolapo.it con oggetto &#8220;culla&#8221;. Per la donazione puoi utilizzare il modulo online oppure fare un bonifico sul conto della associazione (IBAN IT27L0501802800000000118383). <strong>Tutto il ricavato della pubblicazione, al netto degli oneri di legge, sarà devoluto all&#8217;associazione CiaoLapo Onlus.</strong> Ulteriori informazioni sul sito della <a title="La tua culla è il mio cuore" href="http://www.ciaolapo.it/index.php?option=com_myblog&amp;show=la-tua-culla-a-il-mio-cuore.html&amp;Itemid=100043" target="_blank">associazione CiaoLapo Onlus</a>.</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
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<p style="text-align: center;">&nbsp;</p><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/537-la-morte-in-attesa.html' rel='bookmark' title='La morte in-attesa'>La morte in-attesa</a> <small>E&#8217; uscito La morte in-attesa, il nuovo libro di Claudia...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/436-la-carne-e-il-cuore-storie-di-donne.html' rel='bookmark' title='La carne e il cuore: storie di donne'>La carne e il cuore: storie di donne</a> <small>E&#8217; uscito il libro &#8220;La carne e il cuore: storie...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/516-nella-scia-di-una-stella-cadente-fiaba-terapeutica-di-claudia-ravaldi.html' rel='bookmark' title='Nella Scia di una Stella Cadente &#8211; fiaba terapeutica di Claudia Ravaldi'>Nella Scia di una Stella Cadente &#8211; fiaba terapeutica di Claudia Ravaldi</a> <small>Una famiglia di gatti, due genitori e due cuccioli, si...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Morte endouterina e supporto ai genitori in lutto</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 00:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni anno nel mondo muoiono tre milioni di bambini nel ventre delle loro madri. Questo tasso di mortalità è superiore, per fare un esempio a quello dell&#8217;AIDS e della malaria messi insieme. E&#8217; necessario che il mondo, i media e le classi politiche prestino attenzione a questi dati drammatici: 8770 morti al giorno, e apparentemente <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/529-morte-endouterina-e-supporto-ai-genitori-in-lutto.html'>[...]</a>
Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/506-la-morte-endouterina-quale-supporto-per-un-lutto-nascosto.html' rel='bookmark' title='La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?'>La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?</a> <small>La nascita di un bambino morto è considerato un evento...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html' rel='bookmark' title='Genitorialità e lutto nella morte perinatale'>Genitorialità e lutto nella morte perinatale</a> <small>La storia di un bambino può avere origini molto antiche...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/537-la-morte-in-attesa.html' rel='bookmark' title='La morte in-attesa'>La morte in-attesa</a> <small>E&#8217; uscito La morte in-attesa, il nuovo libro di Claudia...</small></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRL6T7Ko-evcz6Y7npZvXohu8eRS_X75HY78_PGgwNMnFJHiofP" alt="The Lancet Stillbirth Series" align="left" />Ogni anno nel mondo <strong>muoiono tre milioni di bambini</strong> nel ventre delle loro madri. Questo tasso di mortalità è superiore, per fare un esempio a quello dell&#8217;AIDS e della malaria messi insieme. E&#8217; necessario che il mondo, i media e le classi politiche prestino attenzione a questi dati drammatici: 8770 morti al giorno, e apparentemente ancora <strong>nessuna consapevolezza, sociale e sanitaria, sulla morte intrauterina</strong>. Il numero speciale di Aprile di The Lancet, il prestigioso giornale che è riferimento di migliaia di medici in tutto il mondo è interamente dedicato alla morte intrauterina, con una serie di sei articoli scritti da ricercatori di tutto il mondo. L&#8217;iniziativa, promossa dall&#8217;<a title="International Stillbirth Alliance" href="http://www.stillbirthalliance.org" target="_blank">International Stillbirth Alliance</a> (ISA) a da <a title="Save The Children" href="http://www.savethechildren.org" target="_blank">Save The Children</a>, è stata sostenuta da oltre 50 organizzazioni mondiali, tra cui <a title="CiaoLapo Onlus" href="http://www.ciaolapo.it" target="_blank">CiaoLapo Onlus</a> (associazione fondata e diretta da <strong>Claudia Ravaldi</strong>) per l&#8217;Italia.<br />
<span id="more-529"></span><br />
La serie di articoli riguarda sia le più recenti statistiche epidemiologiche mondiali, sia le cause, sia le strategie preventive, sia nella prospettiva dei paesi in via di sviluppo, che di quelli ad alto reddito. Gli autori si soffermano inoltre sulla <strong>necessità del supporto psicologico ai genitori</strong>, anche nei paesi in via di sviluppo, e sull&#8217;importanza delle <strong>associazioni di genitori </strong>e dell&#8217;<strong>autoaiuto</strong>.</p>
<p>Il messaggio è che la morte intrauterina è priorità sanitaria molto spesso ignorata e trascurata, e che ci sono notevoli dimostrazioni che il tasso di morti intrauterine potrebbe essere notevolmente ridotto. Inoltre, la serie sottolinea che per raggiungere questo obiettivo sono necessari alcuni passi relativamente semplici e poco costosi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>CiaoLapo Onlus</strong>, come membro dell&#8217;International Stillbirth Alliance ha il pregio e l&#8217;opportunità di essere il <strong>referente italiano di questo evento</strong>, di grande consolazione e speranza per i genitori che hanno già perso un figlio, ed oggi affrontano il lutto con coraggio e tenacia, e fondamentale  per tutti i genitori che verranno, al fine di proteggerli per quanto possibile dalla perdita di un bambino in gravidanza.<br />
<strong>Claudia Ravaldi</strong>, unico membro italiano del <a title="International Stillbirth Allianca" href="http://www.stillbirthalliance.org/modules.php?name=Content&amp;pa=showpage&amp;pid=2&amp;link_id=7" target="_blank">board direttivo </a>dell&#8217;International Stillbirth Alliance, e membro del <a title="Parent Advisory Committee" href="http://www.stillbirthalliance.org/modules.php?name=Content&amp;pa=showpage&amp;pid=2&amp;link_id=6" target="_blank">Parent Advisory Committee</a>, ha avuto il piacere di partecipare alla stesura della presentazione dell&#8217;ISA sul <a title="International Stillbirth Alliance" href="http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(11)60530-8/fulltext" target="_blank">numero speciale di Lancet </a>e di curare, insieme ad Alfredo Vannacci, l&#8217;edizione italiana dell&#8217;Executive Summary (scaricabile gratuitamente dal <a title="The Lancet Stillbirth Series" href="http://www.thelancet.com/series/stillbirth" target="_blank">sito di Lancet</a>) ed il lancio giornalistico e scientifico dell&#8217;iniziativa in Italia (<a title="Lancet Series on Stillbirth - Florence Launch" href="http://www.facebook.com/media/set/fbx/?set=a.1696633931019.2079788.1092982345&amp;l=e26be2a297" target="_blank">vedi immagini</a>).</p><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
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<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html' rel='bookmark' title='Genitorialità e lutto nella morte perinatale'>Genitorialità e lutto nella morte perinatale</a> <small>La storia di un bambino può avere origini molto antiche...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/537-la-morte-in-attesa.html' rel='bookmark' title='La morte in-attesa'>La morte in-attesa</a> <small>E&#8217; uscito La morte in-attesa, il nuovo libro di Claudia...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Nella Scia di una Stella Cadente &#8211; fiaba terapeutica di Claudia Ravaldi</title>
		<link>http://www.psico-terapia.it/wp/516-nella-scia-di-una-stella-cadente-fiaba-terapeutica-di-claudia-ravaldi.html</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 20:34:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psico-terapia.it/?p=516</guid>
		<description><![CDATA[Una famiglia di gatti, due genitori e due cuccioli, si prepara all’arrivo di un nuovo fratellino, che purtroppo invece non arriverà. Attraversando con un po’ di fatica le fasi del lutto e imbattendosi nelle emozioni e nelle difficoltà, Pippo e Pallina riusciranno a non perdersi d’animo, e impareranno che il cuore è abbastanza grande per <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/516-nella-scia-di-una-stella-cadente-fiaba-terapeutica-di-claudia-ravaldi.html'>[...]</a>
