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	<title>Claudia Ravaldi &#187; Ansia</title>
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	<description>Un blog di psicologia, psichiatria e psicoterapia su anoressia, bulimia, ansia, depressione e lutto</description>
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		<title>Ansia, ideazione suicidiaria e rischio di suicidio</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2005 00:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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L&#8217;ideazione suicidiaria ed il tentato suicidio sono fenomeni gravi e piuttosto frequenti nella popolazione generale (rispettivamente circa 12 persone su 100 riferiscono ideazione suicidiaria e circa 3 su 100 tentano il suicidio), rappresentando i massimi fattori predittivi di suicidio completo.
La comprensione dei fattori di rischio che si nascondono dietro al [...]


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<p>L&#8217;<strong>ideazione suicidiaria</strong> ed il <strong>tentato suicidio</strong> sono fenomeni gravi e piuttosto frequenti nella popolazione generale (rispettivamente circa 12 persone su 100 riferiscono ideazione suicidiaria e circa 3 su 100 tentano il suicidio), rappresentando i massimi fattori predittivi di suicidio completo.<br />
La comprensione dei <strong>fattori di rischio</strong> che si nascondono dietro al suicidio, ed ancor più all&#8217;ideazione suicidiaria, che appare essere di gran lunga il fenomeno più frequente, è dunque di fondamentale importanza in un&#8217;ottica preventiva.<br />
Il suicidio è infatti la terza causa di morte nei giovani tra i 15 ed i 24 anni, e la seconda tra i 25 ed i 34, con un incremento dimostrato negli ultimi anni. Tra le cause ambientali che sono associate a ideazione suicidiaria e rischio di suicidio troviamo la <strong>disoccupazione</strong>, la <strong>solitudine</strong> e la presenza di <strong>comportamenti rischiosi</strong> (abuso di alcol, droghe o farmaci, gioco d&#8217;azzardo, guida pericolosa, partners sessuali multipli, rapporti non protetti).</p>
<p>Un <span class="evid">comportamento suicidiario</span> è stato associato ad alcuni tipi di sofferenza psichiatrica, come ad esempio <span class="evid">disturbi dell&#8217;umore (depressione, disturbo bipolare)</span>, disturbi da <strong>uso di sostanze</strong> e <strong>schizofrenia</strong>, ma pochi studi fino ad oggi hanno valutato la <span class="evid">correlazione tra disturbi d&#8217;ansia e ideazione suicidiaria</span> o tentato suicidio.<span id="more-147"></span><br />
Uno <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&amp;db=pubmed&amp;dopt=Abstract&amp;list_uids=16275812&amp;query_hl=0" target="_blank">studio di popolazione</a>, condotto su un campione di 4796 persone, seguite per anni e esaminate in tre periodi diversi attraverso interviste specifiche sui disturbi psichiatrici e sul suicidio, ha messo in evidenza l&#8217;<strong>importanza dei disturbi d&#8217;ansia</strong> in generale come fattori di rischio per l&#8217;ideazione suicidiaria e per il tentato suicidio.<br />
In particolare, oltre <span class="evid">la metà dei soggetti che riportano ideazione suicidiaria ha almeno un disturbo d&#8217;ansia</span>. Tra i disturbi d&#8217;ansia più fortemente correlati a <strong>ideazione suicidiaria</strong> troviamo il <span class="evid">disturbo d&#8217;ansia generalizzato</span>, il <span class="evid">panico</span> e la <span class="evid">fobia sociale</span>, mentre sembra che le <span class="evid">fobie semplici</span>, l&#8217;<span class="evid">agorafobia</span> ed il <span class="evid">panico</span> rappresentino un fattore di rischio per i <strong>tentativi di suicidio</strong>.<br />
L&#8217;ideazione suicidiaria e il tentato suicidio aumentano significativamente quando il <strong>disturbo d&#8217;ansia è associato ad un disturbo depressivo</strong>.</p>
<p>E&#8217; importante sottolineare che i <strong>disturbi d&#8217;ansia</strong> rappresentano una categoria piuttosto eterogenea, con differenze qualitative e quantitative dal punto di vista dell&#8217;espressione sintomatologica e del trattamento, e la loro frequenza è spesso sottostimata.<br />
Diagnosticare un <span class="evid">disturbo d&#8217;ansia in medicina generale</span> è infatti difficile (per il poco tempo a disposizione e per la tendenza a considerare normali e dovuti allo &#8217;stress&#8217; alcuni degli svariati sintomi con cui l&#8217;ansia si presenta) e del resto i <span class="evid">sintomi ansiosi medio-lievi tendono ad essere sottovalutati</span> inizialmente anche dal soggetto che li prova e dai suoi familiari, o addirittura vengono tenuti nascosti per vergogna o imbarazzo.<br />
Ciò che invece dovrebbe destare attenzione è rappresentato dai particolari <strong>meccanismi cognitivo-emotivi</strong> che si attivano in presenza di un disturbo d&#8217;ansia, tra cui la <span class="evid">percezione dell&#8217;ansia</span> stessa, il <span class="evid">rimuginio</span> e la <span class="evid">paura</span>. Questi meccanismi di attivazione producono notevoli livelli di sofferenza, che in momenti di maggiore intensità potrebbero costituire il <em>trigger</em> per l&#8217;ideazione suicidiaria od il tentato suicidio.<br />
Molte volte inoltre nel corso di <span class="evid">disturbi d&#8217;ansia</span>, dal punto di vista cognitivo, la <strong>percezione di debolezza e di incapacità</strong> legate alla paura o al rimuginio si associano a intense emozioni negative di tipo depressivo, che di per sè possono aumentare l&#8217;ideazione suicidiaria.</p>
<p class="piccolo">L&#8217;immagine è l&#8217;opera &#8216;Panic&#8217; dell&#8217;artista <a href="http://www.paperdragonstudios.com/dennis/index.html" target="_blank">Dennis P McCann</a>. Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari.</p>

