Nel nostro paese così ricco di contrasti e tipicamente incline alla “fast culture”, si diffondono in modo ingiustificato e privo di valide basi scientifiche vere e proprie “correnti di pensiero”.
L’alimentazione e, soprattutto la cosiddetta “sana” o buona alimentazione sono tra le vittime prescelte di questo tipo di informazione di massa, con i risultati che è possibile vedere sulla maggior parte dei settimanali femminili e sulla maggior parte delle spiagge italiane:
- sedentarietà al limite della fusione sdraio-pelle contrapposta allo spinning forsennato con 40° gradi all’ombra
- la bottiglia d’acqua iposodica accanto alla maxi coca ghiacciata
- pizza e patate arrosto in compagnia di anemici yogurt light.
Il popolo dunque si divide, in sottogruppi sempre meno definiti (è facilissimo infatti saltare da un gruppo all’altro a seconda di mode, teorie, sbalzi d’umore, fidanzati o smanie di dieta):
- gli onnivori, a loro volta divisi in:
- onnivori a tutte le ore (spesso detti junk food eater, vedi wikipedia, i quali hanno perduto nei loro meandri biochimico-cognitivi le sensazioni di fame e sazietà, che sono i bersagli preferiti di snacks, bevande gassate, aperitivi, uso di alcolici, droghe e via discorrendo, ma anche di noia, emozioni etc..)
- gli onnivori consapevoli (ai quali è rimasto almeno un barlume dei sensi di fame e sazietà, talvolta zittiti dalle continue proposte alimentari mediatiche e non: mica è possibile difendersi sempre!)
- i carnivori più o meno convinti (senza carne, preferibilmente rossa e alla griglia, non si può definire pranzo un pranzo, cena una cena etc., anche se conta 10 portate…)
- i vegetariani
- i vegani
- gli ortoressici (secondo vari gradi di ossessività)
L’attenzione occidentale nei confronti delle scelte alimentari è un serpente lunghissimo che avendo in testa l’obiettivo di cercare le cause di obesità, anoressia e bulimia ha finito col mordersi la coda (sedentarietà industria alimentare, scarso tempo e concentrazione su fame, sazietà, preparazione dei pasti e consumo SEDUTI dei pasti stessi, culto della magrezza (irrinunciabile) e stigma dell’obesità). Attualmente il serpente, ben lungi dal fermarsi per tirare le somme, è stato visto procedere senza meta in modo circolare.
La diffusione delle industrie alimentari dei cibi pronti e degli snacks è responsabile dell’invasione dell’occidente (e purtroppo anche dei paesi poveri) di orde di derrate alimentari piuttosto sui generis dal punto di vista nutrizionale, anche se apparentemente irresistibili, per le loro caratteristiche intrinseche che li rendono vincenti rispetto al vecchio piatto di pasta e fagioli, spaghetti al pomodoro o minestrone (per non citare bruschette varie, zuppa di pesce, minestra di farro, polenta e funghi e così via).
Gli alimenti moderni sono veloci, golosissimi dal punto di vista sensoriale (vere e proprie bombe per le papille gustative, in grado di potenziare all’infinito il ricordo chimico e quindi il successivo consumo), ben confezionati, “per tutta la famiglia” (sempre porzionabili in confezioni da caserma e gadgets accattivanti per i piccoli di casa). Inoltre, per cercare di non scontentare nessuna delle categorie sopra menzionate, alcune industrie si sono poste l’obiettivo di creare piatti “più sani”, e quindi arricchiti di vitamine o minerali (come molti budini per bambini), alleggeriti di alcuni grassi (i cibi light, che compensano la loro tristezza sensoriale con un maggior volume), o addirittura arricchiti di acidi grassi “omega tre” (in pratica, lo stesso alimento contiene troppi grassi saturi ma anche una rassicurante quota dei benefici omega tre).
L’aspetto più pericoloso e infido di questi alimenti, presentati come soluzione per tutta la famiglia (“sembrano” economici, veloci, piacciono a tutti e si possono ingoiare quasi sempre senza masticare) è che hanno come target l’infanzia.
I bambini sono indifesi: non si chiedono cosa si nasconde dietro al regalo abbinato alla confezione di cereali, (almeno una volta erano cereali, ora sono multiformi polpette condensate con zuccheri semplici e aromi), non sanno pazientare per esplorare tutti i sapori della frutta, o per masticare la carne.
Vedono improbabili ippopotami di cialda pieni di crema all’olio di palma, di fronte ai loro bassi nasi davanti a tutte le casse di tutti i supermercati e semplicemente, li vogliono, e quindi li chiedono (e, ahinoi, spesso li ottengono magari alle sei del pomeriggio, dopo la merenda e prima di cena). La perdita della cultura alimentare e, ma soltanto in apparenza, del tempo per poterla mantenere quotidianamente sostengono il vorticare del serpentone.
