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	<title>Claudia Ravaldi &#187; Depressione</title>
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	<description>Un blog di psicologia, psichiatria e psicoterapia su anoressia, bulimia, ansia, depressione e lutto</description>
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		<title>Il punto sulla depressione post-partum</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jan 2007 21:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute femminile]]></category>
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Intervista di Angela Allegria alla dr.ssa Claudia Ravaldi
Da 7Magazine – Gennaio 2007
Sempre più spesso si sente parlare di una forma di depressione di cui soffrono le puerpere nei primi mesi di vita dei nuovi nascituri. La capacità di accettare un nuovo essere che magari si era immaginato in modo diverso, [...]


Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/103-la-depressione-post-partum-quale-prevenzione.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La depressione post partum: quale prevenzione?'>La depressione post partum: quale prevenzione?</a></li>
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<p><em>Intervista di Angela Allegria alla dr.ssa Claudia Ravaldi<br />
Da 7Magazine – Gennaio 2007</em></p>
<p><img class="alignleft" title="depressione post-partum" src="http://www.brownchiro.com/images/pregnancy.jpg" alt="" width="188" height="124" />Sempre più spesso si sente parlare di una forma di depressione di cui soffrono le puerpere nei primi mesi di vita dei nuovi nascituri. La capacità di accettare un nuovo essere che magari si era immaginato in modo diverso, il panico di insuccesso, forse ancora la stanchezza e la tensione accumulata durante i mesi di gravidanza e nelle notti insonni in cui si sentiva piangere il bambino appena nato: questi i motivi che hanno addotto le madri a cui è stato chiesto a cosa potevano ricollegare, secondo la propria esperienza, la c.d. depressione post partum.<br />
Per approfondire il problema, per cercare di capirne di più abbiamo chiesto alla Dott.ssa Claudia Ravaldi, psichiatra e psicoterapeuta, Membro della Società Italiana per lo Studio dei <acronym title="Disturbi del Comportamento Alimentare">DCA</acronym> e della Academy for Eating Disorders.<br />
<span id="more-263"></span><br />
<strong>Quante donne circa hanno la c.d. depressione post partum?</strong><br />
Si calcola che tra il 10 ed il 15 % delle donne dopo la gravidanza vadano incontro ad una forma di depressione post partum. Di queste, circa 1/3 sviluppa la sindrome depressiva piena, con sintomi gravi e duraturi.</p>
<p><strong>Quali sono i fattori che conducono una donna che ha partorito da poco alla c.d. depressione post partum?</strong><br />
I fattori coinvolti sono numerosi: genetici, biologici, esperienziali, ambientali.<br />
Principalmente la vera depressione post partum ha tra i fattori di rischio: avere avuto episodi precedenti di depressione, o aver sofferto di altri disturbi psicologici, come disturbo ossessivo compulsivo, disturbo di panico, varie forme di psicosi.<br />
Tuttavia in alcuni casi la depressione post partum esordisce anche in assenza di precedenti disturbi. In questi casi i fattori determinanti sono l’influenza dei cambiamenti ormonali della gravidanza e dell’allattamento sull’umore, ma anche fattori esterni, che possono funzionare da amplificatore di sintomi depressivi lievi: ad esempio lo scarso supporto sociale, la solitudine, le condizioni economiche precarie, disagi familiari, vissuti familiari difficili nella storia della madre (che rendono difficoltoso il passaggio dal ruolo di figlia al ruolo di genitore), parto traumatico, perdita di precedenti gravidanze.</p>
<p><strong>Come si manifesta?</strong><br />
Generalmente, ma non tutti i casi di depressione post partum hanno lo stesso decorso, si inizia con un profondo senso di disagio e di difficoltà ad affrontare la vita quotidiana col bambino, senso di incapacità o profonda debolezza fisica; tutte queste sensazioni non vengono condivise con gli altri, perchè la madre le legge come strane, e può verognarsene profondamente.<br />
Disturbi del sonno (insonnia grave, ipersonnia), e dell’appetito, scarsa cura di sè, della casa o del bambino (difficoltà a fare la spesa, a fare le lavatrici etc); tutto è vissuto o come a rallentatore, con grande fatica, o convulsamente, con forte ansia e attivazione, senza concedersi un minuto di sosta, nemmeno quando necessario. Molto spesso le madri eseguono i compiti in modo automatico, senza partecipazione emotiva e “contatto” con l’esterno e soprattutto il bambino (lo allattano, ma non lo guardano). Il disagio in questi casi è molto forte, il senso di fallimento profondo, e la paura di “non riuscire a uscirne” è la norma.<br />
Da ciò derivano i pericolosi sensi di colpa rispetto alla propria incapacità come madre e come moglie, che a loro volta possono scatenare decisioni estreme (ad esempio: ti uccido perchè, con una madre così indegna, saresti destinato a soffrire per la vita)</p>
<p><strong>Cosa può provocare?</strong><br />
Essendo un disturbo psichico, ovviamente compromette la propria salute, sia fisica che psicologica, compromette la capacità di socializzare e condividere i problemi, aumenta l’isolamento ed il senso di solitudine e disperazione che se non riconosciuto da un buon ambiente familiare e medico porta poi agli atti auto o etero lesivi.</p>
<p><strong>Un Suo consiglio per superarla?</strong><br />
Per prima cosa la prevenzione: informare le donne di cosa accade fisiologicamente al loro sistema ormonale in gravidanza, e di quali sono i cambiamenti psicologici che naturalmente vengono fatti in questa fase di passaggio da figli a genitori. Insegnare loro a riconoscere i sintomi, a valutarli come tali (e non come difetti di carattere!) e a chiedere  a personale competente. Bastano poche parole alla madre e ai familiari per ottenere una buona osservazione di come vanno le cose.<br />
In caso di depressione post partum è evidente che l’evento di nascita pur atteso e desiderato ha prodotto un forte stress ormonale e psicologico,che necessita di cure per essere risolto.<br />
Intanto riposo e alimentazione corretti, l’utilizzo di blanda attività fisica per aumentare gli “ormoni” positivi, la ricerca di punti di riferimento d’aiuto, interni o esterni alla famiglia (in molti casi i semplici consultori ostetrici sono un grosso aiuto). Anche la delega di semplici compiti (faccende domestiche, cambiare il bambino, cucinare), può essere d’aiuto (le madri hanno spesso l’idea di dover fare tutto da sole, pena il non essere buone madri!).<br />
Recuperare il senso della propria vita e del momento presente vivendo giorno per giorno, ripercorrendo le tappe della gravidanza e ricordando le sensazioni positive. I sintomi sono destinati a diminuire, ci vogliono pazienza, fermezza e sostegno (meglio affiancare al sostegno familiare un sostegno psicoterapeutico o psicologico, per evitare aggravamenti).<br />
Talvolta si arriva alla diagnosi quando già i sintomi sono troppo gravi (apatia o insonnia ostinate, idee suicidiarie o lesive etc…): in questi casi è d’obbligo il supporto farmacologico, e appena possibile il supporto psicologico.</p>