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		<title>I sintomi fisici ostinati: spie di un malessere psicologico?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2005 00:08:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
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Un grande numero di pazienti si rivolge ogni giorno al medico di base lamentando uno o più sintomi fisici che non presentano nessuna correlazione con specifiche malattie fisiche: i sintomi più frequenti sono i dolori, la debolezza e il senso di affaticamento, diffusi soprattutto ai muscoli o all&#8217;apparato gastrointestinale.
Questi sintomi [...]



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<p>Un grande numero di pazienti si rivolge ogni giorno al medico di base lamentando uno o più sintomi fisici che non presentano nessuna correlazione con specifiche malattie fisiche: i sintomi più frequenti sono i <strong>dolori</strong>, la <strong>debolezza</strong> e il <strong>senso di affaticamento</strong>, diffusi soprattutto ai muscoli o all&#8217;apparato gastrointestinale.<br />
Questi sintomi sono spesso fonte di preoccupazione, di stress, e possono compromettere l&#8217;abilità lavorativa o il funzionamento sociale. Inoltre, la persistenza di questi sintomi nonostante le terapie e gli accertamenti effettuati arriva a compromettere il rapporto medico-paziente, creando malcontento sia nel paziente, che si sente incompreso e non risolve il suo problema, sia nel medico, che si sente impotente.<br />
Gli studi svolti sui pazienti di medicina generale indicano l&#8217;elevata frequenza di <span class="evid">&#8217;sintomi&#8217; senza oggetto</span> e, la valutazione incrociata di sintomi psicologici e di sintomi fisici segnala un&#8217;elevata frequenza sia di <span class="evid">somatizzazioni senza alcun altro sintomo associato</span> di disagio psichico, sia di <span class="evid">somatizzazioni associate ad un disturbo psichiatrico</span>.<br />
In particolare alcune popolazioni sembrano avere maggiore tendenza ad esprimere il disagio psichico esclusivamente attraverso sintomi corporei.<br />
Il problema portato dal paziente dovrebbe trovare un possibile risolutore nel medico, che, accertata l&#8217;assenza di patologie fisiche sottostanti, dovrebbe sempre <strong>motivare in modo appropriato</strong> il soggetto ad approfondire le cause &#8216;psicologiche&#8217; del suo disturbo fisico, al fine di individuare un trattamento efficace.<br />
La consulenza psichiatrica assume dunque una valenza importante sia nell&#8217;inquadramento del problema che nella sua risoluzione; non solo <span class="evid">un sintomo fisico può essere l&#8217;unica spia di un disagio psicologico</span>, ma appropriate terapie psicologiche possono fornire un contributo decisivo alla risoluzione del sintomo.<br />
Tra le terapie possibili la <span class="evid">psicoterapia cognitivo comportamentale</span> si è dimostrata efficace non solo nel ridurre il numero e l&#8217;entità dei sintomi ma nel risolvere lo stress associato ai sintomi stessi, <strong>migliorando il funzionamento psicosociale</strong> del soggetto.</p>
<p><a href="http://jama.ama-assn.org/cgi/content/full/294/17/2152" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo originale</a> (risorsa esterna in inglese).</p>


