Si possono classificare i disturbi del comportamento alimentare?

Scritto da Claudia Ravaldi il 8/11/2005, modificato il 6/01/2010

Raffaello, La Scuola di Atene

I disturbi alimentari sono un gruppo di patologie accomunate da alcuni tratti caratteristici (sono causate da molti fattori, difficili da ‘curare’ e con prognosi spesso molto gravi e infauste) e distinte da altri tratti specifici, che permettono ad esempio di differenziare la bulimia dall’anoressia.
I criteri per fare queste diagnosi così precise sono diffusi in tutto il mondo (DSM IV), sono universalmente riconosciuti e altrettanto universalmente criticati, perchè non riescono quasi mai a rendere giustizia della complessa sintomatologia presente nella maggior parte dei casi.
Ad esempio la maggioranza dei disturbi alimentari non è nè anoressia nè bulimia, ma rientra nei cosiddetti disturbi non altrimenti specificati, che hanno magari meno sintomi o meno frequenti, ma gravità ed esito sovrapponibili; bisogna anche considerare che molti soggetti nel corso degli anni ‘migrano’ da un disturbo all’altro, lasciando pensare che le distinzioni tra i diversi disturbi non siano poi così certe.
Ciò che più recentemente è oggetto di dibattito riguarda il fatto che le classificazioni attuali non tengono conto di alcuni aspetti sintomatologici salienti sia per fare diagnosi che per impostare un corretto trattamento, come la presenza di sintomi depressivi o ansiosi, l’ideazione suicidiaria, la presenza di altri comportamenti impulsivi, come l’uso/abuso di alcol o droghe e i gesti autolesivi.
Ciò fa sì che la maggior parte dei soggetti che si rivolge ad un curante per disturbo alimentare ‘scopra di soffrire di più malattie contemporaneamente‘, (depressione, alcolismo, distrubo borderline di personalità, attacchi di panico etc…)perchè presenta molti sintomi che le correnti classificazioni non includono nei criteri per la diagnosi di disturbo alimentare, ma che sempre più di frequente si accompagnano abitualmente ai sintomi classici.
Valutare una persona con Disturbo del Comportamento Alimentare necessita per prima cosa di valutare la persona per intero, la sua storia, le sue espressioni sintomatologiche al di là dei rigidi criteri diagnostici, al fine di consentire a quella persona un trattamento adeguato alle molteplici manifestazioni del suo disagio.
Uno studio innovativo in questo senso ha raggruppato i sintomi presentati da circa 600 soggetti con disturbo alimentare evidenziando l’importanza di caratteristiche psicologiche e comportamentali complementari rispetto a quelle normalmente considerate nelle classificazioni.

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