Sul latte materno, sull’allattamento e su “fino a quando allattare?”.

Desolata accorse
D’altra parte la madre, e lagrimando
E nudandosi il seno, la materna
poppa scoperse, e,  a questa abbi rispetto,
singhiozzante esclamava, a questa, o figlio,
che calmò, lo ricorda, i tuoi vagiti.

Iliade XXII libro

Venite al mio seno di donna, e prendetevi il mio latte in cambio del vostro fiele

Macbeth

Allattamento al seno

La madre che allatta - M. Gerard

L’allattamento è un argomento di cui si parla molto, ma non ancora abbastanza e spesso non senza pregiudizi e dicotomie.

Sull’allattamento, come su molte cose relate alla natura umana, ci sono posizioni spesso estreme, e spesso opposte tra loro. Il risultato è una diffusa disinformazione generale, che strizza l’occhio al qualunquismo (della serie “decidi tu e quello che decidi va sempre bene!“) cui corrisponde (per fortuna) una tenace battaglia di sempre più numerosi gruppi che si occupano di diffondere una buona pratica e una corretta informazione sul latte di mamma, sui benefici a breve e a lungo termine dell’allattamento al seno, e, anche, su quali sono i più comuni ostacoli che una puerpera incontra quando allatta al seno il proprio bambino.

Va detto che ci sono alcune particolari (per quanto fortunatamente molto rare) situazioni mediche in cui purtroppo l’allattamento al seno è sconsigliato per l’assunzione di farmaci obbligatori per la madre che passano nel latte e sono nocivi per il bambino, o per particolari condizioni psichiche o fisiche nelle quali l’allattamento aggiungerebbe uno stress che minerebbe la salute della madre e di conseguenza quella del bimbo (psicosi post partum, gravissima anemia, patologie retiniche gravi).

Va anche aggiunto, per correttezza, che la decisione di allattare è e resta personale, (ma può peraltro definirsi una decisione consapevole e volontaria solo DOPO che la donna madre è stata accompagnata a valutare l’argomento da tutte le sfaccettature), e che numerosi bambini degli anni settanta (me compresa), sono figli del biberon… per una moda dell’epoca, e più o meno ce la siamo cavata lo stesso, senza gravissime carenze. Tuttavia, le esperienze condivise di tante mamme in tutto il mondo, gli studi sulla salute fisica dei bimbi, e sul benessere psicologico negli ultimi anni hanno “riscoperto” il potere quasi terapeutico del latte materno, e senza dubbio preventivo di molte patologie, e gli indubbi vantaggi relazionali derivanti da questa modalità nutritiva.

Ogni mammifero durante la gravidanza sviluppa la capacità di produrre latte, capacità rinforzata dagli ormoni che si sprigionano durante il parto e favorita dalla suzione del neonato nelle prime ore di vita (e, direi a ritmo incalzante, nelle prime due settimane di vita). Ogni coppia madre bambino ha il suo ritmo nell’allattamento, ritmo che si trova, se lo si cerca con pazienza e soprattutto se ci si fa aiutare da personale competente. Sono pochissime le donne che non hanno latte a sufficienza, e la mammella è un organo sensibile agli stimoli progressivi legati alla suzione (ma anche, come è stato dimostrato, al suono del pianto del proprio bambino, e al suo sguardo, in grado di innalzare l’ossitocina). Nonostante numerosi studi medici e psicologici invitino i genitori a organizzarsi adeguatamente per allattare il proprio bambino, ancora oggi sono poche le mamme che allattano dopo il terzo mese di vita del bambino (iniziando uno svezzamento precocissimo ed oggi abbastanza controverso da immunologi,allergologi e gastroenterologi), molte ancora preferiscono non allattare.
L’allattamento è un modo profondo e ricco per conoscere il proprio bambino, entrare in relazione con lui, e con il proprio essere madre.

Allattamento al seno

Allattamento al seno - Tintoretto

L’allattamento, però, è anche un notevole impegno, da non sottovalutare nè dal punto di vista fisico nè psicologico. Per aiutare le donne che allattano sono presenti in rete e dal vivo gruppi di sostegno e confronto, e anche la legge prevede che le neomamme usufruiscano di speciali permessi per continuare ad allattare.
Di fatto, però, allattare necessita anche di una buona complicità con l’ambiente circostante, che stimoli la donna ad allattare e rinforzi questa buona abitudine. In nessun caso allattare dovrebbe essere percepito dalla mamma come un sacrificio “obbligatorio”, o come un dovere. Se ci si sente costrette ad allattare, o si vive l’atto come un fastidio o un’imposizione ad ogni poppata, questo stato d’animo può aumentare la tensione e rischia di rendere più difficile il legame con il bambino, ostacolando la nostra autostima (delicata) di neomamme, e la nostra percezione di “bravura” (orrenda parola che rimanda al nostro attuale sistema decisionale, basato sul giudizio brava /non brava, seria / non seria premurosa / non premurosa egoista / altruista etc).

