Intervista di Angela Allegria alla dr.ssa Claudia Ravaldi
Da 7Magazine – Gennaio 2007

Sempre più spesso si sente parlare di una forma di depressione di cui soffrono le puerpere nei primi mesi di vita dei nuovi nascituri. La capacità di accettare un nuovo essere che magari si era immaginato in modo diverso, il panico di insuccesso, forse ancora la stanchezza e la tensione accumulata durante i mesi di gravidanza e nelle notti insonni in cui si sentiva piangere il bambino appena nato: questi i motivi che hanno addotto le madri a cui è stato chiesto a cosa potevano ricollegare, secondo la propria esperienza, la c.d. depressione post partum.
Per approfondire il problema, per cercare di capirne di più abbiamo chiesto alla Dott.ssa Claudia Ravaldi, psichiatra e psicoterapeuta, Membro della Società Italiana per lo Studio dei DCA e della Academy for Eating Disorders.
Continue reading »

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità dedica una giornata alla prevenzione del suicidio giovanile

Il 10 settembre 2006 l’organizzazione mondiale della sanità (WHO) ha celebrato la giornata mondiale della prevenzione del suicidio.
Il suicidio è la forma più eclatante di aggressività verso se stessi, è un atto che comunica disperazione, incapacità di valutare obiettivamente il futuro, convinzione profonda che nulla abbia più un senso. Il suicidio è un atto che annulla l’istinto di sopravvivenza intrinseco all’essere umano; chi ha grave ideazione suicidiaria non pensa più ad altro, ha spesso uno stato di coscienza alterato, e può programmare nei dettagli l’atto suicidiario senza dare il minimo segno di debolezza o sconforto.
Molti giovani suicidi non condividono con nessuno il malessere emotivo che causa poi l’atto: spesso il malessere che porta al suicidio non viene identificato come “patologia” e quindi come ferita curabile, ma inteso come un semplice dato di fatto, la prova che nulla è più possibile. Chi commette un atto suicidiario avverte soltanto la profonda sensazione di sofferenza, l’assenza di alternative e la liberazione che deriverà dal gesto: se in quel momento potesse osservare con consapevolezza e presenza mentale tutto il percorso attraverso cui è giunto all’ideazione suicidiaria, molto raramente deciderebbe di proseguire.

Continue reading »

 

La cultura popolare e i media descrivono la gravidanza come periodo di massima realizzazione e felicità nella vita di una donna. Attribuire al periodo della maternità soltanto aspetti e valori positivi, di cui non si può che essere contenti è tuttavia un modo superficiale e arbitrario di affrontare un momento evolutivo importante e complesso che appartiene come tale non soltanto al percorso di vita della donna, ma in senso più generale a quello del compagno e della famiglia nucleare.
Di per sè la gravidanza è un momento molto delicato, sia dal punto di vista psicologico (cambiamenti legati al ruolo e all’assunzione di responsabilità, ri-esperienza degli antichi legami madre-figlia e familiari), sia dal punto di vista biologico e ormonale. Tali cambiamenti possono naturalmente modificare l’umore della donna, anche in donne che non hanno mai avuto problemi di ansia o di depressione, e provocano comunque un ‘fisiologico’ e in molti casi fortunatamente passeggero stato di stress psicofisico, normalmente avvertito durante la gravidanza come difficoltà a riposare, presenza di pensieri e preoccupazioni legati alla maternità, maggiore suscettibilità nelle relazioni importanti e così via.
Tutti questi cambiamenti nella maggioranza dei casi sono naturalmente accompagnati anche dalla gioia di diventare madri e di avere un figlio, e quindi durante l’attesa nella donna possono coesistere emozioni, aspettative, stati d’animo contrastanti, in modo del tutto fisiologico.
Continue reading »

 

"Infanzia negata" di Anna Maceroni.

L’obesità è una condizione di grave rilevanza epidemiologica su scala mondiale, perche si è diffusa ubiquitariamente sia nei paesi ad alto sviluppo che nei paesi più poveri.
L’obesità ha una genesi multifattoriale, e in questi ultimi anni molti studi si sono proposti di individuare tra i fattori che promuovono una condizione di sovrappeso e di obesità quelli su cui poter effettuare una corretta prevenzione, in modo da poter arginare il fenomeno e proporre più efficaci terapie.
In particolare, il riconosciuto fallimento della sola dieta ipocalorica ha sottolineato l’esigenza di un approccio all’obesità ed al sovrappeso che sia necessariamente multidisciplinare, e che affronti i fattori che promuovono la cronicizzazione e facilitano le ricadute anche dopo dimagrimenti importanti.
In questi giorni sono usciti su riviste internazionali alcuni lavori di popolazione, effettuati su campioni comunitari, che hanno valutato il nesso tra depressione dell’umore, sovrappeso e obesità. Continue reading »

 

