In letteratura si trovano molti dati riguardo alla depressione post partum che colpisce le madri, generalmente tra i due ed i tre mesi dalla nascita del bambino. Poco si conosce delle modificazioni paterne durante i primi mesi di vita del bambino, e fino ad oggi non erano stati condotti studi di popolazione che valutassero la frequenza del fenomeno ed i suoi possibili effetti sulla crescita dei figli.

Depressione post-partum nei padri Un grande studio di popolazione pubblicato sulla rivista The Lancet condotto su circa 8000 nuclei familiari ha somministrato gli stessi test ai padri e alle madri, valutando poi l’andamento a distanza di tre e cinque anni e soprattutto il comportamento dei bambini. Si è visto che circa il 10% delle madri e circa il 4% dei padri riportava sintomi di depressione; in molti nuclei familiari la depressione era presente in ambedue i genitori e, laddove il padre era depresso, i figli riportavano più frequentemente tratti di iperattività e problemi della condotta. L’attenzione al nucleo familaire e ai cambiamenti legati al passaggio da coppia a famiglia, così come lo sviluppo della funzione genitoriale si confermano importanti al fine di una corretta prevenzione e, dal punto di vista socio-sanitario, per poter fornire risposte adeguate al disagio emotivo in chi si appresta a diventare genitore o lo è diventato da poco.

 

Se da un lato tra gli uomini adulti ed i giovani diminuisce il numero di fumatori, questo resta ancora elevato tra le donne adulte, attirate dalla falsa immagine di emancipazione attribuita alla donna fumatrice. Oltre ai danni diretti alla salute di chi fuma, questo pericoloso vizio condiziona pesantemente anche la salute di quanti gli stanno vicino, in particolare dei figli. Si calcola infatti che il 18% dei bambini tra i 13 ed i 23 mesi sia abitualmente esposto al fumo di tabacco, considerando che fumano il 22% delle madri ed il 38% dei padri di bambini in questa fascia di età. Le conseguenze per la salute di questa esposizione possono essere anche molto gravi, al punto che si stima che ogni anno in Italia l’esposizione dei bambini al fumo passivo causi il 17% dei casi totali di SIDS (le cosiddette “morti bianche” in culla), il 21% delle infezioni respiratorie nei primi due anni di vita e il 9% dei casi d’asma infantile (fonte: Istituto Superiore di Sanità). E’ importante quindi sottolinerae come la gravidanza ed i periodi immediatamente precedenti e seguenti, rappresentino un’opportunità unica per decidere di smettere di fumare. La motivazione che deriva dalla presa di coscienza dei propri doveri verso i figli aiuta infatti ad ottenere risultati più rapidi e durauri, spesso anche soltanto con brevi sedute di counselling, senza la necessità di ricorrere a trattamenti farmacologici. Visita il sito del Ministero della Salute per saperne di più.

© 2012 Dott.ssa Claudia Ravaldi
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