<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/103-la-depressione-post-partum-quale-prevenzione.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La depressione post partum: quale prevenzione?'>La depressione post partum: quale prevenzione?</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/120-la-depressione-post-partum-nei-padri-effetti-a-breve-e-medio-termine.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La depressione post partum nei padri: effetti a breve e medio termine'>La depressione post partum nei padri: effetti a breve e medio termine</a></li>
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</ol></p>
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		<title>Suicidio giovanile</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Oct 2006 00:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio]]></category>

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L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità dedica una giornata alla prevenzione del suicidio giovanile
Il 10 settembre 2006 l’organizzazione mondiale della sanità (WHO) ha celebrato la giornata mondiale della prevenzione del suicidio.
Il suicidio è la forma più eclatante di aggressività verso se stessi, è un atto che comunica disperazione, incapacità di valutare obiettivamente [...]


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<h4>L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità dedica una giornata alla prevenzione del suicidio giovanile</h4>
<p><img class="alignleft" title="Suicidio giovanile" src="http://www.psico-terapia.it/images/news/34.jpg" alt="" width="300" />Il 10 settembre 2006 l’<span class="evid">organizzazione mondiale della sanità</span> (WHO) ha celebrato la giornata mondiale della prevenzione del suicidio.<br />
Il suicidio è la forma più eclatante di aggressività verso se stessi, è un atto che comunica <strong>disperazione</strong>, incapacità di valutare obiettivamente il futuro, convinzione profonda che nulla abbia più un senso. Il suicidio è un atto che annulla l’istinto di sopravvivenza intrinseco all’essere umano; chi ha grave ideazione suicidiaria non pensa più ad altro, ha spesso uno stato di coscienza alterato, e può programmare nei dettagli l’atto suicidiario senza dare il minimo segno di debolezza o sconforto.<br />
Molti <span class="evid">giovani suicidi non condividono con nessuno il malessere emotivo</span> che causa poi l’atto: spesso il malessere che porta al suicidio non viene identificato come “patologia” e quindi come ferita curabile, ma inteso come un semplice dato di fatto, la prova che nulla è più possibile. Chi commette un atto suicidiario avverte soltanto la <span class="evid">profonda sensazione di sofferenza</span>, l’assenza di alternative e la liberazione che deriverà dal gesto: se in quel momento potesse osservare con consapevolezza e presenza mentale tutto il percorso attraverso cui è giunto all’ideazione suicidiaria, molto raramente deciderebbe di proseguire.</p>
<p><span id="more-157"></span>La <span class="evid">frequenza del suicidio giovanile</span> è molto elevata: le stime mondiali parlano di un milione di morti per suicidio all’anno, corrispondenti a 16 casi su 100000 abitanti. Negli ultimi 50 anni l’incidenza del suicidio è aumentata del 60%, diventando la terza causa di morte per gli adolescenti ed i giovani adulti.Mentre fino a poche decine di anni fa il gruppo più a rischio era rappresentato dagli uomini anziani, oggi sono gli adolescenti e i giovani ad avere il più alto rischio di suicidio in molti paesi, sia industrializzati che sottosviluppati.<br />
Se a questi dati aggiungiamo quelli del <strong>tentato suicidio</strong>, la cui frequenza è 20 volte più alta del suicidio completo, possiamo renderci conto di quanto grave sia questo fenomeno e di quanto sarebbe opportuno lavorare sinergicamente in termini di prevenzione con i bambini e gli adolescenti.<br />
Da un lato dovremmo saper prestare attenzione alla presenza di <span class="evid">fattori di rischio</span>, riconoscendoli precocemente: tra questi, la presenza di un <strong>disturbo psichico</strong> riconosciuto (depressione, disturbi psicotici, disturbo da uso di sostanze, disturbi del comportamento alimentare), la presenza di sintomi psichici nuovi, non riconosciuti o trattati e la variazione nei comportamenti (ad esempio, il calo del profitto scolastico, il ritiro sociale.<br />
Bisogna considerare che sebbene molti suicidi giovanili siano correlati alla presenza di <span class="evid">sindromi depressive</span> o ad uso di sostanze, non sono da sottovalutare fattori socioculturali ed eventi di vita: cambiamenti economici, familiari e personali, costituiscono veri e propri fattori trigger anche in assenza di disturbi psichici documentati in precedenza.</p>
<p>Oltre al riconoscimento precoce dei fattori di rischio, la <span class="evid">prevenzione del suicidio adolescenziale</span> dovrebbe prevenire i suddetti fattori di rischio attraverso:</p>
<ul>
<li><strong>informazione</strong> corretta di pediatri, medici di medicina generale, professori, insegnanti;</li>
<li><strong>interventi di psicoeducazione</strong>, da fare nelle scuole con i ragazzi, mirati al riconoscimento e alla gestione dei momenti di crisi, alla promozione di una maggiore autostima e all’acquisizione di buone capacità di copying;</li>
<li>una <strong>corretta comunicazione sul suicidio</strong>, tra operatori ma anche a livello sociale; il suicidio è un atto drammatico che per essere arginato richiede formazione, informazione e apertura.</li>
</ul>
<p>Nella nostra società, dove già parlare della morte è difficile, <span class="evid">parlare del suicidio resta un tabù</span>, e come tutti i tabù cade vittima di generalizzazioni e giudizi che più che mai ci allontanano dalla prevenzione del problema.</p>
<p>L’<span class="evid">organizzazione mondiale della sanità</span> sfata alcuni miti riguardanti il suicidio, purtroppo molto diffusi anche nella nostra cultura:</p>
<ul>
<li> <strong>non è vero che chi minaccia di suicidarsi poi di solito non lo fa</strong> (bisogna sempre prestare attenzione a frasi o gesti lesivi);</li>
<li> <strong>non è vero che parlare di suicidio può indurre una persona a farlo</strong>, anzi, questo contribuisce ad alleviare le emozioni negative e può ridurre il senso di solitudine, creando una positiva alleanza.</li>
</ul>
<p>Ulteriori informazioni su suicidio sul sito della <a href="http://www.who.int/mental_health/prevention/suicide/suicideprevent/en/" target="_blank">Organizzazione Mondiale della Sanità</a></p>

