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	<title> &#187; gravidanza</title>
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		<title>La morte in-attesa</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 20:05:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; uscito La morte in-attesa, il nuovo libro di Claudia Ravaldi, per Ipertesto Edizioni. Gli operatori sanitari si trovano a contatto con i genitori che hanno perso un figlio nel momento stesso della sua morte e in quelli immediatamente successivi. Nonostante questo, la formazione degli operatori sanitari presenta forti lacune negli aspetti relativi al sostegno <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/537-la-morte-in-attesa.html'>[...]</a>
Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
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<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/529-morte-endouterina-e-supporto-ai-genitori-in-lutto.html' rel='bookmark' title='Morte endouterina e supporto ai genitori in lutto'>Morte endouterina e supporto ai genitori in lutto</a> <small>Ogni anno nel mondo muoiono tre milioni di bambini nel...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/532-la-tua-culla-e-il-mio-cuore.html' rel='bookmark' title='La tua culla è il mio cuore'>La tua culla è il mio cuore</a> <small>Finalmente, dopo molto lavoro, esce il primo libro tutto italiano...</small></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="float: left; margin: 10px;" src="http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/373578_217353705007664_261743313_n.jpg" alt="La morte in-attesa. Claudia Ravaldi" width="180" height="239" border="0" />E&#8217; uscito La morte in-attesa, il nuovo libro di Claudia Ravaldi, per Ipertesto Edizioni. Gli operatori sanitari si trovano a contatto con i genitori che hanno perso un figlio nel momento stesso della sua morte e in quelli immediatamente successivi. Nonostante questo, la formazione degli operatori sanitari presenta forti lacune negli aspetti relativi al sostegno dei genitori. In assenza di un training specifico, i pregiudizi psicologici, culturali e sociali nei confronti delle reazioni dei genitori al lutto influenzano la qualità del supporto offerto dagli operatori sanitari. Spesso queste figure si trovano in difficoltà nel fornire risposte empatiche a causa della mancanza di comprensione delle modalità più adatte per fronteggiare questa dolorosa circostanza.<br />
Questo testo affronta le diverse sfaccettature del lutto perinatale offrendo una chiave di lettura pratica basata sulla più aggiornata letteratura scientifica e sulle testimonianze di oltre duemila genitori in lutto.</p>
<p>Note sull’autore:<br />
Claudia Ravaldi, psichiatra, psicoterapeuta, ha fondato nel 2006 l’associazione scientifico-assistenziale CiaoLapo Onlus. Ha pubblicato più di 50 articoli scientifici ed ha all’attivo oltre cento par-tecipazioni a congressi, seminari e corsi di formazione come docente nel campo del lutto, della psicologia della gravidanza e della gestione clinica del lutto perinatale. Questo è il suo quarto libro.</p>
<p>Se vuoi puoi richiedere una copia de &#8220;La morte in-attesa&#8221; facendo una <strong>donazione minima di 15€</strong> alla Associazione CiaoLapo Onlus. Ulteriori informazioni in <a href="http://www.ciaolapo.it/index.php?option=com_myblog&#038;show=la-morte-in-attesa.html&#038;Itemid=100043" target="_blank">questa pagina</a>.</p><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/506-la-morte-endouterina-quale-supporto-per-un-lutto-nascosto.html' rel='bookmark' title='La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?'>La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?</a> <small>La nascita di un bambino morto è considerato un evento...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/529-morte-endouterina-e-supporto-ai-genitori-in-lutto.html' rel='bookmark' title='Morte endouterina e supporto ai genitori in lutto'>Morte endouterina e supporto ai genitori in lutto</a> <small>Ogni anno nel mondo muoiono tre milioni di bambini nel...</small></li>
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		<title>La tua culla è il mio cuore</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 15:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente, dopo molto lavoro, esce il primo libro tutto italiano dedicato al lutto perinatale. Nel libro La tua culla è il mio cuore, ideato e curato da Claudia Ravaldi, si narrano 8 storie di genitori alle prese con il lutto perinatale, per mano dei genitori stessi che giorno dopo giorno, mese dopo mese, hanno &#8220;tirato <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/532-la-tua-culla-e-il-mio-cuore.html'>[...]</a>
Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/537-la-morte-in-attesa.html' rel='bookmark' title='La morte in-attesa'>La morte in-attesa</a> <small>E&#8217; uscito La morte in-attesa, il nuovo libro di Claudia...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/436-la-carne-e-il-cuore-storie-di-donne.html' rel='bookmark' title='La carne e il cuore: storie di donne'>La carne e il cuore: storie di donne</a> <small>E&#8217; uscito il libro &#8220;La carne e il cuore: storie...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/516-nella-scia-di-una-stella-cadente-fiaba-terapeutica-di-claudia-ravaldi.html' rel='bookmark' title='Nella Scia di una Stella Cadente &#8211; fiaba terapeutica di Claudia Ravaldi'>Nella Scia di una Stella Cadente &#8211; fiaba terapeutica di Claudia Ravaldi</a> <small>Una famiglia di gatti, due genitori e due cuccioli, si...</small></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="float: left; margin: 10px;" src="https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-snc4/188187_212365432129254_1795809_n.jpg" border="0" alt="" width="114" height="162" />Finalmente, dopo molto lavoro, esce il primo libro tutto italiano dedicato al lutto perinatale. Nel  libro  La tua culla è il mio cuore, ideato e curato da Claudia Ravaldi, si narrano 8 storie  di genitori alle prese con il  lutto  perinatale, per mano dei genitori stessi che giorno dopo giorno, mese  dopo mese, hanno &#8220;tirato le fila&#8221; del loro percorso di elaborazione del  lutto attraverso pensieri, emozioni, difficoltà, stati d&#8217;animo  fluttuanti, guidate dall&#8217;amore per i loro figli, e dai principi<span class="text_exposed_show"> dell&#8217;automutuoaiuto. Le 8 storie si dipanano nel percorso dalla <strong> diagnosi</strong>, al <strong>dolore</strong>, fino al <strong>recupero di quel benessere </strong>che all&#8217;inizio  sembra irraggiungibile, lontano, perso per sempre.<br />
Un libro <strong>per  genitori</strong>, desiderosi di leggere finalmente le esperienze italiane di  elaborazione del lutto, e <strong>per tutti gli operatori </strong>che ogni giorno  scelgono di essere cura, ed si impegnano affinchè certi errori non  vengano più ripetuti.<br />
Con la prefazione di Giovanni Avesani, di  Ipertesto Edizioni, l&#8217;introduzione della dott.ssa Carla Maria Xella, e  la postfazione di Claudia Ravaldi, &#8220;La tua culla è il mio cuore&#8221; è  disponibile sia presso l&#8217;<a title="La tua culla è il mio cuore" href="http://www.ciaolapo.it/index.php?option=com_myblog&amp;show=la-tua-culla-a-il-mio-cuore.html&amp;Itemid=100043" target="_blank">associazione CiaoLapo Onlus</a> (lo potete ricevere con una donazione minima di 15€), sia presso l&#8217;editore <a title="La tua culla è il mio cuore" href="http://www.iperedizioni.it/dettaglio.aspx?l=196&amp;h=1" target="_blank">Ipertesto edizioni</a>.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span class="text_exposed_show"><br />
<strong>Tutto il ricavato della pubblicazione, al netto degli oneri di legge, sarà devoluto all&#8217;associazione CiaoLapo Onlus.</strong></span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span id="more-532"></span></span><strong> </strong></p>
