Intervista di Angela Bisceglia alla dr.ssa Claudia Ravaldi
Da Dolce Attesa – Maggio 2008

Lutto in gravidanza

Piccoli Principi, di Giovanni Presutti

Perdere un bambino è sicuramente una vicenda molto triste nella vita di una coppia e, soprattutto nei primi tempi, lascia un senso di vuoto che sembra impossibile superare. “È importante prendersi tutto il tempo necessario per rielaborare il lutto che si è vissuto, senza farsi fretta e senza pretendere di cancellarlo dalla propria memoria”, dice Claudia Ravaldi, psicoterapeuta e fondatrice dell’Associazione Ciaolapo Onlus, nata proprio per offrire un sostegno ai genitori che hanno perso un figlio. “Quello del dolore è un passaggio obbligato e la guarigione non può essere resa più rapida, altrimenti il lutto non verrà superato. Molti genitori cercano un altro figlio al più presto, per colmare il vuoto e soddisfare il bisogno fisico di tenere in braccio una nuova creatura. Ma se le due esperienze sono troppo ravvicinate, la mamma rischia di provare ancora troppo intensamente il dolore della perdita: la conseguenza è che o si sente in colpa perché crede di dimenticare o rinnegare in questo modo il precedente bambino o, per scaramanzia, vive la gravidanza con minore partecipazione, con distacco, nella paura di affezionarsi al nuovo piccolo.
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Dimensione DonnaSi segnala l’incontro con la dott.ssa Claudia Ravaldi dal titolo “I disturbi alimentari tra anoressia, bulimia e alimentazione incontrollata: quando il disagio si comunica con il cibo” organizzato dal Comune di Prato, circoscrizione Prato Nord, giovedì 31 Maggio 2007 alle ore 21.15, presso Villa Fiorelli, via di Galceti 64 Prato (ingresso libero e gratuito).
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Intervista di Angela Allegria alla dr.ssa Claudia Ravaldi
Da 7Magazine – Gennaio 2007

Sempre più spesso si sente parlare di una forma di depressione di cui soffrono le puerpere nei primi mesi di vita dei nuovi nascituri. La capacità di accettare un nuovo essere che magari si era immaginato in modo diverso, il panico di insuccesso, forse ancora la stanchezza e la tensione accumulata durante i mesi di gravidanza e nelle notti insonni in cui si sentiva piangere il bambino appena nato: questi i motivi che hanno addotto le madri a cui è stato chiesto a cosa potevano ricollegare, secondo la propria esperienza, la c.d. depressione post partum.
Per approfondire il problema, per cercare di capirne di più abbiamo chiesto alla Dott.ssa Claudia Ravaldi, psichiatra e psicoterapeuta, Membro della Società Italiana per lo Studio dei DCA e della Academy for Eating Disorders.
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L’Organizzazione Mondiale della Sanità dedica una giornata alla prevenzione del suicidio giovanile

Il 10 settembre 2006 l’organizzazione mondiale della sanità (WHO) ha celebrato la giornata mondiale della prevenzione del suicidio.
Il suicidio è la forma più eclatante di aggressività verso se stessi, è un atto che comunica disperazione, incapacità di valutare obiettivamente il futuro, convinzione profonda che nulla abbia più un senso. Il suicidio è un atto che annulla l’istinto di sopravvivenza intrinseco all’essere umano; chi ha grave ideazione suicidiaria non pensa più ad altro, ha spesso uno stato di coscienza alterato, e può programmare nei dettagli l’atto suicidiario senza dare il minimo segno di debolezza o sconforto.
Molti giovani suicidi non condividono con nessuno il malessere emotivo che causa poi l’atto: spesso il malessere che porta al suicidio non viene identificato come “patologia” e quindi come ferita curabile, ma inteso come un semplice dato di fatto, la prova che nulla è più possibile. Chi commette un atto suicidiario avverte soltanto la profonda sensazione di sofferenza, l’assenza di alternative e la liberazione che deriverà dal gesto: se in quel momento potesse osservare con consapevolezza e presenza mentale tutto il percorso attraverso cui è giunto all’ideazione suicidiaria, molto raramente deciderebbe di proseguire.