<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/126-dismorfismo-corporeo-e-rischio-di-suicidio.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Dismorfismo corporeo e rischio di suicidio'>Dismorfismo corporeo e rischio di suicidio</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/145-la-depressione-giovanile-come-fattore-di-rischio-per-lobesita.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La depressione giovanile come fattore di rischio per l&#8217;obesità'>La depressione giovanile come fattore di rischio per l&#8217;obesità</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/147-ansia-ideazione-suicidiaria-e-rischio-di-suicidio.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Ansia, ideazione suicidiaria e rischio di suicidio'>Ansia, ideazione suicidiaria e rischio di suicidio</a></li>
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		<title>La gravidanza è un antidepressivo?</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2006 00:15:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>
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La cultura popolare e i media descrivono la gravidanza come periodo di massima realizzazione e felicità nella vita di una donna. Attribuire al periodo della maternità soltanto aspetti e valori positivi, di cui non si può che essere contenti è tuttavia un modo superficiale e arbitrario di affrontare un momento [...]


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<p><img class="alignleft" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Gravidanza e depressione" src="http://www.psico-terapia.it/images/news/30.jpg" alt="" width="228" height="307" />La cultura popolare e i media descrivono la <strong>gravidanza come periodo di massima realizzazione e felicità nella vita di una donna</strong>. Attribuire al periodo della maternità soltanto aspetti e valori positivi, di cui non si può che essere contenti è tuttavia un modo superficiale e arbitrario di affrontare un momento evolutivo importante e complesso che appartiene come tale non soltanto al percorso di vita della donna, ma in senso più generale a quello del compagno e della famiglia nucleare.<br />
Di per sè <strong>la gravidanza è un momento molto delicato</strong>, sia dal punto di vista <span class="evid">psicologico</span> (cambiamenti legati al ruolo e all&#8217;assunzione di responsabilità, ri-esperienza degli antichi legami madre-figlia e familiari), sia dal punto di vista biologico e ormonale. Tali cambiamenti possono naturalmente modificare l&#8217;umore della donna, anche in donne che non hanno mai avuto <strong>problemi di ansia o di depressione</strong>, e provocano comunque un &#8216;fisiologico&#8217; e in molti casi fortunatamente passeggero stato di <span class="evid">stress psicofisico</span>, normalmente avvertito durante la gravidanza come <strong>difficoltà a riposare</strong>, presenza di <strong>pensieri e preoccupazioni legati alla maternità</strong>, maggiore <strong>suscettibilità</strong> nelle relazioni importanti e così via.<br />
Tutti questi cambiamenti nella maggioranza dei casi sono naturalmente accompagnati anche dalla <strong>gioia di diventare madri</strong> e di avere un figlio, e quindi durante l&#8217;attesa nella donna possono coesistere <span class="evid">emozioni, aspettative, stati d&#8217;animo contrastanti</span>, in modo del tutto fisiologico.<br />
<span id="more-149"></span>La <em>gestante mediatica</em> è però un concentrato di <span class="evid">dinamicità, felicità e onnipotenza</span> e sembra non soffrire di alcun tipo di turbamento: porta avanti tutte le sue attività col sorriso sulle labbra, non è mai stanca, lavora fino alla 38 settimana, segue una dieta per restare in forma, riduce al minimo il naturale e fisiologico aumento di peso, organizza perfettamente tutto il suo tempo, ed <strong>è sempre felice</strong>.<br />
Questa icona culturale da un lato, e la tendenza a sminuire i <span class="evid">cambiamenti emotivi</span> di questo periodo dall&#8217;altro hanno degli effetti importanti su come la donna sente di dover vivere la gravidanza; questi messaggi ambigui e superficiali amplificano il disagio nelle donne che non si sentono così euforiche (o che sono stanche, o che prendono peso), e promuovono l&#8217;instaurarsi di <span class="evid">un senso di vergogna o anormalità</span>, aumentando il <strong>disagio</strong> e rendendone difficile la condivisione all’interno della coppia, della famiglia d&#8217;origine e con le persone che più dovrebbero essere competenti in materia (ostetriche, psicologhe, personale medico).<br />
Molte donne durante la gravidanza sperimentano un senso di <span class="evid">inadeguatezza</span> rispetto al ruolo e al modello, e pensano che questo significhi non essere buone madri; percepirsi inadeguate è un importante e generico fattore di rischio per lo sviluppo di <strong>ansia</strong> o <strong>depressione</strong>, e primariamente provoca un senso di <strong>vergogna</strong> che spinge queste mamme al silenzio, impedisce loro di condividere quello che pensano con altre persone e instaura una classico meccanismo di pensiero a circolo vizioso (più penso di essere inadeguata più mi vergogno, più sto chiusa in me stessa, più aumenta l&#8217;angoscia e aumentano i pensieri negativi, più mi sento inadeguata….).<br />
Spesso sintomi inizialmente lievi vengono taciuti e possono provocare in seguito <strong>gravi situazioni ansiose o depressive</strong>, che si ripercuotono negativamente sulla salute della donna e sul benessere del bambino.<br />
Un importante giornale di medicina (JAMA) ha pubblicato in questi giorni uno <a href="http://jama.ama-assn.org/cgi/content/full/295/5/499" target="_blank">studio sulle donne in gravidanza</a>, andando a valutare cosa succede quando le mamme in attesa con storia di <span class="evid">depressione</span> affrontano la gravidanza.<br />
Contrariamente alle credenze popolari sul potere benefico della gravidanza sull&#8217;umore, si è visto che le ricadute depressive avvenivano nella metà dei casi. Tra questi, la percentuale più alta di ricadute si aveva nelle donne che non seguivano alcun trattamento (68%), ma era presente in percentuale non trascurabile (26%) anche nelle donne che seguivano una farmacoterapia.<br />
Questo studio è prezioso per creare una controcultura in grado di valutare con attenzione il <span class="evid">problema dell’umore durante la gravidanza</span>, sia nelle donne con precedenti problemi, sia nelle donne senza storia di disagio psicologico. Comprendere la complessità di un naturale percorso evolutivo, quale è la gravidanza e la maternità può rendere più facile sia l’approccio al disagio emotivo, sia la corretta prevenzione di <strong>ansia e depressione durante la gravidanza</strong>.</p>
<p class="piccolo">L&#8217;immagine è l&#8217;opera &#8216;Maternità&#8217; dell&#8217;artista <a href="http://www.lauradelucaandfriends.it/friends/vernaglia.htm" target="_blank">Renata Vernaglia</a>. Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari.</p>