<p><strong>Dalla post-fazione di Claudia Ravaldi:</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>La morte di un bambino durante la gravidanza o dopo il parto è spesso avvolta nel silenzio: il bambino non piange, gli operatori non interagiscono, il tempo improvvisamente si espande e si vive la realtà come se non ci appartenesse realmente, ma fosse un film.  Il silenzio della nascita &#8211; morte è un segno indelebile per i genitori, tragico e prezioso, che sancisce per sempre la presenza/assenza di quel bambino, nelle loro vite.  Come in un incubo surreale, niente di ciò che accade ad una coppia che perde un figlio può essere mai veramente “pre-visto” e quindi programmato anticipatamente dal punto di vista psichico ed esperienziale: i genitori, anche i genitori di bambini già compromessi per gravi situazioni cliniche, o abortiti volontariamente per patologie, si confrontano con un esperienza indesiderata, non razionalizzabile, innaturale per i loro corpi, già pronti all’atto delle cure parentali. La ferita esistenziale è di grande portata, al punto che i genitori impiegano anni per tornare nuovamente a vivere.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Molti genitori, dopo un lutto perinatale, precipitano in un silenzio infinito ed isolante, da cui nessuno sembra disposto a proteggerli. Nessuno parla, nessuno condivide quella morte, la storia di quel bambino prima della morte, le emozioni dei genitori di fronte a quella morte.  Concedere al lutto (nostro e altrui) uno spazio di ascolto e rispetto non è scontato: spesso il lutto viene dimenticato e/o ripudiato dalla nostra cultura “tanatofobica” e le stesse espressioni del lutto sono fortemente scoraggiate e in qualche modo represse.  Riempire il vuoto della mente e del cuore, soprassedere all’aridità che accompagna il lutto e ci snatura, porsi in ascolto diviene strumento per riprendere la vita e “curare” il lutto.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>La narrazione del proprio percorso si inserisce in questo ambito come un esempio di auto ascolto privilegiato. Raccontarsi, leggersi, e leggere testimonianze e biografie di altri genitori può costituire il primo passo del percorso, e alleviarlo di tante sofferenze legate alla solitudine e all’isolamento.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Raccontare ed ascoltare, come in una danza, sono i passi che i genitori  più anziani di CiaoLapo insegnano ai nuovi genitori, offrendo spazi fisici e virtuali per riflettere, sostenere e vivere l’esperienza luttuosa traendone spunti e semi per le proprie vite.    Ringrazio i genitori che, attraverso questo libro, hanno donato la loro testimonianza agli altri genitori colpiti da lutto perinatale, e agli operatori, che in queste pagine trovano un utile strumento per stare col silenzio, prestando ascolto partecipe e non giudicante.</em></p>
<p style="text-align: right;">Claudia Ravaldi</p>
<p style="text-align: right;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Se vuoi puoi ricevere una copia de <em>La tua culla è il mio cuore </em>facendo una donazione minima di 15€ a CiaoLapo Onlus e inviando i tuoi dati (nome cognome, indirizzo etc) via email a info@ciaolapo.it con oggetto &#8220;culla&#8221;. Per la donazione puoi utilizzare il modulo online oppure fare un bonifico sul conto della associazione (IBAN IT27L0501802800000000118383). <strong>Tutto il ricavato della pubblicazione, al netto degli oneri di legge, sarà devoluto all&#8217;associazione CiaoLapo Onlus.</strong> Ulteriori informazioni sul sito della <a title="La tua culla è il mio cuore" href="http://www.ciaolapo.it/index.php?option=com_myblog&amp;show=la-tua-culla-a-il-mio-cuore.html&amp;Itemid=100043" target="_blank">associazione CiaoLapo Onlus</a>.</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
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<p style="text-align: center;">&nbsp;</p><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/537-la-morte-in-attesa.html' rel='bookmark' title='La morte in-attesa'>La morte in-attesa</a> <small>E&#8217; uscito La morte in-attesa, il nuovo libro di Claudia...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/436-la-carne-e-il-cuore-storie-di-donne.html' rel='bookmark' title='La carne e il cuore: storie di donne'>La carne e il cuore: storie di donne</a> <small>E&#8217; uscito il libro &#8220;La carne e il cuore: storie...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/516-nella-scia-di-una-stella-cadente-fiaba-terapeutica-di-claudia-ravaldi.html' rel='bookmark' title='Nella Scia di una Stella Cadente &#8211; fiaba terapeutica di Claudia Ravaldi'>Nella Scia di una Stella Cadente &#8211; fiaba terapeutica di Claudia Ravaldi</a> <small>Una famiglia di gatti, due genitori e due cuccioli, si...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Morte endouterina e supporto ai genitori in lutto</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 00:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni anno nel mondo muoiono tre milioni di bambini nel ventre delle loro madri. Questo tasso di mortalità è superiore, per fare un esempio a quello dell&#8217;AIDS e della malaria messi insieme. E&#8217; necessario che il mondo, i media e le classi politiche prestino attenzione a questi dati drammatici: 8770 morti al giorno, e apparentemente <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/529-morte-endouterina-e-supporto-ai-genitori-in-lutto.html'>[...]</a>
Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/506-la-morte-endouterina-quale-supporto-per-un-lutto-nascosto.html' rel='bookmark' title='La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?'>La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?</a> <small>La nascita di un bambino morto è considerato un evento...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html' rel='bookmark' title='Genitorialità e lutto nella morte perinatale'>Genitorialità e lutto nella morte perinatale</a> <small>La storia di un bambino può avere origini molto antiche...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/537-la-morte-in-attesa.html' rel='bookmark' title='La morte in-attesa'>La morte in-attesa</a> <small>E&#8217; uscito La morte in-attesa, il nuovo libro di Claudia...</small></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRL6T7Ko-evcz6Y7npZvXohu8eRS_X75HY78_PGgwNMnFJHiofP" alt="The Lancet Stillbirth Series" align="left" />Ogni anno nel mondo <strong>muoiono tre milioni di bambini</strong> nel ventre delle loro madri. Questo tasso di mortalità è superiore, per fare un esempio a quello dell&#8217;AIDS e della malaria messi insieme. E&#8217; necessario che il mondo, i media e le classi politiche prestino attenzione a questi dati drammatici: 8770 morti al giorno, e apparentemente ancora <strong>nessuna consapevolezza, sociale e sanitaria, sulla morte intrauterina</strong>. Il numero speciale di Aprile di The Lancet, il prestigioso giornale che è riferimento di migliaia di medici in tutto il mondo è interamente dedicato alla morte intrauterina, con una serie di sei articoli scritti da ricercatori di tutto il mondo. L&#8217;iniziativa, promossa dall&#8217;<a title="International Stillbirth Alliance" href="http://www.stillbirthalliance.org" target="_blank">International Stillbirth Alliance</a> (ISA) a da <a title="Save The Children" href="http://www.savethechildren.org" target="_blank">Save The Children</a>, è stata sostenuta da oltre 50 organizzazioni mondiali, tra cui <a title="CiaoLapo Onlus" href="http://www.ciaolapo.it" target="_blank">CiaoLapo Onlus</a> (associazione fondata e diretta da <strong>Claudia Ravaldi</strong>) per l&#8217;Italia.<br />
<span id="more-529"></span><br />
La serie di articoli riguarda sia le più recenti statistiche epidemiologiche mondiali, sia le cause, sia le strategie preventive, sia nella prospettiva dei paesi in via di sviluppo, che di quelli ad alto reddito. Gli autori si soffermano inoltre sulla <strong>necessità del supporto psicologico ai genitori</strong>, anche nei paesi in via di sviluppo, e sull&#8217;importanza delle <strong>associazioni di genitori </strong>e dell&#8217;<strong>autoaiuto</strong>.</p>
<p>Il messaggio è che la morte intrauterina è priorità sanitaria molto spesso ignorata e trascurata, e che ci sono notevoli dimostrazioni che il tasso di morti intrauterine potrebbe essere notevolmente ridotto. Inoltre, la serie sottolinea che per raggiungere questo obiettivo sono necessari alcuni passi relativamente semplici e poco costosi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>CiaoLapo Onlus</strong>, come membro dell&#8217;International Stillbirth Alliance ha il pregio e l&#8217;opportunità di essere il <strong>referente italiano di questo evento</strong>, di grande consolazione e speranza per i genitori che hanno già perso un figlio, ed oggi affrontano il lutto con coraggio e tenacia, e fondamentale  per tutti i genitori che verranno, al fine di proteggerli per quanto possibile dalla perdita di un bambino in gravidanza.<br />