La perdita della capacità di progettare l’alimentazione dei figli con i figli da parte dei genitori, senza cedere a ricatti e strepiti, concedendo ma osservando, alternando fermezza e giusti momenti di sano strappo alla regola (una merendina non ha mai ingrassato nessuno, se inserita in un alimentazione consapevole), allunga la vita del serpentone: cresceranno generazioni senza più radici cultural-alimentari, per cui la norma sarà anche da noi il piatto pronto da scongelare nel microonde e viaggiare per strada con bicchieroni di bevande ipercaloriche.
L’incertezza decisionale dei genitori, in balia di mille insicurezze di notizie contrastanti su cosa bisogna fare e cosa no, privi spesso di un’opinione radicata nella loro esperienza, ingrassa il serpentone: molti genitori certificano i figli alle mense scolastiche per nutrirli di panini, o rifiutano l’adozione di norme sane come mangiare la frutta a metà mattina per paura che i loro piccoli digiunino fino a mezzogiorno.
Si perde nelle generazioni il significato caleidoscopico del cibo, che è un reale veicolo emotivo, una importante traiettoria comunicativa, oltrechè un ovvio strumento per vivere e mantenere la propria salute: raramente una famiglia mangia tutta insieme e nello stesso posto, e molti bambini moderni fanno colazione in macchina, pranzano alla mensa, fanno merenda in ascensore prima della lezione di calcio-nuoto-inglese-pianoforte-catechismo, cenano dai nonni e dopocenano coi genitori prima di andare a letto, il tutto condito da sms, giochino elettronici e televisione.
Per fermare l’avanzata del serpente non servono:
- la paura dei disturbi alimentari
- lo spauracchio dell’obesità, (chi è già obeso di solito ha altro a cui pensare, tra cui difendersi dai pregiudizi di persone piuttosto ignoranti; chi non lo è non si pone il problema o se lo pone all’eccesso, ammalandosi d’altro)
- le diete sui giornali
- le cucchiaiate di soia o gli omega tre per prevenire
- i cibi light
- riempire i carrelli del supermercato di tutto quello che ci passa per la testa (e di solito sono scelte pilotate dalle pubblicità viste dappertutto)
- fare ore di palestra perché così anche se mangio consumo tutto e non ingrasso
- dire ai bambini che hanno la pancia come il nonno e poi riempire lo zainetto di pizzette unte, anziché preparare pane e pomodoro
- la fretta, declinata in tutte le situazioni, dal fare prima a cucinare, al fare prima a mangiarlo, a voler arrivare a conoscere una giusta e personalizzata alimentazione basandosi su regole stereotipate
Per fermare l’avanzata del serpente servono:
- riscoprire il senso di fame e la sazietà, allenarli se li abbiamo perduti, e riconquistare un ritmo alimentare armonico con i nostri reali fabbisogni
- dedicare 20 minuti al giorno ad ogni pasto, masticando bene e seduti; questi sono 20 minuti dedicati a noi stessi e alla nostra persona (fisica e psichica), quindi EVITIAMO di portare a tavola lavoro e/o conflitti. A tavola si assaggia e si assapora, e ci si ascolta, se siamo genitori si possono insegnare tante cose, facendo da esempio col nostro atteggiamento
- curiosità per la cultura alimentare, e per le tradizioni gastronomiche, per i sapori e per gli odori
- chiedersi sempre cosa c’è dietro alle promozioni e ai prodotti alimentari elaborati (come mai non esiste la pubblicità del sale da cucina, ma esistono centinaia di pubblicità per i prodotti industriali?)
- chiedersi se serve a qualcosa quello che stiamo mangiando, oltre che a narcotizzare le nostre papille gustative (molti bambini si rifiutano di mangiare l’hamburger preparato da mamma perché ha un sapore“diverso” dal tipico sapore di untorifritto degli happypanini)
- conoscere la stagionalità dei prodotti e usare quando possibile prodotti freschi
- conoscere i fondamenti dell’alimentazione (esistono svariate piramidi alimentari, preparate per diversi stili alimentari, che sono un buon aiuto) e applicarli abitualmente
- non cadere vittima della pubblicità, dell’industria delle diete, dei paradossi della fast culture,
- pensare sempre prima di mettere nel carrello ciò che mangerete, chiedetevi se vi piace, se contiene nutrienti che vi servono, se si può facilmente abbinare ad altri cibi; gli alimenti da preferire sono quelli che soddisfano tutte e tre le domande
- variare sempre la vostra alimentazione, rispettando tutti i gruppi della piramide
- rendete le vostre scelte alimentari autonome e libere da automatismi pubblicitari
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Gli articoli del blog sono a cura della dott.ssa Claudia Ravaldi, medico psichiatra e psicoterapeuta.
