Ri-Nascita. La gravidanza dopo un lutto

Progetto Piccoli Principi - www.giovannipresutti.com

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“Siamo di nuovo incinti: ho paura da morire e sono felice da morire”

A cura di Claudia Ravaldi

La maggior parte delle coppie colpite da lutto perinatale cerca una nuova gravidanza entro l’anno successivo alla perdita; la nuova gravidanza non interrompe i vissuti legati al lutto precedente, e spesso li amplifica.
I genitori definiscono questa nuova esperienza come un ottovolante emotivo, in cui ricordi e pensieri del passato si fondono con le aspettative e il desiderio di Vita del futuro.
Affrontare la nuova gravidanza nel migliore dei modi non può prescindere dalla gestione del lutto precedente e dalla costruzione di un legame profondo, da genitore a figlio, col nascituro.
Scopo di questo articolo è aiutare le coppie e gli operatori a fare chiarezza sull’esperienza delle “gravidanze successive”, con l’obiettivo di conquistare la serenità sufficiente a apprezzare pienamente la nuova maternità.

Perché aspettare?

“Aspettate due cicli, e riprovateci subito!” i medici ad Arianna e Davide, genitori di Mattia, nm alla 40 settimana
“Almeno un anno, altrimenti non elaborerete mai! Nel frattempo fate un viaggio, lavorate di più….” lo psicologo a Luca e Michela, genitori di Alessia e Giacomo, nm alla 32 settimana
“Alla vostra età, vi conviene adottare” i medici a Lucia e Marco, 40 anni

I genitori che perdono un bambino durante la gravidanza o dopo il parto ricevono molto spesso consigli assai discordanti su quando e come intraprendere una nuova gravidanza; anche all’interno della coppia è possibile che ciascuno abbia idee molto diverse su quando e come cercare un nuovo bambino.
Non esistono consigli che siano adatti per tutti i genitori e nessuno dovrebbe condizionare la decisione presa dalla coppia, se non sulla base di dati clinici (medici e psicologici) rilevanti. Prima di riprovare sarebbe opportuno scegliere la propria equipe curante (ginecologo esperto di gravidanze a rischio, ostetrica, psicologo) e tenere in considerazione l’esperienza di altri genitori e dei clinici che si occupano di gravidanze successive, al fine di poter decidere il da farsi nel modo più sereno possibile.
Una gravidanza che si interrompe è destinata a lasciare nella madre e nel padre un grande vuoto sia dal punto di vista biologico che da quello psicologico; molto spesso i genitori sentono l’urgenza di riempire quel vuoto iniziando una nuova gravidanza, ritenendo insopportabile dover gestire questa doppia perdita: la perdita del loro bambino e la perdita del loro stato di genitori in attesa
È molto importante distinguere questi due tipi di vissuti: sono due diverse sfumature del lutto ma mentre la perdita del proprio bambino è un lutto che richiede tempo, energie e pazienza per essere gestito in modo adeguato, la perdita dello stato di attesa porta spesso in direzione opposta e spinge i genitori ad accelerare i tempi senza tenere in considerazione il loro stato di sofferenza e di prostrazione (“solo adesso, che sono passati tre mesi, mi rendo conto che non è un’altra gravidanza che voglio, non un altro bambino: sento che mi manca lui, terribilmente” “Non posso credere che è successo a noi, non posso credere che tutti abbiano figli tranne me: solo con un altro figlio sarò di nuovo io”).
Prima di cercare una nuova gravidanza è dunque consigliabile valutare con attenzione come sta procedendo il percorso del lutto, come stanno procedendo gli esami effettuati per stabilire le cause di morte del bambino ed anche quale sia il livello di equilibrio e di armonia all’interno della coppia.
Nel caso in cui siano presenti altri fratelli è molto importante valutare con accuratezza le proprie energie psichiche e fisiche da dedicare ai bambini già presenti, al bambino perduto e al bambino in arrivo: se è vero che l’amore dei genitori per i figli non si divide ma si moltiplica, è anche vero che le emozioni e i pensieri del lutto (spesso assai contrastanti fra di loro) rendono il percorso della gravidanza successiva decisamente complesso ed emotivamente stressante (“Non riesco a non pensare continuamente che anche questa gravidanza potrebbe interrompersi, passo le giornate travolta dall’angoscia e non riesco come vorrei a occuparmi di mia figlia che ha 3 anni: sono completamente in tilt”).
Sarebbe molto importante intraprendere la nuova gravidanza solo quando si raggiunge un buon equilibrio psicologico e un buon livello di energie psicofisiche.

