I condizionamenti esterni e la cattiva comunicazione

Scritto da Claudia Ravaldi il 3/03/2010, modificato il 5/03/2010

All’inizio, io ero una persona, che non sapeva niente al di fuori della propria esperienza.

Poi mi dissero delle cose, e divenni due persone; la bambina che diceva che era tremendo che i ragazzi avessero acceso un fuoco nel campo lì vicino dove arrostivano delle mele (che era quello che dicevano le donne) – e la bambina che, quando i ragazzi erano chiamati dalle loro madri perché tornassero al negozio, correva fuori andava badare al fuoco e alle mele perché le piaceva farlo.

Dunque c’erano due io.

Un io faceva sempre qualcosa che l’altro io disapprovavo.

Oppure l’altro io diceva una cosa che io disapprovavo. Tante discussioni dentro di me.

In principio ero io, e io ero buona. Poi venne l’altro io una autorità esterna. Questo mi confondeva. E poi l’altro io divenne molto confuso perché c’erano tante autorità esterne.

Stai seduta bene. Esci dalla stanza per soffiarsi il naso. Non fare questo, non sta bene. Ma questa povera bambina non sa nemmeno come usare forchetta e coltello! Tira l’acqua la notte, perché se non lo fai sarà più difficile poi pulire. Non tirare l’acqua la notte, svegli altri! Sii sempre carina con gli altri anche se non ti piacciono, non devi urtare la loro suscettibilità. Sii franca ed onesta, se non dici agli altri cosa pensi di loro, questa è vigliaccheria. Coltelli per il burro. È importante usare il coltello per il burro. Coltelli per il burro? Che scemenza! Parla bene. Stupidina! Kipling è meraviglioso! Ugh! Kipling (che schifo).

La cosa più importante è far carriera. La cosa più importante sposarsi. Al diavolo tutti quanti. Sii carina con tutti. La cosa più importante il sesso. La cosa più importante avere soldi in banca. La cosa più importante è piacere a tutti. La cosa più importante è vestirsi bene. La cosa più importante è essere sofisticati e dire quello che non intendi e non farlo sapere a nessuno. La cosa più importante è essere sempre il primo. La cosa più importante è una pelliccia nera di foca e le porcellane e l’argenteria. La cosa più importante essere puliti. La cosa più importante pagare sempre i debiti. La cosa più importante è non farsi battere da nessuno. La cosa più importante voler bene ai genitori. La cosa più importante il lavoro. La cosa più importante è essere indipendente. La cosa più importante è parlare correttamente. La cosa più importante è essere servizievole verso il marito. La cosa più importante badare che i figli si comportino bene. La cosa più importante è vedere le cose giuste al teatro e leggere i libri giusti. La cosa più importante è fare quello che dicono gli altri. E gli altri dicono tutte queste cose.

Tutto il tempo io dice: vivi la tua vita. È questo che è importante. Ma quando io vive la sua vita, gli altri dicono: no, non va bene. Tutti gli altri io lo dicono. È pericoloso. Non è pratico. Andrai a finir male. Naturalmente… tutti lo hanno pensato una volta, come pensi tu adesso, ma imparerai!

Tra tutti gli altri io ne vengono scelti alcuni che formano un modello che diventa me. Ma ci sono tutte le altre possibilità di modelli all’interno di tutto ciò che gli altri dicono, che mi arrivano e diventano altri io che non sono me stessa, e certe volte vincono. Allora chi sono io?

A me non interessa chi sono io. Io esiste, ed è felice. Ma quando l’io è un essere felice, gli altri io dicono: vai a lavorare, a fare qualcosa, a fare qualcosa di valido. Io è felice a lavare i piatti. “Sei pazza!”. L’io è felice a stare con gli altri senza dire niente. Gli altri dicono parla, parla, parla, parla. L’io si sente perduto.

L’io sa che certe cose sono fatte per giocarci, non per possederle. All’io piace mettere insieme le cose, lievemente. Separare le cose, lievemente. “Non avrai mai niente!”. Fare cose a partire da cose in modo tale che le cose vi prendano parte, metterle insieme con sorpresa e meraviglia. “Non ci si guadagna niente, in questo!”.

L’io è umano. Se qualcuno è nel bisogno, l’io dà. “Non puoi farlo! Non avrai mai niente per te! Dovremo pensare noi a te!”.

L’io ama. L’io ama in un modo che l’altro io non conosce. L’io ama. “È troppo per essere amici!”. “È troppo poco per essere amanti!” . “Non prendertela tanto, è solo un amico. Non è come se tu lo avessi amato”. “Come puoi lasciarlo andare? Non lo amavi?”. Così, ecco l’io che raffredda il calore per gli amici e scalda l’amore per gli amanti, e si sente sperduto.

