Aborto volontario

A Dario Casadei,
stimato maestro.

L’aborto volontario è un tema spesso ignorato e misconosciuto dalla cultura medica e sociale, soprattutto se consideriamo l’impatto psicologico che questo evento ha sulla donna. L’articolo che segue valuta la letteratura presente sulla psicologia del lutto nel post- aborto, e offre spunti di riflessione sul lutto e sulla gestione dei principali sintomi luttuosi.

La radice etimologica della parola aborto è nel termine latino abortus, da ab-orior, letteralmente “venir meno nel nascere, non nascere, morire”; con questo termine, che è il contrario di orior, nascere, si intende dunque la fine del percorso vitale del bambino in utero.
Letteralmente aborto significa morto, perduto. La parola morto richiama inevitabilmente un altro termine, lutto, anch’esso derivante dal latino luctus (da lugere, piangere) ovvero pianto, afflizione profonda causata dalla perdita di una persona cara.
Morte – lutto descrivono una buona parte del vissuto esperienziale dell’aborto, quando cerchiamo di capire cosa accade nell’intimo di una madre, ( e alcune volte, ancora troppo poche, di un padre) quando si sceglie di interrompere una gravidanza, e dunque un processo di genitorialità.

L’aborto oggi è culturalmente svuotato del suo reale significato di morte (del bambino)/perdita (per la madre) e la società occidentale, dimentica che ogni perdita prevede un lutto, nega a chi affronta l’esperienza dell’aborto la possibilità di lutto (non si piange e non si soffre su ciò che si è scelto volontariamente), rendendo l’aborto una morte senza lutto, una morte senza dolore, e quindi per assurdo una morte neutra o addirittura spensierata (è stato meglio così).

L’aborto però non è un concetto astratto di cui discutere sul piano teorico: esso riguarda la relazione tra due interlocutori fisicamente presenti e compartecipi l’uno dell’altro.
L’aborto è un evento che segna il vissuto di moltissime donne e può condizionare la loro successiva genitorialità con i bambini che vengono dopo; l’aborto rappresenta un conflitto tra due scelte, accompagnato dalla perdita, dal lutto (Coleman et al. 2002).
L’interruzione di gravidanza condiziona il benessere sia fisico che psichico della donna, sia a breve che a lungo termine (molte donne conservano la ferita aperta dell’aborto per molti anni e soffrono intensamente anche dopo decenni) e come tutti i lutti richiede una notevole capacità di adattamento a di adeguamento alla nuova realtà; le conseguenze dell’aborto sul piano psicologico e sulla successiva qualità della vita non sono mai trascurabili.
Il lutto accade nonostante l’aborto sia un evento “scelto”, programmato, non accidentale (Bagarozzi 1994; Salvesen et al. 1997).
Il dilemma intrinseco all’aborto, scegliere tra la vita o la morte, lo rende un evento luttuoso particolarmente grave sia da condividere che da gestire ed elaborare; nelle donne e nelle coppie che compiono questa scelta resta spesso un doppio lutto, di perdita e di scelta di perdita, intimamente vissuto e solo raramente condiviso e condivisibile (Stotland, 1998; Reisser, 1999; Kero & Lalos 2000).
Si tende a pensare che chi sceglie di abortire abbia una consapevolezza tale da non provare sentimenti luttuosi e si fatica a comprendere che questa scelta, pur essendo “razionalmente” volontaria, è comunque emotivamente sofferta e può essere vissuta come scelta “indesiderabile” (Congleton & Calhoun 1993).
Le donne sperimentano per molto tempo un intenso vissuto di colpa, che le accompagna per anni; dopo l’aborto la psiche femminile è maggiormente vulnerabile allo stress psicofisico ed è stata descritta una vera e propria sintomatologia da lutto complicato, in cui ai sintomi tipici del lutto si affiancano segni e sintomi di patologie psichiatriche strutturate (Kersting et al. 2004; Kersting et al. 2005). I sintomi più frequenti di questa sindrome sono aspetti depressivi, sintomi tipici del panico, disturbi del comportamento alimentare o disturbi da uso di sostanze (Bradshaw & Slade 2003; Brockington 2000).
Il lutto complicato è un rischio presente in tutti i tipi di lutto; nel caso del lutto post abortivo questo rischio aumenta soprattutto se al momento della scelta e nel periodo immediatamente successivo sono mancati il supporto e il confronto tra partners, in famiglia, in ambito consultoriale e sanitario.
Molte donne manifestano i sintomi tipici del lutto come confusione, prostrazione, colpa, rabbia, vuoto e riportano elevati livelli di sofferenza (Bianchi-Demicheli et al. 2002). Tuttavia nella maggior parte dei casi questa sofferenza resta inespressa, perché le donne non si sentono degne e libere di soffrire, per un dolore oggetto di così tante attribuzioni di significato da essere snaturato nella sua essenza luttuosa.
Il lutto dell’aborto, ancora più degli altri lutti, viene spesso vissuto in sordina, senza cercare o ricevere appoggio esterno: il giudizio così fortemente legato all’atto incute timore laddove dovrebbe esserci ricerca di supporto e risorse e può rallentare di mesi o anni la risoluzione del lutto. Molte donne isolano il loro lutto a livello subconscio o inconscio, prendendone le distanze e negando l’effettiva portata della loro sofferenza, allo scopo di auto-curare quel dolore che non sembra condivisibile.
Molti studi sui traumi e sulle situazioni di perdita ci dicono che tra i requisiti necessari per superare l’evento in modo appropriato ci sono la disponibilità e l’accessibilità a risorse familiari, sociali, istituzionali: nel lutto dell’aborto questi requisiti spesso mancano, perché le risorse disponibili sono scarse, e spesso poco accessibili.
Di norma le donne non riescono a esprimere liberamente la loro sofferenza ed i loro pensieri relativi alla perdita e quando provano a farlo trovano interlocutori non sempre adeguati: si chiede alle donne di non pensarci, dicendo che verranno altri figli in momenti più opportuni, che lo fanno tutti e non è la fine del mondo. In molti casi le altre persone non riescono a vedere un lutto in un evento programmato volontariamente, e assumono un atteggiamento critico: “potevi pensarci prima”, “ormai è andata”, “pensa alle donne che lo perdono spontaneamente” e via discorrendo.
Approcci di questo genere spesso costituiscono le uniche alternative al silenzio e hanno il solo risultato di alimentare l’isolamento, il senso di indegnità e di giudizio, ed anche il senso di smarrimento profondo e di fragilità personale tipici della fase iniziale di ogni lutto.
Il lutto post-abortivo è in realtà un lutto plurimo, perché le “perdite” da affrontare sono molteplici, e strettamente concatenate le une alle altre. La donna sperimenta sofferenze diverse su piani diversi, che riguardano l’interruzione della relazione con il bambino, una frattura tra il prima dell’aborto ed il dopo rispetto al suo modo di sentire e percepire la realtà, ma anche di giudicarsi e di valutare le sue relazioni. Insieme all’aborto avviene una “rivoluzione”, fatta di perdite e di ricostruzioni, di fratture e di riparazioni, che si conclude con il riarrangiamento della propria identità in un’identità nuova, e con l’integrazione dell’aborto nel proprio percorso di vita.
Una donna che interrompe la gravidanza soffre sia per la perdita del bambino che per la perdita di una parte della propria immagine come persona (nei diversi ruoli di figlia, donna, compagna, cittadina, appartenente ad una comunità religiosa etc). La “perdita” di queste identità precedenti senza un corretto adeguamento è spesso responsabile di una cattiva elaborazione del lutto e espone le donne a rischio di lutto complicato, soprattutto sul versante depressivo e di condotte autolesive (uso/abuso di sostanze, disturbi del comportamento alimentare) (Fergusson et al. 2006). Molti studi sostengono che le sequele psicologiche legate al lutto sono presenti anche a distanza di mesi e anni nelle donne che interrompono la gravidanza, e sono soprattutto correlate a vissuti quali dubbi rispetto all’appropriatezza della decisione o a giudizi negativi relativamente all’evento (Broen et al. 2005; Broen et al. 2004).
A livello sociale, familiare, culturale e religioso il tema dell’aborto si accompagna ad una fitta rete di opinioni, giudizi, pregiudizi, assolutismi; una decisione presa sull’onda della vergogna, della colpa o della paura, privata della necessaria consapevolezza e obiettività costituisce un fattore predisponente per il lutto complicato ( in questi casi prevalgono i vissuti depressivi e la cosiddetta “sindrome dell’if only”: se solo avessi aspettato, se solo mi fossi rivolta a quella comunità, se solo avessi saputo, se solo avessi avuto coraggio…). Molte donne, quando scoprono di dover affrontare questa scelta riportano un senso di panico e di allarme misto a vergogna e a timore di avere fallito totalmente come persone, e rischiano di decidere in modo “dissociato”, mettendo una sorta di pilota automatico, guidate più dalla paura che da una consapevole libertà. L’iter decisionale, unito al sistema di credenze e di valori della donna e del suo nucleo sociale costituiscono due imprescindibili premesse per una buona elaborazione del lutto. Il senso di perdita e di lutto sarà tanto più forte quanto più la scelta sarà stata pilotata dall’esterno, senza tenere seriamente in considerazione il parere della donna (casi di donne minorenni “se lo tieni vai fuori di casa” o “come pensi di essere responsabile per avere un figlio?”, di mogli o fidanzate ricattate psicologicamente dai compagni : “se tieni lui, me ne vado io”) (Williams 2001).

