Nessuno che sia schiavo del corpo è libero.
Seneca (4 a.C. – 65 d.C)
Il corpo come rappresentazione di bellezza ideale
Da sempre il corpo rappresenta un campo privilegiato di indagine, autoriflessione ed analisi. Attraverso l’accettazione del prorpio corpo si sviluppano infatti durante la fase adolescenziale l’autoconoscenza e l’autoaccettazione, determinanti per una piena e positiva maturità.
Intorno al corpo si concentrano credenze, pregiudizi, falsi miti, che storicamente sono stati responsabili dell’atteggiamento culturale di popoli e epoche. Il corpo possiede caratteristiche peculiari che lo rendono facilmente oggetto di considerazioni, critiche e influenze culturali: in primo luogo è nostro tramite immediato nel contatto con il mondo, facilmente visibile e prima parte di noi ad essere conosciuta dagli altri; in secondo luogo si modifica visibilmente e costantemente durante la nostra vita, rendendo pubbliche quelle fasi di cambiamento estreme che ci conducono dalla nascita, all’infanzia, all’adolescenza , fino all’età adulta e alla vecchiaia.
Il corpo visto lungo un continuum è dunque la rappresentazione esterna dei cambiamenti umani, comune a tutti gli individui, e per questo immediatamente riconosciuto e condiviso come naturale ed "ovvio".
La superficiale familiarità che ognuno di noi ritiene di avere col proprio e altrui corpo fa sì che risulti perfettamente naturale, soprattutto nella nostra cultura, avere da un lato, un modello di riferimento "ideale" di bellezza caratterizzato da canoni rigidi e immodificabili, che prescindono dal naturale processo bio-fisiologico di crescita, dall’altro la convinzione di poter controllare, modificare, cancellare e ricostruire ciò che del corpo non ci piace, in ogni momento e in ogni situazione.
L’appartenenza alla cultura occidentale determina di per sè l’adozione spesso inconsapevole ed acritica dei modelli proposti attraverso la capillare diffusione di simboli di bellezza "ideale", associati ad "appetitosi" richiami quali ricchezza, potere, felicità, benessere, appartenenza ad una speciale elite e via discorrendo.
La comunicazione di massa si è da tempo impadronita dei temi riguardanti immagine corporea e bellezza, contribuendo a creare e diffondere gli stereotipi ben noti su corpo e immagine. La cultura mediatica facilita e sveltisce la diffusione di messaggi ambivalenti e spesso contrastanti intorno ai temi del benessere, della salute e dell’aspetto fisico ideale. Se da un lato la pubblicità e la televisione diffondono come ideale un’immagine corporea magra e essenziale per la donna, tonica e asciutta per l’uomo, dall’altro la lotta al GRASSO in quanto tale è incalzante ed incessante, creando un vero e proprio fenomeno di stigmatizzazione. Al tempo stesso grande risalto viene dato al consumo di snacks, pasti pronti, dolciumi industriali, alcolici, di per sè promotori di una condizione di sovrappeso.
I soggetti più sensibili a tale influenza sono gli adolescenti ed i giovani in genere, che cercano la conferma della loro identità individuale mediante il riconoscimento nell’altro.
Anche se i fattori culturali da soli non sembrano in grado di provocare un disturbo alimentare giocano un ruolo fondamentale se accompagnati da fattori individuali come bassa autostima, tendenza al perfezionismo e al controllo. Numerosi studi mettono inoltre in relazione la comparsa di DCA (soprattutto obesità e disturbo da alimentazione incontrollata) con ripetute prese in giro da parte dei coetanei e dei famililari durante l’infanzia e l’adolescenza, ipercriticismo su alimentazione e aspetto fisico, tendenza familiare alla restrizione alimentare. Riflettendo su questi dati è facile notare che un modello culturale rigido rispetto a bellezza e peso corporeo si traduce in criticismo e prese in giro, che determinano un indebolimento dell’autostima e/o un’esigenza di ipercontrollo, fattori spesso in grado di slatentizzare un disturbo alimentare.
La bellezza moderna

Nel corso dei secoli si sono succedute mode diverse, con l’alternarsi ciclico di magrezza, opulenza, o franca obesità come canoni estetici di riferimento. Da sempre gli sforzi compiuti dalla società per adeguarsi sono stati notevoli ed appannaggio quasi esclusivo del sesso femminile.