Ci sono nove mesi per prepararsi ed informarsi sull’allattamento, i metodi, i punti di riferimento, ci sono un paio di mesi dopo parto per entrare a regime dopo un rodaggio che spesso ci mette a dura prova (interpretare il pianto, paura che non mangi, troppa stanchezza, troppe coliche, troppo di tutto!): poi arriva un momento in cui una mamma (se messa nella condizione di dare il meglio di sè e viversi momento per momento la sua nuova relazione d’amore col bambino), può in modo competente decidere cosa è meglio per se stessa e per il suo bambino, equilibrando le esigenze di ciascuno. Il bambino a sua volta, rassicurato dall’offerta di latte e dal contatto con la mamma, prenderà il suo ritmo, e dialogherà con la sua mamma.

Cosa dicono i sanitari?

Il latte materno è l’alimento fisiologico del neonato; allattare per tutto il primo anno di vita del neonato, o, secondo l’organizzazione mondiale della sanità nei suoi recenti comunicati fino ai due anni del bambino, è stato associato ad una riduzione marcata di alcune patologie (allergie, dermatiti, disturbi infettivi), e sembra inoltre che si associ ad un miglior indice di massa corporea.

Cosa dicono gli psicologi?

Recenti studi hanno inoltre messo in relazione allattamento e QI dei bambini, evidenziando una correlazione positiva tra le due variabili.

Nodi(ni) al pettine

Allattare tuttavia, per quanto naturale e fisiologico sia, è un’ “opera relazionale” complessa, che risente, al fine di una buona riuscita, di numerosi variabili.

Alcune variabili sono intrinseche alla neomamma: in parte dipendono direttamente dalla sua storia di figlia accudita, e quindi dalla sua relazione con la madre, dall’intimità che ha col suo corpo e con le sue funzioni (altra questione di non poco conto, nella nostra società dell’immagine), dalla sua capacità di entrare in relazione col bambino e coi suoi bisogni, e dalla sua volontà di mettere in primo piano, almeno nel primo trimestre, la dinamica mamma-poppa-bimbo. Tra queste variabili, i pregiudizi appresi sull’allattamento dalle altre mamme, dalle zie o dalle nonne, possono fortemente condizionare l’agio e la comodità percepita dalla mamma in questo gesto, e influenzarne la riuscita.

Allattamento al seno

Allattamento al seno

Altre variabili sono le variabili esterne, che possono subdolamente o esplicitamente sfavorire l’allattamento al seno: partner esigenti da subito con orari ed abitudini, che malvedono l’allattamento a richiesta, il tempo passato tra una poppata e l’altra con il bambino in braccio etc; pressioni dai datori di lavoro (o dai clienti se le madri sono libere professioniste, o dalla famiglia, se le madri lavorano in aziende a conduzione familiare); la solitudine delle madri che aspettano ore qualcuno che non arriva mai e desiderano recuperare velocemente le vecchie abitudini, magari incompatibili con l’allattamento a richiesta o un bambino piangente che vuole un “rabbocchino” pre-nanna in mezzo a un ristorante; alcuni micro e macrocosmo sociali, che ad oggi malvedono una donna che allatta, associando a questa azione un retrogusto di antico e desueto vezzo (“poi non ti lamentare se la tua sensualità è pari a quella di mamy di via col vento…. ” ci dicono le amiche alzando le sopracciglia).

Ovviamente, nessuno di questi sopracitati costituisce un valido motivo per interrompere l’allattamento, e in nessun caso ci si dovrebbe vergognare se desideriamo fare una cosa naturale contro il parere di chi ci sta vicino. E’ però molto vero che essendo l’uomo un animale sociale, ed essendo fortissimo, soprattutto nei momenti di passaggio (e la maternità è uno di questi) il bisogno di riconoscersi in un gruppo di pari che approvi e offra sostegno, se le mamme non trovano un adeguato rinforzo positivo esterno, la loro volontà può vacillare a colpi di invalidazioni, critiche, pregiudizi e timori.

Riprenderemo presto l’argomento, approfondendo gli aspetti medici e quelli psicologici sui benefici dell’allattamento al seno, e nel frattempo auguro a tutte le neogestanti di scegliersi già nel terzo trimestre di gravidanza un adeguato gruppo di scambio, accoglienza e sostegno alle neomamme!

 


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