Entrambi gli io hanno una casa e un marito e figli e tutto il resto. E amici e rispettabilità e tutto il resto e sicurezze tutto il resto, ma entrambi sono confusi perché l’altro io dice: “Vedi? Sei fortunato”, mentre io piange. “Perché piangi? Perché sei così ingrato?”. L’io non conosce la gratitudine o l’ingratitudine, e non sa rispondere. L’io continua semplicemente a piangere. L’altro io lo spinge fuori, gli dice: “io sono felice! Sono molto fortunato ad avere una famiglia così bella e una bella casa e buoni vicini e molti amici che vogliono che faccia questo, che faccia quello”. Neanche questo è ragionevole. L’io continuo a piangere.

L’altro io si stanca, e continua a ridere, perché questa è la cosa giusta da fare. Sorridi, e sarai ricompensata. Come la foca a cui buttano un pezzo di pesce. Sii carina con tutti e sarai ricompensata. Gli altri saranno gentili con te, questo che renderà felice. Sai che piaci agli altri. Come un cane che viene accarezzato sulla testa perché si è comportato bene. Racconta storielle divertenti. Sii allegra. Sorridi, sorridi, sorridi… l’io sta piangendo… “Non essere triste! Esci e fa’ qualcosa per gli altri!”. “Esci e stai insieme agli altri!”. L’io continua a piangere, ma ormai non lo si sente avverte molto.

Improvvisamente: “Che cosa sto facendo?”. “Devo andare avanti tutta la vita fare il clown?“. “cosa sto facendo, sto andando a feste a cui non mi diverto?”. “Cosa sto facendo, sto con persone che mi annoiano?”.”Perché sono così vuota, vuota, riempita di vuoto?”. Una corazza. Come mai mi sono andata mettendo questa corazza? Perché sono orgogliosa dei miei figli e scontenta della loro vita che non va abbastanza bene? Perché sono delusa? Perché sento di avere sprecato tanto?

L’io emerge, un poco. A momenti. E poi viene risospinto indietro dall’altro io.

L’io si rifiuta di fare ulteriormente il clown. Quale io è? “Una volta era divertente, ma ora pensa troppo se stessa”. L’io lascia cadere molti amici. Quale io è? “È troppo chiusa in se stessa. È un male. Sta perdendo la ragione”. Quale ragione?

Prologo di Barry Stevens in C. Rogers “Da Persona a Persona”, Astrolabio Edizioni

Piccoli Principi, la morte in-attesa

Scritto da Claudia Ravaldi il 2/03/2010, modificato il 2/03/2010
Claudia Ravaldi - Piccoli Principi

Claudia Ravaldi - Piccoli Principi 2009

Piccoli Principi Perdere un Bambino in Gravidanza o dopo il Parto

un libro di Claudia Ravaldi

Boopen edizioni 2009

Aspettare un figlio, e perderlo ancor prima di avere sentito il suo pianto.

Aspettare un figlio, e racchiudere tutta la sua vita dietro il vetro di un incubatrice.

Aspettare, e in un momento sapere che nulla sarà più come prima.

Il dolore di chi perde un figlio è un dolore profondo, ancora considerato troppo intimo e sconosciuto dai più per trovare la giusta condivisione. E’ un dolore che spaventa gli altri, e annichilisce chi lo affronta. Sono nascite-morti accompagnate dal peso schiacciante del silenzio.

Read the rest of this entry »

Genitorialità e lutto nella morte perinatale

Scritto da Claudia Ravaldi il 24/02/2010, modificato il 27/02/2010
bambino in utero

18 settimane dopo il concepimento

La storia di un bambino può avere origini molto antiche nella mente dei suoi genitori. Diventare genitori è un processo che si estende lungo un arco temporale ampio e non si riduce ad un evento puntiforme sancito dalla nascita del bambino; la genitorialità ha luogo nella mente e nel corpo dei genitori e può avere inizio sul piano esclusivamente ideativo e immaginifico ben prima che avvenga il concepimento.

Quando si realizza la gravidanza e il bambino è reale e presente nel ventre materno, prende forma un primo legame di attaccamento, che è specifico di quella relazione con quel bambino in quel momento (non siamo di fronte ad una attesa generica, ma viviamo quell’attesa, legata a quel particolare momento storico), e la famiglia inizia a creare un nuovo e fisiologico spazio per accogliere il nascituro. Molto spesso la gioia dell’attesa trasporta i genitori ben oltre il quotidiano, li proietta in un futuro dove la nascita è già avvenuta e la presenza del bambino è finalmente disvelata, e fisicamente definita nel quotidiano familiare; questa proiezione può avvenire naturalmente fin dalle prime settimane di gravidanza, a dispetto di ogni tendenza volta a informare la donna delle elevate possibilità di aborto spontaneo o di perdita fetale (Pullen, 2008). Immaginare il nuovo bambino nella propria realtà quotidiana, ristrutturare ed adattare la coppia – famiglia all’ingresso del figlio ha una precisa funzione evolutiva, fa parte di un processo descritto da numerosi autori che si sono occupati negli anni di genitorialità (Righetti e Sette, 2000; Ammaniti 2008). Divenire madre, divenire padre, contrariamente a quanto si possa pensare, non avviene al momento del parto, ma, fisiologicamente, spesso in modo impercettibile e inconscio durante tutto il percorso di genitorialità. Read the rest of this entry »