Cosa accade durante il lutto

Il “lutto” è lo spazio di tempo che segue un evento di perdita durante il quale le persone sperimentano caratteristici pensieri ed emozioni tra cui confusione, dolore, colpa, agitazione, rabbia; non necessariamente le emozioni ed i diversi passi del lutto avvengono nella stessa sequenza e non necessariamente hanno la stessa intensità e durata per tutti. Il percorso luttuoso ha “fisiologicamente” una durata variabile da persona a persona, e va da un minimo di sei mesi ad un massimo di due anni, alternando fasi di benessere a ricadute in periodi più dolorosi e difficili.
Nel caso dell’aborto, i periodi difficili sono quelli vicini a date significative e ricorrenze: la data dell’interruzione di gravidanza, della diagnosi di gravidanza o il momento dell’ecografia che ha rilevato una patologia nel bambino, la data presunta del parto. Anche una successiva gravidanza o la nascita nel proprio ambiente familiare e sociale di bambini della stessa età del bambino perduto possono essere importanti fattori trigger di ricadute luttuose o di lutto complicato.
L’alternanza delle diverse fasi, così come la durata complessiva del lutto dipendono dalle risorse personali, dalla presenza nella propria storia di altre esperienze luttuose, dalla presenza/assenza di risorse sociali nonché dalla presenza di risorse familiari e di coppia.
In caso di interruzione di gravidanza la durata del lutto e la sua risoluzione (naturale o patologica) possono essere decisamente influenzate dalle esperienze vissute durante la gravidanza prima della sua interruzione: innanzitutto la presenza o l’assenza di un partner stabile, l’aver ricevuto sostegno prima della decisione, in famiglia, nel gruppo sociale ma anche nei contesti assistenziali, l’empatia dei medici e dei sanitari durante l’intervento e altre variabili soggettive (Elder & Laurence 1991). Sia prima che dopo l’aborto, poter condividere i passi del lutto senza doversi occupare di nascondersi o di negare la propria esperienza di perdita e le conseguenze correlate ad essa rende il processo di lutto più semplice e diminuisce il rischio di “complicazioni” psicopatologiche (Major et al. 1990).
Essendo il lutto un processo che fa parte della vita umana e non una malattia, non dovrebbe essere curato, reciso, sminuito e censurato, ma vissuto con pazienza nella sua spontanea evoluzione. Affrontare il lutto in modo adeguato e presente permette di evitare importanti conseguenze sul piano psicopatologico nel corso del tempo. Per non lasciare conseguenze psicologiche e ferite profonde il lutto dovrebbe essere lasciato libero di fare il suo corso, trovare spazi di sostegno e di condivisione, essere un momento di svolta e di maturazione personale e non l’espiazione segreta e silenziosa di una colpa per cui non c’è perdono (Hess 2004).
Le donne che vivono il lutto senza elaborarlo sono a rischio di gravi ricadute depressive durante le gravidanze successive; questo di per se dovrebbe essere un motivo sufficientemente valido per offrire alle donne un supporto nei mesi successivi all’interruzione di gravidanza.
Purtroppo la società di oggi tende a banalizzare qualunque forma di lutto, nell’intento di esorcizzare la perdita ed il dolore; nel caso di un aborto, più spesso tema di confronto politico-religioso che motivo di riflessione sui vissuti individuali di chi affronta questo evento in prima persona, la possibilità di lutto viene ulteriormente ridotta e sconfessata, negata da pregiudizi e da interpretazioni superficiali sulla liceità o meno di provare dolore in questo tipo di perdita; al posto di un supporto empatico e non giudicante, che potrebbe semplificare non la portata della perdita ma la sua elaborazione, troviamo spesso soltanto silenzio, distacco e isolamento che, come è noto, complicano il lutto sempre e comunque (De Puy Candace & Dovitch Dana, 1997 ).
La risposta iniziale alla perdita è uno stato di shock emotivo totalizzante, che coinvolge completamente la persona. Prevale generalmente un senso di confusione, misto a distacco e a un’amara sensazione di vuoto. Questo è un modo molto naturale per difendersi. Tutta la routine quotidiana e gli istinti vitali si concentrano sulla perdita e sul dolore. Il sonno, l’appetito, l’attività, la sessualità, la vita interiore possono essere scossi, se non addirittura sconvolti: si può vivere un periodo più o meno lungo di abbattimento, costernazione, inibizione, astenia o iperattività paradossale e difensiva. In questa fase si è inondati da reazioni emotive forti e profonde: profondo senso di solitudine e tristezza, disperazione, nostalgia, paura, angoscia, rabbia, rancore, rimpianti e sensi di colpa sono gli assidui compagni dei primi mesi di lutto.
C’è il rischio di rimanere imprigionati nel passato e di allontanarsi dal presente.
Durante questo periodo travagliato, in cui si impara ad accettare la realtà della perdita, si sviluppa una nuova relazione con il bambino perduto. Il dolore per la perdita accompagna ancora la donna, ma con il tempo il rapporto con il proprio dolore cambia, aumenta la consapevolezza e la capacità di affrontare le esperienze dolorose. Il lutto è un processo dinamico: il dolore si attenua poco a poco e la vita riprende, colmando i vuoti e integrando il passato al presente. Nel caso di lutto complicato le ricadute sono molto frequenti e le fasi di recupero scarse e di breve durata; tutto il percorso è ostacolato dalla permanenza di sintomi depressivi o ansiosi, ed il benessere è scarso o assente. Possono comparire e permanere idee di suicidio, o vere e proprie pianificazioni di suicidio. Il lutto complicato è sempre una situazione allarmante, che va affrontata con l’aiuto di psicoterapeuti esperti di lutto e in nessun caso deve essere banalizzata.

Il peso del distacco
La reazione emotiva successiva alla perdita è un aspetto centrale del processo del lutto (Bowlby, 1983). Il lutto è l’insieme di pensieri, stati d’animo, vissuti ed esperienze che sperimentiamo quando sentiamo di avere perso una parte di noi stessi insieme alla persona che è scomparsa dalla nostra vita. Ogni relazione che si stabilisce tra due individui, indipendentemente dalla sua durata, può intrecciarsi tanto profondamente al vissuto della persona da creare un legame di attaccamento intenso e saldo.
Molti studi relativi alla vita prenatale suggeriscono che il padre e la madre stabiliscono sempre un legame con il bambino che aspettano, sia per questioni biologiche che per questioni emozionali, legame che peraltro è rinsaldato dall’ecografia e dai movimenti fetali.
Il naturale legame madre bambino/padre bambino, è sia psichico, sia fisico, intimo, corporeo (le modificazioni legate all’instaurarsi della gravidanza non sono soltanto appannaggio dell’utero, ma di tutto il sistema mente corpo materno); questo legame rappresenta il nucleo del lutto post abortivo; rinunciare alla gravidanza diviene rinunciare alla relazione, agli aspetti negativi e agli aspetti positivi in essa intrinsecamente presenti, è interrompere un legame che già alla sua nascita è profondo e viscerale, senza poterlo proiettare in un futuro condiviso.
Perdere un figlio, anche scegliendo di perderlo, può attivare sentimenti di solitudine e dolore, di fallimento come donna e come madre, e di colpa, sia nei confronti del figlio perduto che dei figli presenti o futuri (ad esempio “che razza di madre potrò mai essere, se sono stata così abominevole da uccidere mio figlio?”). Alcuni di questi pensieri ed emozioni sono parte integrante del processo di lutto, e nel corso del tempo dovrebbero lasciare il posto a pensieri maggiormente costruttivi e meno assoluti, che contemplino in modo obiettivo le circostanze dell’evento e la situazione, senza caricarla di pregiudizi o interpretazioni. Esistono profonde differenze culturali, sociali e di genere nell’esprimere il lutto e nell’affrontare l’elaborazione: ci sono differenze soggettive, da individuo a individuo, e differenze di genere, tra uomo e donna, legate a pregiudizi culturali; ci sono poi, nel caso specifico, difficoltà peculiari legate al timore del giudizio e alla condanna morale che spesso costringe le madri che interrompono la gravidanza a contenere e nascondere il proprio lutto, come se non fossero “degne” di poterlo provare o esprimere (Korenromp et al. 2005). Molte donne vanno ad abortire in segreto e mantengono segreto non solo l’evento, ma anche il lutto che ne deriva, per anni, addirittura per la vita intera: molte si liberano dal lutto solo dopo aver trovato la forza di condividerlo con altri, ed è sorprendente come la condivisione riesca velocemente a liberarle da un peso rimasto inalterato anche per anni (Reisser 1999).
Per elaborare il lutto è fondamentale accettare l’esperienza vissuta, accettare la sofferenza che ne consegue, e acquisire il giusto rispetto per se stessi. Non si tratta di razionalizzare l’evento, ma di stare con il dolore mentale, viverlo e tenerlo accanto senza esserne sopraffatti. Eliminare totalmente il dolore, cercando di non provare più alcuna emozione negativa o razionalizzando, contribuiscono a complicare il lutto.

I sentimenti del dopo
Pena, rabbia, colpa, rimpianto, perdita di interesse per la realtà circostante e stato di abbandono sono tra le emozioni più frequenti e destabilizzanti, per la loro intensità e pervasività. I sentimenti del lutto possono anche avere effetti fisici come un senso di tensione muscolare o di rigidità, di oppressione nel petto, profonda stanchezza, ansia, insonnia o sonnolenza eccessiva, diminuzione drastica o aumento smisurato dell’appetito.
La perdita può risvegliare vissuti di abbandono che risalgono a precedenti esperienze luttuose. E’ preferibile non negare queste emozioni, ma lasciare che i sentimenti affiorino e cercare di riconoscerli. Non esistono sentimenti rispettabili o deprecabili: tutte le emozioni devono essere vissute. Gli stati d’animo saranno altalenanti: ci saranno giorni meno bui e momenti in cui invece sembrerà impossibile smettere di soffrire. Nel tempo emozioni e pensieri luttuosi torneranno a riapparire, ma ogni volta in maniera più leggera e con una durata più breve. In questi casi avere cura di se stessi e cercare l’aiuto degli altri serve a proteggersi e a mantenersi in buona salute.
Gli effetti patogeni del lutto si riducono notevolmente se la donna riesce a vivere il proprio percorso evitando la solitudine e la chiusura in sé stessa. Cercare attivamente il sostegno e la condivisione, nel rispetto della propria libertà di scelta e della propria dignità come individuo serve ad elaborare il lutto senza aggiungere altri traumi o difficoltà. E’ possibile modulare l’entità del senso di colpa e di responsabilità, ridurre l’impatto della vergogna e dello stigma sociale attraverso una maggiore accettazione della propria decisione e dei propri tempi di recupero, ma anche delle emozioni e dei vissuti che hanno accompagnato il percorso della perdita. Poter comunicare il proprio dolore a persone di fiducia, che si astengano da formulare giudizi o critiche, avere cura della propria salute fisica, stare nel momento presente, cercando sostegno e non isolandosi, aiuta a comprendere i propri sentimenti luttuosi, i propri vissuti di perdita e permette di vivere costruttivamente il dolore, nel rispetto di sé e del proprio percorso di vita.

L’elenco delle voci bibliografiche è disponibile su richiesta presso l’autrice.

  1. maria’s avatar

    ti ringrazio di aver scritto queste parole. io ho abortito 4 anni fa e per me è stata un’esperienza devastante. solo ora grazie alla terapia farmacologica e soprattutto a quella psicologica sto riuscendo a ritrovare la voglia di essere felice. è come dici tu, dopo un aborto volontario a una donna viene negato il diritto alla sofferenza e al lutto, e questo è crudelissimo. perché dopo un aborto si può soffrire eccome, e se noi stesse non ci riconosciamo il diritto alla sofferenza non possiamo affrontarla, e finisce che ci neghiamo il diritto a vivere e a essere felici, quasi introiettando certi pareri ipocriti di chi ci dice o ci direbbe “l’hai voluto tu” o “soffri perché lo meriti”. non so se il mio commento verrà pubblicato, io volevo solo contribuire a far sapere alle donne che hanno abortito, e soffrono in silenzio, e magari cercano conforto su internet e si trovano cazzate moraliste scritte da antiabortisti, ecco, volevo dire loro che la loro scelta è stata probabilmente in quel momento l’unica possibile, probabilmente la più responsabile, e che dall’inevitabile vuoto che provoca si può guarire solo concedendosi il diritto alla sofferenza. non sentitevi in colpa, prendetevi cura di voi..

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  2. Elisa’s avatar

    Ho solo 18 anni e circa un anno fa purtroppo ho abortito….Non è stata una scelta mia ma specialmente del mio ragazzo…. lui non voleva il bambino in nessun modo e così ho deciso di abortire, ho seguito una procedura lunghissima e difficile per far si che i miei genitori non sapessero niente… poi il giorno prima dell intervento lo vidi, aveva già manine e piedini, quell’ immagine non mela scorderò mai, era il mio bambino, tutto mio. All’ inizio non è stato difficile, ma adesso mi capita di piangere in camera da sola e di pensare a come sarebbe stato, avrebbe avuto poco piu di 2 mesi adesso… magari sarebbe stato la più grande gioia della mia vita, e invece non è qui, l’ ho ucciso, ogni volta che vedo dei genitori con un bimbo piccolo mi sento male, quando passo dai negozi per bambini mi fermo sempre a sognare a quanto sarebbe stato bello averlo lì con me il mio piccino…. vorrei un aiuto non posso parlare con nessuno, lo sa solo il mio ragazzo che però crede che quella sia stata la cosa migliore.

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  3. lella’s avatar

    dopo 12 anni mi sembra sempre ieri. nell’articolo mi sono ritrovata

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  4. annarita’s avatar

    anch’io ho abortito da due anni e ancora soffro,sono una psicologa e ho messo in primo piano la mia carriera.sono credente e prima ke mi accadesse non condividevo questa scelta.Mi è capitato in un periodo complicato della mia vita, non ho un’autonomia economica e il mio partner da solo non sarebbe mai riuscito a sostenere il peso di una famiglia ed ho visto nell’aborto l’unica soluzione possibile.Oggi posso dire che non consiglierei a nessuno di abortire, i rimorsi sono tantissimi e l’elaborazione di un vero e proprio lutto non è semplicissimo.