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		<title>La depressione giovanile come fattore di rischio per l&#8217;obesità</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2005 00:13:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>

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L&#8217;obesità è una condizione di grave rilevanza epidemiologica su scala mondiale, perche si è diffusa ubiquitariamente sia nei paesi ad alto sviluppo che nei paesi più poveri.
L&#8217;obesità ha una genesi multifattoriale, e in questi ultimi anni molti studi si sono proposti di individuare tra i fattori che promuovono una condizione [...]


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<p>L&#8217;<span class="evid">obesità</span> è una condizione di grave rilevanza epidemiologica su scala mondiale, perche si è diffusa ubiquitariamente <strong>sia nei paesi ad alto sviluppo che nei paesi più poveri</strong>.<br />
L&#8217;obesità ha una genesi multifattoriale, e in questi ultimi anni molti studi si sono proposti di individuare tra i fattori che promuovono una condizione di sovrappeso e di obesità quelli su cui poter effettuare una corretta prevenzione, in modo da poter arginare il fenomeno e proporre più efficaci terapie.<br />
In particolare, il riconosciuto fallimento della sola <strong>dieta ipocalorica</strong> ha sottolineato l&#8217;esigenza di un approccio all&#8217;obesità ed al sovrappeso che sia necessariamente multidisciplinare, e che affronti i fattori che promuovono la cronicizzazione e facilitano le ricadute anche dopo dimagrimenti importanti.<br />
In questi giorni sono usciti su riviste internazionali alcuni lavori di popolazione, effettuati su campioni comunitari, che hanno valutato il nesso tra <span class="evid">depressione dell&#8217;umore</span>, <span class="evid">sovrappeso</span> e <span class="evid">obesità</span>.<span id="more-145"></span><br />
In particolare uno <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&amp;db=pubmed&amp;dopt=Abstract&amp;list_uids=16302014&amp;query_hl=3" target="_blank">studio prospettico</a> condotto in Finlandia ha seguito per 20 anni lo stesso campione di 12000 persone nate nel 1966, valutando periodicamente alcuni parametri psicopatologici e fisici. In questo studio è emerso che giovani donne con <span class="evid">depressione dell&#8217;umore in infanzia o adolescenza</span> presentano un altissimo rischio di sviluppare <span class="evid">sovrappeso e obesità</span>, pari a circa 11 volte il rischio di chi non è depresso.<br />
Considerando quanto sia <strong>difficile riconoscere e trattare adeguatamente la depressione infantile e adolescenziale</strong>, che talvolta appare sfumata e fluttuante, questi dati sottolineano la duplice necessità di valutare approfonditamente la <strong>salute infantile e adolescenziale</strong>, trattare i sintomi di depressione dell&#8217;umore in modo adeguato e soprattutto, tenere bene a mente il <span class="evid">nesso tra umore depresso e futura obesità</span>, che sembra essere valido soprattutto per le donne.<br />
Un altro <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&amp;db=pubmed&amp;dopt=Abstract&amp;list_uids=16302017&amp;query_hl=3" target="_blank">studio di popolazione</a> condotto negli USA ha invece evidenziato la <span class="evid">compresenza di depressione dell&#8217;umore e di obesità</span> nella popolazione adulta femminile, osservando che le <strong>donne obese</strong> sono tendenzialmente <strong>più depresse</strong> delle donne normopeso e degli uomini sovrappeso o normopeso.<br />
Anche questo dato sembra dunque confermare la <span class="evid">frequente combinazione di obesità e depressione dell&#8217;umore</span>, sia come fattori causali l&#8217;uno dell&#8217;altra, sia come associazione di sintomi.<br />
Un trattamento efficace deve prendere in considerazione ambedue i disturbi, utilizzando strategie terapeutiche combinate per affrontre contemporaneamente sia la depressione sia il problema obesità/sovrappeso.</p>
<p><span class="piccolo">L&#8217;immagine è &#8220;Infanzia negata&#8221; olio su tela dell&#8217;artista <a href="http://annamaceroni.altervista.org/" target="_blank">Anna Maceroni</a>. Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari.</span></p>

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		<title>I sintomi fisici ostinati: spie di un malessere psicologico?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2005 00:08:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
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Un grande numero di pazienti si rivolge ogni giorno al medico di base lamentando uno o più sintomi fisici che non presentano nessuna correlazione con specifiche malattie fisiche: i sintomi più frequenti sono i dolori, la debolezza e il senso di affaticamento, diffusi soprattutto ai muscoli o all&#8217;apparato gastrointestinale.
Questi sintomi [...]