In breve
• Non esiste una regola che sia valida per tutti
• Prima di iniziare una nuova gravidanza è fondamentale eseguire esami ed eventualmente terapie sul piano medico e psicologico della durata di almeno alcuni mesi
• La perdita dello “stato di genitori” spinge invece spesso a cercare una gravidanza troppo presto
• Inizia una nuova gravidanza solo quando hai elaborato il lutto precedente e senti di aver raggiunto un buon equilibrio psicologico e un buon livello di energie psicofisiche

Quanto aspettare?

E’ molto importante effettuare tutte le indagini diagnostiche sulla madre, sul padre e sul bambino al fine di stabilire la presenza di patologie in atto o di eventuali fattori di rischio correlabili alla morte del bambino; l’ indagine anatomopatologica del cordone, della placenta e del bambino, se correttamente eseguita, è riconosciuta essere di notevole importanza per identificare le cause di morte e sarebbe opportuno attendere tutte le risposte prima di procedere alla ricerca di una nuova gravidanza.
Conoscere le cause di morte del proprio bambino è utile sia dal punto di vista psicologico che dal punto di vista medico, per prevenire successive perdite e intraprendere fin dall’inizio della gravidanza le cure adeguate a favorire la salute del nascituro. Per questo motivo è sempre consigliabile eseguire una o più visite in un centro specialistico per la cura delle gravidanze a rischio, tenendo presente che, anche se molto doloroso, il percorso diagnostico permette ai genitori di avere più strumenti per gestire l’ansia di perdita nella gravidanza successiva.
Il corpo della madre durante la gravidanza subisce molte modificazioni; in particolare l’utero si dilata, si ispessisce e si arricchisce di numerosi vasi sanguigni; dopo la fine della gravidanza impiega qualche tempo per riprendere la sua struttura originaria ed essere nuovamente pronto per ospitare un nuovo bambino. La prassi medica comune suggerisce di attendere almeno sei-dodici mesi (a seconda del tipo di parto e dello stato generale di salute della mamma) dopo un parto, e qualche mese dopo un aborto precoce, prima di intraprendere una nuova gravidanza; questa tempistica andrebbe sempre rispettata sia per dare alla madre il tempo di prendersi cura del suo corpo, sia per dare alla coppia e alla famiglia il tempo necessario a ritrovare tutte le energie perdute con il lutto.
Relativamente agli stili di vita, per il buon esito della nuova gravidanza viene data molta importanza alla preparazione della salute psicofisica della madre, sia in termini di riposo, di alimentazione, di modelli salutari di comportamento (eliminazione dei fattori tossici quali fumo, alcol e sostanze d’abuso) e di ricerca della serenità. Dopo un evento traumatico quale un lutto perinatale, molte coppie e soprattutto molte madri rischiano di perdere di vista per molti mesi sé stesse ed il proprio equilibrio; prendersi cura del proprio benessere dovrebbe essere un compito quotidiano in vista di una gravidanza successiva.
Dal punto di vista psicologico prendersi del tempo per pensare al bambino perduto in modo da trasformare il dolore ed il vuoto in un’emozione di dolcezza e ricordo è funzionale al recupero di un buon livello di serenità e di fiducia in sé stessi e nella vita. Le esperienze di molti genitori suggeriscono di attendere da sei mesi a un anno prima di cercare una nuova gravidanza, in modo da poter svolgere il lavoro del lutto con la giusta concentrazione e la giusta forza interiore.
In particolare, un accorgimento che si è rivelato utile nell’esperienza di molti genitori è quello di attendere almeno quattro mesi dopo la perdita, in modo da non sovrapporre i tempi delle due gravidanze: molti genitori che non lo hanno fatto riferiscono come estremamente angoscioso ripercorrere le tappe delle due gravidanze negli stessi periodi dell’anno e riportano maggiori livelli di stress e di preoccupazione, nonché ricordi intrusivi relativi alla gravidanza precedente, più violenti e disturbanti quanto più le due gravidanze sono sovrapposte. E’ sempre preferibile pianificare la gravidanza tenendo conto sia degli aspetti medici, sia degli aspetti psicologici, sia delle proprie risorse personali.
Avere o meno altri figli può influenzare il processo decisionale dei genitori: solitamente i genitori che hanno perduto il loro primo bambino percepiscono un maggiore e più profondo senso di solitudine esistenziale che li porta a “bruciare le tappe” (“vago senza meta con le braccia vuote ed al tempo stesso cariche di un amore che resta senza destinatario: è come se portassi con me un grande dono senza avere nessuno a cui regalarlo”), spesso senza mettersi in ascolto dei reali bisogni e del loro livello di elaborazione del lutto precedente. In queste situazioni, il confronto con altri genitori può essere di grande aiuto.
È molto frequente che una madre colpita da lutto perinatale debba convivere col timore (che talvolta è una vera e propria ossessione) di non poter più restare incinta o essere destinata a perdere anche i bambini successivi; queste paure sono presenti sia in madri giovani che in madri “mature”, sia in madri affette da patologia che in madri sane. In realtà, nonostante le statistiche, le ricerche e le esperienze cliniche, non è possibile prevedere con certezza come e quando arriverà una nuova gravidanza; molto spesso anche le coppie che hanno alle spalle uno o più lutti, dopo aver intrapreso il giusto percorso di cura psicofisica, rimangono nuovamente in attesa. È dunque importante che ogni coppia conosca gli agguati psicologici del lutto, in modo da lasciarsi condizionare il meno possibile. Affidarsi ad un centro serio e competente nella diagnosi e nella cura delle gravidanze a rischio è un valido aiuto per affrontare e fugare ogni dubbio.