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  5. Michela’s avatar

    ho cercato a lungo su internet articoli simili..questo mi è sembrato il più completo e scorrevole;è stato un bene per me leggere questo articolo,
    ho capito che forse un pò di autoanalisi in più e un aiuto esterno potrebbero essermi di aiuto visto che forse il mio dolore è ancora sospeso..e le mie giornate sono vuote,buie,tristi..ecc.ecc. a distanza di un mese dall’intervento per altro durato 1 ora,quindi andato non bene,sofferente al livello fisico e ovviamente mentale,forse dovrei chiedere aiuto.Ovviamente se ci fossero in questa società di falsiperbenisti meno giudici morali il tutto forse sarebbe un pochino più semplice!Grazie di cuore per l’articolo.. che Dio la benedica!

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  6. Ale’s avatar

    Ho davvero molto apprezzato questo articolo. Senza ombra di dubbio descrive perfettamente la situazione post abortiva. Personalmente dopo 3 mesi e mezzo mi ritrovo in buonissima parte di ciò che è stato scritto. Nei mesi precedenti devo dire che inconsciamente la prima reazione è stata la negazione, cioè fare finta che non fosse successo niente, per lasciare tutto alle spalle e continuare la vita di prima. Poi un po’ alla volta il pensiero di quel giorno e di tutto l’iter di esami, sofferenze, riflessioni di quel mese si è rifatto strada nella mia testa. ora i miei compagni inseparabili sono senso di colpa, senso di fallimento come donna, come madre e persona in generale, mancanza di punti di riferimento. E senza ombra di dubbio il terribile peso di non poterne parlare con nessuno, specialmente con le persone più care come i familiari, per paura dei giudizi, dei moralismi. A volte ci si sente una sorta di “mostro” egoista e devo dire che l’atteggiamento generale delle persone nei confronti di questo argomento è quasi sempre superficiale e poco rispettoso nei confronti del dolore delle donne che lo affrontano. Questo aumenta non poco la sensazione di solitudine e il rimorso. Purtroppo questi sentimenti non sono ignorabili per molto tempo, per quanto si provi a concentrarsi sulla quotidianità queste emozioni e questi pensieri ti logorano comunque dentro. Continuo a chiedermi solo se tornerà tutto come prima, se riuscirò a liberarmi dal dolore in qualche modo, sono fiduciosa nelle mie capacità ma ormai sento indispensabile la ricerca di un aiuto.

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  7. Anonymous’s avatar

    Apprezzo moltissimo questo articolo, mi ci sono riconosciuta pienamente. Sono passati ormai 8 anni, ma non c’è giorno in cui non pensi a quella scelta. Credo di non aver elaborato completamente il lutto, visto che non sono riuscita a parlarne mai con nessuno. è un dolore solo mio. Il padre del bambino era il mio fidanzato di allora, che oltretutto mi maltrattava, perciò il fatto di non avere più alcun legame con lui, come quello fortissimo di un bambino, mi ha sempre spinto a pensare che quella sia stata la scelta migliore.
    Ora ho un compagno meraviglioso, con il quale spero di avere dei figli. Lui non sa del mio segreto, è come se mi vergognassi a dirglielo. Ho vissuto questi anni cercando di sbagliare il meno possibile, per non avere altri sensi di colpa. Forse, come è scritto in questo articolo, dovrei parlarne e liberarmi finalmente da quest’angoscia.

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  8. stella’s avatar

    Apprezzo moltissimo questo articolo, mi ci sono riconosciuta pienamente. Sono passati ormai 8 anni, ma non c’è giorno in cui non pensi a quella scelta. Credo di non aver elaborato completamente il lutto, visto che non sono riuscita a parlarne mai con nessuno. è un dolore solo mio. Il padre del bambino era il mio fidanzato di allora, che oltretutto mi maltrattava, perciò il fatto di non avere più alcun legame con lui, come quello fortissimo di un bambino, mi ha sempre spinto a pensare che quella sia stata la scelta migliore.
    Ora ho un compagno meraviglioso, con il quale spero di avere dei figli. Lui non sa del mio segreto, è come se mi vergognassi a dirglielo. Ho vissuto questi anni cercando di sbagliare il meno possibile, per non avere altri sensi di colpa. Forse, come è scritto in questo articolo, dovrei parlarne e liberarmi finalmente da quest’angoscia.

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  9. Anonymous’s avatar

    poco più di 2 anni fa.
    il dolore è costante e lancinante, soprattutto perchè ti accorgi di essere SOLA ! ! !
    lo sei sempre stata, nemmeno tua madre o il tuo ragazzo hanno pensato che “potessi stare male”, sola di fronte alla cosa più devastante!
    per tutti è acuqa passata.
    solo per te l’incubo continua.

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  10. Anonymous’s avatar

    sono un uomo di 41 anni, la mia compagna è alla 10 settimana e ha deciso di abortire; ha già due figli e ha già avuto un aborto in passato; non vuole nè vedermi nè sentirmi al telefono, io mi sono ridotto uno straccio ormai… mi sembra di impazzire, tra 16 giorni saprò se ha abortito. Tante domandi mi sono fatto, il perchè di questo comportamento assurdo, in ogni caso ricordatevi sempre che ci sono anche gli uomini a soffrire…

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  11. markus’s avatar

    la mia compagna è alla 10 settimana , ha deciso di abortire.. ha gia due fili, un precedente aborto.. mi ha completamente escluso da tutto, non vuole vedermi nè sentirmi al telefono, dice che non ce la fa non può far finta di niente.. lo trovo assurdo, penso che questo rovinerà anche il nostro rapporto, certi momenti si condividono, altrimenti non c’è coppia, anche se stiamo insieme da poco.. Mi sembra di impazzire, non vedo l’ora che passino questi 16 giorni, per sapere cosa ha fatto veramente.. Questo per dirvi di ricordarvi anche degli uomini, soffriamoa nche noi e molto, non è vero che ce ne freghiamo, io ci sto malissimo, per questo suo comportamento poi ancora di più..

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  12. Anonymous’s avatar

    …. sono l’unico responsabile della decisione della mia partner di rinunciare a nostro figlio; motivato dal fatto che sono gia’ papa’ di un bimbo che adoro e che ho avuto da un precedente matrimonio ormai finito. Ero terrorizzato dal poter perdere il mio bimbo e avevo preso con leggerezza (non riuscivo piu’ a ragionare) le conseguenze psicologiche di un aborto, un dolore immenso per la donna che amo piu’ di me stesso e il dolore che sta nascendo in me per la mancanza di un mio pargoletto con Lei. Pensavo di dover attendere il momento giusto ma ora non ho neanche piu’ l’amore di Lei e la possibilita’ di rivivere tutto serenamente come vorrei e potrei. Sono pentito e Le chiedo perdono; per quel che mi concedera’ Le staro’ sempre vicino, era la donna della mia vita e lo sara’ sempre. Perdonami.

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  13. T’s avatar

    … sono l’unico responsabile della sofferta decisione della mia partner di rinunciare a nostro figlio, spinto dal fatto che sono gia’ papa’ di un bimbo che adoro, avuto da un precedente matrimonio ormai finito. Avevo il terrore di poter perdere legalmente il mio figlioletto e pensavo di attendere il momento giusto; ma ho preso tutto con troppa leggerezza (non riuscivo a ragionare) e non immaginavo il dolore che si prova successivamente a questa rinuncia: il mio di aver perso la creatura che avrei avuto con la donna che amo piu’ di me stesso, ma soprattutto il dolore che Lei prova attimo per attimo e nelle mille circostanze di ogni giorno. Ho perso il piccolo e anche Lei che non riesce piu’ ad amarmi. Sono pentito, mi dispiace e soffro immensamente per cio’ che Le ho indotto a fare. Per quel che mi permettera’ Le staro’ sempre vicino perche’ la amo e ho capito che ha bisogno di aiuto, come ne ho bisogno io. Perdonami. Tuo

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  14. Anonymous’s avatar

    Markus hai perfettamente ragione,siamo anche noi uomini a soffrire,e sapere che la tua compagna non vuole un figlio da te dopo 3 anni insieme,come sta capitando a me,ti fa capire tante cose.Un aborto volontario è un peccato mortale,perchè non si considera che quel puntino che batte è tuo figlio,la mia ragazza non lo considera.Purtroppo l’uomo non ha la decisione in mano,la donna è colei che deve portarlo in grambo per 9mesi.Si è una ragazza molto fragile,ma io devo fare la parte del forte,che vada tutto bene?Purtroppo non ci riesco,mi sento complice di un omicidio ed ho il cuore a pezzi.Ho tentato di farle capire che il post aborto sarà tragico,ma non ci sente,pensa che per lei questa è la decisione giusta per tornare a vivere.Io sto pregando affinchè cambi idea,purtroppo l’intervento è vicino,anche se fino all’ultimo ci spero…Soffriamo tanto anche noi uomini

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  15. tiziana’s avatar

    Io l’ho vissuto 16 gg fa e non ne vengo fuori. Mi sento como e un’onda gigante avesse travolto la mia vita e i miei affetti…la lia casa, il mio lavoro, la mia famiglia, mio figlo di 14 anni, persino i miei vestiti mi sembra che appartengano a qualcun altro. E il dolore non passa mai. A me il mio compagno non ha detto O io o lui, ma non si sentiva pronto a essere padre. Adesso vivo, o meglio sopravvivo, cercando un motivo valido per quello che ho fatto, perchè qello non mi basta, tutti abbiamo paura davanti alla genitorialità ma questo non mi sembra un motivo valido per una rinuncia così grande…tra l’altro frutto dell’amore e non del caso. Io adesso non voglo uscire dal dolore perchè mi sembra di tradire un’altra volta questo figlio mai nato, e non voglio dimenticare. Mi ha fatto bene leggere questo articolo pechè anche io come altre mi ci sono perfettamente rispecchiata…e perchè una volta ogni tanto non ho trovato traccia di discorsi antiabortisti di persone che non sanno. Grazie alla dottoressa, e grazie a tutti voi

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  16. GRAZIA’s avatar

    Ho abortito 10 anni fa. Avevo due bambine piccole , un lavoro buono ma precario (licenziamento in caso di gravidanza…) …sposata con un marito che non lo ha voluto ed ha fatto pressione psicologicamente perche’ prendessi quella decisione.
    Io pero’ non ho scusanti : volevo quel bambino ma sono stata debole e fragile. Soprattutto sola. Non avevo nessuno con cui confidarmi . Da allora la mia vita e’ un inferno silenzioso.
    Consiglio a tutte le donne di parlarne con qualcuno , qualunque sia la loro decisione e le motivazioni : se siete sole ci sono associazioni che possono dare un supporto psicologico . Grazie dottoressa.
    Un saluto a tutte voi.

