Ortoressia: stile alimentare alternativo o disturbo alimentare?

Scritto da Claudia Ravaldi il 18/11/2005, modificato il 6/01/2010

La parola dieta ha origini antiche, deriva dal greco e originariamente significava stile di vita. Per molti anni dieta è stato sinonimo di ‘perdita di peso’, e dunque le diete proposte si basavano sulla restrizione calorica, sia qualitativa ma soprattutto quantitativa degli alimenti.
Da qualche decennio alcune correnti di pensiero sostengono e pubblicizzano diete e stili alimentari che in realtà modificano le abitudini di vita, e dunque riprendono l’antico ed originario concetto di dieta come stile di vita.

Les vacances de Hegel, Rene Magritte 1958

Alcuni esempi, ad oggi privi di validi riconoscimenti scientifici possono essere la dieta legata ai gruppi sanguigni, la dieta ‘zona’ o le diete basate sulle cosiddette ‘intolleranze alimentari’, che nulla hanno a che vedere con le gravi patologie immunoallergiche tipo allergie alimentari o celiachia.
L’adozione di particolari diete o stili alimentari può avere anche presupposti teorici di tipo religioso, etico, filosofico o spirituale, come ad esempio la tradizione musulmana a proposito della macellazione delle carni e della consumazione dei pasti, l’adesione ai principi vegetariani o vegan, le teorie basate sui principi ayurvedici o sulle antiche medicine orientali.
Da qualche anno si parla inoltre di un nuovo stile alimentare, l’ortoressia nervosa, come di una vera e propria ossessione riguardante una alimentazione rigorosa, al fine di ottenere uno stato di massimo benessere fisico e spirituale, basato soprattutto sulla sensazione di perfezione e purezza.
L’autore che per primo ne ha parlato nel 1997, il dr Steven Bratman, ha messo in evidenza nel suo articolo che questo fenomeno, pur originando da alcuni presupposti teorici riconosciuti e diffusi per una alimentazione sana e corretta, si caratterizza per l’estrema rigidità nel mantenere a tutti i costi un’alimentazione ’salutisticaa’ ed una elevata selettività nella scelta dei cibi, creando non pochi problemi sia dal punto di vista psicofisico che psicosociale.
La dieta ortoressica è infatti una dieta scarsamente standardizzata, ognuno tende a personalizzarla a seconda delle sue scelte, e quindi può provocare carenze nutrizionali e dimagrimenti anche gravi.
Al contrario dei pazienti affetti da disturbi del comportamento alimentare classici (anoressia nervosa e bulimia nervosa) i soggetti con ortoressia non sembrano avere interesse nella modificazione delle loro forme corporee, privilegiando un ideale di purezza e perfezione ascetica che va spesso oltre le reali necessità dell’organismo.
L’ortoressia si caratterizza inoltre per il progressivo isolamento sociale provocato dall’assenza di convivialità e dall’incapacità di condividere i pasti con soggetti non ortoressici.
Gli studi su questo problema sono molto pochi e bisogna anche considerare che i soggetti noti ai medici o ai nutrizionisti rappresentano probabilmente soltanto la punta dell’iceberg, perchè sono i più gravi, i più denutriti, o i più compromessi dal punto di vista psicologico e sociale.
Il numero di persone, specialmente giovani e adolescenti, che sperimenta diete e stili alimentari rigidi in maniera autonoma senza ricorrere al parere dei medici o dei nutrizionisti è infatti molto alto. Questa tendenza può essere rinforzata e sostenuta dal gruppo dei pari o da altri soggetti che adottano questo stile alimentare, fino a creare vere e proprie comunità.
Al di là delle motivazioni di partenza e del tentativo di mangiare sano, l’ortoressia rappresenta dunque un problema perchè estremizza la dieta e lo stile alimentare e paradossalmente, in modo ossessivo e rigido, si allontana dallo scopo di partenza, creando tutti i presupposti per una alimentazione sbilanciata e carente.

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