In breve
Conoscere le cause di morte del proprio bambino è utile sia dal punto di vista psicologico che dal punto di vista medico.
• Per il bene tuo e dei tuoi bambini futuri non cercare una nuova gravidanza prima di aver concluso gli esami diagnostici per la perdita di quella precedente.
• Affidati ad equipes esperte in gravidanze a rischio, in centri almeno di II livello e cerca il supporto di personale competente sul lutto perinatale o gruppi di auto aiuto specifici.
• Non sovrapporre i tempi delle due gravidanze. Aspetta più di quattro mesi prima di restare incinta, la gravidanza sarà molto meno stressante.
• Se c’è una causa medica che lo impone, se hai subito un parto cesareo o se senti di non aver ancora elaborato il lutto, aspetta almeno 6-12 mesi prima di cercare una nuova gravidanza.
• Non affrettarti per il timore di non avere altre possibilità. Se non ci sono cause mediche di infertilità, gran parte delle donne dopo una perdita prenatale resta nuovamente incinta.

Luci e ombre delle nuove gravidanze

“Ci vorrebbe un’anestesia lunga nove mesi” Alessia, madre di Pietro
“Ogni giorno mi sveglio e la prima cosa che penso è quanto è bello essere con lui, in questa nuova avventura: ci godiamo ogni momento di Vita. E’ questo, che mi ha insegnato Lapo” Claudia, madre di Lapo