Giorgio De Chirico, Gli archeologi

Un grande numero di pazienti si rivolge ogni giorno al medico di base lamentando uno o più sintomi fisici che non presentano nessuna correlazione con specifiche malattie fisiche: i sintomi più frequenti sono i dolori, la debolezza e il senso di affaticamento, diffusi soprattutto ai muscoli o all’apparato gastrointestinale.
Questi sintomi sono spesso fonte di preoccupazione, di stress, e possono compromettere l’abilità lavorativa o il funzionamento sociale. Inoltre, la persistenza di questi sintomi nonostante le terapie e gli accertamenti effettuati arriva a compromettere il rapporto medico-paziente, creando malcontento sia nel paziente, che si sente incompreso e non risolve il suo problema, sia nel medico, che si sente impotente.
Gli studi svolti sui pazienti di medicina generale indicano l’elevata frequenza di ‘sintomi’ senza oggetto e, la valutazione incrociata di sintomi psicologici e di sintomi fisici segnala un’elevata frequenza sia di somatizzazioni senza alcun altro sintomo associato di disagio psichico, sia di somatizzazioni associate ad un disturbo psichiatrico.
In particolare alcune popolazioni sembrano avere maggiore tendenza ad esprimere il disagio psichico esclusivamente attraverso sintomi corporei.
Il problema portato dal paziente dovrebbe trovare un possibile risolutore nel medico, che, accertata l’assenza di patologie fisiche sottostanti, dovrebbe sempre motivare in modo appropriato il soggetto ad approfondire le cause ‘psicologiche’ del suo disturbo fisico, al fine di individuare un trattamento efficace.
La consulenza psichiatrica assume dunque una valenza importante sia nell’inquadramento del problema che nella sua risoluzione; non solo un sintomo fisico può essere l’unica spia di un disagio psicologico, ma appropriate terapie psicologiche possono fornire un contributo decisivo alla risoluzione del sintomo.
Tra le terapie possibili la psicoterapia cognitivo comportamentale si è dimostrata efficace non solo nel ridurre il numero e l’entità dei sintomi ma nel risolvere lo stress associato ai sintomi stessi, migliorando il funzionamento psicosociale del soggetto.

Leggi l’articolo originale (risorsa esterna in inglese).

 

I disturbi depressivi possono insorgere anche in età molto precoci (infanzia e adolescenza), spesso con sintomi piuttosto sfumati, e la loro gravità è del tutto sovrapponibile alle forme dell’adulto.
I disturbi depressivi dell’età giovanile necessitano pertanto di una corretta diagnosi e di un trattamento multidisciplinare e responsabile. In particolare negli ultimi anni si è fatta strada l’abitudine, soprattutto nei paesi americani, di utilizzare in prima battuta farmaci antidepressivi, spesso assegnati in monoterapia, soprattutto della classe degli antidepressivi inibitori del reuptake della serotonina (i cosiddetti SSRI).
I risultati di queste terapie a tappeto, divenute quasi routinarie, ha iniziato presto a fare discutere, sia per l’efficacia a lungo termine sui sintomi, sia per il razionale di impiego in generale sull’età evolutiva, sia soprattutto per alcuni effetti collaterali di grave entità. In particolare sono stati segnalati casi di suicidio o tentato suicidio successivi all’inizio della terapia farmacologia con SSRI, e più generali forme di aumento dell’aggressività auto ed eterodiretta.
Continue reading »

 

Il massaggio è una terapia in grado di ridurre i livelli di stress, i sintomi depressivi e dolorosi in malattie mediche e psicologiche. Una esauriente review dei lavori pubblicati in letteratura negli ultimi anni analizza i benefici del massaggio in diverse situazioni di disagio fisico o psicologico.
Gli effetti del massaggio sono stati studiati sia nei disturbi relativi alla gravidanza e al post parto (depressione in gravidanza, depressione post partum, i disordini comportamentali dei neonati di madre depressa),che nei traumi infantili e in età adulta (essere vittima di disastri naturali o vittima di abuso sessuale), nei disturbi alimentari (anoressia e bulimia), e in altre condizioni fisiche (malattie autoimmunitarie, asma cronico, cancro alla mammella).
L’effetto benefico è stato valutato misurando in modo diretto i marcatori ematici o urinari dello stress e della depressione e sottoponendo i soggetti a questionari specifici sulla depressione e sull’ansia. Nella maggior parte degli studi si è proceduto alla misurazione del cortisolo, ormone prodotto dalle ghiandole surrenali che subisce notevoli variazioni sia in corso di stress acuto che in corso di malattia depressiva, valutandone la concentrazione salivare e urinaria; in molti casi si è inoltre misurato la quantità urinaria dei metabolici della serotonina, principale neurotrasmettitore coinvolto nelle patologie depressive.
Gli studi sono sempre stati effettuati secondo il metodo del caso-controllo, randomizzando i soggetti coinvolti e dividendoli in due gruppi: in un gruppo venivano svolte 2-4 sedute settimanali di massaggio e nell’altro erano utilizzate di volta in volta varie tecniche di rilassamento. In ognuno degli studi si è assistito ad una progressiva e significativa diminuzione dei livelli di cortisolo ematico e urinario, con effetti immediati sia dopo il massaggio che al termine del ciclo di trattamenti.
In parallelo, si sono apprezzate diminuzioni significative nei punteggi delle scale sull’ansia e la depressione, e un generale miglioramento del benessere globale, correlato anche all’aumento della serotonina urinaria. In ogni situazione trattata con il massaggio si sono avuti incoraggianti risultati sia nella riduzione dello stress che nell’aumento delle capacità reattive; nei bambini si sono avuti notevoli miglioramenti comportamentali, normalizzazione del sonno e migliore consolabilità, nelle madri in attesa si sono ridotti i livelli di ansia e depressione e nelle vittime di abuso è molto migliorata la reazione al contatto fisico (cosa che non è avvenuta nel gruppo di controllo sottoposto ad altre tecniche di rilassamento).
Per saperne di più potete consultare la bibliografia della dottoressa Tiffany Field.