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<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/537-la-morte-in-attesa.html' rel='bookmark' title='La morte in-attesa'>La morte in-attesa</a> <small>E&#8217; uscito La morte in-attesa, il nuovo libro di Claudia...</small></li>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_517" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><em><em><a href="http://www.psico-terapia.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/SciaStellaCadenteCover.jpg" rel="shadowbox[sbpost-516];player=img;" title="Nella Scia di una Stella Cadente - di Claudia Ravaldi"><img class="size-medium wp-image-517" title="Nella Scia di una Stella Cadente - di Claudia Ravaldi" src="http://www.psico-terapia.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/SciaStellaCadenteCover-300x225.jpg" alt="Nella Scia di una Stella Cadente - di Claudia Ravaldi" width="300" height="225" /></a></em></em><p class="wp-caption-text">Nella Scia di una Stella Cadente - di Claudia Ravaldi</p></div>
<p><em>Una famiglia di gatti, due genitori e due  cuccioli, si  prepara all’arrivo di un nuovo fratellino, che purtroppo  invece non  arriverà. Attraversando con un po’ di fatica le fasi del  lutto e  imbattendosi nelle emozioni e nelle difficoltà, Pippo e Pallina   riusciranno a non perdersi d’animo, e impareranno che il cuore è   abbastanza grande per accogliere anche chi non c’è più.</em></p>
<p>Quando muore un bambino l’esperienza è così dolorosa da essere per molte persone <strong>impensabile ed inenarrabile</strong>.  Nella gran parte dei casi i conoscenti non sanno cosa dire, e quasi  nessuno trova parole adatte. Ciò è ancora più evidente quando se ne deve  <strong>parlare con i bambini</strong>. &#8221;Nella Scia di una Stella  Cadente&#8221; è una fiaba terapeutica nata dall&#8217;esperienza personale  dell&#8217;autrice, psichiatra e psicoterapeuta, di<strong> mamma alle prese con la perdita del secondo figlio e con le domande del fratello maggiore</strong>. Una fiaba scritta nella speranza che possa rappresentare per le famiglie uno <strong>strumento per riflettere sulla morte</strong> senza paura e senza bugie, e possa dare a adulti e bambini la possibilità di esprimere liberamente pensieri e emozioni. <span id="more-516"></span></p>
<p>CHI E&#8217; CIAOLAPO ONLUS: <strong>CiaoLapo Onlus è un&#8217;associazione a carattere scientifico e assistenzial</strong>e che riunisce genitori e professionisti (medici, psicologi, ostetriche) impegnati nella <strong>ricerca sulla morte perinatale</strong> e nel <strong>sostegno psicologico ai familiari</strong> in lutto. CiaoLapo è stata fondata da due genitori, entrambi medici, a  seguito della morte endouterina del loro secondo figlio, allo scopo di  fornire ai genitori in lutto un aiuto strutturato e un supporto basato  sulle prove di efficacia.</p>
<p>L&#8217;AUTRICE: <strong>Claudia Ravaldi</strong>, nata a Modena nel 1974, lavora a  Prato e Firenze dove esercita la professione di <strong>medico psichiatra e  psicoterapeuta</strong>. Autrice di numerosi lavori scientifici sul tema dei  disturbi del comportamento alimentare, dell’ansia e della depressione,  <strong>si occupa da anni di ricerca e assistenza nel lutto perinatale</strong>.  A  seguito della perdita del secondo figlio, ha fondato nel 2006   l’Associazione CiaoLapo Onlus per la ricerca, l’assistenza e il sostegno   ai genitori nel lutto perinatale. Per saperne di più sull’argomento   visita il sito <a rel="nofollow" href="http://www.ciaolapo.it/" target="_blank">www.ciaolapo.it</a></p>
<p>L&#8217;ILLUSTRATRICE: <strong>Manuela Cappon</strong> nasce a Venezia nel 1974, dal 1995 vive e lavora a Firenze nel proprio studio MMcomunicazione (<a title="Linkification: mailto:info@mmcomunicazione.it" href="mailto:info@mmcomunicazione.it">info@mmcomunicazione.it</a>). Ha creato <strong>illustrazioni per oltre 60 libri per ragazzi</strong> per case editrici italiane ed estere. E&#8217; stata selezionata alla Mostra  degli Illustratori presso la Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna nel  2002 e nel 2009 nella sezione non fiction.</p>
<p>&#8220;Nella Scia di una Stella Cadente&#8221; è <strong>disponibile nelle migliori librerie</strong> e sul sito <a rel="nofollow" href="http://www.iperedizioni.it/" target="_blank">www.iperedizioni.it</a>.<br />
<br/><br />
Gli associati di CiaoLapo Onlus possono <strong>richiederlo all&#8217;indirizzo <a title="Linkification: mailto:info@ciaolapo.it" href="mailto:info@ciaolapo.it">info@ciaolapo.it</a> con una donazione di 15€</strong> comprensiva di spese di spedizione.</p>
<blockquote><p><em>Tutti  i proventi della pubblicazione di questo libro (al netto degli oneri di  legge) saranno devoluti alla Associazione CiaoLapo Onlus</em></p></blockquote><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 16:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nascita di un bambino morto è considerato un evento grave e traumatico, a rischio di promuovere l’esordio di patologia psichiatrica nei genitori colpiti. La perdita di un figlio durante la gravidanza rappresenta una frattura esistenziale per la madre e la coppia, che richiede notevoli sforzi per adattarsi all’evento e poterlo poi elaborare. Per molti genitori quella morte è assimilabile alla morte di una persona cara adulta, e i connotati del lutto sono del tutto sovrapponibili tra questo tipo di lutto e altri tipi di perdite. 
Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Se qualcuno le verrà ancora a dire che ha un angelo<br />
in paradiso Rose lo farà nero di botte.<br />
Non sa che farsene di una cosa tanto incorporea.<br />
Vuole un bambino urlante, agitato, affamato assonnato<br />
e perfettamente sveglio alle tre del mattino.<br />
Che se ne fa di un angelo?<br />
Si metterà a gridare se qualcuno le verrà ancora a dire di farne un altro,<br />
come se i bambini, le persone, fossero sostituibili.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>C. Dunne (La metà di niente)</em></p>
<p style="text-align: right;"><em> </em></p>
<p style="text-align: right;">
<p><span id="more-506"></span><br />
<a href="http://www.fiorineldeserto.it/wp-content/uploads/2010/03/A-volte-è-solo-il-paradiso.jpg" rel="shadowbox[sbpost-506];player=img;" title="A volte è solo il paradiso - foto di Luca Bertinotti"><img class="size-medium wp-image-79" title="A volte è solo il paradiso - foto di Luca Bertinotti" src="http://www.fiorineldeserto.it/wp-content/uploads/2010/03/A-volte-è-solo-il-paradiso-300x207.jpg" alt="A volte è solo il paradiso - foto di Luca Bertinotti" width="300" height="207" align="left" /></a><br />
La nascita di un bambino morto è considerato un evento grave e traumatico, a rischio di promuovere l’esordio di patologia psichiatrica nei genitori colpiti. La perdita di un figlio durante la gravidanza rappresenta una frattura esistenziale per la madre e la coppia, che richiede notevoli sforzi per adattarsi all’evento e poterlo poi elaborare. Per molti genitori quella morte è assimilabile alla morte di una persona cara adulta, e i connotati del lutto sono del tutto sovrapponibili tra questo tipo di lutto e altri tipi di perdite. L’elaborazione del lutto dura dai sei mesi ai due anni circa, e normalmente i genitori impiegano circa tre anni per ritornare ad un livello di serenità sovrapponibile a quello precedente alla perdita.</p>
<p>L’impegno emotivo e cognitivo per i genitori è dunque molto alto, e lo stress adattativo è di notevole entità, al punto che nei primi mesi le energie della coppia vengono quasi tutte investite su questo problema. E’come se la coppia subisse uno stallo, e spesso le differenze nell’elaborazione del lutto tipicamente esistenti tra uomini e donne complicano l’elaborazione, mandando in crisi la coppia, che è a maggior rischio di separazione e divorzio dopo un evento di questo tipo.</p>
<p>La morte intrauterina ha quindi un impatto catastrofico nella vita della donna e della coppia, e gli operatori che accompagnano i genitori dalla diagnosi in poi dovrebbero esercitare una funzione di protezione e contenimento, al fine di  evitare i danni secondari del lutto.</p>
<p>La corretta gestione dell’evento fin nelle sue prime fasi (il trauma ha spesso inizio al momento della diagnosi di morte) migliora l’<em>outcome</em> dei genitori e riduce gli effetti psichici a medio e lungo termine. L’assistenza ai genitori comprende un piano puramente medico/ostetrico (diagnosi induzione del parto, assistenza al parto, dimissioni, visite di <em>follow up</em>, visite pre &#8211; concezionali) e un piano psicologico (assistenza alle diverse fasi del lutto e al recupero di un buon livello di benessere psicofisico). E’ impossibile prescindere da una delle due componenti assistenziali, e sarebbe opportuno che gli operatori, appositamente formati, integrassero le loro competenze permettendo ai genitori di gestire nel modo più consapevole e più lucido possibile l’evento e le scelte ancora possibili rispetto alla gravidanza e al bambino. Tali scelte comprendono tutti i passi dall’induzione del travaglio all’incontro con il bambino, non ultimo il disbrigo delle diverse pratiche burocratiche inerenti la tumulazione.</p>