<strong>Claudia Ravaldi</strong>, unico membro italiano del <a title="International Stillbirth Allianca" href="http://www.stillbirthalliance.org/modules.php?name=Content&amp;pa=showpage&amp;pid=2&amp;link_id=7" target="_blank">board direttivo </a>dell&#8217;International Stillbirth Alliance, e membro del <a title="Parent Advisory Committee" href="http://www.stillbirthalliance.org/modules.php?name=Content&amp;pa=showpage&amp;pid=2&amp;link_id=6" target="_blank">Parent Advisory Committee</a>, ha avuto il piacere di partecipare alla stesura della presentazione dell&#8217;ISA sul <a title="International Stillbirth Alliance" href="http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(11)60530-8/fulltext" target="_blank">numero speciale di Lancet </a>e di curare, insieme ad Alfredo Vannacci, l&#8217;edizione italiana dell&#8217;Executive Summary (scaricabile gratuitamente dal <a title="The Lancet Stillbirth Series" href="http://www.thelancet.com/series/stillbirth" target="_blank">sito di Lancet</a>) ed il lancio giornalistico e scientifico dell&#8217;iniziativa in Italia (<a title="Lancet Series on Stillbirth - Florence Launch" href="http://www.facebook.com/media/set/fbx/?set=a.1696633931019.2079788.1092982345&amp;l=e26be2a297" target="_blank">vedi immagini</a>).</p><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
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<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/461-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html' rel='bookmark' title='Genitorialità e lutto nella morte perinatale'>Genitorialità e lutto nella morte perinatale</a> <small>La storia di un bambino può avere origini molto antiche...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/537-la-morte-in-attesa.html' rel='bookmark' title='La morte in-attesa'>La morte in-attesa</a> <small>E&#8217; uscito La morte in-attesa, il nuovo libro di Claudia...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Nella Scia di una Stella Cadente &#8211; fiaba terapeutica di Claudia Ravaldi</title>
		<link>http://www.psico-terapia.it/wp/516-nella-scia-di-una-stella-cadente-fiaba-terapeutica-di-claudia-ravaldi.html</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 20:34:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psico-terapia.it/?p=516</guid>
		<description><![CDATA[Una famiglia di gatti, due genitori e due cuccioli, si prepara all’arrivo di un nuovo fratellino, che purtroppo invece non arriverà. Attraversando con un po’ di fatica le fasi del lutto e imbattendosi nelle emozioni e nelle difficoltà, Pippo e Pallina riusciranno a non perdersi d’animo, e impareranno che il cuore è abbastanza grande per <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/516-nella-scia-di-una-stella-cadente-fiaba-terapeutica-di-claudia-ravaldi.html'>[...]</a>
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<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/537-la-morte-in-attesa.html' rel='bookmark' title='La morte in-attesa'>La morte in-attesa</a> <small>E&#8217; uscito La morte in-attesa, il nuovo libro di Claudia...</small></li>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_517" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><em><em><a href="http://www.psico-terapia.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/SciaStellaCadenteCover.jpg" rel="shadowbox[sbpost-516];player=img;" title="Nella Scia di una Stella Cadente - di Claudia Ravaldi"><img class="size-medium wp-image-517" title="Nella Scia di una Stella Cadente - di Claudia Ravaldi" src="http://www.psico-terapia.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/SciaStellaCadenteCover-300x225.jpg" alt="Nella Scia di una Stella Cadente - di Claudia Ravaldi" width="300" height="225" /></a></em></em><p class="wp-caption-text">Nella Scia di una Stella Cadente - di Claudia Ravaldi</p></div>
<p><em>Una famiglia di gatti, due genitori e due  cuccioli, si  prepara all’arrivo di un nuovo fratellino, che purtroppo  invece non  arriverà. Attraversando con un po’ di fatica le fasi del  lutto e  imbattendosi nelle emozioni e nelle difficoltà, Pippo e Pallina   riusciranno a non perdersi d’animo, e impareranno che il cuore è   abbastanza grande per accogliere anche chi non c’è più.</em></p>
<p>Quando muore un bambino l’esperienza è così dolorosa da essere per molte persone <strong>impensabile ed inenarrabile</strong>.  Nella gran parte dei casi i conoscenti non sanno cosa dire, e quasi  nessuno trova parole adatte. Ciò è ancora più evidente quando se ne deve  <strong>parlare con i bambini</strong>. &#8221;Nella Scia di una Stella  Cadente&#8221; è una fiaba terapeutica nata dall&#8217;esperienza personale  dell&#8217;autrice, psichiatra e psicoterapeuta, di<strong> mamma alle prese con la perdita del secondo figlio e con le domande del fratello maggiore</strong>. Una fiaba scritta nella speranza che possa rappresentare per le famiglie uno <strong>strumento per riflettere sulla morte</strong> senza paura e senza bugie, e possa dare a adulti e bambini la possibilità di esprimere liberamente pensieri e emozioni. <span id="more-516"></span></p>
<p>CHI E&#8217; CIAOLAPO ONLUS: <strong>CiaoLapo Onlus è un&#8217;associazione a carattere scientifico e assistenzial</strong>e che riunisce genitori e professionisti (medici, psicologi, ostetriche) impegnati nella <strong>ricerca sulla morte perinatale</strong> e nel <strong>sostegno psicologico ai familiari</strong> in lutto. CiaoLapo è stata fondata da due genitori, entrambi medici, a  seguito della morte endouterina del loro secondo figlio, allo scopo di  fornire ai genitori in lutto un aiuto strutturato e un supporto basato  sulle prove di efficacia.</p>
<p>L&#8217;AUTRICE: <strong>Claudia Ravaldi</strong>, nata a Modena nel 1974, lavora a  Prato e Firenze dove esercita la professione di <strong>medico psichiatra e  psicoterapeuta</strong>. Autrice di numerosi lavori scientifici sul tema dei  disturbi del comportamento alimentare, dell’ansia e della depressione,  <strong>si occupa da anni di ricerca e assistenza nel lutto perinatale</strong>.  A  seguito della perdita del secondo figlio, ha fondato nel 2006   l’Associazione CiaoLapo Onlus per la ricerca, l’assistenza e il sostegno   ai genitori nel lutto perinatale. Per saperne di più sull’argomento   visita il sito <a rel="nofollow" href="http://www.ciaolapo.it/" target="_blank">www.ciaolapo.it</a></p>
<p>L&#8217;ILLUSTRATRICE: <strong>Manuela Cappon</strong> nasce a Venezia nel 1974, dal 1995 vive e lavora a Firenze nel proprio studio MMcomunicazione (<a title="Linkification: mailto:info@mmcomunicazione.it" href="mailto:info@mmcomunicazione.it">info@mmcomunicazione.it</a>). Ha creato <strong>illustrazioni per oltre 60 libri per ragazzi</strong> per case editrici italiane ed estere. E&#8217; stata selezionata alla Mostra  degli Illustratori presso la Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna nel  2002 e nel 2009 nella sezione non fiction.</p>
<p>&#8220;Nella Scia di una Stella Cadente&#8221; è <strong>disponibile nelle migliori librerie</strong> e sul sito <a rel="nofollow" href="http://www.iperedizioni.it/" target="_blank">www.iperedizioni.it</a>.<br />
<br/><br />
Gli associati di CiaoLapo Onlus possono <strong>richiederlo all&#8217;indirizzo <a title="Linkification: mailto:info@ciaolapo.it" href="mailto:info@ciaolapo.it">info@ciaolapo.it</a> con una donazione di 15€</strong> comprensiva di spese di spedizione.</p>
<blockquote><p><em>Tutti  i proventi della pubblicazione di questo libro (al netto degli oneri di  legge) saranno devoluti alla Associazione CiaoLapo Onlus</em></p></blockquote><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
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</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psico-terapia.it/wp/516-nella-scia-di-una-stella-cadente-fiaba-terapeutica-di-claudia-ravaldi.html/feed</wfw:commentRss>
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		<title>La morte endouterina: quale supporto per un lutto nascosto?</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 16:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nascita di un bambino morto è considerato un evento grave e traumatico, a rischio di promuovere l’esordio di patologia psichiatrica nei genitori colpiti. La perdita di un figlio durante la gravidanza rappresenta una frattura esistenziale per la madre e la coppia, che richiede notevoli sforzi per adattarsi all’evento e poterlo poi elaborare. Per molti genitori quella morte è assimilabile alla morte di una persona cara adulta, e i connotati del lutto sono del tutto sovrapponibili tra questo tipo di lutto e altri tipi di perdite. 
Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Se qualcuno le verrà ancora a dire che ha un angelo<br />
in paradiso Rose lo farà nero di botte.<br />
Non sa che farsene di una cosa tanto incorporea.<br />
Vuole un bambino urlante, agitato, affamato assonnato<br />
e perfettamente sveglio alle tre del mattino.<br />
Che se ne fa di un angelo?<br />
Si metterà a gridare se qualcuno le verrà ancora a dire di farne un altro,<br />
come se i bambini, le persone, fossero sostituibili.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>C. Dunne (La metà di niente)</em></p>
<p style="text-align: right;"><em> </em></p>
<p style="text-align: right;">
<p><span id="more-506"></span><br />
<a href="http://www.fiorineldeserto.it/wp-content/uploads/2010/03/A-volte-è-solo-il-paradiso.jpg" rel="shadowbox[sbpost-506];player=img;" title="A volte è solo il paradiso - foto di Luca Bertinotti"><img class="size-medium wp-image-79" title="A volte è solo il paradiso - foto di Luca Bertinotti" src="http://www.fiorineldeserto.it/wp-content/uploads/2010/03/A-volte-è-solo-il-paradiso-300x207.jpg" alt="A volte è solo il paradiso - foto di Luca Bertinotti" width="300" height="207" align="left" /></a><br />
La nascita di un bambino morto è considerato un evento grave e traumatico, a rischio di promuovere l’esordio di patologia psichiatrica nei genitori colpiti. La perdita di un figlio durante la gravidanza rappresenta una frattura esistenziale per la madre e la coppia, che richiede notevoli sforzi per adattarsi all’evento e poterlo poi elaborare. Per molti genitori quella morte è assimilabile alla morte di una persona cara adulta, e i connotati del lutto sono del tutto sovrapponibili tra questo tipo di lutto e altri tipi di perdite. L’elaborazione del lutto dura dai sei mesi ai due anni circa, e normalmente i genitori impiegano circa tre anni per ritornare ad un livello di serenità sovrapponibile a quello precedente alla perdita.</p>
<p>L’impegno emotivo e cognitivo per i genitori è dunque molto alto, e lo stress adattativo è di notevole entità, al punto che nei primi mesi le energie della coppia vengono quasi tutte investite su questo problema. E’come se la coppia subisse uno stallo, e spesso le differenze nell’elaborazione del lutto tipicamente esistenti tra uomini e donne complicano l’elaborazione, mandando in crisi la coppia, che è a maggior rischio di separazione e divorzio dopo un evento di questo tipo.</p>
<p>La morte intrauterina ha quindi un impatto catastrofico nella vita della donna e della coppia, e gli operatori che accompagnano i genitori dalla diagnosi in poi dovrebbero esercitare una funzione di protezione e contenimento, al fine di  evitare i danni secondari del lutto.</p>
<p>La corretta gestione dell’evento fin nelle sue prime fasi (il trauma ha spesso inizio al momento della diagnosi di morte) migliora l’<em>outcome</em> dei genitori e riduce gli effetti psichici a medio e lungo termine. L’assistenza ai genitori comprende un piano puramente medico/ostetrico (diagnosi induzione del parto, assistenza al parto, dimissioni, visite di <em>follow up</em>, visite pre &#8211; concezionali) e un piano psicologico (assistenza alle diverse fasi del lutto e al recupero di un buon livello di benessere psicofisico). E’ impossibile prescindere da una delle due componenti assistenziali, e sarebbe opportuno che gli operatori, appositamente formati, integrassero le loro competenze permettendo ai genitori di gestire nel modo più consapevole e più lucido possibile l’evento e le scelte ancora possibili rispetto alla gravidanza e al bambino. Tali scelte comprendono tutti i passi dall’induzione del travaglio all’incontro con il bambino, non ultimo il disbrigo delle diverse pratiche burocratiche inerenti la tumulazione.</p>
<p>Molti studi hanno sottolineato l’importanza di una corretta modalità di comunicazione operatori – genitori, evidenziando la necessità di un approccio rispettoso e accogliente dei genitori e di un’informazione corretta e per quanto possibile esauriente rispetto alle cause di morte e alle indagini necessarie. Gli operatori chiamati ad assistere una coppia colpita da morte intrauterina riportano invece notevole <em>distress</em>, senso profondo di difficoltà e di incapacità, insieme alla richiesta di supporto specialistico per poter migliorare le proprie basi assistenziali. Il supporto nel lutto perinatale sembra dunque essere una comune necessità dei genitori e degli operatori coinvolti: il lutto perinatale, inspiegabile e innaturale, evoca vissuti importanti, sia in chi deve portare cure in quel momento, sia in chi avrebbe bisogno di essere curato.</p>
<p>Il vissuto di morte, il vissuto di perdita e il sentore di vuoto incolmabile che si avverte quando muore un bambino è responsabile spesso di notevole difficoltà di adattamento da parte degli operatori, qualunque ruolo essi abbiano: il ginecologo in prima persona, chiamato ad assistere e a spiegare l’accaduto, l’ostetrica, che riveste un ruolo determinante nel supporto attivo alla donna e al parto, l’infermiera, l’anestesista, il pediatra e/o il neonatologo, l’anatomopatologo.</p>
<p>In molti casi gli operatori, anziché integrarsi, “si dividono”, “spezzettando” in senso metaforico l’assistenza anziché accompagnare la donna e la sua famiglia nel doloroso compito di dover dire addio al suo bambino.<br />
<a href="http://www.ciaolapo.it" title="Associazione CiaoLapo Onlus"><img class="size-full wp-image-80" title="Associazione CiaoLapo Onlus" src="http://www.fiorineldeserto.it/wp-content/uploads/2010/03/logo.ciaolapo.new_.png" alt="Associazione CiaoLapo Onlus" width="128" height="148" /></a><br />
Associazioni americane (International Stillbirth Alliance e Hygeia Fundation, Miss Fundation), inglesi (Stillbirth and Neonatal Death Society) e australiane (Perinatal Society of Australian and New Zealand) con esperienza ventennale nel campo del lutto perinatale sottolineano la centralità della condivisione empatica e compassionevole del dolore espresso dai genitori, del dare dignità alla vita di un bambino anche se ha vissuto pochissimo, del comprendere le necessità e i bisogni dei genitori in quella particolare fase. L’associazione Italiana  CiaoLapo Onlus, fondata nel 2006, ha recepito per prima le guidelines internazionali e avviato una serie di campagne di formazione, informazione e ricerca per ridefinire l’assistenza psicologica nel lutto perinatale e strutturare linee guida adeguate al contesto culturale italiano.</p>
<p>La nostra esperienza di ricerca e di ascolto di circa mille tra genitori ed operatori della salute materno infantile ha sottolineato che gli operatori e i genitori considerano l’ascolto, il tempo speso nel dare informazioni e nell’accompagnare nelle diverse fasi del percorso, l’assistenza al momento della diagnosi, del parto e dopo le dimissioni, l’integrazione delle diverse competenze, il rapporto con il territorio e con i gruppi di supporto, on line e dal vivo tra gli elementi centrali di una buona assistenza alla famiglia che ha perduto un bambino.</p>
<p>L’ascolto empatico ha di per sé un grandissimo valore terapeutico: molte madri seppur nel dolore possono riconoscere di essere state tutelate e protette, e questo facilita moltissimo l’instaurarsi di un buon percorso di lutto. Vedere le proprie emozioni rispecchiate e contenute in un operatore, riconoscerle come appropriate e non esagerate, aumenta tantissimo la sensazione di contenimento e la percezione di un proprio ruolo attivo nelle fasi di scelta e nel percorso di lutto.</p>
<p>L’operatore dovrebbe poter riconoscere le proprie emozioni ed i propri pensieri rispetto alla morte e al lutto perinatale, per evitare un possibile condizionamento nell’assistere le famiglie: spesso, per ritrosie personali, molti operatori consigliano la donna non per ciò che è importante per lei, ma per ciò che loro ritengono arbitrariamente giusto, ad esempio sullo spinoso tema del vedere e tenere in braccio il proprio bambino nato morto, dello svolgere la funzione religiosa, di come e quando intraprendere una nuova gravidanza. Va considerato che pur non esistendo una regola generale uguale per tutti, esiste sempre la possibilità di riflettere con quel genitore su cosa è meglio fare per lui in quel momento. Chiedersi cosa è meglio per lui, non significa scegliere noi al suo posto ciò che ci sembra più giusto, sostituendoci a lui, significa accompagnare il genitore a prendere la sua decisione, tenendo conto dei propri personali limiti relativamente al lutto, argomento scarsamente affrontato nei percorsi di formazione.</p>
