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	<title>Claudia Ravaldi &#187; giovani</title>
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	<description>Un blog di psicologia, psichiatria e psicoterapia su anoressia, bulimia, ansia, depressione e lutto</description>
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		<title>Suicidio giovanile</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Oct 2006 00:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio]]></category>

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L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità dedica una giornata alla prevenzione del suicidio giovanile
Il 10 settembre 2006 l’organizzazione mondiale della sanità (WHO) ha celebrato la giornata mondiale della prevenzione del suicidio.
Il suicidio è la forma più eclatante di aggressività verso se stessi, è un atto che comunica disperazione, incapacità di valutare obiettivamente [...]


Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/126-dismorfismo-corporeo-e-rischio-di-suicidio.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Dismorfismo corporeo e rischio di suicidio'>Dismorfismo corporeo e rischio di suicidio</a></li>
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<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/147-ansia-ideazione-suicidiaria-e-rischio-di-suicidio.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Ansia, ideazione suicidiaria e rischio di suicidio'>Ansia, ideazione suicidiaria e rischio di suicidio</a></li>
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<h4>L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità dedica una giornata alla prevenzione del suicidio giovanile</h4>
<p><img class="alignleft" title="Suicidio giovanile" src="http://www.psico-terapia.it/images/news/34.jpg" alt="" width="300" />Il 10 settembre 2006 l’<span class="evid">organizzazione mondiale della sanità</span> (WHO) ha celebrato la giornata mondiale della prevenzione del suicidio.<br />
Il suicidio è la forma più eclatante di aggressività verso se stessi, è un atto che comunica <strong>disperazione</strong>, incapacità di valutare obiettivamente il futuro, convinzione profonda che nulla abbia più un senso. Il suicidio è un atto che annulla l’istinto di sopravvivenza intrinseco all’essere umano; chi ha grave ideazione suicidiaria non pensa più ad altro, ha spesso uno stato di coscienza alterato, e può programmare nei dettagli l’atto suicidiario senza dare il minimo segno di debolezza o sconforto.<br />
Molti <span class="evid">giovani suicidi non condividono con nessuno il malessere emotivo</span> che causa poi l’atto: spesso il malessere che porta al suicidio non viene identificato come “patologia” e quindi come ferita curabile, ma inteso come un semplice dato di fatto, la prova che nulla è più possibile. Chi commette un atto suicidiario avverte soltanto la <span class="evid">profonda sensazione di sofferenza</span>, l’assenza di alternative e la liberazione che deriverà dal gesto: se in quel momento potesse osservare con consapevolezza e presenza mentale tutto il percorso attraverso cui è giunto all’ideazione suicidiaria, molto raramente deciderebbe di proseguire.</p>
<p><span id="more-157"></span>La <span class="evid">frequenza del suicidio giovanile</span> è molto elevata: le stime mondiali parlano di un milione di morti per suicidio all’anno, corrispondenti a 16 casi su 100000 abitanti. Negli ultimi 50 anni l’incidenza del suicidio è aumentata del 60%, diventando la terza causa di morte per gli adolescenti ed i giovani adulti.Mentre fino a poche decine di anni fa il gruppo più a rischio era rappresentato dagli uomini anziani, oggi sono gli adolescenti e i giovani ad avere il più alto rischio di suicidio in molti paesi, sia industrializzati che sottosviluppati.<br />
Se a questi dati aggiungiamo quelli del <strong>tentato suicidio</strong>, la cui frequenza è 20 volte più alta del suicidio completo, possiamo renderci conto di quanto grave sia questo fenomeno e di quanto sarebbe opportuno lavorare sinergicamente in termini di prevenzione con i bambini e gli adolescenti.<br />
Da un lato dovremmo saper prestare attenzione alla presenza di <span class="evid">fattori di rischio</span>, riconoscendoli precocemente: tra questi, la presenza di un <strong>disturbo psichico</strong> riconosciuto (depressione, disturbi psicotici, disturbo da uso di sostanze, disturbi del comportamento alimentare), la presenza di sintomi psichici nuovi, non riconosciuti o trattati e la variazione nei comportamenti (ad esempio, il calo del profitto scolastico, il ritiro sociale.<br />
Bisogna considerare che sebbene molti suicidi giovanili siano correlati alla presenza di <span class="evid">sindromi depressive</span> o ad uso di sostanze, non sono da sottovalutare fattori socioculturali ed eventi di vita: cambiamenti economici, familiari e personali, costituiscono veri e propri fattori trigger anche in assenza di disturbi psichici documentati in precedenza.</p>
<p>Oltre al riconoscimento precoce dei fattori di rischio, la <span class="evid">prevenzione del suicidio adolescenziale</span> dovrebbe prevenire i suddetti fattori di rischio attraverso:</p>
<ul>
<li><strong>informazione</strong> corretta di pediatri, medici di medicina generale, professori, insegnanti;</li>
<li><strong>interventi di psicoeducazione</strong>, da fare nelle scuole con i ragazzi, mirati al riconoscimento e alla gestione dei momenti di crisi, alla promozione di una maggiore autostima e all’acquisizione di buone capacità di copying;</li>
<li>una <strong>corretta comunicazione sul suicidio</strong>, tra operatori ma anche a livello sociale; il suicidio è un atto drammatico che per essere arginato richiede formazione, informazione e apertura.</li>
</ul>
<p>Nella nostra società, dove già parlare della morte è difficile, <span class="evid">parlare del suicidio resta un tabù</span>, e come tutti i tabù cade vittima di generalizzazioni e giudizi che più che mai ci allontanano dalla prevenzione del problema.</p>
<p>L’<span class="evid">organizzazione mondiale della sanità</span> sfata alcuni miti riguardanti il suicidio, purtroppo molto diffusi anche nella nostra cultura:</p>
<ul>
<li> <strong>non è vero che chi minaccia di suicidarsi poi di solito non lo fa</strong> (bisogna sempre prestare attenzione a frasi o gesti lesivi);</li>
<li> <strong>non è vero che parlare di suicidio può indurre una persona a farlo</strong>, anzi, questo contribuisce ad alleviare le emozioni negative e può ridurre il senso di solitudine, creando una positiva alleanza.</li>
</ul>
<p>Ulteriori informazioni su suicidio sul sito della <a href="http://www.who.int/mental_health/prevention/suicide/suicideprevent/en/" target="_blank">Organizzazione Mondiale della Sanità</a></p>