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  17. misia’s avatar

    sono una ragazza di 26 anni,e intanto ringrazio questo sito che ha trascritto tutte le sensazioni che mi opprimono e che non riesco nè a esprimere nè da cui riesco a uscirne… circa due mesi fa ho preso la decisione più dura della mia vita..sono rimasta incinta e ho deciso di abortire anche perchè nè io nè il mio ragazzo abbiamo (purtroppo) una stabilità economica tale da poter mantenere una famiglia..soprattutto lui, visto che ha già un figlio nato dal precedente matrimonio.Mai credevo di raggiungere un dolore tale, la notte mi sveglio con il terrore provato quel giorno…e in più, il brutto è che mia madre non vuole parlarne…e il mio ragazzo nemmeno…perchè dice che lo fa stare male..MA IO CON CHI PARLO? cerco ogni giorno di fare qualcosa per superare questo momento…per non sentire questa maledetta sensazione di vuoto, per non piangere in continuazione…io giuro che avrei voluto bene a questo bambino, e ora la cosa buffa è che da una parte non vedo l’ ora di diventare mamma per poter coccolare un fagottino, il mio fagottino…vorrei non essere così inutile, nè sembrare strana! mi strazio tutti i giorni pensando nella vita non sono riuscita mai a combinare qualcosa di buono…pensando che al mio ragazzo non frega nulla perchè lui si dedica (giustamente) a suo figlio ma ..meno giustamente non parla di quello che è successo e questo mi getta in uno stato di prostrazione.con chi dovrei parlarne se non con lui?non credo che soffra così tanto…io non sono credente, xò spero che se , da qualche parte, quel fagiolino è andato a dormire, riesca a sapere che io me ne ero innamorata guardandolo nela prima ecografia…e che un pensiero d’ amore sarà sempre dedicato a lui.non avrei mai voluto che finisse così..mi sento terribilmente sola…grazie ancora a tutti voi

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  18. Anonymous’s avatar

    Oggii sono 20 anni e pur avendo un altro figlio non ne sono mai uscita…..

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  19. cassiopea’s avatar

    Grazie per questo articolo.
    Sono trascorsi quasi 10 anni da quel giorno,ma e’ ancora vivo in me il dolore di quella scelta (seppur giusta).Stavo con un ragazzo da 3 mesi,vuoi l’immaturita’,vuoi la stupidaggine,lo facemmo senza alcuna protezione e proprio quel giorno,io rimasti incinta.Con questo ragazzo ci sono poi stata per 8 anni.,ma non andavamo d’accordo.Mi maltrattava,non ha mai condiviso la mia sofferenza,era violento e sono sicura che per me non abbia mai provato amore.Ecco perche’ oggi commetto il secondo peccato di dire che quella sia stata la scelta giusta.L’interruzione di gravidanza venne effettuata entro le prime 5 settimane.Ero piccola,ma ho sofferto e tutt’oggi soffro tanto.Attualmente ho un compagno fantastico da 3 anni,a breve ci sposeremo e il mio desiderio piu’ grande e’ quello di avere tanti bambini,per amarli con tutte le mie forze.Amo tutti i bimbi che incontro ogni giorno per strada,e in ognuno vedo quel pargoletto che non ho mai conosciuto.Spero Dio mi dia presto la gioia di diventare mamma e che non voglia punirmi ulteriormente di quella tragica scelta presa anni fa.Questo è un segreto tutto mio,e di quel miserabile che mi indusse a questa scelta.Non ne ho mai parlato con nessuno,e credo fermamente che non vorro’ mai farlo con nessuno:mi vergogno perche’ so di aver sbagliato ad essere superficiale nell’avere quel rapporto non protetto e di aver fatto quella scelta su due piedi,ma aime’ era,ripeto,la scelta giusta!Amero’ i figli che il signore vorra’ donarmi,piu’ di qualsiasi altra cosa a questo mondo,e solo allora saro’ la donna piu’ felice dell’universo.Grazie per l’attenzione che mi avete prestato.Un abbraccio

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  20. Elena’s avatar

    Temo che l aborto che ho fatto a dicembre durante la mia prima gravidanza sia qualcosa che ho decisamente sottovalutato. dopo soli 3 giorni mi sono precipitata nelle danze per cercare di reagire e son anche stata bene lì per lì, ma ora, a distanza di un mese, sono devastta. situazione complicata la mia, ho deciso così perchè il padre del bambino non era miio marito e perchè ho problemi di salute che riducono la mia autosufficienza e una famiglia che ha già molte diffficoltà e una emergenza abitativa. temo che non avrò mai figli e questo mi addolora profondamente e priva di senso la mia vita già piena di traumi e di dolori.e attorno a me le coleghe e le altre donne hanno figli sani. le invidio e le odio allo stesso tempo. vorrei essere nella loro vita.vorrei essere loro. nell’articolo mi sono ritrovata.pensavo di avere una reazione eccessiva.

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  21. chiara’s avatar

    ho cercato tanto su internet di questo argomento e finalmente ho trovato un articolo come questo .ti ringrazio. ho abortito qualche giorno fa é un dolore devastante e so di essere l unica artefice di tutto questo . il mio ragazzo avrebbe voluto tantissimo tenere il bambino , secondo me bambina, ma io non me la sono sentita x questioni di soldi e di età e forse anche x egoismo pensando che 22 anni sono troppo pochi x dedicare completamente la vita a un essere tanto indifeso. non mi sono sentita di far crescere mia figlia senza saperle dare la tranquillità che tutti i bimbi dovrebbero poter avere. adesso sto male e nessuno mi può aiutare . il mio ragazzo é un tesoro ma nemmeno lui può capire.grazie ancora x quello che hai scritto

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  22. Anonymous’s avatar

    Ho apprezzato molto ciò che è stato scritto nell’articolo, io ho abortito quasi 1 anno e mezzo fa, è stata la scelta più difficile e devastante della mia vita, avevo già due figli e due gravidanze alle spalle non facili, con questo non cerco di giustificare la mia scelta, perchè è stata una mia decisione e per questo mi sono sempre negata il fatto di poter soffrire.
    Piangevo di nascosto in silenzio, per non fare vedere alle persone a me vicine quanto stavo male, tanto loro non avrebbero capito. C’erano momenti in qui mi sentivo bene e pensavo di aver superato questa cosa da sola, senza aiuto, ma all’improvviso ricadi in un vuoto assoluto e ancora oggi credo di non essere riuscita ad elaborare questo lutto. Ogni volta che guardo i miei figli sento che comunque mi manca qualcosa, perchè loro si e lui no…non c’è sera che non mi addormenti pensando a luilei e che non chieda perdono x ciò che ho fatto.

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  23. Lulu’s avatar

    Sono passati diversi mesi dal quel maledetto giorno … e quel giorno me lo sono scelta proprio bene, visto che è il giorno del mio compleanno. Mi sono voluta punire fino in fondo per una leggerezza, per essere andata con un uomo sposato, già padre, che di noi due non sapeva cosa farsene. Nonostante le mie rassicurazioni sul fatto che avrei pensato a tutto io. Che debole che sono stata! Ma chi lo doveva difendere mio figlio, se non io? Da allora, la mia vita non è più la stessa e comincio a pensare che non lo sarà mai più. Mi aggrappo disperatamente ad alcune persone che cercano di aiutarmi, sto andando da uno psicoterapeuta ma il dolore è sempre lancinante. La cosa più dolorosa da accettare è la totale dissociazione da quella scelta, è come se non mi riconoscessi nella persona che ha preso quella sventurata decisione. E’ vero che sembra quasi che avessi inserito un pilota automatico nella mia testa, che mi portava solo in una direzione e che ha impedito ai miei familiari di aiutarmi … Continuavo a ripetermi che non potevo che prendere quella decisione, che quella era la soluzione più giusta! che follia … Un grande rammarico che ho è di non aver mai visto un’ecografia: purtroppo all’ospedale durante la visita non ti fanno vedere né sentire niente. Ed io, che mi sentivo benissimo, non ho realmente percepito che ero “incinta”. Ma, stranamente, appena uscita da quella stanza di ospedale, il mondo mi è crollato addosso. Ho subito sentito che non c’era più dentro di me, ho cominciato a piangere e da allora non c’è giorno in cui non pianga, l’insonnia è diventata la mia compagna di notte, mi impongo di lavarmi e vestirmi solo per andare a lavorare. Ma niente ha più senso, ho solo un grande vuoto, un grande dolore … mi dicono che “con le risorse che avevo in quel momento non potevo fare diversamente”, ma questo non mi consola. Potevo e dovevo trovare altre risorse, dentro e fuori di me …

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  24. lavi’s avatar

    dottoressa grazie per l’articolo..ho cercato molto su internet e finalmente ho trovato qualcosa che spiega ciò che provo…ho abortito più di due anni fa..ho scoperto di essere incinta 3 giorni dopo il mio diciottesimo compleanno..mi sentivo strana in quel periodo e infatti ho insistito con il mio ragazzo per fare il test e quando è uscito positivo ero contenta, pensavo a noi tre, a quanto saremmo stati felici anche se avevo paura per il futuro che potevo garantire al mio piccolo..avevo appena 18 anni e ancora andavo a scuola, la nascita del bambino era prevista per i miei esami di stato ma nonostante tutto questo io volevo il mio bambino..la mia felicità però è durata fino a quando mio papà non è venuto a sapere delle gravidanza, pensavo che mi avrebbe capito, mia mamma era rimasta incinta quando loro due erano ancora fidanzati, ma invece non è stato così, mio papà mi pressato psicologicamente dicendo che la mia vita era finita, che non mi sarei potuta diplomare ne laureare, che non avrei potuto garantirgli un futuro, che non sarebbe stato felice, che me ne sarei pentita, che la gente del paese in cui vivo mi avrebbe giudicato visto che ero piccola..alla fine dopo tutta la pressione dei miei parenti ho deciso di abortire..dopo l’intervento ancora non mi rendevo di cos’era successo, di cosa avevo fatto..il dolore è iniziato dopo qualche giorno, non riuscivo più a baciare il mio fidanzato, la sera piangevo e piango tutt’ora da sola nella mia camera perchè mia madre e il mio fidanzato mi dicono di non pensarci che ormai è successo ma io sto male, chiedo aiuto ma non c’è nessuno!!!! non so come andare avanti..poi l’altro giorno è nato il mio cuginetto, avevo tanta voglia di andarlo a conoscere anche se sapevo che sarei stata male..appena però sono arrivata in ospedale stavo male a vedere tutte quelle mamme felici poi quando ho preso mio cugino in braccio mi è crollato il mondo addosso pensavo al mio bambino, a quanto sono stata crudele e sono scoppiata a piangere scappando nell’altra stanza e mia mamma mi ha rincorso dicendomi di smetterla perchè mi avrebbero visto gli altri..ma si rende conto!?!? come posso uscirne senza aiuto!?

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  25. alice’s avatar

    mi ritrovo molto nella situazione di chiara (n.20) e mi piacerebbe fare due chiacchere con te. ho 19 anni e la mia grande sconfitta oltre a quella dell’aborto stesso è il fatto che sono andata contro il mio ragazzo e la mia famiglia (pche però mi è stata comuqnue vicina). Lui lo voleva ma io ho avuto paura. ed ora ho paura che non accetterà mai un lutto..noi siamo ancora insieme e l’argomento non è stato più trattato..ogni volta mi risponde: “sai come la penso, hai scelto cosi e non so che dirti..non parliamone piu”. ma credo, leggendo queste parole, che abbia diritto ad un lutto interiore.. per me non è facile e ogni tanto ho sintomi di depressione..cerco risposte in internet, mi sento fallita.

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  26. alex’s avatar

    Grazie…….quello che ha scritto mi dà la speranza di poter superare un po’ piano piano, nella vita, ciò che ho fatto. Il mio compagno(non vivevamo insieme ma la nostra relazione durava da un anno e mezzo), sapeva che avrei tanto voluto un figlio e una famiglia con lui…mi diceva:” Se dovesse accadere, lo teniamo!”. Così non è stato…..appena ha saputo che ero incinta ha cominciato a cambiare idea mille volte, lo teniamo, non lo voglio…mi ha fatto passare l’inferno…una violenza psicologica assurda, finchè distrutta e impaurita perchè mi aveva detto che sarei rimasta sola a prendere la mia decisione e da sola qualsiasi fosse la mia decisione, ho pensato a mia figlia….al fatto che con 2 figli sola non ce l’avrei fatta……non l’ho più sentito…non sa nemmeno se ha ancora un figlio o no…io sono molto giù…..non avrei voluto rinunciare a quel bimobo…lo saluto tutte le sere nelle mie preghiere….Devo cercare di tornare a vivere…per il bene di mia figlia, che ha 12 anni….e che ho cresciuto da sola da quando ne aveva 2….grazie per l’attenzione.