<p>Molti studi hanno sottolineato l’importanza di una corretta modalità di comunicazione operatori – genitori, evidenziando la necessità di un approccio rispettoso e accogliente dei genitori e di un’informazione corretta e per quanto possibile esauriente rispetto alle cause di morte e alle indagini necessarie. Gli operatori chiamati ad assistere una coppia colpita da morte intrauterina riportano invece notevole <em>distress</em>, senso profondo di difficoltà e di incapacità, insieme alla richiesta di supporto specialistico per poter migliorare le proprie basi assistenziali. Il supporto nel lutto perinatale sembra dunque essere una comune necessità dei genitori e degli operatori coinvolti: il lutto perinatale, inspiegabile e innaturale, evoca vissuti importanti, sia in chi deve portare cure in quel momento, sia in chi avrebbe bisogno di essere curato.</p>
<p>Il vissuto di morte, il vissuto di perdita e il sentore di vuoto incolmabile che si avverte quando muore un bambino è responsabile spesso di notevole difficoltà di adattamento da parte degli operatori, qualunque ruolo essi abbiano: il ginecologo in prima persona, chiamato ad assistere e a spiegare l’accaduto, l’ostetrica, che riveste un ruolo determinante nel supporto attivo alla donna e al parto, l’infermiera, l’anestesista, il pediatra e/o il neonatologo, l’anatomopatologo.</p>
<p>In molti casi gli operatori, anziché integrarsi, “si dividono”, “spezzettando” in senso metaforico l’assistenza anziché accompagnare la donna e la sua famiglia nel doloroso compito di dover dire addio al suo bambino.<br />
<a href="http://www.ciaolapo.it" title="Associazione CiaoLapo Onlus"><img class="size-full wp-image-80" title="Associazione CiaoLapo Onlus" src="http://www.fiorineldeserto.it/wp-content/uploads/2010/03/logo.ciaolapo.new_.png" alt="Associazione CiaoLapo Onlus" width="128" height="148" /></a><br />
Associazioni americane (International Stillbirth Alliance e Hygeia Fundation, Miss Fundation), inglesi (Stillbirth and Neonatal Death Society) e australiane (Perinatal Society of Australian and New Zealand) con esperienza ventennale nel campo del lutto perinatale sottolineano la centralità della condivisione empatica e compassionevole del dolore espresso dai genitori, del dare dignità alla vita di un bambino anche se ha vissuto pochissimo, del comprendere le necessità e i bisogni dei genitori in quella particolare fase. L’associazione Italiana  CiaoLapo Onlus, fondata nel 2006, ha recepito per prima le guidelines internazionali e avviato una serie di campagne di formazione, informazione e ricerca per ridefinire l’assistenza psicologica nel lutto perinatale e strutturare linee guida adeguate al contesto culturale italiano.</p>
<p>La nostra esperienza di ricerca e di ascolto di circa mille tra genitori ed operatori della salute materno infantile ha sottolineato che gli operatori e i genitori considerano l’ascolto, il tempo speso nel dare informazioni e nell’accompagnare nelle diverse fasi del percorso, l’assistenza al momento della diagnosi, del parto e dopo le dimissioni, l’integrazione delle diverse competenze, il rapporto con il territorio e con i gruppi di supporto, on line e dal vivo tra gli elementi centrali di una buona assistenza alla famiglia che ha perduto un bambino.</p>
<p>L’ascolto empatico ha di per sé un grandissimo valore terapeutico: molte madri seppur nel dolore possono riconoscere di essere state tutelate e protette, e questo facilita moltissimo l’instaurarsi di un buon percorso di lutto. Vedere le proprie emozioni rispecchiate e contenute in un operatore, riconoscerle come appropriate e non esagerate, aumenta tantissimo la sensazione di contenimento e la percezione di un proprio ruolo attivo nelle fasi di scelta e nel percorso di lutto.</p>
<p>L’operatore dovrebbe poter riconoscere le proprie emozioni ed i propri pensieri rispetto alla morte e al lutto perinatale, per evitare un possibile condizionamento nell’assistere le famiglie: spesso, per ritrosie personali, molti operatori consigliano la donna non per ciò che è importante per lei, ma per ciò che loro ritengono arbitrariamente giusto, ad esempio sullo spinoso tema del vedere e tenere in braccio il proprio bambino nato morto, dello svolgere la funzione religiosa, di come e quando intraprendere una nuova gravidanza. Va considerato che pur non esistendo una regola generale uguale per tutti, esiste sempre la possibilità di riflettere con quel genitore su cosa è meglio fare per lui in quel momento. Chiedersi cosa è meglio per lui, non significa scegliere noi al suo posto ciò che ci sembra più giusto, sostituendoci a lui, significa accompagnare il genitore a prendere la sua decisione, tenendo conto dei propri personali limiti relativamente al lutto, argomento scarsamente affrontato nei percorsi di formazione.</p>
<p>Molte donne riferiscono di essere state scoraggiate dagli operatori a vedere o prendere in braccio il bambino con frasi ambigue o ansiogene (<em>potrebbe essere uno shock, potrebbe non superare il lutto, meglio che te lo ricordi come te lo sei immaginato</em>), e di pagarne dopo anni le conseguenze. Fare il possibile per lasciare ai genitori un tempo e uno spazio per pensare al da farsi, rende le decisioni prese, qualunque esse siano, più obiettive e più serene, e riduce i futuri sensi di colpa e le immancabili recriminazioni <em>(avrei potuto, non ho avuto il coraggio, sono stata una madre orribile…</em>).</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.ogdenregional.com/dotAsset/22888.jpg" alt="" width="215" height="323" />I protocolli allo studio da parte dell’associazione CiaoLapo Onlus, in collaborazione con alcuni centri ospedalieri e alcuni studiosi di lutto e di psicologia perinatale, si concentrano sia sull’assistenza medica che sull’assistenza psicologica nei diversi momenti clinicamente rilevanti: diagnosi, travaglio, parto, incontro con il bambino, la dimissione, la preparazione dei rituali funebri, il ritorno a casa, le visite di follow up. Nei protocolli vengono fornite indicazioni precise su come prestare assistenza alla coppia e al bambino nato morto, e in molti casi prevedono protocolli di assistenza anche per gli altri familiari (nonni o fratellini). Ogni linea guida costituisce un buon punto di partenza per l’assistenza, anche se sarebbe preferibile personalizzare le cure, adattandole alle esigenze personali di ciascuna coppia. Un’altra parte importante dell’attività di CiaoLapo è la coordinazione in varie città italiane di gruppi di automutuoaiuto, facilitati in coppia da un genitore che ha elaborato il lutto ed è formato specificamente per condurre il gruppo e da uno psicologo formato (per informazioni visitare <a class="linkification-ext" title="Linkification: http://www.ciaolapo.it" href="http://www.ciaolapo.it">www.ciaolapo.it</a>). I gruppi di autoaiuto servono a lavorare su quelle che sono le risorse personali dell&#8217;individuo in modo da elaborare il lutto e ridurre il rischio di avere un lutto complicato da disturbi psichiatrici. Il sostegno sociale di aiuto, sia attraverso i gruppi via chat, che nei gruppi dal vivo, è molto importante per fornire un aiuto tra pari, e per non medicalizzare una situazione fisiologica, come è il lutto, che fa parte della vita e per il quale ogni uomo se messo nella giusta condizione di supporto, può trovare una sua modalità di elaborazione e di riparazione. Il supporto esterno è un normale prolungamento di quello che viene fatto in ospedale: CiaoLapo Onlus lavora in modo integrato, privilegiando il dialogo, la formazione permanente, i momenti di aggregazione e crescita. Negli ultimi tre anni CiaoLapo ha colmato una lacuna culturale, rendendo disponibili studi, ricerche e testi presenti in precedenza soltanto in lingua straniera e creando nuovi testi divulgativi per i genitori e gli operatori, come il libro Piccoli Principi, che l’associazione dona gratuitamente agli ospedali. Il sito internet ospita pagine web contenenti informazioni mediche, psicologiche, e di counseling. Inoltre, nel forum dell’associazione è possibile avere una consulenza con operatori esperti e dialogare con genitori delle proprie esperienze di lutto e di elaborazione.</p>
<p>Concludendo, l’assistenza al lutto in gravidanza o dopo il parto richiede poche nozioni e molto lavoro sul proprio approccio con la morte, e sulla propria capacità di stare accanto al dolore acuto e traumatico. Il sostegno al lutto, sia per l’operatore che per il genitore, richiede la presenza di supporti informativi, di spazi adeguati di intervisione e di ascolto, di una rete integrata tra ospedale e territorio.</p>
