Depressione nell’infanzia e nell’adolescenza e rischio di suicidio

Scritto da Claudia Ravaldi il 1/10/2005, modificato il 6/01/2010

I disturbi depressivi possono insorgere anche in età molto precoci (infanzia e adolescenza), spesso con sintomi piuttosto sfumati, e la loro gravità è del tutto sovrapponibile alle forme dell’adulto.
I disturbi depressivi dell’età giovanile necessitano pertanto di una corretta diagnosi e di un trattamento multidisciplinare e responsabile. In particolare negli ultimi anni si è fatta strada l’abitudine, soprattutto nei paesi americani, di utilizzare in prima battuta farmaci antidepressivi, spesso assegnati in monoterapia, soprattutto della classe degli antidepressivi inibitori del reuptake della serotonina (i cosiddetti SSRI).
I risultati di queste terapie a tappeto, divenute quasi routinarie, ha iniziato presto a fare discutere, sia per l’efficacia a lungo termine sui sintomi, sia per il razionale di impiego in generale sull’età evolutiva, sia soprattutto per alcuni effetti collaterali di grave entità. In particolare sono stati segnalati casi di suicidio o tentato suicidio successivi all’inizio della terapia farmacologia con SSRI, e più generali forme di aumento dell’aggressività auto ed eterodiretta.
Un recente articolo descrive il trend di vendita di antidepressivi ai minori di 18 anni negli USA, osservando che è aumentato del 77% dal 2000 al 2003, per poi calare improvvisamente dopo le prime segnalazioni di effetti avversi del 23% circa. L’FDA, principale organo nazionale di controllo dei farmaci americano, ha infatti inserito nel foglietto illustrativo degli antidepressivi in generale l’avvertenza in cui chiede cautela nella somministrazione a soggetti di età inferiore ai 18 anni. Tale avvertenza può ovviamente giustificare la riduzione della prescrizione dei farmaci, ma rischia di penalizzare l’utilizzo del farmaco nei casi di bambini e adolescenti con depressioni gravi in cui l’approccio farmacologico sia effettivamente necessario.

È opportuno ricordare che il suicidio in età giovanile è piuttosto diffuso, al punto che tra i 10 ed i 24 anni rappresenta la terza causa di morte, e bisogna considerare che l’esito di una depressione non curata o trascurata è spesso il gesto autolesivo, dal tentato suicidio al suicidio vero e proprio.
Questi dati dovrebbero indurre tutti coloro che si occupano di salute e di età evolutiva e adolescenza a riflettere in primo luogo sui segni della depressione, ed in secondo luogo sul trattamento più adeguato per ogni singolo caso, senza incorrere in generalizzazioni e senza aderire in modo acritico ai trend proposti dal mercato.

È ormai noto che la terapia della depressione infantile e giovanile si dovrebbe basare su una combinazione di psicoterapia e farmacoterapia, anche se è necessario muoversi sul fronte della prevenzione e della diagnosi precoce, dal momento che possono passare molti mesi dai primi segni di depressione alla richiesta di aiuto del paziente o dei familiari.

A questo proposito negli USA si sta lavorando molto sulla prevenzione del suicidio adolescenziale, attraverso l’attivazione di servizi territoriali di promozione della salute, in particolare cercando di aumentare nei ragazzi la consapevolezza degli stati emotivi interni e di rendere più facile per i ragazzi l’ammissione del problema, riducendo sentimenti come vergogna e colpa che spesso mantengono i sintomi nascosti peggiorando la situazione.

Aggiornamento

Terapia della depressione in bambini e adolescenti

Un recente editoriale del British Medical Journal rinforza ulteriormente questi concetti, rifacendosi alle linee guida dell’Istituto Nazionale per la Salute e l’Eccellenza Clinica (NICE).
In particolare si afferma che la psicoterapia deve essere considerata l’intervento di scelta nella depressione dell’infanzia e dell’adolescenza. Secondo le linee guida della NICE i bambini gli adolescenti affetti da depressione devono essere trattati con una psicoterapia di tipo cognitivo comportamentale, interpersonale o familiare.
I farmaci antidepressivi dovrebbero essere utilizzati solo nelle forme gravi e sempre in associazione alla psicoterapia.
La NICE suggerisce anche quali antidepressivi dovrebbero essere preferiti, consigliando fluoxetina e citalopram e suggerendo cautela con paroxetina, venlafaxina, antidepressivi triciclici e estratto di iperico, sostanze per le quali non sono ancora disponibili sufficienti dimostrazioni di efficacia e sicurezza nei bambini e negli adolescenti.

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