Come detto, ogni coppia e ogni famiglia dovrebbe poter scegliere, una volta valutati attentamente tutti i fattori già menzionati, il momento più adatto per cercare una nuova gravidanza.
Le gravidanze successive ad una perdita, soprattutto se le perdite sono state più di una, sono avvenute per patologia fetale o sono avvenute a termine di gravidanza, rappresentano un percorso in cui si alternano momenti di grande speranza, eccitazione, desiderio e momenti di notevole preoccupazione, smarrimento e ansia.
Anche per i padri la gravidanza successiva rappresenta un momento di intenso stress, e può essere molto forte il senso di iperprotezione della propria compagna misto ad un profondo senso di impotenza sugli esiti.
Per questi motivi è molto importante scegliere il personale curante e stabilire con l’equipe un rapporto di fiducia e di lealtà: molto spesso, soprattutto se la gravidanza successiva avviene precocemente, l’ansia e la paura di una nuova perdita sono tali da richiedere numerosi consulti e rassicurazioni da parte del personale. È molto importante condividere tali preoccupazioni e sentirsi accolti e compresi dalle equipe.
Per le madri può essere importante venire accompagnate agli appuntamenti medici dal marito, dai parenti, o da amici fidati, poiché è molto frequente rivivere l’angoscia di perdita e sentirsi a disagio durante le visite (“ho sempre portato mia madre, era lei che faceva domande, e riceveva istruzioni dal medico, io non riuscivo neanche a seguire quello che diceva, per la paura che qualcosa andasse male”). In queste situazioni le madri talvolta sperimentano emozioni assolutamente contrastanti nei confronti della gravidanza e del nuovo bambino: la preoccupazione è tale che, pur pensando di aver fatto la scelta giusta, alcune madri sperimentano un’angoscia di perdita e di morte durante tutta la gravidanza successiva, al punto da “pensare ad altro” senza concentrarsi sul bambino che portano in grembo (e che pure amano) per timore di perderlo.
Tuttavia, non tutte le madri e i padri vivono le gravidanze successive in uno stato di perenne ansia e preoccupazione; le esperienze cliniche suggeriscono che i genitori che hanno perduto il primo figlio, non avendo nel loro vissuto di genitori niente altro che un evento luttuoso, molto spesso non riescono a rappresentarsi un esito diverso della gravidanza e dell’incontro col bambino (“ho imparato bene cosa significa essere la madre di un bambino nato morto, ma ho paura di non sapere essere la mamma di un bambino vivo”); avere avuto precedenti esperienze di maternità positive riduce in pratica l’angoscia di morte e aiuta i genitori a vivere la gravidanza e il parto con maggiore serenità. La situazione tende a migliorare nel caso di una terza gravidanza dopo un primo evento di perdita seguito dalla nascita di un figlio vivo (“la differenza tra la gravidanza di Michele e quella di Elisa è sorprendente: durante la gravidanza di Michele ero ossessionata dal timore di perdere anche lui, dopo che avevo perso Matteo, e non riuscivo a formulare nessun pensiero positivo di me col bambino vivo. Adesso, dopo queste esperienze così diverse, vivo l’attesa di Elisa con meno paura, e con una preziosa sensazione di calore e fiducia”).
Ogni coppia alle prese con una gravidanza successiva alla perdita del primo figlio e le coppie con più perdite dovrebbero richiedere un supporto psicologico specifico e potrebbero avvalersi del confronto con altri genitori già passati dalla stessa esperienza.
Nove mesi di attesa possono essere molto lunghi da trascorrere dopo aver subito un lutto in precedenza, e sono molte le coppie che arrivano a termine di gravidanza con un notevole livello di stress.
La gravidanza, anche fisiologica, è di per sé un momento di grandi cambiamenti e di profonda vulnerabilità psichica: dopo un lutto perinatale questa sensibilità può essere accentuata e sconfinare più facilmente in veri e propri sintomi ansiosi o depressivi. E’ quindi molto importante valutare accuratamente il proprio stato emotivo e chiedere aiuto (al gruppo dei genitori, oppure a personale formato) in modo da affrontare i cambiamenti di umore e i momenti particolarmente difficili (le ricorrenze, gli anniversari, i ricordi dolorosi legati al bambino scomparso, il raggiungimento dell’epoca gestazionale in cui si è perso il bambino precedente, le visite di controllo, il travaglio e il parto).