<p>Molte donne riferiscono di essere state scoraggiate dagli operatori a vedere o prendere in braccio il bambino con frasi ambigue o ansiogene (<em>potrebbe essere uno shock, potrebbe non superare il lutto, meglio che te lo ricordi come te lo sei immaginato</em>), e di pagarne dopo anni le conseguenze. Fare il possibile per lasciare ai genitori un tempo e uno spazio per pensare al da farsi, rende le decisioni prese, qualunque esse siano, più obiettive e più serene, e riduce i futuri sensi di colpa e le immancabili recriminazioni <em>(avrei potuto, non ho avuto il coraggio, sono stata una madre orribile…</em>).</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.ogdenregional.com/dotAsset/22888.jpg" alt="" width="215" height="323" />I protocolli allo studio da parte dell’associazione CiaoLapo Onlus, in collaborazione con alcuni centri ospedalieri e alcuni studiosi di lutto e di psicologia perinatale, si concentrano sia sull’assistenza medica che sull’assistenza psicologica nei diversi momenti clinicamente rilevanti: diagnosi, travaglio, parto, incontro con il bambino, la dimissione, la preparazione dei rituali funebri, il ritorno a casa, le visite di follow up. Nei protocolli vengono fornite indicazioni precise su come prestare assistenza alla coppia e al bambino nato morto, e in molti casi prevedono protocolli di assistenza anche per gli altri familiari (nonni o fratellini). Ogni linea guida costituisce un buon punto di partenza per l’assistenza, anche se sarebbe preferibile personalizzare le cure, adattandole alle esigenze personali di ciascuna coppia. Un’altra parte importante dell’attività di CiaoLapo è la coordinazione in varie città italiane di gruppi di automutuoaiuto, facilitati in coppia da un genitore che ha elaborato il lutto ed è formato specificamente per condurre il gruppo e da uno psicologo formato (per informazioni visitare <a class="linkification-ext" title="Linkification: http://www.ciaolapo.it" href="http://www.ciaolapo.it">www.ciaolapo.it</a>). I gruppi di autoaiuto servono a lavorare su quelle che sono le risorse personali dell&#8217;individuo in modo da elaborare il lutto e ridurre il rischio di avere un lutto complicato da disturbi psichiatrici. Il sostegno sociale di aiuto, sia attraverso i gruppi via chat, che nei gruppi dal vivo, è molto importante per fornire un aiuto tra pari, e per non medicalizzare una situazione fisiologica, come è il lutto, che fa parte della vita e per il quale ogni uomo se messo nella giusta condizione di supporto, può trovare una sua modalità di elaborazione e di riparazione. Il supporto esterno è un normale prolungamento di quello che viene fatto in ospedale: CiaoLapo Onlus lavora in modo integrato, privilegiando il dialogo, la formazione permanente, i momenti di aggregazione e crescita. Negli ultimi tre anni CiaoLapo ha colmato una lacuna culturale, rendendo disponibili studi, ricerche e testi presenti in precedenza soltanto in lingua straniera e creando nuovi testi divulgativi per i genitori e gli operatori, come il libro Piccoli Principi, che l’associazione dona gratuitamente agli ospedali. Il sito internet ospita pagine web contenenti informazioni mediche, psicologiche, e di counseling. Inoltre, nel forum dell’associazione è possibile avere una consulenza con operatori esperti e dialogare con genitori delle proprie esperienze di lutto e di elaborazione.</p>
<p>Concludendo, l’assistenza al lutto in gravidanza o dopo il parto richiede poche nozioni e molto lavoro sul proprio approccio con la morte, e sulla propria capacità di stare accanto al dolore acuto e traumatico. Il sostegno al lutto, sia per l’operatore che per il genitore, richiede la presenza di supporti informativi, di spazi adeguati di intervisione e di ascolto, di una rete integrata tra ospedale e territorio.</p>
<p>Hutti Mh. <em>Social And Professional Support Needs Of Families After Perinatal Loss</em>, J Obstet Gynecol Neonatal Nurs. Sep-Oct;34(5):630-8 2005</p>
<p>Ravaldi C., <em>Piccoli Principi. Perdere Un Bambino In Gravidanza O Dopo Il Parto</em>. Boopen Editore, 2009</p>
<p>Schott J., Henley A., Kohner N., <em>Pregnancy Loss And The Death Of A Baby &#8211; Guidelines For Professionals</em>. Sands Editore 2007</p>
<p>Ravaldi C., <em>Quando Una Vita Dura Nove Mesi: La Cura Della Famiglia </em><em>Colpita Da Morte Perinatale, </em>Educazione Prenatale, Anep, Num 12-13, Giugno – Dicembre 2008</p>
<p>Ravaldi C., Vannacci A<em>., La Gestione Clinica Del Lutto Perinatale Strategie Di Intervento E Linee Guida Internazionali, </em>La Care In Perinatologia, Vol 3, Maggio 2009</p><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Piccoli Principi</title>
		<link>http://www.psico-terapia.it/wp/484-piccoli-principi-la-morte-in-attesa.html</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 21:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piccoli Principi Perdere un Bambino in Gravidanza o dopo il Parto un libro di Claudia Ravaldi Boopen edizioni 2009 Aspettare un figlio, e perderlo ancor prima di avere sentito il suo pianto. Aspettare un figlio, e racchiudere tutta la sua vita dietro il vetro di un incubatrice. Aspettare, e in un momento sapere che nulla <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/484-piccoli-principi-la-morte-in-attesa.html'>[...]</a>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 120px"><a href="http://www.boopen.it/acquista/DettaglioOpera.aspx?Param=9805" target="_blank" title="Claudia Ravaldi - Piccoli Principi"><img class="  " style="margin: 10px;" title="Claudia Ravaldi - Piccoli Principi" src="http://www.ciaolapo.it/images/stories/piccoli.png" alt="Claudia Ravaldi - Piccoli Principi" width="110" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Claudia Ravaldi - Piccoli Principi 2009</p></div>
<p style="text-align: left;"><em>Piccoli Principi Perdere un Bambino in Gravidanza o dopo il Parto</em></p>
<p style="text-align: left;">un libro di Claudia Ravaldi</p>
<p style="text-align: left;">Boopen edizioni 2009</p>
<p>Aspettare un figlio, e perderlo ancor prima di avere sentito il suo pianto.</p>
<p>Aspettare un figlio, e racchiudere tutta la sua vita dietro il vetro di un incubatrice.</p>
<p>Aspettare, e in un momento sapere che nulla sarà più come prima.</p>
<p>Il dolore di chi perde un figlio è un dolore profondo, ancora considerato troppo intimo e sconosciuto dai più per trovare la giusta condivisione. E&#8217; un dolore che spaventa gli altri, e annichilisce chi lo affronta. Sono nascite-morti accompagnate dal peso schiacciante del silenzio.</p>
<p><span id="more-484"></span>C’è silenzio dopo la diagnosi di morte o di grave patologia, c’è silenzio dopo quelle nascite, ferme e perfette, c’è silenzio nei giorni a seguire. E’ un silenzio avvolgente, drammatico e isolante nella sua totalità. Si crea una barriera, netta, tra il prima ed il dopo, tra vita e morte. Caratteristica saliente dei giorni a seguire, il silenzio disperato. Non ci sono parole che colmino quel vuoto, non ci sono parole che cancellino l’assenza. Ed è attraverso il silenzio, nei primi tempi del lutto, che molti genitori esprimono il loro dolore.<br />
Questo breve libro rappresenta un punto di partenza per conoscere il lutto perinatale, ed è rivolto ai professionisti ed ancor più ai genitori, desiderosi di un confronto sui difficili temi del lutto e delle emozioni più frequenti delle madri, dei padri e dei fratellini.<br />
Il lutto dei genitori, come qualsiasi altro tipo di lutto traumatico, merita particolare attenzione e rispetto; ogni genitore può avere reazioni e bisogni diversi, dal momento che ogni essere umano ha il suo particolare sentire, il suo particolare vissuto e la sua propria modalità di reazione agli eventi.<br />
Piccoli Principi costituisce un buon punto di partenza per conoscere, comprendere e sostenere l&#8217;elaborazione del lutto perinatale.</p>
<ul>
<li>Claudia Ravaldi  <strong><em>Piccoli Principi. Perdere un bambino in gravidanza o dopo il parto</em></strong>. Boopen editore 2009 <a href="http://www.boopen.it/acquista/DettaglioOpera.aspx?Param=9805" target="_blank">Acquista online</a>.</li>
</ul><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La carne e il cuore: storie di donne</title>
		<link>http://www.psico-terapia.it/wp/436-la-carne-e-il-cuore-storie-di-donne.html</link>
		<comments>http://www.psico-terapia.it/wp/436-la-carne-e-il-cuore-storie-di-donne.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 23:01:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bioetica]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; uscito il libro &#8220;La carne e il cuore: storie di donne&#8221; a cura di Carlo Valerio Bellieni, che contiene una lunga intervista alla dott.ssa Claudia Ravaldi sui temi della maternità, dell&#8217;interruzione di gravidanza e della laicità della sua professione medica di fronte ad alcuni importanti temi di bioetica. Due femministe, quattro suore, due ginecologi <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/436-la-carne-e-il-cuore-storie-di-donne.html'>[...]</a>
Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/532-la-tua-culla-e-il-mio-cuore.html' rel='bookmark' title='La tua culla è il mio cuore'>La tua culla è il mio cuore</a> <small>Finalmente, dopo molto lavoro, esce il primo libro tutto italiano...</small></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 140px"><a href="http://www.ibs.it/code/9788882725204/zzz1k1456/carne-e-il-cuore.html?shop=3270" title="La carne e il cuore: storie di donne"><img alt="La carne e il cuore: storie di donne" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788882725204" title="La carne e il cuore: storie di donne" width="130"  /></a><p class="wp-caption-text">La carne e il cuore: storie di donne</p></div>