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<div class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img title="Depressione" src="http://www.psico-terapia.it/images/news/25.jpg" alt="" width="200" height="301" /><p class="wp-caption-text">Giorgio De Chirico, Gli archeologi</p></div>
<p>Un grande numero di pazienti si rivolge ogni giorno al medico di base lamentando uno o più sintomi fisici che non presentano nessuna correlazione con specifiche malattie fisiche: i sintomi più frequenti sono i <strong>dolori</strong>, la <strong>debolezza</strong> e il <strong>senso di affaticamento</strong>, diffusi soprattutto ai muscoli o all&#8217;apparato gastrointestinale.<br />
Questi sintomi sono spesso fonte di preoccupazione, di stress, e possono compromettere l&#8217;abilità lavorativa o il funzionamento sociale. Inoltre, la persistenza di questi sintomi nonostante le terapie e gli accertamenti effettuati arriva a compromettere il rapporto medico-paziente, creando malcontento sia nel paziente, che si sente incompreso e non risolve il suo problema, sia nel medico, che si sente impotente.<br />
Gli studi svolti sui pazienti di medicina generale indicano l&#8217;elevata frequenza di <span class="evid">&#8217;sintomi&#8217; senza oggetto</span> e, la valutazione incrociata di sintomi psicologici e di sintomi fisici segnala un&#8217;elevata frequenza sia di <span class="evid">somatizzazioni senza alcun altro sintomo associato</span> di disagio psichico, sia di <span class="evid">somatizzazioni associate ad un disturbo psichiatrico</span>.<br />
In particolare alcune popolazioni sembrano avere maggiore tendenza ad esprimere il disagio psichico esclusivamente attraverso sintomi corporei.<br />
Il problema portato dal paziente dovrebbe trovare un possibile risolutore nel medico, che, accertata l&#8217;assenza di patologie fisiche sottostanti, dovrebbe sempre <strong>motivare in modo appropriato</strong> il soggetto ad approfondire le cause &#8216;psicologiche&#8217; del suo disturbo fisico, al fine di individuare un trattamento efficace.<br />
La consulenza psichiatrica assume dunque una valenza importante sia nell&#8217;inquadramento del problema che nella sua risoluzione; non solo <span class="evid">un sintomo fisico può essere l&#8217;unica spia di un disagio psicologico</span>, ma appropriate terapie psicologiche possono fornire un contributo decisivo alla risoluzione del sintomo.<br />
Tra le terapie possibili la <span class="evid">psicoterapia cognitivo comportamentale</span> si è dimostrata efficace non solo nel ridurre il numero e l&#8217;entità dei sintomi ma nel risolvere lo stress associato ai sintomi stessi, <strong>migliorando il funzionamento psicosociale</strong> del soggetto.</p>
<p><a href="http://jama.ama-assn.org/cgi/content/full/294/17/2152" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo originale</a> (risorsa esterna in inglese).</p>


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		<title>Depressione nell&#8217;infanzia e nell&#8217;adolescenza e rischio di suicidio</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2005 23:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio]]></category>

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I disturbi depressivi possono insorgere anche in età molto precoci (infanzia e adolescenza), spesso con sintomi piuttosto sfumati, e la loro gravità è del tutto sovrapponibile alle forme dell&#8217;adulto.
I disturbi depressivi dell&#8217;età giovanile necessitano pertanto di una corretta diagnosi e di un trattamento multidisciplinare e responsabile. In particolare negli ultimi [...]