Contattare altri genitori che hanno vissuto la stessa esperienza ed hanno già portato a termine la loro gravidanza successiva può essere di notevole aiuto per ridurre pensieri ed emozioni sgradevoli e arricchire il proprio bagaglio di esperienze e di contatti utili. Anche tenere un diario della nuova gravidanza in cui esprimere i vissuti e le emozioni in totale libertà, può essere di grande aiuto. Nello stesso diario, dovrebbero poter trovare spazio anche i pensieri e le emozioni legate alla gravidanza e al bambino precedente. Dare parole al lutto e alle diverse esperienze di maternità aiuta di per sé a collocare ogni bambino al suo posto e permette alla madre di usufruire di uno spazio definito e meno angoscioso per la nuova gravidanza.
Durante la gravidanza successiva ad una perdita è molto importante essere consapevoli delle proprie emozioni e dei propri pensieri ed essere sinceri con sé stessi e con gli altri rispetto al bisogno di essere aiutati o di essere rassicurati: molti genitori provano imbarazzo per la loro condizione di ansia ed evitano di recarsi dal medico o dall’ostetrica pensando di disturbare, mentre invece è sempre molto importante cercare rassicurazione e conforto quando ci sentiamo a disagio, preoccupati, stanchi. Per molte madri inoltre la gravidanza successiva è una sorta di percorso a tappe scandito da esami, ecografie, visite di controllo: in molti casi per ridurre l’ansia i genitori cercano di vivere giorno per giorno senza pensare troppo a cosa sta accadendo. Soprattutto se il tempo per elaborare il lutto è stato poco, i genitori tendono a distrarsi a occuparsi d’altro, a lavorare e a tenere la mente impegnata per non sentirsi sopraffatti dalla paura e dai ricordi di perdita legati a lutto precedente. In realtà costituire un rapporto di fiducia con la propria equipe curante, imparare a chiedere aiuto e rassicurazione liberamente, poter discutere e condividere esperienze e risorse insieme ad altri genitori, aiuta le madri e padri a sintonizzarsi sulla nuova gravidanza sul nuovo bambino.
Stabilire un legame col nuovo bambino non significa rinnegare il bambino scomparso, né sostituirlo, né “affezionarsi troppo”; significa semplicemente lavorare sul legame di tutta la famiglia (marito, eventuali figli già presenti, bambino perduto) col nascituro, raccontargli e raccontarsi riflessioni ed esperienze, accoglierlo con attenzione e cura. Ri-conoscere il nuovo bambino è più facile se abbiamo trovato il giusto spazio psichico per il bambino scomparso, e se, come dicevamo prima, abbiamo sufficienti energie per concentrarci sulla nuova esperienza.
Sentirsi nuovamente genitori in attesa, coccolare il nuovo bimbo riduce l’ansia e permette ai genitori di concentrarsi sul presente e sulle sensazioni positive connesse all’attesa, anche se spesso molto ben nascoste. Troppo spesso, per questioni scaramantiche o per tenere a bada l’angoscia, genitori, amici e parenti tengono “il fiato sospeso” fino alla nascita del bambino, sforzandosi di non stabilire alcun legame: alcuni esempi sono
• non scegliere alcun nome per il bambino
• non acquistare niente per lui
• non acquistare niente per sé come gli abiti premaman o il corredo per l’ospedale
• non comunicare lo stato di gravidanza se non a gravidanza estremamente inoltrata a parenti ed amici.
Ognuna di queste tappe è difficile da affrontare, e spesso la paura prevale in modo categorico. Tuttavia, una coppia ben supportata che può condividere queste paure con altri genitori, è quasi sempre in grado di superare i blocchi scaramantici, apprezzandone poi l’importanza e il sollievo che ne deriva.
Anche per il travaglio e il parto può essere molto utile avere lavorato sul legame con questo bambino e con i bambini precedenti, in modo da acquisire consapevolezza e aumentare le proprie risorse personali. Anche i padri, alle prese con i ricordi della precedente e dolorosa esperienza, potrebbero necessitare di sostegno, e non dovrebbero esitate a chiederlo (“Le ultime quattro settimane prima della nascita di Guglielmo, e il suo primo mese di vita sono stati pieni di ansia: temevo per la sua salute, per la salute di Claudia, non potevo credere che stavolta sarebbe andato tutto bene” “Sono riuscito a tornare al circolo sportivo che frequento solo un anno e mezzo dopo, con la mia seconda figlia in braccio: temevo che potesse accadere ancora, e ho preferito non dire nulla a nessuno”).
A termine di gravidanza può essere molto utile ricevere informazioni il più dettagliate possibile sulla modalità, la tempistica e le opzioni del parto; discutere con il personale curante delle diverse fasi della gravidanza e del parto avendo cura di chiedere tutte le informazioni che ritenete necessarie permette una diminuzione dell’ansia e può aiutare a prepararsi nel modo migliore possibile per l’incontro con il nuovo bambino.