<p> E&#8217; uscito il libro &#8220;La carne e il cuore: storie di donne&#8221; a cura di Carlo Valerio Bellieni, che contiene una lunga <strong>intervista alla dott.ssa Claudia Ravaldi</strong> sui temi della maternità, dell&#8217;interruzione di gravidanza e della laicità della sua professione medica di fronte ad alcuni importanti temi di bioetica.</p>
<li><em>Due femministe, quattro suore, due ginecologi e  una psichiatra: un esplosivo mix che ci trascina con forza  nell&#8217;universo femminile infrangendo tabù e pregiudizi. Dalla diagnosi  prenatale alle bambole, dall&#8217;aborto all&#8217;amore per il corpo: chi sa  quante sorprese riserva il mondo femminile quando si guarda con gli  occhiali giusti?</em></li>
<p><br/><br/></p>
<p style="text-align: left;">In questo post sono riportati alcuni estratti dall&#8217;intervista. Il libro è edito da <strong>Cantagalli</strong> (collana <strong>Il  coraggio di scegliere</strong>), è distribuito in tutte le librerie ed è anche <a href="http://www.ibs.it/code/9788882725204/zzz1k1456/carne-e-il-cuore.html?shop=3270" target="_blank">acquistabile online</a> su IBS.it</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-436"></span></p>
<p><br/><br/></p>
<p style="text-align: left;"><em>A cura di Carlo Valerio Bellieni</em></p>
<p><br/>
<p style="text-align: left;">Una tavola rotonda fra tre medici impegnatissimi nel lavoro con le donne; sono medici di estrazione culturale diversa. Sono ripartiti tra laicità, chiesa cattolica e buddismo, rispettivamente. [...] Rispondono a delle domande-provocazione e ci colpiscono con la loro sincerità. Claudia Ravaldi è una psichiatra, Alessandra Kustermann è una ginecologa, così come Nicola Natale.</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;">[...]</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;"><strong>CVB: </strong><em>Età avanzata: ormai sembra la normalità avere un solo figlio, decidere di farlo sopra i trent’anni: pensa che sia una saggia scelta?</em></p>
<p><br/><strong>CR:</strong> Il contesto sociale e culturale cui apparteniamo sembra scoraggiare l’acquisizione di una posizione adulta e genitoriale nei giovani; viene coltivata una mentalità di de-responsabilizzazione e si privilegia l’investimento sull’immediatezza e sull’autodeterminazione narcisistica. Oggi si compiono più facilmente scelte indirizzate al consumo e al possesso materiale piuttosto che all’acquisizione di strumenti interiori di ascolto, consapevolezza e progettualità.<br />
Il consumo fine a se stesso, la tensione verso il raggiungimento di status esteriorizzanti e centrifughi, allontanano l’individuo da riflessioni evolutive appropriate per età e maturità. Manca (e se presente, è spesso ristretto) uno spazio interiore di riflessione e di auto-determinazione per armonizzare temperamento, personalità, progettualità e fasi evolutive della vita umana, tant’è che alcuni esperti oggi identificano l’inizio dell’età adulta con il compimento dei 30 anni, prolungando l’adolescenza di circa 10 anni, con le ovvie conseguenze. Il benessere materiale e l’agio, producono una riduzione dell’autonomia decisionale e della capacità esplorativa, riducendo la consapevolezza di sé e procrastinando l’acquisizione di una posizione adulta. L’inconsapevolezza, il desiderio narcisistico di auto-soddisfacimento, promosso e sostenuto dalle scelte di legame genitori-figli basate su meccanismi di controllo e di deresponsabilizzazione e di ipercura, negano al giovane uomo e alla giovane donna l’accesso ai propri reali desideri e alla costruzione mentale di un proprio spazio nel mondo adulto e nel mondo genitoriale. Per questi motivi, più che di scelta saggia, parlerei di rimozione inconsapevole. Se potessimo dare ai nostri figli le chiavi personali per accedere con maturità e serenità ad un Io più interiore che apparente, certamente assisteremmo a coppie giovani libere di creare nuove famiglie senza sentirsi per questo malgiudicati o isolati da una società/famiglia di appartenenza assolutamente controllanti e discriminanti verso chi “privilegia” la famiglia e non la carriera e l’autoaffermazione.</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;">[...]</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;"><em><strong>CVB:</strong></em> <em>Nelle recenti discussioni sulla fecondazione in vitro, molto si è discusso sui diritti dell’embrione. Lei crede che l’embrione possa essere considerato un paziente? E il feto?</em></p>
<p><br/>
<p style="text-align: left;"><strong>CR: </strong>comunemente si definisce paziente «colui che riceve cure o attenzioni mediche». Secondo questa definizione, che è l’evoluzione dell’arcaico «colui che soffre», il paziente è chiunque sia oggetto di cure, e dunque il bambino nelle primissime fasi della vita, oggetto di attenzione medica, è secondo me da considerarsi “paziente”.<br />
Nel caso di un bambino in utero, i pazienti sono due: la mamma ed il suo bambino. Di fronte a una donna in gravidanza, i curanti dovrebbero essere consapevoli che agiscono in un momento particolare della vita di una donna, un momento in cui si è “due in uno”: avere presente l’esistenza di questa diade, dare il giusto spazio mentale a tutti i protagonisti di quel momento, permette ai curanti e alla donna di condividere un percorso nel modo più consapevole e più sereno possibile, anche nel caso di situazioni difficili, come ad esempio la diagnosi di patologia fetale o la scelta di applicare la riduzione selettiva in caso di gravidanza plurigemellare. Sapere che c’è un piccolissimo“paziente” (di nome e di fatto, perché accetta, non potendo fare altro, ciò che viene scelto per lui) dentro ad una paziente che è in grado di compiere scelte e di collaborare attivamente con i medici per una cura adeguata a quel caso e a quella circostanza, permette a genitori e curanti di agire cercando di tutelare la salute. Una donna che sceglie di abortire o di rinunciare alle possibili cure per suo figlio è spesso una donna scarsamente informata della presenza di alternative e certamente condizionata dallo scarso valore che ancora oggi si dà alle prime fasi della vita umana, per cui l’embrione e il feto sono ancora visti più come “appendici” amorfe che come persone in divenire e, dunque, come “pazienti” oggetto di cure.</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;">[...]</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;"><em><strong>CVB:</strong> Cosa intende lei con il termine “persona”?</em></p>
<p><br/><strong>CR:</strong> essendo persona un termine che ha assunto oggi una definizione per lo più di tipo giuridico, preferisco parlare di essere umano, termine che abbraccia l’essere vivente dal suo concepimento alla morte. Per esperienza personale, dopo la perdita di mio figlio, avvenuta per morte intrauterina a 38 settimane di gravidanza, mi sono scontrata con l’accezione giuridica del termine persona, che riconosce come tale solo chi è nato vivo. Mio figlio, nato morto, non è una persona (inteso in senso giuridico), quindi non ha alcun diritto, tra cui quello di essere presente nel mio stato di famiglia. Per lo stato, mio figlio non è mai esistito, per me come madre, e per i genitori come me, i nostri bambini<br />
(feti o, in moltissimi casi, embrioni) sono persone, esseri umani, da trattare con rispetto e dignità, anche se molto malati o destinati ad una vita cortissima.</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;">[...]</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;"><em><strong>CVB:</strong> A cosa pensa sia dovuta l’alta media di ecografie prenatali in gravidanze a basso rischio?</em></p>
<p><br/><strong>CR:</strong> L’ecografia ha il pregio di rendere “visibile” all’occhio ciò che altrimenti non potrebbe essere visto: rappresenta dunque un momento di verifica, di rassicurazione rispetto ad eventuali complicanze, ma anche di profonda relazione con il bambino: nei ricordi di gravidanza di molte madri e di molti papà l’ecografia è il momento in cui avviene un incontro privilegiato (ad esempio, i genitori fanno fantasie sulle somiglianze e attribuiscono emozioni al bambino in base alle espressioni del volto). Molti studi ci dicono come l’ecografia rinsaldi il legame genitori-bambino, come per i genitori sia positivo incontrare in modo visivo il bambino e seguirne lo sviluppo. Non a caso i genitori collezionano le immagini ed i video ecografici e le mostrano a parenti e amici con orgoglio, quasi come se l’ecografia fosse un’anticipazione dell’incontro col neonato. Uno spunto di riflessione personale: fare un’ecografia è più veloce e immediato rispetto a insegnare ad una persona a “sentirsi” genitore e, come spesso accade oggi, soddisfa nell’immediato un bisogno, in una sorta di take-away che risponde ad un’esigenza immediata ma non aiuta il genitore a creare altri canali comunicativi con quel bambino. Molte madri ansiose, sia dopo eventi di perdita sia alla prima gravidanza, arrivano a non fidarsi più della loro capacità di contare movimenti fetali, e accolgono volentieri l’offerta del curante: “vieni quando vuoi che diamo un’occhiatina”. Il pericolo è la delega a terzi di un istinto personale e di una capacità connaturata alla maternità, e la sopravvalutazione del canale visivo rispetto ad altri canali sensoriali.</p>
