Il modello estetico della danzatrice è un esempio eclatante di quanto rilievo abbia assunto ai giorni nostri l’immagine corporea.

Fino all’inizio degli anni ‘30 del secolo scorso, le étoiles erano considerate “speciali” e “superiori” alle ballerine di fila per le loro abilità professionali, per la loro estrema grazia o bellezza o per le capacità interpretative e generalmente non per il peso dei loro corpi.
Fra le danzatrici di quegli anni che sono passate alla storia ognuna si distingueva, ed è ancora oggi ricordata, per sue particolari caratteristiche fisiche che la differenziavano dalle altre senza sminuirne, ma addirittura aumentandone, il fascino derivante dalla presenza scenica e dal talento (Vincent, 1980).
Nonostante già nell’800, in piena epoca romantica, la donna fosse vittima di una rivoluzione culturale che la desiderava pallida, emaciata ed eterea (e di conseguenza le stesse ballerine dovessero rendere omaggio alla nuova moda apparendo quanto più insane e debilitate fosse possibile apparire), nell’immaginario collettivo non si era ancora definita la figura della “ballerina ideale”.
Alla definizione del "mito" della danzatrice ha contribuito in maniera decisiva il coreografo George Balanchine (1904-1983).

Negli Stati Uniti Balanchine diresse per oltre 40 anni la scuola dell’American Ballet, per la quale creò numerosissime coreografie; la prima di queste, “Serenade“, ebbe un grandissimo successo di critica e di pubblico e permise al coreografo di lavorare in America e in Europa diffondendo il suo stile in tutto il mondo.
Per Balanchine la danza è espressione pura di se stessa, in un tutt’uno con la partitura musicale; non ci sono “orpelli” nella danza di Balanchine, né scenografie elaborate né ricchi costumi, ci sono soltanto i corpi, vestiti di essenziali costumi da studio (body nero “accademico” e collant bianchi), bellissimi nel loro virtuosismo tecnico e nella loro enfatica perfezione (Pasi, 1999).
È stato proprio il linguaggio di questo maestro, così essenziale e semplice ma allo stesso tempo elegante e formale a dettare i canoni estetici della nuova danzatrice, rivoluzionandone per sempre il ruolo.

La creazione coreografica di Balanchine si fonda essenzialmente sul corpo femminile visto come tramite perfetto fra Musica e Movimento; la sua opera di ricerca si concentra però su una nuova fisionomia della danzatrice, che è “ideale” se ha gambe lunghe e magre, fisico asciutto e tonico, e muscoli guizzanti: la nuova ballerina è un insieme armonico di bellezza, magrezza e forza, un elegante connubio di fragilità e tenacia, perfetta per le rappresentazioni astratte delle opere Balanchiniane che ne esaltano l’eleganza e le qualità espressive del corpo (Pasi, 1999).
Questi criteri promossi dall’ampio diffondersi dello stile creativo di Balanchine, sono stati oggi universalmente adottati da coreografi, direttori artistici, e quindi dal pubblico.
Anche nelle scuole di danza di medio livello è prassi comune portare come esempio alle allieve questo modello estetico universale; ogni allieva desiderosa di intraprendere la carriera professionale non può ignorare il fatto che una vera danzatrice deve essere magra, anche oltre le sue possibilità, deve mantenere il peso e i tratti fisici propri dell’adolescente prepubere e coniugare l’aspetto fisico fragile e androgino con la prestanza dell’atleta più preparato.
Letture consigliate
Ravaldi C., Vannacci A., Zucchi T., Mannucci E., Cabras P.L., Boldrini M., Murciano L. , Rotella C.M., Ricca V., Eating disorders and body image disturbances among ballet dancers, gymnasium users and body builders. Psychopathology, 36:247-254, 2003.
Pasi M., La danza e il balletto. Guida storica dalle origini ad oggi. Giunti Ricordi, Firenze, 1999
Vincent L.M., Competere con la Silfide, ed. Di Giacomo, 1980
Gli articoli del blog sono a cura della dott.ssa Claudia Ravaldi, medico psichiatra e psicoterapeuta.