In breve
• Nelle gravidanze successive ad una perdita si alternano momenti di speranza, eccitazione, desiderio e momenti di preoccupazione, smarrimento e ansia.
• Se ne senti il bisogno, chiedi di essere accompagnata agli appuntamenti medici dal marito, dai parenti, o da amici fidati.
• Le madri talvolta sperimentano un’angoscia di perdita e di morte durante tutta la gravidanza successiva, al punto da “pensare ad altro” senza concentrarsi sul bambino che portano in grembo (e che pure amano) per timore di perderlo.
• Avere avuto precedenti esperienze di maternità positive riduce l’angoscia di morte e aiuta i genitori a vivere la gravidanza e il parto con maggiore serenità.
• Tutte le coppie alle prese con una gravidanza successiva alla perdita del primo figlio e le coppie con più perdite dovrebbero richiedere un supporto psicologico specifico o avvalersi di gruppi di auto aiuto specifici; non esitare a chiedere aiuto, se ne senti il bisogno.
• Durante la gravidanza successiva ad una perdita sii sincera con te stessa e con gli altri. Se hai bisogno di essere aiutata o di essere rassicurata, chiedilo semplicemente e direttamente al tuo partner, agli amici o ai tuoi curanti.
• Stabilire un legame col nuovo bambino non significa rinnegare il bambino scomparso, né sostituirlo. Trova il giusto spazio psichico per il bambino che hai perso ed accogli il tuo nuovo bambino con l’attenzione e la cura che merita.
• Cerca di superare i blocchi scaramantici e condividi le tue paure con altri genitori.
• Chiedi ai tuoi curanti tutte le informazioni che desideri sulla modalità, la tempistica e le opzioni del parto. Cerca di essere coinvolta in prima persona nelle scelte.