<p><br/><br/>
<p style="text-align: left;">Potete leggere il resto delle interviste alla dott.ssa Ravaldi, alla dott.ssa Kustermann, al dott. Natale, alle giornaliste Alessandra Di Pietro e Paola Tavella e alle suore di clausura Suor Roberta, Suor Mariacarla, Suor Eva e Suor Elena nel libro &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788882725204/zzz1k1456/carne-e-il-cuore.html?shop=3270" target="_blank">La carne e il cuore: storie di donne</a>&#8220;, a cura di <a href="http://carlobellieni.splinder.com/post/22189026/Libro+da+non+perdere" target="_blank">Carlo Valerio Bellieni</a>.</p>
<p><br/><br/></p><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/532-la-tua-culla-e-il-mio-cuore.html' rel='bookmark' title='La tua culla è il mio cuore'>La tua culla è il mio cuore</a> <small>Finalmente, dopo molto lavoro, esce il primo libro tutto italiano...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il punto sulla depressione post-partum</title>
		<link>http://www.psico-terapia.it/wp/263-il-punto-sulla-depressione-post-partum.html</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Jan 2007 21:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[depressione]]></category>
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		<description><![CDATA[Intervista di Angela Allegria alla dr.ssa Claudia Ravaldi Da 7Magazine – Gennaio 2007 Sempre più spesso si sente parlare di una forma di depressione di cui soffrono le puerpere nei primi mesi di vita dei nuovi nascituri. La capacità di accettare un nuovo essere che magari si era immaginato in modo diverso, il panico di <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/263-il-punto-sulla-depressione-post-partum.html'>[...]</a>
Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/103-la-depressione-post-partum-quale-prevenzione.html' rel='bookmark' title='La depressione post partum: quale prevenzione?'>La depressione post partum: quale prevenzione?</a> <small>In questi giorni un&#8217;importante rivista medica ha pubblicato una completa...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/120-la-depressione-post-partum-nei-padri-effetti-a-breve-e-medio-termine.html' rel='bookmark' title='La depressione post partum nei padri: effetti a breve e medio termine'>La depressione post partum nei padri: effetti a breve e medio termine</a> <small>In letteratura si trovano molti dati riguardo alla depressione post...</small></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/depressione-post-partum' rel='bookmark' title='Post-partum e psicologia'>Post-partum e psicologia</a> <small>I principali disturbi psicologici che si possono manifestare nel periodo...</small></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista di Angela Allegria alla dr.ssa Claudia Ravaldi<br />
Da 7Magazine – Gennaio 2007</em></p>
<p><img class="alignleft" title="depressione post-partum" src="http://www.brownchiro.com/images/pregnancy.jpg" alt="" width="188" height="124" />Sempre più spesso si sente parlare di una forma di depressione di cui soffrono le puerpere nei primi mesi di vita dei nuovi nascituri. La capacità di accettare un nuovo essere che magari si era immaginato in modo diverso, il panico di insuccesso, forse ancora la stanchezza e la tensione accumulata durante i mesi di gravidanza e nelle notti insonni in cui si sentiva piangere il bambino appena nato: questi i motivi che hanno addotto le madri a cui è stato chiesto a cosa potevano ricollegare, secondo la propria esperienza, la c.d. depressione post partum.<br />
Per approfondire il problema, per cercare di capirne di più abbiamo chiesto alla Dott.ssa Claudia Ravaldi, psichiatra e psicoterapeuta, Membro della Società Italiana per lo Studio dei <acronym title="Disturbi del Comportamento Alimentare">DCA</acronym> e della Academy for Eating Disorders.<br />
<span id="more-263"></span><br />
<strong>Quante donne circa hanno la c.d. depressione post partum?</strong><br />
Si calcola che tra il 10 ed il 15 % delle donne dopo la gravidanza vadano incontro ad una forma di depressione post partum. Di queste, circa 1/3 sviluppa la sindrome depressiva piena, con sintomi gravi e duraturi.</p>
<p><strong>Quali sono i fattori che conducono una donna che ha partorito da poco alla c.d. depressione post partum?</strong><br />
I fattori coinvolti sono numerosi: genetici, biologici, esperienziali, ambientali.<br />
Principalmente la vera depressione post partum ha tra i fattori di rischio: avere avuto episodi precedenti di depressione, o aver sofferto di altri disturbi psicologici, come disturbo ossessivo compulsivo, disturbo di panico, varie forme di psicosi.<br />
Tuttavia in alcuni casi la depressione post partum esordisce anche in assenza di precedenti disturbi. In questi casi i fattori determinanti sono l’influenza dei cambiamenti ormonali della gravidanza e dell’allattamento sull’umore, ma anche fattori esterni, che possono funzionare da amplificatore di sintomi depressivi lievi: ad esempio lo scarso supporto sociale, la solitudine, le condizioni economiche precarie, disagi familiari, vissuti familiari difficili nella storia della madre (che rendono difficoltoso il passaggio dal ruolo di figlia al ruolo di genitore), parto traumatico, perdita di precedenti gravidanze.</p>
<p><strong>Come si manifesta?</strong><br />
Generalmente, ma non tutti i casi di depressione post partum hanno lo stesso decorso, si inizia con un profondo senso di disagio e di difficoltà ad affrontare la vita quotidiana col bambino, senso di incapacità o profonda debolezza fisica; tutte queste sensazioni non vengono condivise con gli altri, perchè la madre le legge come strane, e può verognarsene profondamente.<br />
Disturbi del sonno (insonnia grave, ipersonnia), e dell’appetito, scarsa cura di sè, della casa o del bambino (difficoltà a fare la spesa, a fare le lavatrici etc); tutto è vissuto o come a rallentatore, con grande fatica, o convulsamente, con forte ansia e attivazione, senza concedersi un minuto di sosta, nemmeno quando necessario. Molto spesso le madri eseguono i compiti in modo automatico, senza partecipazione emotiva e “contatto” con l’esterno e soprattutto il bambino (lo allattano, ma non lo guardano). Il disagio in questi casi è molto forte, il senso di fallimento profondo, e la paura di “non riuscire a uscirne” è la norma.<br />
Da ciò derivano i pericolosi sensi di colpa rispetto alla propria incapacità come madre e come moglie, che a loro volta possono scatenare decisioni estreme (ad esempio: ti uccido perchè, con una madre così indegna, saresti destinato a soffrire per la vita)</p>
<p><strong>Cosa può provocare?</strong><br />
Essendo un disturbo psichico, ovviamente compromette la propria salute, sia fisica che psicologica, compromette la capacità di socializzare e condividere i problemi, aumenta l’isolamento ed il senso di solitudine e disperazione che se non riconosciuto da un buon ambiente familiare e medico porta poi agli atti auto o etero lesivi.</p>
<p><strong>Un Suo consiglio per superarla?</strong><br />
Per prima cosa la prevenzione: informare le donne di cosa accade fisiologicamente al loro sistema ormonale in gravidanza, e di quali sono i cambiamenti psicologici che naturalmente vengono fatti in questa fase di passaggio da figli a genitori. Insegnare loro a riconoscere i sintomi, a valutarli come tali (e non come difetti di carattere!) e a chiedere  a personale competente. Bastano poche parole alla madre e ai familiari per ottenere una buona osservazione di come vanno le cose.<br />
In caso di depressione post partum è evidente che l’evento di nascita pur atteso e desiderato ha prodotto un forte stress ormonale e psicologico,che necessita di cure per essere risolto.<br />
Intanto riposo e alimentazione corretti, l’utilizzo di blanda attività fisica per aumentare gli “ormoni” positivi, la ricerca di punti di riferimento d’aiuto, interni o esterni alla famiglia (in molti casi i semplici consultori ostetrici sono un grosso aiuto). Anche la delega di semplici compiti (faccende domestiche, cambiare il bambino, cucinare), può essere d’aiuto (le madri hanno spesso l’idea di dover fare tutto da sole, pena il non essere buone madri!).<br />
Recuperare il senso della propria vita e del momento presente vivendo giorno per giorno, ripercorrendo le tappe della gravidanza e ricordando le sensazioni positive. I sintomi sono destinati a diminuire, ci vogliono pazienza, fermezza e sostegno (meglio affiancare al sostegno familiare un sostegno psicoterapeutico o psicologico, per evitare aggravamenti).<br />
