Se da un lato tra gli uomini adulti ed i giovani diminuisce il numero di fumatori, questo resta ancora elevato tra le donne adulte, attirate dalla falsa immagine di emancipazione attribuita alla donna fumatrice. Oltre ai danni diretti alla salute di chi fuma, questo pericoloso vizio condiziona pesantemente anche la salute di quanti gli stanno vicino, in particolare dei figli. Si calcola infatti che il 18% dei bambini tra i 13 ed i 23 mesi sia abitualmente esposto al fumo di tabacco, considerando che fumano il 22% delle madri ed il 38% dei padri di bambini in questa fascia di età. Le conseguenze per la salute di questa esposizione possono essere anche molto gravi, al punto che si stima che ogni anno in Italia l’esposizione dei bambini al fumo passivo causi il 17% dei casi totali di SIDS (le cosiddette “morti bianche” in culla), il 21% delle infezioni respiratorie nei primi due anni di vita e il 9% dei casi d’asma infantile (fonte: Istituto Superiore di Sanità). E’ importante quindi sottolinerae come la gravidanza ed i periodi immediatamente precedenti e seguenti, rappresentino un’opportunità unica per decidere di smettere di fumare. La motivazione che deriva dalla presa di coscienza dei propri doveri verso i figli aiuta infatti ad ottenere risultati più rapidi e durauri, spesso anche soltanto con brevi sedute di counselling, senza la necessità di ricorrere a trattamenti farmacologici. Visita il sito del Ministero della Salute per saperne di più.
Jun 132005
Claudia Ravaldi, medico psichiatra e psicoterapeuta. Professore a contratto presso l'Università di Firenze