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  27. mary’s avatar

    ho abortito 10 mesi fa…non avrei mai voluto,ma ero sola contro tutti che mi pressavano psicologicamente.le prime settimane cercavo di non pensarci,mi ero autoconvinta che non fosse mai successo,il mio ragazzo mi era vicino ed io riuscivo a non pensarci.Poi con il tempo il dolore si è fatto sentire,sempre più forte,ed oggi è più forte di quello che provavo i primi mesi.Vivo in un vuoto costante,il mio ragazzo non sempre riesce a capirmi;per lui sono passati 10 mesi è ora di andare avanti.La mia famiglia non ha mai cercato di capirmi,mio padre si è semplicemente tolto un peso e mia madre era solo preoccupata di cosa avrebbe detto la gente,non di come si sarebbe sentita sua figlia.Ora il mio unico desiderio è rimanere incinta di nuovo,penso che solo così potrei superare il dolore;la mia migliore amica dice che sono un’irresponsabile a provarci di nuovo dopo quello che è successo,e allora mi chiudo in me stessa perchè mi rendo conto che nessuno potrà mai capirmi.Grazie per l’articolo e per i commenti,non mi hanno fatto sentire così sola e incompresa.

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  28. mena’s avatar

    Per scelta del mio compagno con il quale ho già due bambini(splendidi) ho abortito due mesi fà.
    Ho cercato in tutti i modi farmi forza visto che ho dei bambini d’accudire.E’ iniziata l’insonia i sensi di colpa
    l’ansia ,il cuore in gola.
    mi sentivo e mi sento male!ho cercato di parlarne con lui …….
    ma come è solito in alcuni maschietti (menefreghismo).
    piango di continuo .mi sento nervosissima e spesso la notte mi alzo apro il balcone
    e penso di buttarmi di sotto.
    mi sento sola. forse lo sono realmeante! da chi sono circondata? da persone che pensano solo a sè stessi. mi chiedo sè sono io che ho bisogno di aiuto o loro che non sanno ne ascoltare ne amare.

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  29. Aurora’s avatar

    Mi ritrovo nello stato d’animo di ognuna delle persone che ha commentato sopra di me e sicuramente di quelle che commenteranno successivamente… Sono passati 4 anni dall’aborto, sembra ieri. Ho tante immagini nella mente, tra cui quella dell’ecografia dove si vedeva benissimo tutto. Conservo il test di gravidanza, l’unica prova tangibile del fatto che il mio bambino c’è stato. Il dopo aborto è una cosa devastante, sempre. Ho deciso di rivolgermi ad uno psicologo, giacchè l’aiuto delle persone a cui voglio bene ha fallito. Da sola non ce la faccio e mi sento di dirlo a tutte/i: da sole/i non potete farcela. E’ un’altalena. Un giorno state bene, l’altro non riuscite nemmeno a parlare. Bisogna accettare il fatto di avere bisogno di un aiuto e pretenderlo a tutti i costi. Rivolgetevi al consultorio, se non potete permettervi economicamente un aiuto psicologico privato, ovviamente diverso da quello a cui vi siete rivolte/i, eventualmente. Ora è il momento di pensare a voi. Prendete il coraggio a quattro mani e non abbiate paura del giudizio. E’ difficile, è difficilissimo esprimere un dolore che senti di non essere in diritto di provare. Siamo in tante a provare questo. Non abbiate paura. Io ne ho avuta tanta, ma ci sono andata incontro. Non so dove mi porterà questo percorso, ma non significherà dimenticare. Perchè sappiamo benissimo tutte/i che non si dimentica. Vi sono vicina e ripeto, non abbiate paura.

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  30. Anonymous’s avatar

    Lo cercavamo da cinque anni ed è arrivato inaspettato….a 41 anni! poi sono incominciate le emorraggie,la febbre e la forte paura di morire e di avere un figlio prematuro come il primo…così l’ultimo giorno concesso dalla legge ho deciso di abortire…deciso? non lo so ,la mia psicologa dice che in quel momento non ero in grado di decidere consapevolmente.C’è stato un attimo in ospedale in cui ci ho ripensato…ma mio marito m,disperato,mi ha detto di abortire perchè aveva paura che morissi…anch’io soffro come tutte le altre donne che lo hanno praticato…cosa dire? Una cosa del genere ti cambia la vita e non c’è giorno che non pensi a lui, ma oramai abbiamo firmato ed è la nostra croce per tutta la vita…in un modo o in un altro siamo state tutte sole di fronte ad una decisione così grande..medici che praticano l’aborto come levassero un dente e compagni deboli …a chi è giovane suggerisco solo di ricominciare una vita lontano da chi le ha accompagnate ad abortire…perchè nulla sarà come prima.

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  31. lady oscar’s avatar

    sono trascorsi 6 anni e mi sembra sempre ieri, mi operarono senza anestesia, mi chiesero di scegliere tra la totale e la locale, non sapevo che con la locale si sentisse tanto dolore, quasi come se non ci fosse, eppure il dolore del mio cuore, ancora oggi, annulla del tutto quello fisico che ho dimenticato dopo un’ora. Il mio tesoro oggi avrebbe 6 anni e sarebbe il più grande amore della mia vità. Non lo dimenticherò mai, finchè avrò vita. Vorrei dire a tutte le donne che hanno vissuto questa esperienza, di amarlo tutta la vita, con la stessa intensità con cui, ognuna di noi, lo ha amato nel breve tempo in cui lo ha portato in grembo, era un grande amore, consapevole o inconsapevole, un amore spezzato dalla confusione, dalla paura, dalle difficoltà della vita, dalla fragilità umana; vorrei dire, inoltre, alle stesse donne, di non aver paura di eventuali punizioni divine, perchè la più grande punizione ce la siamo inflitta noi, quel giorno in ospedale, distaccandoci da ciò che di più bello potesse accaderci. Vi prego, reagite a tutto questo e fatevi del bene, avete sofferto tanto. Grazie dottoressa, lei è sicuramente una validissima professionista ma anche una persona sensibile e di vera umanità, le sue parole hanno dato grande sollievo al mio cuore

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  32. anonimo’s avatar

    mi ritrovo pienamente nell’articolo,circa un anno fa la decisione terribile….avevo tre bambini piccoli e avrei dovuto fare un quarto cesareo…rischioso,non ho avuto il coraggio…ma quel bimbo lo volevo..mi son sentita molto sola credo come ogni donna in questa circostanza,vorrei dire a tutte non lo fate!è un dolore che viaccompagnerà per sempre….ed è devastante!

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  33. Anonymous’s avatar

    Dottoressa, grazie per l’articolo..anch’io mi sono ritrovata in questa descrizione e a distanza di 5 anni non sono ancora, forse, riuscita ad elaborare completamente..ma sapere che ci sono tante altre donne che stanno attraversando il mio stesso percorso mi rende forte, mi fa sentire parte di tutte voi..e non “diversa”, come il dolore che tende ad isolare a volte mi fa sentire…Anch’io sono piena di sensi di colpa e anche per me la scelta è stata “veloce” ed obbligata dal fatto di non voler imporre una vita che in quel momento non voleva al mio compagno..che oggi è ancora accanto a me, e con il quale oggi cominciamo a pensare di avere un figlio. Quello che mi fa più male, e che a distanza di anni mi ha fatto ricadere nel dolore di questa esperienza, sono i commenti moralisti e crudi che non arrivano a comprendere la sofferenza di una scelta come questa anche per chi, magari con troppa leggerezza, non ha usato metodi contraccettivi appropriati causando questo evento. Finora ho affrontato la cosa con forza..a volte però mi sembra di dover ricominciare tutto da capo. Spero che questa esperienza mi renda una persona più consapevole, e mi aiuti a costruire me stessa come ho sempre desiderato, dando il bene agli altri sempre con il sorriso. A volte però il bene dovremmo donarlo anche a noi stesse, senza metterci sempre in discussione anche quando siamo persone che nella vita non farebbero del male ad una mosca e purtroppo si sono trovate troppo presto a vivere questa esperienza. Vi abbraccio tutte, coraggio, possiamo farcela ed aiutarci a crescere elaborando questa esperienza per essere persone migliori. Francesca

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  34. caterina’s avatar

    Anch’io l’ho vissuto purtroppo l’anno scorso ed è stata la cosa più brutta che io abbia mai pensato di fare. Ora sono in terapia e la dottoressa mi sta aiutando tantissimo. Consiglio a tutte le donne che purtroppo hanno dovuto prendere questa brutta decisione di rivolgersi a qualcuno come uno psicoterapeuta che possa aiutare veramente.Non continuate a stare nel vostro dolore. Tiratelo fuori.Se avete fatto quella scelta è perchè in quel momento non avete visto altra scelta,state con questo e non colpevolizzatevi e non pensate al dopo,ai se e ai ma. Quello che mi sta aiutando a me è pensare che non ero pronta allora ad avere un bambino,ma ora si e quando verra saro la mamma piu brava del mondo,cosa che magari non sarei stata allora. Ragazze fatevi aiutare da qualcuno di esperto e in gamba,altrimenti non ne uscite,non siete le colpevoli voi,non avete ammazzato nessuno,non siete assassine.Col cuore un bacio a tutti

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  35. Anonymous’s avatar

    è come avere un sassolino in tasca… è sempre cn te.. ogni tanto te lo scordi.. ma appena rimetti quella maledetta mano in tasca è sempre lì.. nn ti abbandona mai… anche dopo tanti anni.. il mio compagno era quasi sterile.. un piccolo miracolo…ma niente ero accecata dalla mia cariera… e poi mi sn ritrovata a lavorare cn i miei genitori…forse mi laureo a luglio.. mi è presa una sorta di anoressia nervosa alternata a periodi di bulimia…
    piango per niente e ho scatti di nervoso per dormire devo bere

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  36. Sarà’s avatar

    Ho abortito un anno fa….piu passa il tempo e piu mi viene da piangere… L avrei amato Alla follia era il mio bambino…! Purtroppo dovevo finire l università e mi mantengono ancora i miei ma loro mi hanno dato il loro massimo appoggio. Il mio fidanzato ( padre del bambino) no voleva a tutti i costi farmi abortire , e’ sparito, diceva che lo volevo incastrare, mi ha minacciato, mi faceva urlare dalla rabbia per e cose che mi diceva e pensavo anche di perderlo….invece e’ sato forte! Non altrettanto io…,! Ho passato un periodo difficile mi diceva che mi avrebbe abbandonato. I suoi genitori hanno minacciato mia madera! Dei mostri! Angioletto mio se da lassù mi ascolti t chiedo perdono ….t rifarei altre 1000 volte se mi innamorassi di un uomo migliore! Sono stati 3 mesi in cui ce l ho messa tutta ma nn abbastanza. T amo piccolo riposa con gli angeli

