Secondo un recente studio pubblicato dalla rivista Pediatrics, l’utilizzo del ciuccio durante il sonno è in grado di diminuire il rischio di incorrere nella sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS, la cosiddetta ‘morte in culla o ‘morte bianca’).
La metanalisi condotta da Hauck e collaboratori ha esaminato i 384 studi pubblicati tra il 1966 ed il 2004 sull’argomento, giungendo alla conclusione che l’utilizzo del ciuccio diminuisce il rischio di SIDS di un valore variabile dal 30% al 60%, specialmente quando utilizzato durante il sonno, sia quello notturno, sia i sonnellini durante il giorno.
In particolare, gli autori hanno calcolato che con l’utilizzo sistematico del ciuccio si potrebbe evitare una morte per SIDS ogni 2733 bambini.
I risultati di questo studio sono stati talmente significativi da indurre la Task Force Americana per i Servizi Preventivi a modificare le linee-guida pediatriche per la prevenzione della morte in culla. Continue reading »
I disturbi depressivi possono insorgere anche in età molto precoci (infanzia e adolescenza), spesso con sintomi piuttosto sfumati, e la loro gravità è del tutto sovrapponibile alle forme dell’adulto.
I disturbi depressivi dell’età giovanile necessitano pertanto di una corretta diagnosi e di un trattamento multidisciplinare e responsabile. In particolare negli ultimi anni si è fatta strada l’abitudine, soprattutto nei paesi americani, di utilizzare in prima battuta farmaci antidepressivi, spesso assegnati in monoterapia, soprattutto della classe degli antidepressivi inibitori del reuptake della serotonina (i cosiddetti SSRI).
I risultati di queste terapie a tappeto, divenute quasi routinarie, ha iniziato presto a fare discutere, sia per l’efficacia a lungo termine sui sintomi, sia per il razionale di impiego in generale sull’età evolutiva, sia soprattutto per alcuni effetti collaterali di grave entità. In particolare sono stati segnalati casi di suicidio o tentato suicidio successivi all’inizio della terapia farmacologia con SSRI, e più generali forme di aumento dell’aggressività auto ed eterodiretta.
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Negli Stati Uniti circa nove milioni di bambini al di sopra dei sei anni sono obesi. Il fenomeno è particolarmente preoccupante se consideriamo l’entità delle patologie associate all’obesità, che vanno dal disagio psicologico al diabete, all’ipertensione, che costituiscono gravi fattori predittivi per una peggiore qualità della vita ed un generale aumento della mortalità per patologie cardiovascolari in età adulta. Nell’autunno del 2004 l’Istituto di Medicina (IOM) ha promosso una campagna di sensibilizzazione al problema coinvolgendo i diversi responsabili del fenomeno: i singoli individui, le famiglie, le scuole, le comunità cittadine, gli enti sanitari da un lato. Dall’altro l’IOM ha cercato di coinvolgere anche i le industrie alimentari, i singoli produttori artigianali di alimenti ed i ristoranti. Un lavoro intenso è poi stato fatto con gli ingegneri ambientali e gli architetti per promuovere spazi cittadini da utilizzare liberamente per l’esercizio fisico. Come ricorda il Dr Harvey Fineberg, presidente dell’IOM, il peso corporeo è il risultato di un armonico equilibrio tra introito calorico e attività fisica bilanciata. È dunque necessario riscoprire ai vari livelli sociali un diverso stile di vita per i bambini occidentali: ‘eating smarter and being more active‘, cioè mangiare in modo più intelligente e essere più attivi fisicamente.
Se da un lato tra gli uomini adulti ed i giovani diminuisce il numero di fumatori, questo resta ancora elevato tra le donne adulte, attirate dalla falsa immagine di emancipazione attribuita alla donna fumatrice. Oltre ai danni diretti alla salute di chi fuma, questo pericoloso vizio condiziona pesantemente anche la salute di quanti gli stanno vicino, in particolare dei figli. Si calcola infatti che il 18% dei bambini tra i 13 ed i 23 mesi sia abitualmente esposto al fumo di tabacco, considerando che fumano il 22% delle madri ed il 38% dei padri di bambini in questa fascia di età. Le conseguenze per la salute di questa esposizione possono essere anche molto gravi, al punto che si stima che ogni anno in Italia l’esposizione dei bambini al fumo passivo causi il 17% dei casi totali di SIDS (le cosiddette “morti bianche” in culla), il 21% delle infezioni respiratorie nei primi due anni di vita e il 9% dei casi d’asma infantile (fonte: Istituto Superiore di Sanità). E’ importante quindi sottolinerae come la gravidanza ed i periodi immediatamente precedenti e seguenti, rappresentino un’opportunità unica per decidere di smettere di fumare. La motivazione che deriva dalla presa di coscienza dei propri doveri verso i figli aiuta infatti ad ottenere risultati più rapidi e durauri, spesso anche soltanto con brevi sedute di counselling, senza la necessità di ricorrere a trattamenti farmacologici. Visita il sito del Ministero della Salute per saperne di più.
Uno studio condotto dai pediatri dell’università di Houston su bambini seguiti periodicamente per circa tre anni ha dimostrato che il sovrappeso e l’obesità infantile sono fortemente correlati non tanto alla dieta seguita dai ragazzi ma soprattutto alla sedentarietà e al numero di ore passate davanti alla televisione. Un’ulteriore prova del fatto che una sana attività fisica facilita una crescita armonica.
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Claudia Ravaldi, medico psichiatra e psicoterapeuta. Professore a contratto presso l'Università di Firenze