<p>Hutti Mh. <em>Social And Professional Support Needs Of Families After Perinatal Loss</em>, J Obstet Gynecol Neonatal Nurs. Sep-Oct;34(5):630-8 2005</p>
<p>Ravaldi C., <em>Piccoli Principi. Perdere Un Bambino In Gravidanza O Dopo Il Parto</em>. Boopen Editore, 2009</p>
<p>Schott J., Henley A., Kohner N., <em>Pregnancy Loss And The Death Of A Baby &#8211; Guidelines For Professionals</em>. Sands Editore 2007</p>
<p>Ravaldi C., <em>Quando Una Vita Dura Nove Mesi: La Cura Della Famiglia </em><em>Colpita Da Morte Perinatale, </em>Educazione Prenatale, Anep, Num 12-13, Giugno – Dicembre 2008</p>
<p>Ravaldi C., Vannacci A<em>., La Gestione Clinica Del Lutto Perinatale Strategie Di Intervento E Linee Guida Internazionali, </em>La Care In Perinatologia, Vol 3, Maggio 2009</p><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Piccoli Principi</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 21:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piccoli Principi Perdere un Bambino in Gravidanza o dopo il Parto un libro di Claudia Ravaldi Boopen edizioni 2009 Aspettare un figlio, e perderlo ancor prima di avere sentito il suo pianto. Aspettare un figlio, e racchiudere tutta la sua vita dietro il vetro di un incubatrice. Aspettare, e in un momento sapere che nulla <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/484-piccoli-principi-la-morte-in-attesa.html'>[...]</a>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 120px"><a href="http://www.boopen.it/acquista/DettaglioOpera.aspx?Param=9805" target="_blank" title="Claudia Ravaldi - Piccoli Principi"><img class="  " style="margin: 10px;" title="Claudia Ravaldi - Piccoli Principi" src="http://www.ciaolapo.it/images/stories/piccoli.png" alt="Claudia Ravaldi - Piccoli Principi" width="110" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Claudia Ravaldi - Piccoli Principi 2009</p></div>
<p style="text-align: left;"><em>Piccoli Principi Perdere un Bambino in Gravidanza o dopo il Parto</em></p>
<p style="text-align: left;">un libro di Claudia Ravaldi</p>
<p style="text-align: left;">Boopen edizioni 2009</p>
<p>Aspettare un figlio, e perderlo ancor prima di avere sentito il suo pianto.</p>
<p>Aspettare un figlio, e racchiudere tutta la sua vita dietro il vetro di un incubatrice.</p>
<p>Aspettare, e in un momento sapere che nulla sarà più come prima.</p>
<p>Il dolore di chi perde un figlio è un dolore profondo, ancora considerato troppo intimo e sconosciuto dai più per trovare la giusta condivisione. E&#8217; un dolore che spaventa gli altri, e annichilisce chi lo affronta. Sono nascite-morti accompagnate dal peso schiacciante del silenzio.</p>
<p><span id="more-484"></span>C’è silenzio dopo la diagnosi di morte o di grave patologia, c’è silenzio dopo quelle nascite, ferme e perfette, c’è silenzio nei giorni a seguire. E’ un silenzio avvolgente, drammatico e isolante nella sua totalità. Si crea una barriera, netta, tra il prima ed il dopo, tra vita e morte. Caratteristica saliente dei giorni a seguire, il silenzio disperato. Non ci sono parole che colmino quel vuoto, non ci sono parole che cancellino l’assenza. Ed è attraverso il silenzio, nei primi tempi del lutto, che molti genitori esprimono il loro dolore.<br />
Questo breve libro rappresenta un punto di partenza per conoscere il lutto perinatale, ed è rivolto ai professionisti ed ancor più ai genitori, desiderosi di un confronto sui difficili temi del lutto e delle emozioni più frequenti delle madri, dei padri e dei fratellini.<br />
Il lutto dei genitori, come qualsiasi altro tipo di lutto traumatico, merita particolare attenzione e rispetto; ogni genitore può avere reazioni e bisogni diversi, dal momento che ogni essere umano ha il suo particolare sentire, il suo particolare vissuto e la sua propria modalità di reazione agli eventi.<br />
Piccoli Principi costituisce un buon punto di partenza per conoscere, comprendere e sostenere l&#8217;elaborazione del lutto perinatale.</p>
<ul>
<li>Claudia Ravaldi  <strong><em>Piccoli Principi. Perdere un bambino in gravidanza o dopo il parto</em></strong>. Boopen editore 2009 <a href="http://www.boopen.it/acquista/DettaglioOpera.aspx?Param=9805" target="_blank">Acquista online</a>.</li>
</ul><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Genitorialità e lutto nella morte perinatale</title>
		<link>http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html</link>
		<comments>http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 13:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[ciaolapo]]></category>
		<category><![CDATA[genitorialità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[morte perinatale]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia di un bambino può avere origini molto antiche nella mente dei suoi genitori. Diventare genitori è un processo che si estende lungo un arco temporale ampio e non si riduce ad un evento puntiforme sancito dalla nascita del bambino; la genitorialità ha luogo nella mente e nel corpo dei genitori e può avere <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html'>[...]</a>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><img class=" " style="margin: 10px;" title="In utero" src="http://www.hss.state.ak.us/dph/wcfh/informedconsent/images/18-weeksSUB.jpg" alt="bambino in utero" width="160" height="140" /><p class="wp-caption-text">18 settimane dopo il concepimento</p></div>
<p>La storia di un bambino può avere origini molto antiche nella mente dei suoi genitori. Diventare genitori è un <strong>processo</strong> che si estende lungo un arco temporale ampio e non si riduce ad un evento puntiforme sancito dalla nascita del bambino; la genitorialità ha luogo nella mente e nel corpo dei genitori e può avere inizio sul piano esclusivamente ideativo e immaginifico<strong> ben prima che avvenga il concepimento</strong>.</p>
<p>Quando si realizza la gravidanza e il bambino è reale e presente nel ventre materno, prende forma un primo <strong>legame di attaccamento</strong>, che è specifico di quella relazione con quel bambino in quel momento (non siamo di fronte ad una attesa generica, ma viviamo quell’attesa, legata a quel particolare momento storico), e la famiglia inizia a creare un nuovo e fisiologico spazio per accogliere il nascituro. Molto spesso la gioia dell’attesa trasporta i genitori ben oltre il quotidiano, li proietta in un futuro dove la nascita è già avvenuta e la presenza del bambino è finalmente disvelata, e fisicamente definita nel quotidiano familiare; <strong>questa proiezione può avvenire naturalmente fin dalle prime settimane di gravidanza</strong>, a dispetto di ogni tendenza volta a informare la donna delle elevate possibilità di aborto spontaneo o di perdita fetale (Pullen, 2008). Immaginare il nuovo bambino nella propria realtà quotidiana, ristrutturare ed adattare la coppia – famiglia all’ingresso del figlio ha una precisa funzione evolutiva, fa parte di un processo descritto da numerosi autori che si sono occupati negli anni di genitorialità (Righetti e Sette, 2000; Ammaniti 2008). Divenire madre, divenire padre, contrariamente a quanto si possa pensare, non avviene al momento del parto, ma, fisiologicamente, spesso in modo impercettibile e  inconscio durante tutto il percorso di genitorialità.<span id="more-461"></span></p>
<p>Queste premesse sono necessarie per comprendere il lutto perinatale, e per contestualizzare con maggiore precisione i vissuti psichici più comuni delle madri e dei padri colpiti da perdita.<br />
Nel <strong>lutto in gravidanza e dopo il parto</strong> i genitori sono chiamati ad affrontare un difficile percorso in cui l’amore per il bambino perduto e il dolore per la perdita si intrecciano al vissuto dei genitori e lo segnano, modificandone il decorso e entrando a fare parte della loro biografia. L’evento di perdita, profondamente vissuto nell’intimo delle madri e dei genitori, può risultare però poco comprensibile all’esterno, perché si piange un bambino “sconosciuto” al mondo (Kirkley-Best and Kellner, 1982), su cui nessuno, a parte i genitori, i fratellini e talvolta i nonni, ha avuto spazio e tempo per pensare e verso il quale nessun altro ha stabilito un legame di attaccamento.<br />
Bambini preziosissimi per chi li ha sentiti e pensati nella mente e nel corpo, simboli insignificanti per gli altri, portati ad allontanarsi velocemente dal dolore della morte nella convinzione che dimenticare l’evento di perdita e  “intraprendere” velocemente una nuova gravidanza siano l’unico modo possibile per “superare” il trauma. Gli studi sulla resilienza e sull’elaborazione del lutto ci dicono invece che requisiti necessari sono il tempo, il ricordo, l’integrazione dell’evento e delle nostre reazioni ad esso all’interno della nostra vita. Molto lontano dal modello dell’oblio, suggerito dai più. Come ci ricorda un detto popolare spagnolo “<strong>un lutto di cui non si parla è un lutto che non guarisce</strong>”, sottolineando come le “buone parole” possano favorire in primo luogo una narrazione, e poi un’elaborazione dell’evento di perdita.<br />
