Sul latte materno, sull’allattamento e su “fino a quando allattare?”.
Desolata accorse
D’altra parte la madre, e lagrimando
E nudandosi il seno, la materna
poppa scoperse, e, a questa abbi rispetto,
singhiozzante esclamava, a questa, o figlio,
che calmò, lo ricorda, i tuoi vagiti.
Iliade XXII libro
Venite al mio seno di donna, e prendetevi il mio latte in cambio del vostro fiele
Macbeth
L’allattamento è un argomento di cui si parla molto, ma non ancora abbastanza e spesso non senza pregiudizi e dicotomie.
Sull’allattamento, come su molte cose relate alla natura umana, ci sono posizioni spesso estreme, e spesso opposte tra loro. Il risultato è una diffusa disinformazione generale, che strizza l’occhio al qualunquismo (della serie “decidi tu e quello che decidi va sempre bene!“) cui corrisponde (per fortuna) una tenace battaglia di sempre più numerosi gruppi che si occupano di diffondere una buona pratica e una corretta informazione sul latte di mamma, sui benefici a breve e a lungo termine dell’allattamento al seno, e, anche, su quali sono i più comuni ostacoli che una puerpera incontra quando allatta al seno il proprio bambino.
Va detto che ci sono alcune particolari (per quanto fortunatamente molto rare) situazioni mediche in cui purtroppo l’allattamento al seno è sconsigliato per l’assunzione di farmaci obbligatori per la madre che passano nel latte e sono nocivi per il bambino, o per particolari condizioni psichiche o fisiche nelle quali l’allattamento aggiungerebbe uno stress che minerebbe la salute della madre e di conseguenza quella del bimbo (psicosi post partum, gravissima anemia, patologie retiniche gravi).



Se confrontati con malati di infarto di età superiore, i giovani infartuati italiani presentano sostanziali differenze dal punto di vista della dieta e di alcuni parametri verosimilmente legati ad abitudini alimentari scorrette. Se esaminiamo i livelli dei marcatori infiammatori tipici dell’infarto essi non differiscono significativamente fra uomini di circa 30 anni che hanno un infarto miocardico acuto e gli uomini malati di circa 60 anni, ma i pazienti più giovani presentano maggiori livelli di grassi nel sangue ed un maggior apporto di grassi saturi con la dieta. I pazienti giovani presentano una dieta sbilanciata con una prevalenza di grassi saturi simile a quella di una dieta occidentale che come sappiamo aumenta il rischio di infarto e di altre patologie (diabete, ipertensione). Nel loro sangue è presente un maggior livello di omocisteina, LDL e trigliceridi. La dieta “occidentale”, che ha usurpato in molte famiglie il posto della tradizionale (e più sana) dieta mediterranea, promossa da uno stile di vita caotico e sedentario e dall’imperversare di pasti pronti, veloci e sbilanciati dal punto di vista nutrizionale, costituisce un problema reale anche nella culla della tradizione mediterranea. (Int J Cardiol 2005; 101: 185-90)
Un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista
Claudia Ravaldi, medico psichiatra e psicoterapeuta. Professore a contratto presso l'Università di Firenze