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<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/145-la-depressione-giovanile-come-fattore-di-rischio-per-lobesita.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La depressione giovanile come fattore di rischio per l&#8217;obesità'>La depressione giovanile come fattore di rischio per l&#8217;obesità</a></li>
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<p><img class="alignleft" style="margin: 5px;" title="Depressione nell'infanzia" src="http://img.dailymail.co.uk/i/pix/2008/04_04/020childDM_468x307.jpg" alt="" width="298" height="195" />I disturbi depressivi possono insorgere anche in <strong>età molto precoci</strong> (infanzia e adolescenza), spesso con sintomi piuttosto sfumati, e la loro gravità è del tutto sovrapponibile alle forme dell&#8217;adulto.<br />
I disturbi depressivi dell&#8217;età giovanile necessitano pertanto di una corretta diagnosi e di un trattamento multidisciplinare e responsabile. In particolare negli ultimi anni si è fatta strada l&#8217;abitudine, soprattutto nei paesi americani, di <span class="evid">utilizzare in prima battuta farmaci antidepressivi</span>, spesso assegnati in monoterapia, soprattutto della classe degli antidepressivi inibitori del reuptake della serotonina (i cosiddetti <acronym title="Selective Serotonin Reuptake Inhibitors">SSRI</acronym>).<br />
I risultati di queste terapie <em>a tappeto</em>, divenute quasi routinarie, ha iniziato presto a fare discutere, sia per l&#8217;efficacia a lungo termine sui sintomi, sia per il razionale di impiego in generale sull&#8217;età evolutiva, sia soprattutto per alcuni effetti collaterali di grave entità. In particolare sono stati segnalati casi di <strong>suicidio</strong> o <strong>tentato suicidio</strong> successivi all&#8217;inizio della terapia farmacologia con <acronym title="Selective Serotonin Reuptake Inhibitors">SSRI</acronym>, e più generali forme di aumento dell&#8217;<strong>aggressività</strong> auto ed eterodiretta.<br />
<span id="more-128"></span>Un <a href="http://www.fda.gov/bbs/topics/news/2004/NEW01116.html" target="_blank">recente articolo</a> descrive il <em>trend</em> di vendita di antidepressivi ai minori di 18 anni negli USA, osservando che è aumentato del 77% dal 2000 al 2003, per poi calare improvvisamente dopo le prime segnalazioni di effetti avversi del 23% circa. L&#8217;<acronym title="Food and Drug Administration">FDA</acronym>, principale organo nazionale di controllo dei farmaci americano, ha infatti inserito nel foglietto illustrativo degli antidepressivi in generale l&#8217;avvertenza in cui chiede cautela nella somministrazione a soggetti di età inferiore ai 18 anni. Tale avvertenza può ovviamente giustificare la riduzione della prescrizione dei farmaci, ma rischia di penalizzare l&#8217;utilizzo del farmaco nei casi di bambini e adolescenti con depressioni gravi in cui l&#8217;<strong>approccio farmacologico sia effettivamente necessario</strong>.</p>
<p>È opportuno ricordare che il <strong>suicidio in età giovanile</strong> è piuttosto diffuso, al punto che tra i 10 ed i 24 anni rappresenta la terza <strong>causa di morte</strong>, e bisogna considerare che l&#8217;esito di una depressione non curata o trascurata è spesso il gesto autolesivo, dal tentato suicidio al suicidio vero e proprio.<br />
Questi dati dovrebbero indurre tutti coloro che si occupano di salute e di <strong>età evolutiva</strong> e <strong>adolescenza</strong> a riflettere in primo luogo sui segni della depressione, ed in secondo luogo sul trattamento più adeguato per ogni singolo caso, senza incorrere in generalizzazioni e senza aderire in modo acritico ai <em>trend</em> proposti dal mercato.</p>
<p>È ormai noto che la terapia della depressione infantile e giovanile si dovrebbe basare su una <span class="evid">combinazione di psicoterapia e farmacoterapia</span>, anche se è necessario muoversi sul fronte della prevenzione e della diagnosi precoce, dal momento che possono passare molti mesi dai primi segni di depressione alla richiesta di aiuto del paziente o dei familiari.</p>
<p>A questo proposito negli USA si sta lavorando molto sulla <span class="evid">prevenzione del suicidio adolescenziale</span>, attraverso l&#8217;attivazione di servizi territoriali di promozione della salute, in particolare cercando di aumentare nei ragazzi la <strong>consapevolezza degli stati emotivi interni</strong> e di rendere più facile per i ragazzi l&#8217;ammissione del problema, riducendo sentimenti come vergogna e colpa che spesso mantengono i sintomi nascosti peggiorando la situazione.</p>
<p><strong>Aggiornamento</strong></p>
<h2>Terapia della depressione in bambini e adolescenti</h2>
<p>Un recente <a href="http://bmj.bmjjournals.com/cgi/content/full/331/7519/714-b?ecoll" target="_balnk&quot;">editoriale</a> del <em>British Medical Journal</em> rinforza ulteriormente questi concetti, rifacendosi alle <a href="http://www.nice.org.uk/page.aspx?o=273116" target="_blank">linee guida</a> dell&#8217;Istituto Nazionale per la Salute e l&#8217;Eccellenza Clinica (<acronym title="National Institute for Health and Clinical Excellence">NICE</acronym>).<br />
In particolare si afferma che <strong>la psicoterapia deve essere considerata l&#8217;intervento di scelta nella depressione dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza</strong>. Secondo le linee guida della <acronym title="National Institute for Health and Clinical Excellence">NICE</acronym> i bambini gli adolescenti affetti da depressione devono essere trattati con una <span class="evid">psicoterapia di tipo cognitivo comportamentale</span>, interpersonale o familiare.<br />
I <strong>farmaci antidepressivi</strong> dovrebbero essere utilizzati solo nelle forme gravi e <span class="evid">sempre in associazione alla psicoterapia</span>.<br />
La <acronym title="National Institute for Health and Clinical Excellence">NICE</acronym> suggerisce anche quali antidepressivi dovrebbero essere preferiti, consigliando fluoxetina e citalopram e suggerendo cautela con paroxetina, venlafaxina, antidepressivi triciclici e estratto di iperico, sostanze per le quali non sono ancora disponibili sufficienti dimostrazioni di efficacia e sicurezza nei bambini e negli adolescenti.</p>

<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/126-dismorfismo-corporeo-e-rischio-di-suicidio.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Dismorfismo corporeo e rischio di suicidio'>Dismorfismo corporeo e rischio di suicidio</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/147-ansia-ideazione-suicidiaria-e-rischio-di-suicidio.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Ansia, ideazione suicidiaria e rischio di suicidio'>Ansia, ideazione suicidiaria e rischio di suicidio</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/145-la-depressione-giovanile-come-fattore-di-rischio-per-lobesita.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La depressione giovanile come fattore di rischio per l&#8217;obesità'>La depressione giovanile come fattore di rischio per l&#8217;obesità</a></li>
</ol></p>
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		<title>Il massaggio come terapia della depressione e dello stress psicofisico</title>
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		<comments>http://www.psico-terapia.it/wp/133-il-massaggio-come-terapia-della-depressione-e-dello-stress-psicofisico.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2005 00:02:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[massaggio]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>

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Il massaggio è una terapia in grado di ridurre i livelli di stress, i sintomi depressivi e dolorosi in malattie mediche e psicologiche. Una esauriente review dei lavori pubblicati in letteratura negli ultimi anni analizza i benefici del massaggio in diverse situazioni di disagio fisico o psicologico.
Gli effetti del massaggio [...]