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  37. Maria’s avatar

    Grazie, Dottoressa. Mi sono ritrovata in tutto ciò che ha scritto. Il suo articolo mi fa molto pensare…
    Sono passati più di 24 anni e ancora ci piango ogni giorno e il dolore è sempre vivo. Sì, d’accordo, era una situazione difficile, ma se solo avessi avuto più coraggio… oggi forse avrei due figli grandi…mio figlio non sarebbe rimasto “unico” e viziato… forse era femmina e mi sarei sentita meno sola… magari mio marito avrebbe superato le sue paure (le mie erano gravidanze difficili a causa di molti fibromi, 3 interrotte spontaneamente, di cui una al quinto mese, mio figlio nato molto prematuramente di 6 mesi e dopo aver tolto i fibromi non sono più rimasta incinta) e l’avrebbe accettata e amata, magari stavolta andava tutto bene. Non so cosa sarebbe successo, so solo che ho imparato che nella vita la paura non paga, ma impedisce di vivere pienamente.
    Io l’ho pagata sulla mia pelle e su quella del mio bambino e sono piena di rimpianti per la strada che non ho percorso per paura

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  38. MARIA’s avatar

    Ho compiuto da poco 40 anni , ho tre figlie bellissime ed un marito che amo. Sono sempre stata una persona solare,allegra e propositiva che affronta i problemi pensando che a tutto c’è rimedio…mi sono sempre sentita felice per quello che sono ed anche un po’orgogliosa …perché ognuno e’ padrone del proprio destino ed io il mio lo stavo costruendo senza commettere errori. Ora TUTTO E’ CAMBIATO !!! Quattro mesi fa ho scoperto di aspettare un bimbo ,il quarto cesareo. Dopo un brevissimo periodo di smarrimento e di paura, nell’affrontare un’altro intervento e di ricominciare tutto da capo, sono stata invasa da un senso di gioia che mi faceva esplodere il cuore. Ora il cuore mi esplode di dolore. Non mi do pace. Mio marito, un uomo responsabile , non mi ha lasciato spazio : ” non possiamo permettercelo, non so neanche se domani avrò ancora uno stipendio….ma ti rendi conto un’altro cesareo e se ti succedesse qualcosa!? Come farei senza di te? Guarda che vita facciamo , sempre di corsa e a contare i soldi..” questa e’ stata la sua reazione. Io ho cercato di convincerlo che contava solo la nostra bella famiglia , che ce l’avremmo fatta comunque..ma niente.. lui si e’ fatto prendere dal panico e quasi non mi parlava più , non capiva come io potessi essere così felice… Il 27 giugno ho abortito , in anestesia locale perché volevo rimanere insieme al mio bambino fino ‘ultimo istante. Ho sperato che mio marito mi facesse chiamare e mi portasse via da quella camera della morte ma in quelle 11 settimane non sono riuscita a trasmettergli neanche un po’ della mia serenità. Ho valutato bene, ho cercato di essere razionale e realista, tra noi due il più debole era lui ed ero io che dovevo rinunciare, non potevo creargli altri problemi. Mi sento malissimo piango di continuo e di nascosto perché ho tradito me stessa e tutti i miei sani principi di vita che ogni giorno insegno alle mie figlie. Non saro’ mai più me stessa perché non mi riconosco. Sarebbe stata un’altra bimba , me lo sentivo ed io l’ ho sacrificata per amore. Non e’ assurdo?Vivrò sempre con questo rimpianto di cui mi vergogno e se anche Dio sa perdonare come posso io perdonare me stessa?!! Un giorno la raggiungerò e le chiederò scusa…ma per te non c’era spazio!!! PERDONAMI AMORE MIO.

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  39. NANCY’s avatar

    LEGGENDO QUESTA PAGINA MI RIVEDO IN TUTTE LE VOSTRE STORIE,PURTROPPO ANCHE IO CIRCA UN MESE FA HO FATTO LA COSA PIU’ BRUTTA CHE UNA DONNA POSSA FARE QUELLA DI INTERROMPERE LA GRAVIDANZA.GIA SONO MAMMA DI 2 BAMBINI IL TERZO NN ERA VOLUTO MA NEL MOMENTO IN CUI VENNE IO LO ACCETTAI E SUBITO LO AMAI,MA MIO MARITO NN LO VOLEVA NN ERA PRONTO PER UN TERZO FIGLIO ECONOMICAMENTE E MI HA OBBLIGATO AD ABORTIRE BHE NN VOGLIO DISCOLPARMI PERCHE’ SE VOLEVO ME LO POTEVO TENERE SONO STATA MOLTO FRAGILE E DEBOLE,ADESSO STO MALE NN POSSO PENSARCI CHE SCOPPIO A PIANGERE,SENTO NELLA MIA VITA UN VUOTO E QUEL VUOTO E IL MIO BAMBINO CHE NNHO FATTO NASCERE.ORMAI ADESSO NN C E PIU’ E L HO DECISO IO QUESTO MA LO PENSERO’ SEMPRE OGNI GIORNO DELLA MIA VITA,ORMAI PER ME E’ IL MIO ANGIOLETTO E SARA’ SEMPRE CON ME,MI SNETO UN MOSTRO PERCHE’ COME FA UNA MAMMA A FAR DEL MALE AL PROPRIO FIGLIO?ANCORA NN RIESCO A CREDERCI DI QUELLO CHE HO FATTO SPERO SOLO CHE POSSO ESSERE PERDONATA DAL MIO ANGIOLETTO E DA DIO

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  40. ale’s avatar

    Anch’io ringrazio per questo articolo, ho affrontato un aborto terapeutico poco più di un mese fa al sesto mese di gravidanza, sulla mia scelta hanno pesato moltissimo le pressioni del mio compagno e della mia famiglia.. Adesso penso di aver sbagliato, vorrei solo poter tornare indietro .. Ho avuto la fortuna di poterne parlare con tante persone e da quello che ho letto nell’articolo, è giusto farlo.. Spero di riuscire ad andare avanti,di non dimenticare ma di convivere con questo dolore perché è un modo di sentire la mia bimba ancora vicina a me..

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  41. valentina’s avatar

    io l’ho fatto 6 mesi fa..e a qst ora avrei appena partorito..ed è uno d quei periodi di ricaduta legato a una data particolare come descritto nell’articolo.m sembra d essere blokkata la.resterò sempre blokkata la.non me lo posso perdonare

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  42. margherita’s avatar

    Avevo 18 anni appena compiuti ed un fidanzato con il quale stavo da soli due mesi… due ragazzini, una famiglia sfasciata alle spalle, due genitori che finalmente dopo 25 di matrimonio avevano deciso di porre fine a quello strazio… erano passati 4 anni dalla separazione ed ancora stavano raccogliendo i cocci… era il 23 aprile 2004 e scoprii di aspettare un figlio… io timida, introversa, melanconica, spesso triste, priva di autostima, sola… io ero diventata un gigante, mi sentivo forte il re del mondo, io ero mamma… non dentro di me non c’era solo u feto, il mio era già un bambino un meraviglioso bambino che sapevo non avreimai potuto tenere… il mio fidanzatino di allora non venne nemmeno con me a fare le visite per il xcertificato di interruzione, è no, doveva andare a prendere il fratello all’oratorio… e mio padre, mi avrebbe fatto il lavaggio del cervello e con la sua grandissima abilità dialòettica mi avrebbe fatto credere ciò che voleva lui: ovvero che abortire era la cosa migliore. Mia madre, lei non era in grado 25 anni di matrimonio l’avevano distrutta, non poteva rialzarsi e sostenermi e poi una parte di me quel figlio non lo voleva… non volevo un figlio che riempisse il mio vuoto, la mia solutidine, il mio essere depressa… perchè? che diritto avevo? puro egoismo? il mio bambino che mi vorrà bene incondizionatamente, non non gli avrei mai fatto questo, meritava di meglio, meritava una mamma serena, salda, forte, una mamma che lo proteggesse e non una mamma che doveva proteggere e alal quale doveva dare amore… Mi avrebbe odiata e mi sarei odiata… era un venerdì, la sala operatoria era fredda, duro così poco e poi non avevo il coraggio di guardare sotto quel lenzuolo…. non bisognava parlarne era un disonore, rimanere incinta a 18 anni, abortire, vuoleva dire che avevo scopato, si ero proprio una mignotella… una che aveva ucciso un bambino… da quel giorno ho provato invidia per ogni pancia, per ogni bambino, ho odiato me stessa, mia madre per non avermi protetto, il mio ex fidanzatino, il mondo… avevo una cara amica, lei era stata adottata, cercò un figlio e rimase incinta, al terzo mese ebbe il distacco della placenta, andai a trovarla…. mi disse che in fondo io il mio l’avevo ucciso… le augurai di perdere il suo, l’augurio peggiore del mondo mi sentii uno schifo, una persona ignobile, ma nessuno sa il dolore che ho provato nel dover direi addio, il dolore che provo ogni mattina quando mi sveglio e ripenso a quel giorno…
    ora ho un compagno, la sua migliore amica aspetta un figlio, noi abbiamo deciso di cercare il nostro (avere un figlio divenne il mio unico sogno dopo l’aborto) il primo tentativo è andato male…ho augurato che lo perdesse anche lei, si perchè sono invidiosa, perchè se non lì’ho io allora non lo deve avere nessuno, ma sapete qual è la cosa più strana…è che io non cerco un figlio cercavo il figlio che non ho più… suggestione o meglio fantasintomi, in sostanza speravo di essere incinta anche perchè il ciclo non arrivava… parlavo con la mia pancia e sapete cosa dicevo ” sei tornato, lo so che ci sei, ci sono voluti 8 anni ma eccoti di nuovo”….
    io non ho mai affrontato il lutto, il distacco, non ne parlavo, non si fa è disdicevole…. ma no tu non tornerai, non ci sei più e se prima non ti ho tenuto perchè non potevo e perchè non dovevi pagare con la tua vita un buco che io sola potevo colmare ora non arriverai perchè saresti un rimpiazzo e di nuovo andresti a colmare un buco, il buco lasciato da un lutto che non ho mai affrontato, un lutto che non mi sono mai perdonata.
    IO HO ABORTITO E NON MI DEVO VERGOGNARE, IO SO IL DOLORE CHE MI E’ COSTATO E DA OGGI IO CAMMINO A TESTA ALTA, CON IL MIO DOLORE , MA DA OGGI IMPARERO’ A LASCIARTI ANDARE A SOPRATTUTTO IMPARERO’ A PERDONARMI.

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  43. silvia’s avatar

    E’ passato 6 anni. Dico sempre che la mia vita è divisa in due, spezzata, perchè quel giorno io sono morta con mio figlio in quella stanza di ospedale. Poi sono rinata, sono un’altra, ho pianto, sola, ogni notte, ho desiderato distruggere il mio corpo e la mia mente e poi un giorno ho iniziato a correre: il lavoro, la carriera, non mi fermavo mai.Così ho smesso di piangere, non avevo il tempo di pensare. Ma il mio dolore rimaneva, rinchiuso in una prigione dentro di me e cresceva. Ogni tanto veniva fuori e mi distruggeva, alla fine mi sono fatta aiutare da uno psicologo. Anche oggi io mi sento un mostro, ma almeno riesco a piangere.