La morte “<em>all’inizio della vita</em>” è concettualmente difficile da capire  e da accettare, sia da parte di chi ne è colpito direttamente, e che comunque deve farci i conti, sia da parte della società; non è un caso che nella nostra lingua ed in molte altre non sia previsto un termine che indichi il genitore che perde un figlio, (mentre ad esempio in francese c’è un termine preciso, <em>les parent désenfantés</em>).</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 175px"><img class="   " style="margin: 10px;" title="&quot;La culla vuota&quot; Segantini 1881" src="http://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/samira/v2fe/thumbs/piacenza/pc004/pc004_01/00000072-med.jpg" alt="&quot;La culla vuota&quot; Segantini 1881" width="165" height="240" /><p class="wp-caption-text">&quot;La culla vuota&quot; Segantini 1881</p></div>
<p>La nostra cultura non trova parole che possano spiegare ciò che di per sé è innaturale e non razionalizzabile (come si può morire prima di nascere?) e senza parole non si formulano pensieri. Un dolore cui non si dà voce è un dolore destinato a restare privato, perché mancano le parole per poterlo definire, pensare e condividere. La morte prenatale  e perinatale e il lutto che ne consegue non hanno dunque un posto sociale, rimangono ancora un <strong>tabù</strong>, scarsamente affrontato,  non solo dalla società, ma anche dai professionisti, da sempre poco preparati ad affrontare il lutto e la morte (Kubler-Ross et al., 1972).<br />
L’elaborazione del lutto è un percorso che ognuno affronta con le proprie risorse e secondo i propri tempi. Il lutto perinatale ha una durata variabile <strong>da sei mesi a circa due anni</strong>, durante i quali le madri ed i padri attraversano l’esperienza luttuosa vivendola nella quotidianità, giorno per giorno. Se assistiti correttamente, i genitori procedono verso la riorganizzazione della propria vita ed hanno un progressivo riadattamento psico-sociale (<strong>resilienza</strong>); per questo sono determinanti il sostegno dell’ambiente circostante e la presenza di risorse specifiche (Hutti, 2005;Cote-Arsenault and Freije, 2004).  Le modalità di elaborazione di un lutto “normale” non possono prescindere dai propri vissuti e dalla propria personalità, ed ogni terapeuta dovrà sostenere la persona in lutto facilitando in essa lo sviluppo delle competenze necessarie all’elaborazione. In nessun caso prendersi cura di una persona in lutto significa prendere il suo posto nel processo decisionale o influenzarne le scelte: <strong>nel lutto in generale, e soprattutto nel lutto perinatale, i consigli, le direttive, le forzature sono inutili e dannose ai fini di una buona elaborazione, così come i giudizi, morali, etici e qualitativi</strong> (es: &#8220;questa reazione mi sembra eccessiva, pensi a chi perde un figlio grande!&#8221;). Ogni genitore, ed ogni famiglia ha la sua storia e le sue peculiari risorse interne. Il ruolo del terapeuta è dunque quello di permettere ai genitori di trovare quello spazio e quel tempo per pensare alla morte e per mettere in atto tutte quelle strategie che servono per elaborare il lutto e per lasciare andare quel bambino con la maggiore serenità possibile (Capitulo, 2005).<br />
Se non adeguatamente elaborato il lutto perinatale può trasformarsi in “lutto complicato”, influenzare negativamente il legame con gli altri figli o la genitorialità futura. La morte perinatale è un fattore di rischio che mina il benessere delle gravidanze successive (Saflund et al., 2002) e <strong>condiziona lo stile di attaccamento genitore-bambino</strong> (Turton et al., 2001;Lamb, 2002;O&#8217;Leary, 2004).</p>
<p>Durante le gravidanze successive ad una perdita perinatale ambedue i genitori possono avere sintomi di ansia e depressione, e sperimentare di nuovo i vissuti appartenenti alla precedente esperienza negativa, oppure possono “negare” la nuova gravidanza, per paura di perderla ancora, sperimentando iperprotettività, ansia, o al contrario, distacco e freddezza (Phipps, 1985;Robertson and Kavanaugh, 1998). Alcune ricerche hanno rilevato che <strong>la morte perinatale rappresenta un fattore di rischio</strong> per lo sviluppo di disturbi psichici nei bambini successivi, tra cui disturbi alimentari dell’infanzia e disturbi dell’attaccamento di tipo disorganizzato (Pinto et al., 2006;Hughes et al., 2001). Accogliere la coppia genitoriale colpita da lutto permette quindi sia di promuovere la salute dei genitori, sia di prevenire il disagio psichico nell’intero nucleo familiare (Saflund and Wredling, 2006;Saflund et al., 2004).</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class=" " style="margin: 10px;" title="Il supporto alla coppia" src="http://www.graphics.iparenting.com/photopost/data/599/medium/doctor-and-grieving-couple-photo-250-j-11812922-483x724.jpg" alt="Il supporto alla coppia" width="230" height="150" /><p class="wp-caption-text">Il supporto alla coppia</p></div>
<p>La rete sanitaria e sociale può offrire supporto e aiuto mettendo a disposizione servizi di counseling, e attraverso la distribuzione di materiale di autoaiuto. La presenza di servizi di per sé promuove l’elaborazione dell’evento, perché riduce il senso di solitudine tipico delle prime fasi del lutto e promuove lo sviluppo di risorse personali (Geller et al., 2006).<br />
Le modalità con le quali la perdita viene percepita e comunicata al genitore possono rappresentare un trauma ulteriore, così come le modalità di intervento successive alla diagnosi e il supporto ricevuto durante il parto e le dimissioni. Un’attenzione partecipe ai bisogni dei genitori durante la diagnosi, il parto e le dimissioni dall’ospedale, permettono un migliore recupero e forniscono un indubbio strumento per la resilienza (Ewton, 1993), mentre la malpractice data dall’assenza di supporto complica il percorso aggiungendo un trauma al trauma. <strong>Il sostegno psicologico ed il supporto empatico ai genitori dovrebbero iniziare contestualmente all’evento di perdita</strong>, e divenire parte integrante dell’assistenza ginecologica ed ostetrica, che occupandosi esclusivamente degli aspetti organici e medici minimizza o evita completamente la cura del dolore “psichico” intrinseco alla morte perinatale. Questa scissione corpo – mente, dolore fisico e dolore psichico, riflette molto spesso la mancanza di formazione specifica e, soprattutto, la mancanza di supporto e di spazi condivisi in cui l’equipe possa trovare le risorse per offrire un’assistenza integrata ai genitori (Saflund et al., 2002;McCreight, 2005).<br />
Il lutto perinatale, pur configurandosi come un trauma che necessiterebbe di un immediato soccorso per ridurre l’insorgenza di altri traumi ad esso correlati, è tra i lutti di più difficile gestione, ed è considerato motivo di profondo stress da parte degli operatori (Ravaldi et al., 2007; Ravaldi et al., 2010, in press). Le fasi in cui il ruolo dell’operatore è determinante nel ridurre l’impatto traumatico sono quelle iniziali, in cui la coppia versando in una fase di shock necessita di sostegno e di continuità assistenziale, l’incontro ed il saluto del bambino, e il ritorno a casa (Carr and Knupp, 1985).<br />
Dopo la diagnosi di morte perinatale <strong>la coppia sperimenta uno stato di shock e di profonda disorganizzazione psichica</strong>. Il dolore l’incredulità e lo stordimento sono così intensi e pervasivi da limitare la capacità di comprensione, per cui è possibile che le madri ed i padri abbiano bisogno di tornare più volte su alcuni concetti, di avere spiegazioni chiare e semplici, e di essere guidati nel percorso, anche se dall’esterno può sembrare tutto perfettamente logico e comprensibile Le emozioni ed i vissuti sono molto intensi e variabili da persona a persona nella loro intensità e nel modo di proporsi:distacco, rabbia, depressione, senso di colpa, ma anche dolore, paura, invidia nei confronti delle gravidanze e dei bambini degli altri. L’apparente anestesia emotiva che spesso alcune madri dimostrano fa parte di un comune meccanismo difensivo, che permette al soggetto traumatizzato di entrare lentamente a contatto con il trauma, in modo da non esserne travolto. Nella prima fase di shock c’è sempre un’intensa attività mnesica: ciò che i primi giorni sembra confuso e sfuocato è registrato dettagliatamente nella memoria e i ricordi traumatici riemergono anche a distanza di anni.<br />
