La gravidanza è un antidepressivo?

Scritto da Claudia Ravaldi il 4/02/2006, modificato il 6/01/2010

La cultura popolare e i media descrivono la gravidanza come periodo di massima realizzazione e felicità nella vita di una donna. Attribuire al periodo della maternità soltanto aspetti e valori positivi, di cui non si può che essere contenti è tuttavia un modo superficiale e arbitrario di affrontare un momento evolutivo importante e complesso che appartiene come tale non soltanto al percorso di vita della donna, ma in senso più generale a quello del compagno e della famiglia nucleare.
Di per sè la gravidanza è un momento molto delicato, sia dal punto di vista psicologico (cambiamenti legati al ruolo e all’assunzione di responsabilità, ri-esperienza degli antichi legami madre-figlia e familiari), sia dal punto di vista biologico e ormonale. Tali cambiamenti possono naturalmente modificare l’umore della donna, anche in donne che non hanno mai avuto problemi di ansia o di depressione, e provocano comunque un ‘fisiologico’ e in molti casi fortunatamente passeggero stato di stress psicofisico, normalmente avvertito durante la gravidanza come difficoltà a riposare, presenza di pensieri e preoccupazioni legati alla maternità, maggiore suscettibilità nelle relazioni importanti e così via.
Tutti questi cambiamenti nella maggioranza dei casi sono naturalmente accompagnati anche dalla gioia di diventare madri e di avere un figlio, e quindi durante l’attesa nella donna possono coesistere emozioni, aspettative, stati d’animo contrastanti, in modo del tutto fisiologico.
La gestante mediatica è però un concentrato di dinamicità, felicità e onnipotenza e sembra non soffrire di alcun tipo di turbamento: porta avanti tutte le sue attività col sorriso sulle labbra, non è mai stanca, lavora fino alla 38 settimana, segue una dieta per restare in forma, riduce al minimo il naturale e fisiologico aumento di peso, organizza perfettamente tutto il suo tempo, ed è sempre felice.
Questa icona culturale da un lato, e la tendenza a sminuire i cambiamenti emotivi di questo periodo dall’altro hanno degli effetti importanti su come la donna sente di dover vivere la gravidanza; questi messaggi ambigui e superficiali amplificano il disagio nelle donne che non si sentono così euforiche (o che sono stanche, o che prendono peso), e promuovono l’instaurarsi di un senso di vergogna o anormalità, aumentando il disagio e rendendone difficile la condivisione all’interno della coppia, della famiglia d’origine e con le persone che più dovrebbero essere competenti in materia (ostetriche, psicologhe, personale medico).
Molte donne durante la gravidanza sperimentano un senso di inadeguatezza rispetto al ruolo e al modello, e pensano che questo significhi non essere buone madri; percepirsi inadeguate è un importante e generico fattore di rischio per lo sviluppo di ansia o depressione, e primariamente provoca un senso di vergogna che spinge queste mamme al silenzio, impedisce loro di condividere quello che pensano con altre persone e instaura una classico meccanismo di pensiero a circolo vizioso (più penso di essere inadeguata più mi vergogno, più sto chiusa in me stessa, più aumenta l’angoscia e aumentano i pensieri negativi, più mi sento inadeguata….).
Spesso sintomi inizialmente lievi vengono taciuti e possono provocare in seguito gravi situazioni ansiose o depressive, che si ripercuotono negativamente sulla salute della donna e sul benessere del bambino.
Un importante giornale di medicina (JAMA) ha pubblicato in questi giorni uno studio sulle donne in gravidanza, andando a valutare cosa succede quando le mamme in attesa con storia di depressione affrontano la gravidanza.
Contrariamente alle credenze popolari sul potere benefico della gravidanza sull’umore, si è visto che le ricadute depressive avvenivano nella metà dei casi. Tra questi, la percentuale più alta di ricadute si aveva nelle donne che non seguivano alcun trattamento (68%), ma era presente in percentuale non trascurabile (26%) anche nelle donne che seguivano una farmacoterapia.
Questo studio è prezioso per creare una controcultura in grado di valutare con attenzione il problema dell’umore durante la gravidanza, sia nelle donne con precedenti problemi, sia nelle donne senza storia di disagio psicologico. Comprendere la complessità di un naturale percorso evolutivo, quale è la gravidanza e la maternità può rendere più facile sia l’approccio al disagio emotivo, sia la corretta prevenzione di ansia e depressione durante la gravidanza.

L’immagine è l’opera ‘Maternità’ dell’artista Renata Vernaglia. Tutti i diritti appartengono ai legittimi proprietari.

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