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		<title>Il massaggio come terapia della depressione e dello stress psicofisico</title>
		<link>http://www.psico-terapia.it/wp/133-il-massaggio-come-terapia-della-depressione-e-dello-stress-psicofisico.html</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2005 00:02:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[massaggio]]></category>
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Il massaggio è una terapia in grado di ridurre i livelli di stress, i sintomi depressivi e dolorosi in malattie mediche e psicologiche. Una esauriente review dei lavori pubblicati in letteratura negli ultimi anni analizza i benefici del massaggio in diverse situazioni di disagio fisico o psicologico.
Gli effetti del massaggio [...]


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<p><img class="alignright" style="margin: 10px;" title="Massaggio depressione" src="http://www.psico-terapia.it/images/news/19.jpg" alt="" width="248" height="241" />Il <strong>massaggio</strong> è una terapia in grado di ridurre i livelli di stress, i sintomi depressivi e dolorosi in malattie mediche e psicologiche. Una esauriente <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&amp;db=pubmed&amp;dopt=Abstract&amp;list_uids=16162447&amp;query_hl=1" target="_blank">review</a> dei lavori pubblicati in letteratura negli ultimi anni analizza i benefici del massaggio in diverse situazioni di disagio fisico o psicologico.<br />
Gli <span class="evid">effetti del massaggio</span> sono stati studiati sia nei disturbi relativi alla gravidanza e al post parto (depressione in gravidanza, depressione post partum, i disordini comportamentali dei neonati di madre depressa),che nei traumi infantili e in età adulta (essere vittima di disastri naturali o vittima di abuso sessuale), nei disturbi alimentari (anoressia e bulimia), e in altre condizioni fisiche (malattie autoimmunitarie, asma cronico, cancro alla mammella).<br />
L&#8217;effetto benefico è stato valutato misurando in modo diretto i <strong>marcatori ematici o urinari dello stress e della depressione</strong> e sottoponendo i soggetti a questionari specifici sulla depressione e sull&#8217;ansia. Nella maggior parte degli studi si è proceduto alla misurazione del <strong>cortisolo</strong>, ormone prodotto dalle ghiandole surrenali che subisce notevoli variazioni sia in corso di stress acuto che in corso di malattia depressiva, valutandone la concentrazione salivare e urinaria; in molti casi si è inoltre misurato la quantità urinaria dei metabolici della <strong>serotonina</strong>, principale neurotrasmettitore coinvolto nelle patologie depressive.<br />
Gli studi sono sempre stati effettuati secondo il metodo del caso-controllo, randomizzando i soggetti coinvolti e dividendoli in due gruppi: in un gruppo venivano svolte 2-4 sedute settimanali di massaggio e nell&#8217;altro erano utilizzate di volta in volta varie tecniche di rilassamento. In ognuno degli studi si è assistito ad una <span class="evid">progressiva e significativa diminuzione dei livelli di cortisolo</span> ematico e urinario, con effetti immediati sia dopo il massaggio che al termine del ciclo di trattamenti.<br />
In parallelo, si sono apprezzate <strong>diminuzioni significative nei punteggi delle scale sull&#8217;ansia e la depressione</strong>, e un generale miglioramento del benessere globale, correlato anche all&#8217;aumento della serotonina urinaria. In ogni situazione trattata con il massaggio si sono avuti incoraggianti risultati sia nella riduzione dello stress che nell&#8217;aumento delle capacità reattive; nei bambini si sono avuti notevoli miglioramenti comportamentali, normalizzazione del sonno e migliore consolabilità, nelle madri in attesa si sono ridotti i livelli di ansia e depressione e nelle vittime di abuso è molto migliorata la reazione al contatto fisico (cosa che non è avvenuta nel gruppo di controllo sottoposto ad altre tecniche di rilassamento).<br />
Per saperne di più potete consultare la bibliografia della dottoressa <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?db=pubmed&amp;cmd=Search&amp;term=%22Field+T%22%5BAuthor%5D+%22massage%22" target="_blank">Tiffany Field</a>.</p>

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<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/103-la-depressione-post-partum-quale-prevenzione.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La depressione post partum: quale prevenzione?'>La depressione post partum: quale prevenzione?</a></li>
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