Nell’ultimo trentennio è andata affermandosi la magrezza femminile come ideale sia estetico che morale, poiché al corpo esile e scattante sono stati attribuiti valori quali ambizione, organizzazione, potere, autoaffermazione sociale, prima nei paesi occidentali poi in tutti i paesi raggiunti dalla nuova tipologia femminile. Tale tipologia risulta essere un mosaico di valori e aspettative culturalmente attribuiti nelle società passate al genere maschile, e risulta impoverita di tratti femminili precedentemente ritenuti classici (aspetto materno, docilità, sottomissione, accudimento, etc..).
L’affermazione del nuovo ideale estetico ha dunque simboleggiato un importante cambiamento nel ruolo della donna all’interno della società e questa situazione ha promosso la diffusione dei disturbi del comportamento alimentare.
I modelli estetici femminili attualmente ritenuti ideali sono noti anche alle bambine in età prepubere e vengono da queste considerati un normale modello da seguire, conforme al proprio tempo e alla propria società; spesso le bambine se interrogate in merito esprimono paura del grasso nonché il desiderio di iniziare una dieta, così come tendono ad assimilare più facilmente i comportamenti ed i pensieri relativi alla dieta e all’immagine corporea diffusi continuamente dai media e/o adottati dai familiari. La dieta (leggi: controllo sul corpo e modifica della propria immagine) risulta spesso essere il primum movens nella genesi di un disturbo alimentare: le adolescenti che si sottopongono a regimi alimentari restrittivi presentano un elevatissimo rischio di sviluppare un disturbo alimentare, fino a 18 volte maggiore rispetto a coetanee che non seguono una dieta.
È stato inoltre dimostrato che il confronto fra il proprio aspetto e quello di modelli stereotipati di bellezza rappresentati da top model o
fotomodelle ritratte sui giornali provoca una diminuzione del tono dell’umore nella maggioranza di soggetti di sesso femminile. Le adolescenti in particolare riferiscono di essere influenzate dai giornali nella scelta del loro ideale di bellezza, nel pensare di mettersi a dieta o nel provare a perdere peso. Ci sono inoltre relazioni strette fra lettura di riviste e inizio di una dieta dimagrante o di un programma di esercizio quotidiano: chi legge più riviste appare più incline a cimentarsi in programmi di dieta o di esercizio.
Questi dati impongono serie riflessioni sui rapporti tra individuo e media come potenziali fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi del comportamento alimentare.
Innanzitutto è da segnalare il gran numero di riviste femminili il cui target specifico è rappresentato dalle giovani adolescenti, che pubblicano in ogni numero decine di pagine dedicate ad aspetto e forma fisica, elargendo a piene mani consigli su come effettuare una dieta dimagrante dai risultati strepitosi o su cosa fare per migliorare la propria immagine.
Il confronto con i media esaspera la naturale tendenza degli adolescenti a sperimentare cambiamenti sfidando se stessi ed i modelli rappresentati dai genitori, nel tentativo di raggiungere un equilibrio interiore ed una maggiore accettazione di sé.
Se si aggiungono il desiderio di identificazione con i propri coetanei ed il continuo confronto – raffronto con le figure genitoriali e con il mondo esterno, non è difficile capire come quasi il 50% delle adolescenti voglia somigliare a tutti i costi (dieta, esercizio fisico strenuo, chirurgia estetica) ai modelli proposti dai media, favorendo decisamente lo sviluppo di disturbi alimentari subclinici e ponendosi a notevole rischio di sviluppare veri e propri disturbi del comportamento alimentare.
Letture consigliate
Ravaldi C., Cangioli L., Vannacci A., Ricca V., Le dinamiche familiari come fattore di rischio per Disturbi del Comportamento Alimentare, sovrappeso ed obesità. Revisione della letteratura e indagine pilota in un campione di 100 adolescenti. Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, 2005
Bruch H., Patologia del comportamento alimentare obesità, anoressia mentale e personalità, Feltrinelli, Milano, 1977
Gli articoli del blog sono a cura della dott.ssa Claudia Ravaldi, medico psichiatra e psicoterapeuta.