 

Depressione e disturbo bipolare in medicina generaleIl disturbo bipolare è una malattia che si caratterizza per l’alternanza di fasi depressive e di fasi di iperattivazione maniacale. Nella grande maggioranza dei casi un episodio depressivo in un soggetto affetto da disturbo bipolare non è facilmente distinguibile da un episodio di cosiddetta depressione unipolare.
Un recente lavoro pubblicato sul Journal of the American Board of Family Practice e condotto su 649 pazienti in trattamento per depressione unipolare presso il loro medico di famiglia, condotto dalla Psichiatria dell’Università del Texas, ha dimostrato che il 21,3% dei pazienti in trattamento con antidepressivi presentava in realtà elementi caratteristici del disturbo bipolare, ma soltanto il 16,2% (cioè circa la metà di questi soggetti) era stato in passato diagnosticato e/o trattato per disturbo bipolare.
I risultati di questo studio mostrano che quasi il 70% dei pazienti con sintomi bipolari in trattamento presso i medici di famiglia americani non ha ricevuto una corretta diagnosi ed eventualmente un aggiustamento della terapia.
Gli autori consigliano pertanto di effettuare almeno uno screening psichiatrico nei soggetti in terapia per depressione presso i medici di medicina generale, al fine di migliorare la qualità delle cure e diminuire i rischi di ricaduta o di viraggio maniacale.

 

In questi giorni un’importante rivista medica ha pubblicato una completa ed esauriente review sulla depressione post partum. La depressione post partum riguarda un discreto numero di donne in un delicato momento di passaggio (intorno al secondo – terzo mese di vita del bambino) e, se non riconosciuta e trattata in modo giusto, può avere esiti molto gravi per la salute della madre (e conseguentemente per l’inizio della relazione madre bambino).

Depressione post-partum L’autrice ha esaminato tutta la letteratura scientifica disponibile sull’argomento, valutando gli studi sulla prevenzione ed il trattamento. Dall’analisi è emerso che: 1) la frequenza della depressione post partum vera e propria si aggira intorno al 13%, e sembrano più a rischio soggetti con familiarità per depressione o con episodi depressivi precedenti. 2) non ci sono evidenze certe su quale sia il miglior trattamento preventivo per questa patologia, ma è sicuramente preferibile un trattamento individuale rispetto ad uno di gruppo e soprattutto effettuato dopo il parto. Un costante e fiducioso rapporto con il proprio medico rimane un punto di forza nella gestione e nel superamento dei sintomi. L’ascolto partecipe dei disagi della madre dovrebbe dunque fare parte del metodo di cura di ogni professionista coinvolto nel delicato periodo della gravidanza e del post partum.

 

In letteratura si trovano molti dati riguardo alla depressione post partum che colpisce le madri, generalmente tra i due ed i tre mesi dalla nascita del bambino. Poco si conosce delle modificazioni paterne durante i primi mesi di vita del bambino, e fino ad oggi non erano stati condotti studi di popolazione che valutassero la frequenza del fenomeno ed i suoi possibili effetti sulla crescita dei figli.

Depressione post-partum nei padri Un grande studio di popolazione pubblicato sulla rivista The Lancet condotto su circa 8000 nuclei familiari ha somministrato gli stessi test ai padri e alle madri, valutando poi l’andamento a distanza di tre e cinque anni e soprattutto il comportamento dei bambini. Si è visto che circa il 10% delle madri e circa il 4% dei padri riportava sintomi di depressione; in molti nuclei familiari la depressione era presente in ambedue i genitori e, laddove il padre era depresso, i figli riportavano più frequentemente tratti di iperattività e problemi della condotta. L’attenzione al nucleo familaire e ai cambiamenti legati al passaggio da coppia a famiglia, così come lo sviluppo della funzione genitoriale si confermano importanti al fine di una corretta prevenzione e, dal punto di vista socio-sanitario, per poter fornire risposte adeguate al disagio emotivo in chi si appresta a diventare genitore o lo è diventato da poco.

© 2012 Dott.ssa Claudia Ravaldi
Via C.Goldoni 136, Prato
CF RVLCLD74H66F257D - PI 01893180974
email: claudia.ravaldi@psico-terapia.it
Suffusion theme by Sayontan Sinha