Si segnala l’incontro con la dott.ssa Claudia Ravaldi dal titolo “I disturbi alimentari tra anoressia, bulimia e alimentazione incontrollata: quando il disagio si comunica con il cibo” organizzato dal Comune di Prato, circoscrizione Prato Nord, giovedì 31 Maggio 2007 alle ore 21.15, presso Villa Fiorelli, via di Galceti 64 Prato (ingresso libero e gratuito).
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Raffaello, La Scuola di Atene
Ad esempio la maggioranza dei disturbi alimentari non è nè anoressia nè bulimia, ma rientra nei cosiddetti disturbi non altrimenti specificati, che hanno magari meno sintomi o meno frequenti, ma gravità ed esito sovrapponibili; bisogna anche considerare che molti soggetti nel corso degli anni ‘migrano’ da un disturbo all’altro, lasciando pensare che le distinzioni tra i diversi disturbi non siano poi così certe.
Ciò che più recentemente è oggetto di dibattito riguarda il fatto che le classificazioni attuali non tengono conto di alcuni aspetti sintomatologici salienti sia per fare diagnosi che per impostare un corretto trattamento, come la presenza di sintomi depressivi o ansiosi, l’ideazione suicidiaria, la presenza di altri comportamenti impulsivi, come l’uso/abuso di alcol o droghe e i gesti autolesivi.
Ciò fa sì che la maggior parte dei soggetti che si rivolge ad un curante per disturbo alimentare ‘scopra di soffrire di più malattie contemporaneamente‘, (depressione, alcolismo, distrubo borderline di personalità, attacchi di panico etc…)perchè presenta molti sintomi che le correnti classificazioni non includono nei criteri per la diagnosi di disturbo alimentare, ma che sempre più di frequente si accompagnano abitualmente ai sintomi classici.
Valutare una persona con Disturbo del Comportamento Alimentare necessita per prima cosa di valutare la persona per intero, la sua storia, le sue espressioni sintomatologiche al di là dei rigidi criteri diagnostici, al fine di consentire a quella persona un trattamento adeguato alle molteplici manifestazioni del suo disagio.
Uno studio innovativo in questo senso ha raggruppato i sintomi presentati da circa 600 soggetti con disturbo alimentare evidenziando l’importanza di caratteristiche psicologiche e comportamentali complementari rispetto a quelle normalmente considerate nelle classificazioni.
Il concetto di qualità della vita è stato sviluppato dagli economisti per valutare tutti i parametri che possono influenzare il benessere di una popolazione. Dagli anni ’80 tale concetto è stato utilizzato per identificare gli indicatori di benessere nella vita di una popolazione e quindi dell’individuo e, e negli ultimi venti anni, si è esteso anche in ambito sanitario.
Indicatori utilizzati nel valutare la qualità della vita sono:
- attività fisica;
- limitazioni di ruolo dovute alla salute fisica;
- allo stato emotivo;
- dolore fisico;
- percezione dello stato di salute generale;
- vitalità;
- attività sociali;
- salute mentale;
- cambiamento nello stato di salute.
La qualità della vita è divenuta un importante parametro per valutare l’efficacia dei processi diagnostici, dei trattamenti e dei costi sanitari, ma ha assunto anche un ruolo importante nella definizione del bisogno dell’individuo e indirettamente delle sue aspettative riguardo alla salute.
Si è dunque visto che per la maggioranza dei pazienti i fattori che incidono profondamente sulla qualità della vita sono il dolore, la disabilità, i giorni di lavoro persi, ma dal punto di vista psicologico lo stato stesso di malattia pur in assenza di dolore fisico o danno economico può compromettere la qualità della vita.
Da pochi anni si è iniziato a valutare la qualità della vita nelle patologie psichiatriche, e solo in questi ultimi mesi alcuni studi hanno iniziato a valutare la qualità della vita nei disturbi alimentari, mettendo in evidenza come in questo tipo di pazienti la qualità della vita sia molto bassa, e siano molti gli ambiti compromessi (dall’autostima, all’inserimento sociale).
La qualità della vita è un criterio utile per valutare non solo la compromissione generale nella vita di un soggetto ma anche il miglioramento dei diversi parametri dopo il trattamento. Lo studio della qualità della vita ha dunque lo scopo di evidenziare le aree di maggiore sofferenza di una persona, ma anche di valutare l’efficacia delle terapie a disposizione sui singoli target di sofferenza.
In questo momento è allo studio un nuovo questionario specificamente mirato all’identificazione di aree critiche nella qualità della vita di soggetti con disturbi del comportamento alimentare.
Claudia Ravaldi, medico psichiatra e psicoterapeuta. Professore a contratto presso l'Università di Firenze