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<p><img class="alignright" style="margin: 10px;" title="Massaggio depressione" src="http://www.psico-terapia.it/images/news/19.jpg" alt="" width="248" height="241" />Il <strong>massaggio</strong> è una terapia in grado di ridurre i livelli di stress, i sintomi depressivi e dolorosi in malattie mediche e psicologiche. Una esauriente <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&amp;db=pubmed&amp;dopt=Abstract&amp;list_uids=16162447&amp;query_hl=1" target="_blank">review</a> dei lavori pubblicati in letteratura negli ultimi anni analizza i benefici del massaggio in diverse situazioni di disagio fisico o psicologico.<br />
Gli <span class="evid">effetti del massaggio</span> sono stati studiati sia nei disturbi relativi alla gravidanza e al post parto (depressione in gravidanza, depressione post partum, i disordini comportamentali dei neonati di madre depressa),che nei traumi infantili e in età adulta (essere vittima di disastri naturali o vittima di abuso sessuale), nei disturbi alimentari (anoressia e bulimia), e in altre condizioni fisiche (malattie autoimmunitarie, asma cronico, cancro alla mammella).<br />
L&#8217;effetto benefico è stato valutato misurando in modo diretto i <strong>marcatori ematici o urinari dello stress e della depressione</strong> e sottoponendo i soggetti a questionari specifici sulla depressione e sull&#8217;ansia. Nella maggior parte degli studi si è proceduto alla misurazione del <strong>cortisolo</strong>, ormone prodotto dalle ghiandole surrenali che subisce notevoli variazioni sia in corso di stress acuto che in corso di malattia depressiva, valutandone la concentrazione salivare e urinaria; in molti casi si è inoltre misurato la quantità urinaria dei metabolici della <strong>serotonina</strong>, principale neurotrasmettitore coinvolto nelle patologie depressive.<br />
Gli studi sono sempre stati effettuati secondo il metodo del caso-controllo, randomizzando i soggetti coinvolti e dividendoli in due gruppi: in un gruppo venivano svolte 2-4 sedute settimanali di massaggio e nell&#8217;altro erano utilizzate di volta in volta varie tecniche di rilassamento. In ognuno degli studi si è assistito ad una <span class="evid">progressiva e significativa diminuzione dei livelli di cortisolo</span> ematico e urinario, con effetti immediati sia dopo il massaggio che al termine del ciclo di trattamenti.<br />
In parallelo, si sono apprezzate <strong>diminuzioni significative nei punteggi delle scale sull&#8217;ansia e la depressione</strong>, e un generale miglioramento del benessere globale, correlato anche all&#8217;aumento della serotonina urinaria. In ogni situazione trattata con il massaggio si sono avuti incoraggianti risultati sia nella riduzione dello stress che nell&#8217;aumento delle capacità reattive; nei bambini si sono avuti notevoli miglioramenti comportamentali, normalizzazione del sonno e migliore consolabilità, nelle madri in attesa si sono ridotti i livelli di ansia e depressione e nelle vittime di abuso è molto migliorata la reazione al contatto fisico (cosa che non è avvenuta nel gruppo di controllo sottoposto ad altre tecniche di rilassamento).<br />
Per saperne di più potete consultare la bibliografia della dottoressa <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?db=pubmed&amp;cmd=Search&amp;term=%22Field+T%22%5BAuthor%5D+%22massage%22" target="_blank">Tiffany Field</a>.</p>

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		<title>Dismorfismo corporeo e rischio di suicidio</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2005 23:57:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[dismorfismo]]></category>
		<category><![CDATA[preoccupazione]]></category>
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Il disturbo da dismorfismo corporeo è una malattia caratterizzata da una enorme preoccupazione per un presunto difetto fisico in un soggetto normale oppure dalla esagerazione di una lieve anomalia fisica. In genere la persona affetta da disturbo da dismorfismo corporeo si rende conto che la sua preoccupazione è sproporzionata, ma [...]


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<div class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><img title="Dismorfismo corporeo" src="http://www.artlex.com/ArtLex/m/images/mirror_picass_girlbefore_lg.jpg" alt="Dismorfismo corporeo" width="199" height="250" /><p class="wp-caption-text">Pablo Picasso, Donna allo specchio</p></div>
<p>Il <strong>disturbo da dismorfismo corporeo</strong> è una malattia caratterizzata da una enorme preoccupazione per un presunto difetto fisico in un soggetto normale oppure dalla esagerazione di una lieve anomalia fisica. In genere la persona affetta da disturbo da dismorfismo corporeo si rende conto che la sua preoccupazione è sproporzionata, ma comunque non riesce a fare a meno di preoccuparsene.<br />
Spesso il problema è a carico di tratti del viso (in particolare del naso), della peluria del corpo, o di dimensioni di parti corporee (nelle donne in genere seno, fianchi e gambe). Tratti di dismorfismo corporeo sono presenti nei disturbi del comportamento alimentare (in particolare anoressia nervosa e bulimia nervosa).<br />
Un recente studio pubblicato sul <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&amp;db=pubmed&amp;dopt=Abstract&amp;list_uids=15960564&amp;query_hl=2" target="_blank">Journal of Clinical Psychiatry</a> ha valutato 200 soggetti affetti da disturbo da dismorfismo corporeo in merito al possibile rischio di suicidio. Ben il 78% di questi ha riferito di aver pensato in passato a togliersi la vita ed il 27,5% aveva messo in atto uno o più tentativi di suicidio. Nel 70% dei casi la motivazione del tentato suicidio era proprio non riuscire a sopportare il presunto difetto corporeo.<br />
Gli elementi che più si sono associati al rischio di suicidio sono stati la presenza di depressione dell&#8217;umore e una compromissione della qualità della vita legata al presunto difetto fisico.<br />
I risultati di questo studio confermano l&#8217;osservazione clinica che <strong>la presenza di un dismorfismo corporeo altera profondamente la qualità della vita</strong>, fino al punto di spingere molti soggetti a pensare o a tentare di togliersi la vita.</p>