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<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/145-la-depressione-giovanile-come-fattore-di-rischio-per-lobesita.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La depressione giovanile come fattore di rischio per l&#8217;obesità'>La depressione giovanile come fattore di rischio per l&#8217;obesità</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/147-ansia-ideazione-suicidiaria-e-rischio-di-suicidio.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Ansia, ideazione suicidiaria e rischio di suicidio'>Ansia, ideazione suicidiaria e rischio di suicidio</a></li>
</ol></p>
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		<title>I giovani italiani, l&#8217;infarto e la dieta ricca di grassi</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2005 23:51:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[grassi]]></category>
		<category><![CDATA[infarto]]></category>

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Se confrontati con malati di infarto di età superiore, i giovani infartuati italiani presentano sostanziali differenze dal punto di vista della dieta e di alcuni parametri verosimilmente legati ad abitudini alimentari scorrette. Se esaminiamo i livelli dei marcatori infiammatori tipici dell&#8217;infarto essi non differiscono significativamente fra uomini di circa 30 [...]


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<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/155-dieta-mediterranea-e-mass-media.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Dieta mediterranea e mass media'>Dieta mediterranea e mass media</a></li>
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<p><img class="alignleft" style="margin: 10px 5px;" title="Dieta ricca di grassi e infarto" src="http://www.psico-terapia.it/images/news/9.jpg" alt="Dieta ricca di grassi e infarto" width="210" height="158" />Se confrontati con malati di infarto di età superiore, i giovani infartuati italiani presentano sostanziali differenze dal punto di vista della dieta e di alcuni parametri verosimilmente legati ad abitudini alimentari scorrette. Se esaminiamo i livelli dei marcatori infiammatori tipici dell&#8217;infarto essi non differiscono significativamente fra uomini di circa 30 anni che hanno un infarto miocardico acuto e gli uomini malati di circa 60 anni, ma i <strong>pazienti più giovani</strong> presentano <strong>maggiori livelli di grassi</strong> nel sangue ed un maggior apporto di <strong>grassi saturi con la dieta</strong>. I pazienti giovani presentano una dieta sbilanciata con una prevalenza di grassi saturi simile a quella di una dieta occidentale che come sappiamo aumenta il rischio di infarto e di altre patologie (diabete, ipertensione). Nel loro sangue è presente un maggior livello di omocisteina, <acronym title="Low Density Lipoprotein">LDL</acronym> e trigliceridi. La dieta &#8220;occidentale&#8221;, che ha usurpato in molte famiglie il posto della tradizionale (e più sana) dieta mediterranea, promossa da uno stile di vita caotico e sedentario e dall&#8217;imperversare di pasti pronti, veloci e sbilanciati dal punto di vista nutrizionale, costituisce un problema reale anche nella culla della tradizione mediterranea. (Int J Cardiol 2005; 101: 185-90)</p>

<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/110-dieta-mediterranea-e-longevita.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Dieta mediterranea e longevità'>Dieta mediterranea e longevità</a></li>
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