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Magritte mela

Nel nostro paese così ricco di contrasti e tipicamente incline alla “fast culture”, si diffondono in modo ingiustificato e privo di valide basi scientifiche vere e proprie “correnti di pensiero”.

L’alimentazione e, soprattutto la cosiddetta “sana” o buona alimentazione sono tra le vittime prescelte di questo tipo di informazione di massa, con i risultati che è possibile vedere sulla maggior parte dei settimanali femminili e sulla maggior parte delle spiagge italiane:

  • sedentarietà al limite della fusione sdraio-pelle contrapposta allo spinning forsennato con 40° gradi all’ombra
  • la bottiglia d’acqua iposodica accanto alla maxi coca ghiacciata
  • pizza e patate arrosto in compagnia di anemici yogurt light.

Il popolo dunque si divide, in sottogruppi sempre meno definiti (è facilissimo infatti saltare da un gruppo all’altro a seconda di mode, teorie, sbalzi d’umore, fidanzati o smanie di dieta): Continue reading »

 

La cultura popolare e i media descrivono la gravidanza come periodo di massima realizzazione e felicità nella vita di una donna. Attribuire al periodo della maternità soltanto aspetti e valori positivi, di cui non si può che essere contenti è tuttavia un modo superficiale e arbitrario di affrontare un momento evolutivo importante e complesso che appartiene come tale non soltanto al percorso di vita della donna, ma in senso più generale a quello del compagno e della famiglia nucleare.
Di per sè la gravidanza è un momento molto delicato, sia dal punto di vista psicologico (cambiamenti legati al ruolo e all’assunzione di responsabilità, ri-esperienza degli antichi legami madre-figlia e familiari), sia dal punto di vista biologico e ormonale. Tali cambiamenti possono naturalmente modificare l’umore della donna, anche in donne che non hanno mai avuto problemi di ansia o di depressione, e provocano comunque un ‘fisiologico’ e in molti casi fortunatamente passeggero stato di stress psicofisico, normalmente avvertito durante la gravidanza come difficoltà a riposare, presenza di pensieri e preoccupazioni legati alla maternità, maggiore suscettibilità nelle relazioni importanti e così via.
Tutti questi cambiamenti nella maggioranza dei casi sono naturalmente accompagnati anche dalla gioia di diventare madri e di avere un figlio, e quindi durante l’attesa nella donna possono coesistere emozioni, aspettative, stati d’animo contrastanti, in modo del tutto fisiologico.
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'Panic' di Dennis P McCann

L’ideazione suicidiaria ed il tentato suicidio sono fenomeni gravi e piuttosto frequenti nella popolazione generale (rispettivamente circa 12 persone su 100 riferiscono ideazione suicidiaria e circa 3 su 100 tentano il suicidio), rappresentando i massimi fattori predittivi di suicidio completo.
La comprensione dei fattori di rischio che si nascondono dietro al suicidio, ed ancor più all’ideazione suicidiaria, che appare essere di gran lunga il fenomeno più frequente, è dunque di fondamentale importanza in un’ottica preventiva.
Il suicidio è infatti la terza causa di morte nei giovani tra i 15 ed i 24 anni, e la seconda tra i 25 ed i 34, con un incremento dimostrato negli ultimi anni. Tra le cause ambientali che sono associate a ideazione suicidiaria e rischio di suicidio troviamo la disoccupazione, la solitudine e la presenza di comportamenti rischiosi (abuso di alcol, droghe o farmaci, gioco d’azzardo, guida pericolosa, partners sessuali multipli, rapporti non protetti).

Un comportamento suicidiario è stato associato ad alcuni tipi di sofferenza psichiatrica, come ad esempio disturbi dell’umore (depressione, disturbo bipolare), disturbi da uso di sostanze e schizofrenia, ma pochi studi fino ad oggi hanno valutato la correlazione tra disturbi d’ansia e ideazione suicidiaria o tentato suicidio. Continue reading »

 

"Infanzia negata" di Anna Maceroni.