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  44. Anonymous’s avatar

    Leggere l’articolo e i vostri commenti mi ha fatto condividere per un attimo il mio dolore….. Sono trascorsi 2 anni e 8 mesi circa dal giorno in cui ho abortito… Io quel figlio lo volevo e non avrei mai voluto fare questa scelta, ma quello che sarebbe dovuto essere il padre del bambino mi ha suppilcato, implorandomi, piangendo, e in tutti i modi possibili ,di abortire. E’ stata una scelta dolorosa, quanto ho pianto quel mese e nei mesi successivi non potrò mai dimenticarlo….. La cosa che mi ha convinta ad abortire è stato il grande voler bene, forse amore, che provavo per il presunto padre del bambino (non lo chiamo fidanzato, perchè avevamo una bellissima storia ma lui non si definiva così). In quei giorni mi sono ritrovata a dover scegliere se “rovinare” la vita ad una persona imponendogli un figlio che non voleva, o pensare a me stessa e a quel piccolo cuoricino che già batteva… Ho scelto di abortire soltanto per l’immenso bene che volevo a questo uomo, difficile da spiegare… andare contro se stessi per un uomo…. Dopo l’aborto e la sofferenza di circa un anno, in me è avvenuto un cambiamento… La mia vita è cambiata, le mie relazioni sono cambiate, il mio modo di pensare è diverso. Non sono più stata in grado di gestire la relazione con quell’uomo verso cui provavo sentimenti molto conflittuali. Adesso ho un nuovo fidanzato che al contrario del primo mi adora e il mio cuore sta ricominciando a sognare un altro figlio, ma non dimenticherò mai quel piccolo cuoricino che batteva dentro di me…. Sono convinta che un giorno il presunto padre del bambino si pentirà di non avere voluto suo figlio!!!! Riguardo me sono stata già abbastanza male e pentita e adesso voglio ricominciare a sognare, non voglio che il mio innato senso di maternità si annulli o che si ripercuota sulla mia possibile futura genitorialità… perchè il rischio di sentire solo un grande vuoto dentro e non desiderare più la maternità è molto grande, perchè è come se si vivesse in un lutto…. io l’ho provata e sto facendo di tutto per superarla per darmi un’altra possibilità e non rimanere con questo grande vuoto dentro, anche se il lutto e la perdità rimarrà per sempre.

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  45. Nara’s avatar

    Nonostante siamo passati tanti, tanti anni, non dimentichero mai questa brutta esperienza. La decisione di abortire ha cambiato completamente il corso della mia vita. Vi racconto la mia storia in modo che sia più comprensibile cosa voglio dire. Avevo 23 anni circa, vivero con mia madre che ne aveva 61, ho avuto un padre violento e alcolizzato che mi ha abbandonato all’età di 10 anni. Conobbi un ragazzo di 10 anni più vecchio di me o dopo circa 6 mesi di relazione rimasi incinta. Quando gli comunicai la notizia mi disse che non ne voleva sapere niente, che non era pronto e anzi mi lasciò e nel lascirmi mi diede un fogliettino con l’indirizzo di uno studio che praticava l’aborto clandestinamente. Dopo una settimana di colloquio interiore ne parlai con mia madre, le dissi la situazione e le chiesi il suo aiuto per poter allevare da sola un bambino. La risposta fù che lei era vecchia e non se la sentiva. Lavoravo solo io e mia madre era in pensione. Mi ritrovai sola e disperata. La soluzione più semplice fù decidere di abortire con la speranza di avere un’altra occasione. Mi recai a questo studio, fissai l’appuntamento e mi fu dato alla velocità della luce, presumo per non darmi il tempo di riflettere ulteriormente. Chiesi a mia sorella di accompagnarmi il giorno previsto. Non dimenticherò mai lo squallore, l’anestesista arrivò di nascosto, mi fecero accomodare sulla poltrona e mi infilarono la flebo, tempo zero attimi e fu il buio totale, il tutto durò poco e quando mi sveglia ero in preda al panico, perchè dentro di me martellava la domanda “COSA HAI FATTO?”. Subito dopo andai in montagna con un gruppo di amici e cercai di fare finta che nulla fosse successo. In casa fecero tutti finta di niente. Ma in realtà cambiò tutto: persi la fiducia in mè stessa, provavo vergogna per quello che avevo fatto, persi la fiducia nella mia famiglia perchè non capivo come mai in un momento così difficile ero stata abbandonata, persi la fiducia nella relazione con gli uomini, persi la fiducia nella religione perchè andai in chiesa per confessare il mio peccato e il confessore mi mando dal Penitenziere (solo la parola fà paura) il quale mi disse che non sarei mai stata perdonata. Non piansi perchè, come ha detto la dottoressa, ritenevo di non aver diritto di piangere e non mi sono mai perdonata. Rimasi nuovamente incinta più avanti ma ebbi un aborto spontaneo e mi dissi “ben ti stà, questa è la punizione per quello che hai fatto”. Che crudeltà con me stessa, verrebbe da dire, ma tutto questo pensare era in sottofondo, non consapevole. La maternità è nel nostro DNA e ora che ho quasi 50 anni e sono vicina alla menopausa, faccio i conti con la fine della fertilità, mi rendo conto non avrò mai più figli miei, la vecchia ferità a ripreso a fare male perchè in realtà non è mai guarita. Sono arrabbiata, perchè se allora avessi trovato qualcuno che mi avesse aiutato ad elaborare il mio lutto avrei avuto una vita diversa. La scelta di abortire non è una scelta facile per nessuna donna, lascia delle ferite profonde, e quando si fà è perchè non si vede altra soluzione. E’ GIUSTO vivere il dolore, soffrire anche se la scelta è stata fatta da noi stesse. E’ giusto essere comprensive con noi stesse, è vero, abbiamo sbagliato ma l’imperfezione fà parte della natura umana, si può imparare dall’errore e proseguire. Il consiglio che mi viene da dare, dopo la mia esperienza e sulla base di quello che ho fatto io, e soprattutto alle più giovani, non fate come me. Non sommate ad un errore, un’altro errore, non soffocate tutto dentro, cercate di capire da cosa è nato questo errore, piangete perchè ne avete diritto, fate che questa esperienza per brutta che sia vi serva per crescere, e sopra ogni cosa perdonatevi e proseguite il vostro cammino. Ringrazio la dottoressa che è riuscita a spiegare bene cosa succede ad una donna quando affronta un aborto volontario ed ha parlato di un problema che il più delle volte viene sottovalutato dalla donna stessa che lo affronta, ma non per superficialità, semmai per paura. Forza ed un abbraccio a tutte.

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  46. ELY’s avatar

    ciao a tutti… ho abortito volontariamente circa 6 mesi fa e la mia persona é radicalmente cambiata. Nel periodo di gravidanza passavo giorno e notte a piangere, disperata, perché non sapevo quello che avrei fatto; la mia famiglia é in Italia, ma io vivo all’estero da 1 anno e loro a quel tempo ancora non conoscevano il mio ragazzo, stupidamente ho pensato che non l’avrebbero mai accettata una cosa simile, anche se ho 27 anni. Ho pensato che sarebbe stato facile abortire, non pensavo assolutamente a quanto mi avrebbe sconvolta.Subito dopo l’operazione ho provato anche un senso di sollievo, come se tutte le mie preoccupazioni fossero sparite e mi fossi risvegliata da un brutto sogno. Mi sono detta: ora non si torna piú indietro, voltiamo pagina. Mi sono buttata sul lavoro facendo 12 ore al giorno in turni separati per poter fare solo quello; questo per 2 mesi…lí per lí tutto ok, poi piano piano la crisi esistenziale…il mio ragazzo é stato fondamentale per me, ha sempre cercato di farmene parlare e ho pensato davvero di aver superato il peggio, ma ora…ho un grande blocco: dentro di me é nata una voglia immensa di avere un bambino e anche il mio ragazzo lo vorrebbe, ma io mi sento profondamente in colpa anche solo a pensarlo. non mi sembra giusto, mi sembra di mancare di rispetto alla vita, o meglio, dopo aver letto questo articolo, alla morte che ho deciso di affrontare. É vero, dobbiamo affrontare il nostro lutto ed essere forti. Non mi sento ancora pronta a rimanere incinta, ma se dovesse accadere, sarei la mamma piú felice del mondo.

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  47. Anonymous’s avatar

    Ringrazio per l’articolo perchè è il primo che spiega, senza falsi moralismi, che dolore può portare prendere una decisione tale, seppur presa con razionalità e con cognizione di causa. Ho abortito un anno e mezzo fa, dopo pochi mesi è rimasta incinta la cognata del mio compagno e non ho mai pensato alla gioia che questa bambina poteva portare alla loro famiglia ma al dolore che avrebbe portato a me. Fino a quel momento cercavo di tenere insieme i cocci ma poi mi è crollato tutto addosso, ho iniziato ad avere attacchi d’ansia, pianti notturni e silenziosi e nessun interesse verso il mondo esterno. Sono nervosa, arrabbiata col mondo e sono diventata fredda verso i miei affetti. Io e il mio compagno cerchiamo di andare avanti ma è tutto cambiato, tutto diverso; lui è stato tanto caro e mi è stato vicino in tutto ma lui cerca di andare oltre. Io non ce la faccio ad andare oltre, non ci riesco, sono ancorata a quel giorno.
    Non voglio avere bambini in futuro, ritengo che non sarò una madre adeguata e in grado di dare ai miei figli l’affetto e l’amore che meritano. Questa mia decisione è e sarà motivo di discussione con il mio compagno che, invece, vuole una famiglia.
    So che dovrei andare avanti e riprendere in mano la mia vita ma sono mesi che vivo passivamente e non vedo una via d’uscita.
    Tornassi indietro, rifarei lo stesso questa scelta perchè è stata la scelta più giusta ma il dolore è tanto. Si dovrebbero trovare più articoli del genere così da “preparare” le persone a quello che potrebbe accadere dopo e invece no! Si è troppo presi dal fare i moralisti che non si presta attenzione al dolore di migliaia di donne che decidono di prendere questa decisione.

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  48. Astrid’s avatar

    Sono due giorni che il mio bambino non è più dentro di me, il dolore è devastante, a volte credo di averlo ancora con me, e lo sogno già nato. Mio fidanzato ha detto: “se vuoi fare la mamma non contare su di me”, ha detto che sarebbe andato via e non sarebbe mai stato presente nelle nostre vite. A quasi 27 anni sono una donna emotivamente intelligente, sicura delle proprie capacità, e indipendente; nonostante ciò non sono riuscita a mantenere con fermezza la mia decisione di fronte alla sua manipolazione psicologica. Sono profondamente pentita, ho scelto di non far nascere mio figlio, un figlio che ho amato dal momento che ho scoperto la sua presenza, è stato tre mesi con me perchè ho cercato e sperato fino a la fine una sua parola, un suo “puoi contare su di me”. Ho avuto quasi tutti i sintomi di inizio gravidanza, nausea, dolori, sonnolenza, etc. Ma tutto aveva un senso: mio figlio cresceva dentro di me, il suo cuore batteva ed era come la musica più bella, poi ogni volta che lo vedevo, la sua testolina enorme, manine e piedini cercando di aggrappare un nonsochè, quando vedevo o sentivo il mio bambino ogni dolore o disturbo non c’era più.
    Non proverò a non soffrire, non proverò neppure a dimenticare, so che non riuscirò. Il mio bambino mi manca oggi,e mi mancherà sempre, non so se ne avrò altri, ma lui, lui rimane il mio primo bambino.

    Grazie per l’articolo, e grazie per i vostri commenti che mi hanno fatto piangere, pero mi hanno anche fatto sentire meno sola.

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  49. Giulia’s avatar

    Non se ne esce,il dolore con il passare del tempo si attenua,ma un figlio non si dimentica mai.
    Io non voglio dimenticarlo,sarebbe come ucciderlo due volte.

