
Giorgio De Chirico, Gli archeologi
Un grande numero di pazienti si rivolge ogni giorno al medico di base lamentando uno o più sintomi fisici che non presentano nessuna correlazione con specifiche malattie fisiche: i sintomi più frequenti sono i dolori, la debolezza e il senso di affaticamento, diffusi soprattutto ai muscoli o all’apparato gastrointestinale.
Questi sintomi sono spesso fonte di preoccupazione, di stress, e possono compromettere l’abilità lavorativa o il funzionamento sociale. Inoltre, la persistenza di questi sintomi nonostante le terapie e gli accertamenti effettuati arriva a compromettere il rapporto medico-paziente, creando malcontento sia nel paziente, che si sente incompreso e non risolve il suo problema, sia nel medico, che si sente impotente.
Gli studi svolti sui pazienti di medicina generale indicano l’elevata frequenza di ‘sintomi’ senza oggetto e, la valutazione incrociata di sintomi psicologici e di sintomi fisici segnala un’elevata frequenza sia di somatizzazioni senza alcun altro sintomo associato di disagio psichico, sia di somatizzazioni associate ad un disturbo psichiatrico.
In particolare alcune popolazioni sembrano avere maggiore tendenza ad esprimere il disagio psichico esclusivamente attraverso sintomi corporei.
Il problema portato dal paziente dovrebbe trovare un possibile risolutore nel medico, che, accertata l’assenza di patologie fisiche sottostanti, dovrebbe sempre motivare in modo appropriato il soggetto ad approfondire le cause ‘psicologiche’ del suo disturbo fisico, al fine di individuare un trattamento efficace.
La consulenza psichiatrica assume dunque una valenza importante sia nell’inquadramento del problema che nella sua risoluzione; non solo un sintomo fisico può essere l’unica spia di un disagio psicologico, ma appropriate terapie psicologiche possono fornire un contributo decisivo alla risoluzione del sintomo.
Tra le terapie possibili la psicoterapia cognitivo comportamentale si è dimostrata efficace non solo nel ridurre il numero e l’entità dei sintomi ma nel risolvere lo stress associato ai sintomi stessi, migliorando il funzionamento psicosociale del soggetto.
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I disturbi depressivi possono insorgere anche in età molto precoci (infanzia e adolescenza), spesso con sintomi piuttosto sfumati, e la loro gravità è del tutto sovrapponibile alle forme dell’adulto.
Il massaggio è una terapia in grado di ridurre i livelli di stress, i sintomi depressivi e dolorosi in malattie mediche e psicologiche. Una esauriente
Il concetto di 
Il disturbo bipolare è una malattia che si caratterizza per l’alternanza di fasi depressive e di fasi di iperattivazione maniacale. Nella grande maggioranza dei casi un episodio depressivo in un soggetto affetto da disturbo bipolare non è facilmente distinguibile da un episodio di cosiddetta depressione unipolare.
L’autrice ha esaminato tutta la letteratura scientifica disponibile sull’argomento, valutando gli studi sulla prevenzione ed il trattamento. Dall’analisi è emerso che: 1) la frequenza della depressione post partum vera e propria si aggira intorno al 13%, e sembrano più a rischio soggetti con familiarità per depressione o con episodi depressivi precedenti. 2) non ci sono evidenze certe su quale sia il miglior trattamento preventivo per questa patologia, ma è sicuramente preferibile un trattamento individuale rispetto ad uno di gruppo e soprattutto effettuato dopo il parto. Un costante e fiducioso rapporto con il proprio medico rimane un punto di forza nella gestione e nel superamento dei sintomi. L’ascolto partecipe dei disagi della madre dovrebbe dunque fare parte del metodo di cura di ogni professionista coinvolto nel delicato periodo della gravidanza e del post partum.
Un recente studio pilota condotto su un campione di pazienti con bulimia nervosa ha descritto, mediante l’utilizzo di una tecnica di brain imaging (PET), una significativa variazione nella densità dei recettori per gli oppioidi endogeni (endorfine e encefaline) in particolari aree del sistema nervoso (corteccia prefrontale, giro del cingolo e insula) a seguito di un ciclo di interventi strutturati di psicoterapia cognitiva. All’inizio dello studio le 13 pazienti con bulimia nervosa presentavano un binding dei recettori per gli oppioidi ridotto rispetto ai controlli. A seguito di 12 sedute di psicoterapia cognitivo comportamentale, la densità dei recettori appariva normalizzata. In particolare questo studio ha messo in evidenza che le aree deficitarie fanno parte dei circuiti emotivi di gratificazione e sono deputate alla regolazione del tono affettivo e delle emozioni positive. I risultati dello studio sono stati recentemente presentati al 52° meeting annuale della
Claudia Ravaldi, medico psichiatra e psicoterapeuta. Professore a contratto presso l'Università di Firenze