Il parto del proprio bambino morto, il poco tempo da condividere con lui, la sua assenza nei giorni successivi: il corpo conserva la “sua” memoria della gravidanza e spesso ripropone per qualche tempo i vissuti relativi alla presenza del bambino (<strong>alcune donne sentono i movimenti nella pancia</strong>, altre hanno l’impressione di <strong>sentire il pianto del loro bambino</strong>, altre ancora <strong>producono latte </strong>e rispondono scarsamente alle terapie inibenti). Molte madri riportano una sensazione sgradevole e dolorosa alle braccia, definita “<strong>la sindrome delle braccia vuote</strong>” che è presente in modo acuto soprattutto nelle prime settimane dopo la perdita ed è legata al venir meno delle funzioni di accudimento. Le madri colpite dal lutto perinatale sperimentano una dolorosa sensazione (sia fisica che mentale) di vuoto e di sbigottimento, estrema tristezza, sentimenti di colpa, di fallimento della funzione materna e isolamento, irritabilità, rabbia. Il ruolo del personale curante è infine quello di restituire ai genitori gli aspetti più costruttivi di quell’esperienza di perdita, incoraggiandoli a vivere passo passo tutte le fasi, dalla diagnosi alla dimissione al meglio delle loro possibilità, sottolineando i loro punti di forza e sostenendoli nei momenti di abbattimento. Riportare l’attenzione su quello che ancora si può fare e sul loro amore di genitori è una funzione centrale del processo di lutto, perché permette ai genitori di affrontare la perdita con tutta la consapevolezza possibile.<br />
Dopo la dimissione dall’ospedale inizia il momento più difficile per i genitori, quello del ritorno alla loro realtà in una veste completamente diversa da quella attesa, e con la dura necessità di confrontarsi con il vuoto lasciato dalla morte di quel bambino tanto atteso: in quei momenti la realtà si manifesta per quella che è, la perdita viene razionalizzata (“<em>ho capito che era successo davvero</em>”) ed insieme al dolore si avverte fortissima la necessità di essere accuditi ed aiutati, e soprattutto di non essere lasciati soli. In questa fase i genitori chiedono più o meno attivamente aiuto, ai familiari, agli amici al loro consultorio o all’ospedale. <strong>La presenza di materiale di autoaiuto e la disponibilità di riferimenti telematici possono essere d’aiuto per una sana elaborazione del lutto</strong> (Capitulo, 2004).<br />
Data però la difficoltà generale nell’affrontare questo lutto, ed in assenza di risorse accessibili, un genitore può ricevere risposte terapeutiche scarsamente utili, se non addirittura dannose.<br />
Tra le più comuni modalità “di cura” del lutto si hanno la patologizzazione del lutto, considerato come una malattia psichiatrica, o la negazione del lutto, in cui il lutto viene banalizzato e il genitore è esortato a superarlo.<br />
La scarsa conoscenza del lutto e la fretta di “guarire” dal lutto-malattia motivano la frequente prescrizione di terapie farmacologiche, soprattutto ansiolitici e antidepressivi, allo scopo di “alleviare il dolore” e ridurre i sintomi fisiologici ad esso correlati, come il pianto o i disturbi del sonno; i farmaci, salvo casi a rischio di lutto complicato, danneggiano il fisiologico percorso di elaborazione del lutto, bloccando la fisiologica risposta neuroendocrina e danneggiando i meccanismi interni di coping.<br />
La banalizzazione dell’evento e dei vissuti ad esso correlati sono <strong>alla base dell’assenza di supporto e della carenza di risorse</strong>; in questi casi la sofferenza è considerata “normale” e il bisogno di aiuto negato (“non sei il primo né l’ultimo, non pensarci e fatti forza”).<br />
Una buona cura consiste nell’affiancare il genitore durante i momenti più salienti del percorso di lutto, dalla diagnosi al parto, dall’incontro col bambino alla dimissione; dopo la dimissione, stabilire una continuità nell’assistenza e pianificare l’utilizzo delle risorse disponibili è in genere di grande aiuto e riduce sensibilmente il senso di solitudine e di isolamento che molti genitori sperimentano. La presenza di una rete di sostegno, formata da ginecologo, ostetrica, psicologo/counselor e gruppi di automutuoaiuto accompagna i genitori dalla “morte” del loro bambino alla loro rinascita, momento in cui, finalmente liberi dalle spire del lutto, possono avere le sufficienti risorse fisiche e psichiche per prepararsi ad essere nuovamente genitori, e per trovare nella loro mente e nei loro gesti uno spazio sufficiente per il nuovo bambino.<br />
Se è vero che ogni bambino perduto merita di essere ricordato, è anche vero che ogni bambino in arrivo merita di essere accolto al meglio per la sua unicità e dovrebbe poter godere di una madre e un padre liberi di lasciarsi andare all’amore, e non impietriti dal dolore e dalla paura.</p>
<h3>Bibliografia</h3>
<p>Capitulo KL (2004) Perinatal Grief Online. MCN Am J Matern Child Nurs 29: pp 305-311.<br />
Capitulo KL (2005) Evidence for Healing Interventions With Perinatal Bereavement. MCN Am J Matern Child Nurs 30: pp 389-396.<br />
Carr D and Knupp S F (1985) Grief and Perinatal Loss. A Community Hospital Approach to Support. J Obstet Gynecol Neonatal Nurs 14: pp 130-139.<br />
Cote-Arsenault D and Freije M M (2004) Support Groups Helping Women Through Pregnancies After Loss. West J Nurs Res 26: pp 650-670.<br />
Ewton DS (1993) A Perinatal Loss Follow-Up Guide for Primary Care. Nurse Pract 18: pp 30-36.<br />
Geller PA, Psaros C and Kerns D (2006) Web-Based Resources for Health Care Providers and Women Following Pregnancy Loss. J Obstet Gynecol Neonatal Nurs 35: pp 523-532.<br />
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Hutti MH (2005) Social and Professional Support Needs of Families After Perinatal Loss. J Obstet Gynecol Neonatal Nurs 34: pp 630-638.<br />
Kirkley-Best E and Kellner K R (1982) The Forgotten Grief: a Review of the Psychology of Stillbirth. Am J Orthopsychiatry 52: pp 420-429.<br />
Kubler-Ross E, Wessler S and Avioli L V (1972) On Death and Dying. JAMA 221: pp 174-179.<br />
Lamb EH (2002) The Impact of Previous Perinatal Loss on Subsequent Pregnancy and Parenting. J Perinat Educ 11: pp 33-40.<br />
McCreight BS (2005) Perinatal Grief and Emotional Labour: a Study of Nurses&#8217; Experiences in Gynae Wards. Int J Nurs Stud 42: pp 439-448.<br />
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Phipps S (1985) The Subsequent Pregnancy After Stillbirth: Anticipatory Parenthood in the Face of Uncertainty. Int J Psychiatry Med 15: pp 243-264.<br />
Pinto C, Turton P, Hughes P, White S and Gillberg C (2006) ADHD and Infant Disorganized Attachment: a Prospective Study of Children Next-Born After Stillbirth. J Atten Disord 10: pp 83-91.<br />
Ravaldi C., Biagini A., Lapi F., Ricca V., Vannacci A., (2007) The relationship between professional burnout and psychological impact of life events in healthcare professionals involved in stillbirth management. Third annual congress of the International Stillbirth Alliance (ISA) &#8220;Perinatal Loss, improving care and prevention&#8221;, September 29 &#8211; October 2 2007, Birmingham (UK)<br />
Robertson PA and Kavanaugh K (1998) Supporting Parents During and After a Pregnancy Subsequent to a Perinatal Loss. J Perinat Neonatal Nurs 12: pp 63-71.<br />
Saflund K, Sjogren B and Wredling R (2002) Physicians&#8217; Attitudes and Advice Concerning Pregnancy Subsequent to the Birth of a Stillborn Child. J Psychosom Obstet Gynaecol 23: pp 109-115.<br />
Saflund K, Sjogren B and Wredling R (2004) The Role of Caregivers After a Stillbirth: Views and Experiences of Parents. Birth 31: pp 132-137.<br />
Saflund K and Wredling R (2006) Differences Within Couples&#8217; Experience of Their Hospital Care and Well-Being Three Months After Experiencing a Stillbirth. Acta Obstet Gynecol Scand 85: pp 1193-1199.<br />
Turton P, Hughes P, Evans C D and Fainman D (2001) Incidence, Correlates and Predictors of Post-Traumatic Stress Disorder in the Pregnancy After Stillbirth. Br J Psychiatry 178: pp 556-560.</p><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
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		<title>La carne e il cuore: storie di donne</title>
		<link>http://www.psico-terapia.it/wp/436-la-carne-e-il-cuore-storie-di-donne.html</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 23:01:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; uscito il libro &#8220;La carne e il cuore: storie di donne&#8221; a cura di Carlo Valerio Bellieni, che contiene una lunga intervista alla dott.ssa Claudia Ravaldi sui temi della maternità, dell&#8217;interruzione di gravidanza e della laicità della sua professione medica di fronte ad alcuni importanti temi di bioetica. Due femministe, quattro suore, due ginecologi <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/436-la-carne-e-il-cuore-storie-di-donne.html'>[...]</a>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 140px"><a href="http://www.ibs.it/code/9788882725204/zzz1k1456/carne-e-il-cuore.html?shop=3270" title="La carne e il cuore: storie di donne"><img alt="La carne e il cuore: storie di donne" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788882725204" title="La carne e il cuore: storie di donne" width="130"  /></a><p class="wp-caption-text">La carne e il cuore: storie di donne</p></div>