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  50. christian’s avatar

    domani la mia compagna andra ad interrompere la gravidanza…….ed io mi sento impotente, non c’e modo di farle cambiare idea…..ha issato un muro e non lascia entrare niente di positivo…di rassicurante , ma al cotrario trattiene dentro tutte le negativita della cosa…..lei ha gia un figlio di 14 anni ed è sicuramente rimasta traumatizzata da questa gravidanda avuta a 20 anni , in quanto il padre del bambino non c’è mai stato….ma la situazione attuale è completamente diversa….abbiamo entrambi lavori con buon reddito…casa….stiamo bene, conviviamo da 3 anni e ci conosciamo da 6 …..perchè non portare avanti questa gravidanza assieme ….vivere felici di nostro figlio?????….chiudere il cerchio di una famiglia felice…io voglio molto bene al suo ragazzo di 14 anni , che abita con noi ,faccio di tutto per farlo sentire a suo agio ed aiutarlo a crescere…perchè non darmi un figlio anche mio e vivere felici di tutto cio.
    Sono disperato non faccio che piangere perchè si pensa sempre alla sofferenza della donna , ma a l’uomo chi pensa????…..non so come reagirò a questa cosa….lei dice non posso capire quello che ha provato la precedente gravidanza e non vuole riproporselo…….io a questo punto non credo riuscirò a starle vicino in un momento così delicato….anche io avrò un trauma e vedermela tutti i giorni dopo quello avrà fatto non credo sia una cosa che farà bene alla mia persona….pensavo che sarei riuscito a starle vicino se avesse fatto questa scelta, ma adesso che il giorno si avvicina , la rabbia il rancore stanno prendendo il sopravvento sulla ragione….penso la lascierò subito dopo avrà fatto questa terribile scelta!!!

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  51. Anonima’s avatar

    Grazie per il post.

    Sono rimasta incinta con lo spirale, era la terza gravidanza. Ho sempre amato i miei due figli che mi danno tanta energia positiva. Avrei preferito morire quanto hanno confermato che ero rimasta incinta, sono sempre stata contraria all’ivg. Vivo in un paese in cui ho dovuto pagare 25,000 euro di ammenda per il secondo figlio, e ne avrei pagato il doppio per un terzo. Alle prime settimane di gestazione avevo anche fatto un raggio X quando non sapevo di essere incinta.

    Con un mutuo addosso e un lavoro poco stabile da parte mia abbiamo deciso di rinunciare al piccolo angelo che sarebbe stato. Mi ricordo le ultime parole di mio marito prima che entrassi nella sala operatoria: abbiamo gia’ due figli ai quali non riusciamo dedicare abbastanza tempo, se arriva questo non riuscamo a garantirgli/le per niente del tempo.

    Sono passati appena 4 giorni che il mio angioletto e’ andato via (spero sia volato in cielo), non fosse stato per i miei figli, avrei tanto preferito andarmene via da questo mondo, immaginare quell’anima che arriva in questo mondo e viene accolto con tanta crudelta’….

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  52. laura’s avatar

    Ciao,
    Anch’io ringrazio l’autrice di questo articolo perché parla di questo evento senza alcun moralismo o giudizio. Io sono madre di due bimbi ed ho abortito due anni fa perché non ho avuto il coraggio di tenere il mio terzo figlio, non passa giorno senza che ci pensi. Immagino la mia vita con lui/lei e faccio fatica a perdo armi per la scelta fatta. Grazie ancora.

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  53. Bibbi’s avatar

    Io ho subito un raschiamento gemellare per aborto interno al terzo mese di gestazione….gemellini ottenuti con la seconda icsi….alla prima ebbi un aborto spontaneo a 6 settimane. É una esperienza terribile e traumatica che non é per niente facile elaborare e superare….l’aiuto dei parenti? Mah…in realtâ per lo piü succede che l’argomento non si tocchi piú, come se quei due bambini non fossero mai esisti, tanto erano solo 12 settimane….le persone non capiscono quale devastante dolore, profondo, opprimente possa portare un aborto. Non parliamo dell’ambiente ospedaliero…se piangi vieni sgridata perché versare lacrime é eccessivo, se fai domande vieni zittita perché é meglio non chiedere….mi imbatto in questo Articolo e leggo tutti i commenti, uno ad uno, fino all’ultimo pensando quanto sia folle decidere volontariamente di interrompere una piccola vita, piccola ma é li, che pulsa….pensando a cosa puó spingere una donna a fare una scelta simile? A cosa puó spingere la vita a fare un tale dono a chi poi non é in grado neppure di accettarlo? Penso a mia madre che ha abortito il terzo figlio…lei come tutte le sue sorelle, 10, nessuna eccezione ognuna di loro ha abortito almeno una volta..penso a me e al mio compagno, alla difficoltá di costruire una famiglia, di vedere un test positivo, alle visite, gli esami, la fecondazione in vitro, la frustrazione, la depressione, l’ansia, la solitudine….penso a tutto questo assalita da un senso di rabbia verso questa ingiustizia della vita, che non pesa le cose nel modo corretto, non sceglie con ponderazione le persone… Poi leggo e leggo e leggo, impressionata molto dai commenti al maschile, pensando ad un uomo che piange impotente davanti alla scelta della compagna determinata ad abortire, alle donne che abortiscono ma non vorrebbero, alle pressioni psicologiche dei familiari…è capisco quanto dolore possa esserci anche dietro ad una scelta simile. É vero, ci sono persone, come mia madre che abortisce e poi riesce a dimenticare, a credere comunque che sia stata la scelta giusta, ma ci sono tantissime persone che invece non serano piú il trauma e che probabilmente non sono certa di aver preso la decisione giusta, anzi….è mi ritrovo in questo dolore e mai avrei pensato di provare lo stesso dolore di chi abortisce volontariamente…la vita é davvero strana…io spero di avere un’altra possibilitá, me lo auguro di cuore.

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  54. Anonima’s avatar

    Ho 23 anni, convivo ci amiamo follemente e a giugno ci sposiamo..Non riesco a liberarmi di questo peso con nessuno, ne famiglia ne compagno quindi lo faro’ qui..
    Ho scoperto di essere incinta tra novembre e dicembre, all’inizio appena scoperto ero furiosa ho pianto non sono andata al lavoro per giorni, non lo volevo questo bambino! Il mio ragazzo era d’accordo con me in tutti e 2 i casi, sia di tenerlo o meno.. Abbiamo deciso di parlarne con i miei genitori e non abbiamo capito la loro reazione, parlando nei giorni seguenti abbiamo deciso di non tenerlo, sono nati discorsi per la serie: “non è ancora formato, è solo un piccolo gruppo di cellule!”
    In tutto questo caos che avevo in testa avevo forti dolori addominali, non mangiavo quasi piu’ e la voglia di vivere si era azzerata.
    Così abbiamo preso visita al consultorio, certificato IVG, visita in ospedale, pre operatori.. 8° settimana di gravidanza..il 9 gennaio sono stata ricoverata. Mi hanno messo la candeletta per allargare il collo dell’utero, dopo 3 ore ho cominciato ad avere dolori inauditi, non ero mai stata cosi male in tutta la mia vita, è stata un ora straziante, ho pensato fosse una punizione per quello che stavo per fare! Mi hanno portata in sala operatoria semi incosciente piegata in due dai dolori.
    Sono tornata in camera dopo 1 ora.. era finito tutto.. ancora con dolori fortissimi mi hanno mandato a casa dopo 12 ore di ricovero con antidolorifici e pastiglie per evitare emorragie interne.
    Sono passati pochi giorni, ma le notti non dormo, ho rimpianti, e sono ancora scossa per i dolori fisici che ho provato.. Ora quelle “cellule” tanto odiate forse sarebbero state la cosa piu’ bella che mi potesse mai capitare nella vita.. non lo sapro’ mai.. non so se sono o se mai saro’ adatta a fare la mamma.. non so se ho fatto, abbiamo fatto,la scelta giusta. Mi faccio vedere forte e sicura ma in realta’ soffro e sto male, mi sento psicologicamente distrutta.. Ho deciso di fermare la vita di quello/a che sarebbe stato nostro figlio.. mi odio.. una cosa cosi bella.. era il frutto del nostro amore e ora non c’è piu’.
    Pensateci 100,1000,100000 volte prima di affrontare una cosa del genere. E lacerante sotto ogni punto di vista.. Sembrava la cosa piu’ giusta “liberarsene” e ore ne pago le conseguenze, soffrendo in silenzio..

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  55. Samy’s avatar

    Ciao a tutte/i
    Purtroppo ho fatto un ivg pochi giorni fa e anch’io mi ritrovo a combattere con gli stessi sintomi che ho trovato qui in questo sito.
    Ho 37 anni e da tempo desideravo un figlio, ma quando mi sono ritrovata incinta non del mio compagno é scattata in me una guerra interiore. Ma come? Ci abbiamo provato per un anno e non é arrivato? Ci lasciamo, incontro un pezzo di m… E rimango incinta! Vi lascio immaginare…il mio ex disperato vuole fare pace, mi rendo conto di amarlo ancora ma Nessuno dei accettava questo bambino… Ho passato tre mesi di inferno!!! L ex ritornato compagno vedendomi soffrire ad un certo punto ha accettato la situazione ma non riusciva nemmeno a toccarmi la pancia… L avrei costretto per tutta la vita a chiamare figlio il frutto di un tradimento…non avendo altri figli non mi ha assicurato neppure l sua reazione dopo la nascita… Prima mi amava, poi disperato mi lasciava, poi accettava poi ci rinnegava.. Stavo malissimo per quel figlio che rimaneva attaccato a me con tutta la forza, ho lavorato di notte di giorno ho fatto addestramento facendo un lavoro molto maschile… Sperando che si arrendesse da solo così avrei dato colpa al destino, ma così non é stato… Per ogni eco fatta di nascosto il dottore mi diceva” suo figlio st benissimo” già lo amavo!!! Sono cresciuta senza un padre e con una famiglia “non famiglia” non volevo che mio figlio provasse questo… Non sono il massimo che gli poteva capitare… Da sola, lavoro precario, senza nulla solo un cuore immenso da offrirgli… Beh! Quel giorno, quel maledetto giorno ho scelto di abortire pensando che tutto sarebbe tornato come prima. Mi sbagliavo! Ora mi sento madre di un figlio morto, e solo per colpa mia…

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  56. lady’s avatar

    quando avevo 19 anni sono rimasta incinta e decisi in men che non si dica di abortire…ero spaventata e sola…non dissi nulla ai miei genitori e il ragazzo con cui stavo accettava qualunque mia scelta…la prima ecografia non la volli vedere…anche se quando la dottoressa mi disse “eccolo” non resistetti e per un attimo lo vidi…già veniva d’accarezzarmi la pancia…ma dentro me la paura per la mia giovane età…forse il giudizio altrui..e l’affrontare i miei genitori mi diceva di continuare…e così feci..
    oggi sono passati dieci anni,non sto più con il ragazzo con cui affrontai questo momento..e con cui anche nel momento della mia perdita avevo una relazione fatta di morbosità nei miei confronti che lo portarono,quando decisi di dire basta,a definirmi un assassina per quello che avevo fatto a suo figlio…ad oggi il mio più grande rimpianto è non aver avuto il coraggio di affrontare la situazione…mi sono rifugiata sulla scelta che al momento appariva più semplice,mi rimpiango di non aver avuto il coraggio di parlare con i miei genitori…di non aver avuto un rapporto con i miei genitori tale da potermi permettere di parlare di qualunque cosa ma quasi di temerli,,,rimpiango di non aver avuto un compagno a fianco che sia riuscito a farmi sentire tranquilla e protetta e sopratutto non sola in quei momenti e che mi abbia dato la forza di affrontare tutto questo assieme…rimpiango di non averci provato…e in dieci anni ogni sera vado a letto e mi chiedo chissà come sarebbe stato oggi…come sarebbe stata oggi la mia vita se avessi avuto coraggio….e tutto questo lo porto dentro..nessuno sa nulla…non ne parlo con nessuno perchè nessuno capirebbe….non lo sa nemmeno il mio attuale compagno e credo non lo saprà mai perchè nessuno può capire cosa dentro una donna rimane dentro…per quanto volontario…sono urla dentro..urla sorde che nessuno può sentire….e leggere queste parole dopo dieci anni…mi fa capire che forse in qualche modo devo reagire e cercare aiuto

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