L’obesità è una condizione di grave rilevanza epidemiologica su scala mondiale, perche si è diffusa ubiquitariamente sia nei paesi ad alto sviluppo che nei paesi più poveri.
L’obesità ha una genesi multifattoriale, e in questi ultimi anni molti studi si sono proposti di individuare tra i fattori che promuovono una condizione di sovrappeso e di obesità quelli su cui poter effettuare una corretta prevenzione, in modo da poter arginare il fenomeno e proporre più efficaci terapie.
In particolare, il riconosciuto fallimento della sola dieta ipocalorica ha sottolineato l’esigenza di un approccio all’obesità ed al sovrappeso che sia necessariamente multidisciplinare, e che affronti i fattori che promuovono la cronicizzazione e facilitano le ricadute anche dopo dimagrimenti importanti.
In questi giorni sono usciti su riviste internazionali alcuni lavori di popolazione, effettuati su campioni comunitari, che hanno valutato il nesso tra depressione dell’umore, sovrappeso e obesità. Continue reading »

 

La parola dieta ha origini antiche, deriva dal greco e originariamente significava stile di vita. Per molti anni dieta è stato sinonimo di ‘perdita di peso’, e dunque le diete proposte si basavano sulla restrizione calorica, sia qualitativa ma soprattutto quantitativa degli alimenti.
Da qualche decennio alcune correnti di pensiero sostengono e pubblicizzano diete e stili alimentari che in realtà modificano le abitudini di vita, e dunque riprendono l’antico ed originario concetto di dieta come stile di vita.

Les vacances de Hegel, Rene Magritte 1958

Alcuni esempi, ad oggi privi di validi riconoscimenti scientifici possono essere la dieta legata ai gruppi sanguigni, la dieta ‘zona’ o le diete basate sulle cosiddette ‘intolleranze alimentari’, che nulla hanno a che vedere con le gravi patologie immunoallergiche tipo allergie alimentari o celiachia.
L’adozione di particolari diete o stili alimentari può avere anche presupposti teorici di tipo religioso, etico, filosofico o spirituale, come ad esempio la tradizione musulmana a proposito della macellazione delle carni e della consumazione dei pasti, l’adesione ai principi vegetariani o vegan, le teorie basate sui principi ayurvedici o sulle antiche medicine orientali.
Da qualche anno si parla inoltre di un nuovo stile alimentare, l’ortoressia nervosa, come di una vera e propria ossessione riguardante una alimentazione rigorosa, al fine di ottenere uno stato di massimo benessere fisico e spirituale, basato soprattutto sulla sensazione di perfezione e purezza.
L’autore che per primo ne ha parlato nel 1997, il dr Steven Bratman, ha messo in evidenza nel suo articolo che questo fenomeno, pur originando da alcuni presupposti teorici riconosciuti e diffusi per una alimentazione sana e corretta, si caratterizza per l’estrema rigidità nel mantenere a tutti i costi un’alimentazione ‘salutisticaa’ ed una elevata selettività nella scelta dei cibi, creando non pochi problemi sia dal punto di vista psicofisico che psicosociale.
La dieta ortoressica è infatti una dieta scarsamente standardizzata, ognuno tende a personalizzarla a seconda delle sue scelte, e quindi può provocare carenze nutrizionali e dimagrimenti anche gravi. Continue reading »

 

Secondo un recente studio pubblicato dalla rivista Pediatrics, l’utilizzo del ciuccio durante il sonno è in grado di diminuire il rischio di incorrere nella sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS, la cosiddetta ‘morte in culla o ‘morte bianca’).
La metanalisi condotta da Hauck e collaboratori ha esaminato i 384 studi pubblicati tra il 1966 ed il 2004 sull’argomento, giungendo alla conclusione che l’utilizzo del ciuccio diminuisce il rischio di SIDS di un valore variabile dal 30% al 60%, specialmente quando utilizzato durante il sonno, sia quello notturno, sia i sonnellini durante il giorno.
In particolare, gli autori hanno calcolato che con l’utilizzo sistematico del ciuccio si potrebbe evitare una morte per SIDS ogni 2733 bambini.
I risultati di questo studio sono stati talmente significativi da indurre la Task Force Americana per i Servizi Preventivi a modificare le linee-guida pediatriche per la prevenzione della morte in culla. Continue reading »

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