<p> E&#8217; uscito il libro &#8220;La carne e il cuore: storie di donne&#8221; a cura di Carlo Valerio Bellieni, che contiene una lunga <strong>intervista alla dott.ssa Claudia Ravaldi</strong> sui temi della maternità, dell&#8217;interruzione di gravidanza e della laicità della sua professione medica di fronte ad alcuni importanti temi di bioetica.</p>
<li><em>Due femministe, quattro suore, due ginecologi e  una psichiatra: un esplosivo mix che ci trascina con forza  nell&#8217;universo femminile infrangendo tabù e pregiudizi. Dalla diagnosi  prenatale alle bambole, dall&#8217;aborto all&#8217;amore per il corpo: chi sa  quante sorprese riserva il mondo femminile quando si guarda con gli  occhiali giusti?</em></li>
<p><br/><br/></p>
<p style="text-align: left;">In questo post sono riportati alcuni estratti dall&#8217;intervista. Il libro è edito da <strong>Cantagalli</strong> (collana <strong>Il  coraggio di scegliere</strong>), è distribuito in tutte le librerie ed è anche <a href="http://www.ibs.it/code/9788882725204/zzz1k1456/carne-e-il-cuore.html?shop=3270" target="_blank">acquistabile online</a> su IBS.it</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-436"></span></p>
<p><br/><br/></p>
<p style="text-align: left;"><em>A cura di Carlo Valerio Bellieni</em></p>
<p><br/>
<p style="text-align: left;">Una tavola rotonda fra tre medici impegnatissimi nel lavoro con le donne; sono medici di estrazione culturale diversa. Sono ripartiti tra laicità, chiesa cattolica e buddismo, rispettivamente. [...] Rispondono a delle domande-provocazione e ci colpiscono con la loro sincerità. Claudia Ravaldi è una psichiatra, Alessandra Kustermann è una ginecologa, così come Nicola Natale.</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;">[...]</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;"><strong>CVB: </strong><em>Età avanzata: ormai sembra la normalità avere un solo figlio, decidere di farlo sopra i trent’anni: pensa che sia una saggia scelta?</em></p>
<p><br/><strong>CR:</strong> Il contesto sociale e culturale cui apparteniamo sembra scoraggiare l’acquisizione di una posizione adulta e genitoriale nei giovani; viene coltivata una mentalità di de-responsabilizzazione e si privilegia l’investimento sull’immediatezza e sull’autodeterminazione narcisistica. Oggi si compiono più facilmente scelte indirizzate al consumo e al possesso materiale piuttosto che all’acquisizione di strumenti interiori di ascolto, consapevolezza e progettualità.<br />
Il consumo fine a se stesso, la tensione verso il raggiungimento di status esteriorizzanti e centrifughi, allontanano l’individuo da riflessioni evolutive appropriate per età e maturità. Manca (e se presente, è spesso ristretto) uno spazio interiore di riflessione e di auto-determinazione per armonizzare temperamento, personalità, progettualità e fasi evolutive della vita umana, tant’è che alcuni esperti oggi identificano l’inizio dell’età adulta con il compimento dei 30 anni, prolungando l’adolescenza di circa 10 anni, con le ovvie conseguenze. Il benessere materiale e l’agio, producono una riduzione dell’autonomia decisionale e della capacità esplorativa, riducendo la consapevolezza di sé e procrastinando l’acquisizione di una posizione adulta. L’inconsapevolezza, il desiderio narcisistico di auto-soddisfacimento, promosso e sostenuto dalle scelte di legame genitori-figli basate su meccanismi di controllo e di deresponsabilizzazione e di ipercura, negano al giovane uomo e alla giovane donna l’accesso ai propri reali desideri e alla costruzione mentale di un proprio spazio nel mondo adulto e nel mondo genitoriale. Per questi motivi, più che di scelta saggia, parlerei di rimozione inconsapevole. Se potessimo dare ai nostri figli le chiavi personali per accedere con maturità e serenità ad un Io più interiore che apparente, certamente assisteremmo a coppie giovani libere di creare nuove famiglie senza sentirsi per questo malgiudicati o isolati da una società/famiglia di appartenenza assolutamente controllanti e discriminanti verso chi “privilegia” la famiglia e non la carriera e l’autoaffermazione.</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;">[...]</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;"><em><strong>CVB:</strong></em> <em>Nelle recenti discussioni sulla fecondazione in vitro, molto si è discusso sui diritti dell’embrione. Lei crede che l’embrione possa essere considerato un paziente? E il feto?</em></p>
<p><br/>
<p style="text-align: left;"><strong>CR: </strong>comunemente si definisce paziente «colui che riceve cure o attenzioni mediche». Secondo questa definizione, che è l’evoluzione dell’arcaico «colui che soffre», il paziente è chiunque sia oggetto di cure, e dunque il bambino nelle primissime fasi della vita, oggetto di attenzione medica, è secondo me da considerarsi “paziente”.<br />
Nel caso di un bambino in utero, i pazienti sono due: la mamma ed il suo bambino. Di fronte a una donna in gravidanza, i curanti dovrebbero essere consapevoli che agiscono in un momento particolare della vita di una donna, un momento in cui si è “due in uno”: avere presente l’esistenza di questa diade, dare il giusto spazio mentale a tutti i protagonisti di quel momento, permette ai curanti e alla donna di condividere un percorso nel modo più consapevole e più sereno possibile, anche nel caso di situazioni difficili, come ad esempio la diagnosi di patologia fetale o la scelta di applicare la riduzione selettiva in caso di gravidanza plurigemellare. Sapere che c’è un piccolissimo“paziente” (di nome e di fatto, perché accetta, non potendo fare altro, ciò che viene scelto per lui) dentro ad una paziente che è in grado di compiere scelte e di collaborare attivamente con i medici per una cura adeguata a quel caso e a quella circostanza, permette a genitori e curanti di agire cercando di tutelare la salute. Una donna che sceglie di abortire o di rinunciare alle possibili cure per suo figlio è spesso una donna scarsamente informata della presenza di alternative e certamente condizionata dallo scarso valore che ancora oggi si dà alle prime fasi della vita umana, per cui l’embrione e il feto sono ancora visti più come “appendici” amorfe che come persone in divenire e, dunque, come “pazienti” oggetto di cure.</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;">[...]</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;"><em><strong>CVB:</strong> Cosa intende lei con il termine “persona”?</em></p>
<p><br/><strong>CR:</strong> essendo persona un termine che ha assunto oggi una definizione per lo più di tipo giuridico, preferisco parlare di essere umano, termine che abbraccia l’essere vivente dal suo concepimento alla morte. Per esperienza personale, dopo la perdita di mio figlio, avvenuta per morte intrauterina a 38 settimane di gravidanza, mi sono scontrata con l’accezione giuridica del termine persona, che riconosce come tale solo chi è nato vivo. Mio figlio, nato morto, non è una persona (inteso in senso giuridico), quindi non ha alcun diritto, tra cui quello di essere presente nel mio stato di famiglia. Per lo stato, mio figlio non è mai esistito, per me come madre, e per i genitori come me, i nostri bambini<br />
(feti o, in moltissimi casi, embrioni) sono persone, esseri umani, da trattare con rispetto e dignità, anche se molto malati o destinati ad una vita cortissima.</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;">[...]</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;"><em><strong>CVB:</strong> A cosa pensa sia dovuta l’alta media di ecografie prenatali in gravidanze a basso rischio?</em></p>