Il nuovo arrivato

Nella maggior parte dei casi i padri e le madri sperimentano una situazione conflittuale ed un mix di emozioni contrastanti dopo la nascita di un bambino. Dopo un lutto perinatale queste emozioni possono essere ancora più complesse e ambivalenti: si può al tempo stesso essere al settimo cielo per la nascita di questo figlio e disperati per la mancanza del bambino precedente.
Inoltre, soprattutto nelle prime settimane dopo il parto, quando i genitori sperimentano nuove emozioni e nuove esperienze di vita con il loro bambino, possono essere frequenti sentimenti di colpa e di indegnità rispetto al bambino perduto: le emozioni positive legate al nuovo nato lottano con la emozioni di tristezza e di vergogna per il sentirsi adesso felici, nonostante il lutto. Nella nostra esperienza queste emozioni sono comuni in molti genitori con precedenti luttuosi, ma sono decisamente più conflittuali e dirompenti nei genitori che si sono presi poco tempo per elaborare il lutto oppure, nonostante il tempo trascorso, non hanno seguito alcun percorso di elaborazione. Queste emozioni contrastanti e sgradevoli tendono tuttavia a ridursi non appena i genitori sono in grado di rendersi conto che possono amare con la stessa intensità tutti i loro figli e che il nuovo nato non toglie nulla alla memoria e all’amore per il bambino perduto.
La nascita di un bambino sano non riduce immediatamente il timore di una nuova perdita: solitamente i genitori restano in uno stato di “allerta” per qualche settimana o mese, e possono avere bisogno di molti consigli e rassicurazioni. In particolare, la nascita del nuovo bambino non cancella né ridimensiona la perdita del bambino precedente, come è naturale che sia; sarebbe come chiedere ad una vedova nuovamente sposata di cancellare il marito perduto da tutti i suoi ricordi e di non pensare più a lui. Molti genitori hanno bisogno, soprattutto i primi tempi dopo la nascita del nuovo bambino, di ricordare e esprimere commenti sul bambino perduto, di condividerne la memoria con parenti e amici (“come fanno a non capire che io ho avuto e avrò sempre tre figli, e non solo due? Come fanno a non capire che per me tutti i miei figli sono ugualmente importanti ed ugualmente amati, e che detesto quel loro ostinato dire: i tuoi due figli sono bellissimi? Maria è e rimane la mia prima figlia, ma nessuno mi permette di parlarne”) così come può essere molto forte il bisogno di portare il nuovo bambino al cimitero, a trovare il fratello.
Nella mente delle madri, se queste si prendono il giusto tempo e il giusto aiuto, c’è molto spazio per accogliere non solo tutte le esperienze di gravidanza, ma anche tutte le diverse esperienze di maternità, quelle conclusesi con la nascita di un bambino vivo, e quelle conclusesi con la perdita. Molto spesso nei primi mesi di vita di un nuovo bambino, il tabù che oscura i bimbi morti prematuramente mette in difficoltà le madri ed i padri, che non solo non si sentono liberi di esprimersi, ma possono sentirsi i soli a ricordare e a volere bene al figlio perduto. Questa discrepanza tra il loro vissuto e quello degli altri (anche amici e parenti) può purtroppo portare a volte le madri ad esasperare il ricordo del figlio perduto, anche a svantaggio di quelli presenti (“Appena qualcuno si rivolgeva ad Anna riempiendola di complimenti, io avevo l’urgenza di ricordare qualche episodio della breve vita di Tommaso; non potevo permettere che tutti si dimenticassero, non potevo permettere che per gli altri il semplice fatto che era arrivata Anna, cancellasse tutto ciò che Tommaso ha significato e significa nella nostra vita”). Potersi concentrare con la maggiore dedizione possibile al momento presente, e quindi alla nuova gravidanza o alla nuova nascita non significa né cancellare né sminuire l’amore per gli altri figli, significa semplicemente occuparsi dei propri figli in modo diverso, a seconda delle diverse esigenze. Come è naturale che una madre con un figlio di 8 anni ed uno di pochi mesi dedichi la maggior parte delle sue attenzioni al neonato, forte del dialogo e della fiducia che si è stabilita col figlio più grande negli anni precedenti, allo stesso modo una coppia alle prese con un figlio vivo dopo un lutto dovrebbe essere aiutata a trovare un equilibrio per “accudire” tutti i suoi figli. Il confronto con altri genitori può essere di grande aiuto nel trovare un proprio ritmo e un adattamento soddisfacente.

In breve
Dopo la nascita di un nuovo bambino può essere normale sentirsi a disagio. Ti potresti sentire insieme al settimo cielo e disperati. Ti potrà anche capitare di sentirti in colpa o di vergognarti per la felicità attuale.
• Per evitare questi problemi (che possono metterti in difficoltà nell’accudire il nuovo bambino) cerca di restare incinta solo quando avrai trovato il giusto spazio per il tuo bambino precedente.
• La nascita di un bambino sano non riduce immediatamente il timore di una nuova perdita: è normale che tu possa restare in uno stato di “allerta” per qualche settimana o mese.

Il progetto Ri-Nascita dell’associazione CiaoLapo Onlus

CiaoLapo Onlus ha messo a punto sul sito www.ciaolapo.it due strumenti, aperti a tutti i genitori in attesa dopo un lutto:
• l’area del forum “le gravidanze successive”, dove ogni madre / padre può iscriversi e raccontare la propria esperienza, condividendola con gli altri genitori in attesa e con i genitori che hanno già affrontato gravidanze successive alla perdita;
• il gruppo di auto aiuto online “Ri-Nascita”, nel quale le madri nuovamente in attesa si confrontano tra di loro e con altre madri che hanno già affrontato la nuova gravidanza, potendo così in tempo reale condividere emozioni, paure, perplessità.
L’obiettivo di questi due spazi è rendere le madri e i padri consapevoli sia del loro passato, che del loro presente, rinforzare le loro risorse personali e la loro capacità decisionale, e aiutare lo sviluppo del legame col nuovo bambino, molto spesso trascurato per motivi scaramantici o per violente angosce di perdita.

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