Talvolta si arriva alla diagnosi quando già i sintomi sono troppo gravi (apatia o insonnia ostinate, idee suicidiarie o lesive etc…): in questi casi è d’obbligo il supporto farmacologico, e appena possibile il supporto psicologico.</p><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/103-la-depressione-post-partum-quale-prevenzione.html' rel='bookmark' title='La depressione post partum: quale prevenzione?'>La depressione post partum: quale prevenzione?</a> <small>In questi giorni un&#8217;importante rivista medica ha pubblicato una completa...</small></li>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>La gravidanza è un antidepressivo?</title>
		<link>http://www.psico-terapia.it/wp/149-la-gravidanza-e-un-antidepressivo.html</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2006 00:15:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cultura popolare e i media descrivono la gravidanza come periodo di massima realizzazione e felicità nella vita di una donna. Attribuire al periodo della maternità soltanto aspetti e valori positivi, di cui non si può che essere contenti è tuttavia un modo superficiale e arbitrario di affrontare un momento evolutivo importante e complesso che <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/149-la-gravidanza-e-un-antidepressivo.html'>[...]</a>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Gravidanza e depressione" src="http://www.psico-terapia.it/images/news/30.jpg" alt="" width="228" height="307" />La cultura popolare e i media descrivono la <strong>gravidanza come periodo di massima realizzazione e felicità nella vita di una donna</strong>. Attribuire al periodo della maternità soltanto aspetti e valori positivi, di cui non si può che essere contenti è tuttavia un modo superficiale e arbitrario di affrontare un momento evolutivo importante e complesso che appartiene come tale non soltanto al percorso di vita della donna, ma in senso più generale a quello del compagno e della famiglia nucleare.<br />
Di per sè <strong>la gravidanza è un momento molto delicato</strong>, sia dal punto di vista <span class="evid">psicologico</span> (cambiamenti legati al ruolo e all&#8217;assunzione di responsabilità, ri-esperienza degli antichi legami madre-figlia e familiari), sia dal punto di vista biologico e ormonale. Tali cambiamenti possono naturalmente modificare l&#8217;umore della donna, anche in donne che non hanno mai avuto <strong>problemi di ansia o di depressione</strong>, e provocano comunque un &#8216;fisiologico&#8217; e in molti casi fortunatamente passeggero stato di <span class="evid">stress psicofisico</span>, normalmente avvertito durante la gravidanza come <strong>difficoltà a riposare</strong>, presenza di <strong>pensieri e preoccupazioni legati alla maternità</strong>, maggiore <strong>suscettibilità</strong> nelle relazioni importanti e così via.<br />
Tutti questi cambiamenti nella maggioranza dei casi sono naturalmente accompagnati anche dalla <strong>gioia di diventare madri</strong> e di avere un figlio, e quindi durante l&#8217;attesa nella donna possono coesistere <span class="evid">emozioni, aspettative, stati d&#8217;animo contrastanti</span>, in modo del tutto fisiologico.<br />
<span id="more-149"></span>La <em>gestante mediatica</em> è però un concentrato di <span class="evid">dinamicità, felicità e onnipotenza</span> e sembra non soffrire di alcun tipo di turbamento: porta avanti tutte le sue attività col sorriso sulle labbra, non è mai stanca, lavora fino alla 38 settimana, segue una dieta per restare in forma, riduce al minimo il naturale e fisiologico aumento di peso, organizza perfettamente tutto il suo tempo, ed <strong>è sempre felice</strong>.<br />
Questa icona culturale da un lato, e la tendenza a sminuire i <span class="evid">cambiamenti emotivi</span> di questo periodo dall&#8217;altro hanno degli effetti importanti su come la donna sente di dover vivere la gravidanza; questi messaggi ambigui e superficiali amplificano il disagio nelle donne che non si sentono così euforiche (o che sono stanche, o che prendono peso), e promuovono l&#8217;instaurarsi di <span class="evid">un senso di vergogna o anormalità</span>, aumentando il <strong>disagio</strong> e rendendone difficile la condivisione all’interno della coppia, della famiglia d&#8217;origine e con le persone che più dovrebbero essere competenti in materia (ostetriche, psicologhe, personale medico).<br />
Molte donne durante la gravidanza sperimentano un senso di <span class="evid">inadeguatezza</span> rispetto al ruolo e al modello, e pensano che questo significhi non essere buone madri; percepirsi inadeguate è un importante e generico fattore di rischio per lo sviluppo di <strong>ansia</strong> o <strong>depressione</strong>, e primariamente provoca un senso di <strong>vergogna</strong> che spinge queste mamme al silenzio, impedisce loro di condividere quello che pensano con altre persone e instaura una classico meccanismo di pensiero a circolo vizioso (più penso di essere inadeguata più mi vergogno, più sto chiusa in me stessa, più aumenta l&#8217;angoscia e aumentano i pensieri negativi, più mi sento inadeguata….).<br />
Spesso sintomi inizialmente lievi vengono taciuti e possono provocare in seguito <strong>gravi situazioni ansiose o depressive</strong>, che si ripercuotono negativamente sulla salute della donna e sul benessere del bambino.<br />
Un importante giornale di medicina (JAMA) ha pubblicato in questi giorni uno <a href="http://jama.ama-assn.org/cgi/content/full/295/5/499" target="_blank">studio sulle donne in gravidanza</a>, andando a valutare cosa succede quando le mamme in attesa con storia di <span class="evid">depressione</span> affrontano la gravidanza.<br />
Contrariamente alle credenze popolari sul potere benefico della gravidanza sull&#8217;umore, si è visto che le ricadute depressive avvenivano nella metà dei casi. Tra questi, la percentuale più alta di ricadute si aveva nelle donne che non seguivano alcun trattamento (68%), ma era presente in percentuale non trascurabile (26%) anche nelle donne che seguivano una farmacoterapia.<br />
Questo studio è prezioso per creare una controcultura in grado di valutare con attenzione il <span class="evid">problema dell’umore durante la gravidanza</span>, sia nelle donne con precedenti problemi, sia nelle donne senza storia di disagio psicologico. Comprendere la complessità di un naturale percorso evolutivo, quale è la gravidanza e la maternità può rendere più facile sia l’approccio al disagio emotivo, sia la corretta prevenzione di <strong>ansia e depressione durante la gravidanza</strong>.</p>
<p class="piccolo">L&#8217;immagine è l&#8217;opera &#8216;Maternità&#8217; dell&#8217;artista <a href="http://www.lauradelucaandfriends.it/friends/vernaglia.htm" target="_blank">Renata Vernaglia</a>. Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari.</p><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
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		<title>La depressione post partum: quale prevenzione?</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2005 23:37:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni un&#8217;importante rivista medica ha pubblicato una completa ed esauriente review sulla depressione post partum. La depressione post partum riguarda un discreto numero di donne in un delicato momento di passaggio (intorno al secondo &#8211; terzo mese di vita del bambino) e, se non riconosciuta e trattata in modo giusto, può avere esiti <a href='http://www.psico-terapia.it/wp/103-la-depressione-post-partum-quale-prevenzione.html'>[...]</a>
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<p><img class="alignleft" style="margin: 10px 5px;" title="Depressione post-partum" src="http://www.psico-terapia.it/images/news/12.jpg" alt="Depressione post-partum" width="240" height="144" /> L&#8217;autrice ha esaminato tutta la letteratura scientifica disponibile sull&#8217;argomento, valutando gli studi sulla prevenzione ed il trattamento. Dall&#8217;analisi è emerso che: 1) la frequenza della depressione <em>post partum</em> vera e propria si aggira intorno al 13%, e sembrano più a rischio soggetti con familiarità per depressione o con episodi depressivi precedenti. 2) non ci sono evidenze certe su quale sia il miglior trattamento preventivo per questa patologia, ma è sicuramente preferibile un trattamento individuale rispetto ad uno di gruppo e soprattutto effettuato <strong>dopo il parto</strong>. Un costante e fiducioso rapporto con il proprio medico rimane un punto di forza nella gestione e nel superamento dei sintomi. L&#8217;ascolto partecipe dei disagi della madre dovrebbe dunque fare parte del metodo di cura di ogni professionista coinvolto nel delicato periodo della gravidanza e del <em>post partum</em>.</p><p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
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