<p><br/><strong>CR:</strong> L’ecografia ha il pregio di rendere “visibile” all’occhio ciò che altrimenti non potrebbe essere visto: rappresenta dunque un momento di verifica, di rassicurazione rispetto ad eventuali complicanze, ma anche di profonda relazione con il bambino: nei ricordi di gravidanza di molte madri e di molti papà l’ecografia è il momento in cui avviene un incontro privilegiato (ad esempio, i genitori fanno fantasie sulle somiglianze e attribuiscono emozioni al bambino in base alle espressioni del volto). Molti studi ci dicono come l’ecografia rinsaldi il legame genitori-bambino, come per i genitori sia positivo incontrare in modo visivo il bambino e seguirne lo sviluppo. Non a caso i genitori collezionano le immagini ed i video ecografici e le mostrano a parenti e amici con orgoglio, quasi come se l’ecografia fosse un’anticipazione dell’incontro col neonato. Uno spunto di riflessione personale: fare un’ecografia è più veloce e immediato rispetto a insegnare ad una persona a “sentirsi” genitore e, come spesso accade oggi, soddisfa nell’immediato un bisogno, in una sorta di take-away che risponde ad un’esigenza immediata ma non aiuta il genitore a creare altri canali comunicativi con quel bambino. Molte madri ansiose, sia dopo eventi di perdita sia alla prima gravidanza, arrivano a non fidarsi più della loro capacità di contare movimenti fetali, e accolgono volentieri l’offerta del curante: “vieni quando vuoi che diamo un’occhiatina”. Il pericolo è la delega a terzi di un istinto personale e di una capacità connaturata alla maternità, e la sopravvalutazione del canale visivo rispetto ad altri canali sensoriali.</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;">Potete leggere il resto delle interviste alla dott.ssa Ravaldi, alla dott.ssa Kustermann, al dott. Natale, alle giornaliste Alessandra Di Pietro e Paola Tavella e alle suore di clausura Suor Roberta, Suor Mariacarla, Suor Eva e Suor Elena nel libro &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788882725204/zzz1k1456/carne-e-il-cuore.html?shop=3270" target="_blank">La carne e il cuore: storie di donne</a>&#8220;, a cura di <a href="http://carlobellieni.splinder.com/post/22189026/Libro+da+non+perdere" target="_blank">Carlo Valerio Bellieni</a>.</p>
<p><br/><br/></p><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/532-la-tua-culla-e-il-mio-cuore.html' rel='bookmark' title='La tua culla è il mio cuore'>La tua culla è il mio cuore</a> <small>Finalmente, dopo molto lavoro, esce il primo libro tutto italiano...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Come superare il trauma del lutto perinatale</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 00:26:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ciaolapo]]></category>
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		<description><![CDATA[Intervista di Angela Bisceglia alla dr.ssa Claudia Ravaldi Da Dolce Attesa – Maggio 2008 Perdere un bambino è sicuramente una vicenda molto triste nella vita di una coppia e, soprattutto nei primi tempi, lascia un senso di vuoto che sembra impossibile superare. &#8220;È importante prendersi tutto il tempo necessario per rielaborare il lutto che si <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/164-superare-il-lutto-perinatale.html'>[...]</a>
Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html' rel='bookmark' title='Genitorialità e lutto nella morte perinatale'>Genitorialità e lutto nella morte perinatale</a> <small>La storia di un bambino può avere origini molto antiche...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/psicotraumatologia-e-lutto/lutto-perinatale' rel='bookmark' title='Lutto perinatale'>Lutto perinatale</a> <small>Tecnicamente si definisce morte perinatale la perdita di un figlio...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/506-la-morte-endouterina-quale-supporto-per-un-lutto-nascosto.html' rel='bookmark' title='La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?'>La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?</a> <small>La nascita di un bambino morto è considerato un evento...</small></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista di Angela Bisceglia alla dr.ssa Claudia Ravaldi<br />
Da Dolce Attesa – Maggio 2008</em></p>
<div id="attachment_261" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.psico-terapia.it/wp/wp-content/uploads/2008/05/pepita.jpg" rel="shadowbox[sbpost-164];player=img;" title="Lutto in gravidanza"><img class="size-thumbnail wp-image-261 " style="margin: 5px 10px;" title="Lutto in gravidanza" src="http://www.psico-terapia.it/wp/wp-content/uploads/2008/05/pepita-150x133.jpg" alt="Lutto in gravidanza" hspace="10" vspace="5" width="141" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Piccoli Principi, di Giovanni Presutti</p></div>
<p>Perdere un bambino è sicuramente una vicenda molto triste nella vita di una coppia e, soprattutto nei primi tempi, lascia un senso di vuoto che sembra impossibile superare. &#8220;È importante <strong>prendersi tutto il tempo necessario per rielaborare il lutto</strong> che si è vissuto, senza farsi fretta e senza pretendere di cancellarlo dalla propria memoria&#8221;, dice <strong>Claudia Ravaldi, psicoterapeuta e fondatrice dell&#8217;Associazione Ciaolapo Onlus</strong>, nata proprio per offrire un sostegno ai genitori che hanno perso un figlio. &#8220;Quello del dolore è un passaggio obbligato e <strong>la guarigione non può essere resa più rapida</strong>, altrimenti il lutto non verrà superato. Molti genitori cercano un altro figlio al più presto, per colmare il vuoto e soddisfare il bisogno fisico di tenere in braccio una nuova creatura. Ma se le due esperienze sono troppo ravvicinate, la mamma rischia di provare ancora troppo intensamente il dolore della perdita: la conseguenza è che o <strong>si sente in colpa perché crede di dimenticare</strong> o rinnegare in questo modo il precedente bambino o, per scaramanzia, <strong>vive la gravidanza con minore partecipazione</strong>, con distacco, nella paura di affezionarsi al nuovo piccolo.<br />
<span id="more-164"></span><br />
Ci sono donne che non si toccano la pancia o non guardano il monitor quando fanno l&#8217;ecografia, che non preparano nulla per il nascituro, nemmeno il fiocco; molte mamme stanno assai peggio quando si avvicinano alla settimana in cui si è verificata la perdita del bambino precedente, e spesso <strong>cercano in tutti i modi di anticipare la data del parto</strong>. È invece molto importante concentrarsi sull&#8217;unicità di quel che si sta vivendo, coltivare il legame col bambino giorno per giorno e non vivere la gravidanza come &#8216;in apnea&#8217;, in attesa della nascita&#8221;.</p>
<p>Quanto sarebbe meglio aspettare, dunque, prima di riprovarci? &#8220;Ognuno ha i suoi tempi, ma in genere almeno sei-dodici mesi sono necessari&#8221;, risponde Claudia Ravaldi. &#8220;Il momento &#8216;giusto&#8217; può essere <strong>quando sentiamo che la voglia di amare è più forte della paura</strong>, quando la sofferenza si è trasformata in qualcosa di caro da ricordare e pensiamo al piccolo scomparso con tenerezza, dolcezza e non più solo con dolore, consapevoli che non ruberemo niente se ameremo anche un altro bambino&#8221;.</p>
<p>In questa fase di lutto, ma anche successivamente, <strong>è fondamentale non chiudersi in se stesse</strong>. Tante donne tendono a tacere l&#8217;esperienza vissuta come se fosse qualcosa da nascondere o di cui vergognarsi. Invece, è indispensabile informare le persone che ci seguiranno nella nuova gravidanza di quel che è successo, non solo per gli opportuni accertamenti medici, ma anche per avere un adeguato sostegno psicologico.</p>
<p>L&#8217;ideale sarebbe confrontarsi con chi ha già vissuto la stessa esperienza, in modo da poter esternare liberamente i propri sentimenti e le proprie paure. Infine, nel corso della nuova gravidanza è molto importante coinvolgere il papà nel legame con il nuovo bambino, lavorando sul rapporto madre-padre-bambino e sul recupero di un contatto pieno e profondo con il nascituro: esistono tecniche di bonding (che significa proprio &#8216;legame&#8217;) che i genitori possono facilmente imparare dagli educatori prenatali e che, attraverso <strong>semplici esercizi</strong>, consolidano la relazione col bebè e <strong>allentano lo stress dovuto alla paura di perdere anche questo bambino</strong>.</p>
<p><em>Leggi di più su <a href="http://www.ciaolapo.it">www.ciaolapo.it</a><br />
</em></p><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html' rel='bookmark' title='Genitorialità e lutto nella morte perinatale'>Genitorialità e lutto nella morte perinatale</a> <small>La storia di un bambino può avere origini molto antiche...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/psicotraumatologia-e-lutto/lutto-perinatale' rel='bookmark' title='Lutto perinatale'>Lutto perinatale</a> <small>Tecnicamente si definisce morte perinatale la perdita di un figlio...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/506-la-morte-endouterina-quale-supporto-per-un-lutto-nascosto.html' rel='bookmark' title='La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?'>La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?</a> <small>La nascita di un bambino morto è considerato un evento...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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