<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/147-ansia-ideazione-suicidiaria-e-rischio-di-suicidio.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Ansia, ideazione suicidiaria e rischio di suicidio'>Ansia, ideazione suicidiaria e rischio di suicidio</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/128-depressione-nellinfanzia-e-nelladolescenza-e-rischio-di-suicidio.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Depressione nell&#8217;infanzia e nell&#8217;adolescenza e rischio di suicidio'>Depressione nell&#8217;infanzia e nell&#8217;adolescenza e rischio di suicidio</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/157-suicidio-giovanile.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Suicidio giovanile'>Suicidio giovanile</a></li>
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		<title>Depressione e disturbo bipolare nella medicina generale</title>
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		<comments>http://www.psico-terapia.it/wp/124-depressione-e-disturbo-bipolare-nella-medicina-generale.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2005 23:55:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo bipolare]]></category>
		<category><![CDATA[terapia]]></category>

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Il disturbo bipolare è una malattia che si caratterizza per l&#8217;alternanza di fasi depressive e di fasi di iperattivazione maniacale. Nella grande maggioranza dei casi un episodio depressivo in un soggetto affetto da disturbo bipolare non è facilmente distinguibile da un episodio di cosiddetta depressione unipolare.
Un recente lavoro pubblicato sul [...]


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<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/103-la-depressione-post-partum-quale-prevenzione.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La depressione post partum: quale prevenzione?'>La depressione post partum: quale prevenzione?</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/120-la-depressione-post-partum-nei-padri-effetti-a-breve-e-medio-termine.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La depressione post partum nei padri: effetti a breve e medio termine'>La depressione post partum nei padri: effetti a breve e medio termine</a></li>
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<p><img class="alignleft" style="margin: 10px 5px;" title="Depressione e disturbo bipolare in medicina generale" src="http://www.abc.net.au/reslib/200710/r193213_730710.jpg" alt="Depressione e disturbo bipolare in medicina generale" width="171" height="268" />Il disturbo bipolare è una malattia che si caratterizza per l&#8217;alternanza di fasi depressive e di fasi di iperattivazione maniacale. Nella grande maggioranza dei casi un episodio depressivo in un soggetto affetto da disturbo bipolare non è facilmente distinguibile da un episodio di cosiddetta <strong>depressione unipolare</strong>.<br />
Un recente lavoro pubblicato sul <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&amp;db=pubmed&amp;dopt=Abstract&amp;list_uids=15994469&amp;query_hl=1" target="_blank">Journal of the American Board of Family Practice</a> e condotto su 649 pazienti in trattamento per depressione unipolare presso il loro medico di famiglia, condotto dalla Psichiatria dell&#8217;Università del Texas, ha dimostrato che il 21,3% dei pazienti in trattamento con antidepressivi presentava in realtà elementi caratteristici del disturbo bipolare, ma <strong>soltanto il 16,2% (cioè circa la metà di questi soggetti) era stato in passato diagnosticato e/o trattato per disturbo bipolare</strong>.<br />
I risultati di questo studio mostrano che quasi il 70% dei pazienti con sintomi bipolari in trattamento presso i medici di famiglia americani non ha ricevuto una corretta diagnosi ed eventualmente un aggiustamento della terapia.<br />
Gli autori consigliano pertanto di <strong>effettuare almeno uno <em>screening</em> psichiatrico</strong> nei soggetti in terapia per depressione presso i medici di medicina generale, al fine di migliorare la qualità delle cure e diminuire i rischi di ricaduta o di viraggio maniacale.</p>

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		<title>La depressione post partum: quale prevenzione?</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2005 23:37:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute femminile]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
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In questi giorni un&#8217;importante rivista medica ha pubblicato una completa ed esauriente review sulla depressione post partum. La depressione post partum riguarda un discreto numero di donne in un delicato momento di passaggio (intorno al secondo &#8211; terzo mese di vita del bambino) e, se non riconosciuta e trattata in [...]


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<p>In questi giorni un&#8217;<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&amp;db=pubmed&amp;dopt=Abstract&amp;list_uids=15994688&amp;query_hl=8" target="_blank">importante rivista medica</a> ha pubblicato una completa ed esauriente <em>review</em> sulla depressione <em>post partum</em>. La depressione <em>post partum</em> riguarda un discreto numero di donne in un delicato momento di passaggio (intorno al secondo &#8211; terzo mese di vita del bambino) e, se non riconosciuta e trattata in modo giusto, può avere esiti molto gravi per la salute della madre (e conseguentemente per l&#8217;inizio della relazione madre bambino).</p>
<p><img class="alignleft" style="margin: 10px 5px;" title="Depressione post-partum" src="http://www.psico-terapia.it/images/news/12.jpg" alt="Depressione post-partum" width="240" height="144" /> L&#8217;autrice ha esaminato tutta la letteratura scientifica disponibile sull&#8217;argomento, valutando gli studi sulla prevenzione ed il trattamento. Dall&#8217;analisi è emerso che: 1) la frequenza della depressione <em>post partum</em> vera e propria si aggira intorno al 13%, e sembrano più a rischio soggetti con familiarità per depressione o con episodi depressivi precedenti. 2) non ci sono evidenze certe su quale sia il miglior trattamento preventivo per questa patologia, ma è sicuramente preferibile un trattamento individuale rispetto ad uno di gruppo e soprattutto effettuato <strong>dopo il parto</strong>. Un costante e fiducioso rapporto con il proprio medico rimane un punto di forza nella gestione e nel superamento dei sintomi. L&#8217;ascolto partecipe dei disagi della madre dovrebbe dunque fare parte del metodo di cura di ogni professionista coinvolto nel delicato periodo della gravidanza e del <em>post partum</em>.</p>

<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/120-la-depressione-post-partum-nei-padri-effetti-a-breve-e-medio-termine.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La depressione post partum nei padri: effetti a breve e medio termine'>La depressione post partum nei padri: effetti a breve e medio termine</a></li>
<li><a href='http://www.psico-terapia.it/wp/263-il-punto-sulla-depressione-post-partum.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il punto sulla depressione post-partum'>Il punto sulla depressione post-partum</a></li>
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