La carne e il cuore: storie di donne

Scritto da Claudia Ravaldi il 16/02/2010, modificato il 16/02/2010

La carne e il cuore: storie di donne

La carne e il cuore: storie di donne

E’ uscito il libro “La carne e il cuore: storie di donne” a cura di Carlo Valerio Bellieni, che contiene una lunga intervista alla dott.ssa Claudia Ravaldi sui temi della maternità, dell’interruzione di gravidanza e della laicità della sua professione medica di fronte ad alcuni importanti temi di bioetica.

  • Due femministe, quattro suore, due ginecologi e una psichiatra: un esplosivo mix che ci trascina con forza nell’universo femminile infrangendo tabù e pregiudizi. Dalla diagnosi prenatale alle bambole, dall’aborto all’amore per il corpo: chi sa quante sorprese riserva il mondo femminile quando si guarda con gli occhiali giusti?
  • In questo post sono riportati alcuni estratti dall’intervista. Il libro è edito da Cantagalli (collana Il coraggio di scegliere), è distribuito in tutte le librerie ed è anche acquistabile online su IBS.it

    Read the rest of this entry »

    Come superare il trauma del lutto perinatale

    Scritto da Claudia Ravaldi il 19/05/2008, modificato il 7/01/2010

    Intervista di Angela Bisceglia alla dr.ssa Claudia Ravaldi
    Da Dolce Attesa – Maggio 2008

    Lutto in gravidanza

    Piccoli Principi, di Giovanni Presutti

    Perdere un bambino è sicuramente una vicenda molto triste nella vita di una coppia e, soprattutto nei primi tempi, lascia un senso di vuoto che sembra impossibile superare. “È importante prendersi tutto il tempo necessario per rielaborare il lutto che si è vissuto, senza farsi fretta e senza pretendere di cancellarlo dalla propria memoria”, dice Claudia Ravaldi, psicoterapeuta e fondatrice dell’Associazione Ciaolapo Onlus, nata proprio per offrire un sostegno ai genitori che hanno perso un figlio. “Quello del dolore è un passaggio obbligato e la guarigione non può essere resa più rapida, altrimenti il lutto non verrà superato. Molti genitori cercano un altro figlio al più presto, per colmare il vuoto e soddisfare il bisogno fisico di tenere in braccio una nuova creatura. Ma se le due esperienze sono troppo ravvicinate, la mamma rischia di provare ancora troppo intensamente il dolore della perdita: la conseguenza è che o si sente in colpa perché crede di dimenticare o rinnegare in questo modo il precedente bambino o, per scaramanzia, vive la gravidanza con minore partecipazione, con distacco, nella paura di affezionarsi al nuovo piccolo.
    Read the rest of this entry »

    Dimensione Donna

    Scritto da Claudia Ravaldi il 14/05/2007, modificato il 3/01/2010

    Dimensione DonnaSi segnala l’incontro con la dott.ssa Claudia Ravaldi dal titolo “I disturbi alimentari tra anoressia, bulimia e alimentazione incontrollata: quando il disagio si comunica con il cibo” organizzato dal Comune di Prato, circoscrizione Prato Nord, giovedì 31 Maggio 2007 alle ore 21.15, presso Villa Fiorelli, via di Galceti 64 Prato (ingresso libero e gratuito).
    Scarica il volantino in pdf

    Il punto sulla depressione post-partum

    Scritto da Claudia Ravaldi il 5/01/2007, modificato il 3/01/2010

    Intervista di Angela Allegria alla dr.ssa Claudia Ravaldi
    Da 7Magazine – Gennaio 2007

    Sempre più spesso si sente parlare di una forma di depressione di cui soffrono le puerpere nei primi mesi di vita dei nuovi nascituri. La capacità di accettare un nuovo essere che magari si era immaginato in modo diverso, il panico di insuccesso, forse ancora la stanchezza e la tensione accumulata durante i mesi di gravidanza e nelle notti insonni in cui si sentiva piangere il bambino appena nato: questi i motivi che hanno addotto le madri a cui è stato chiesto a cosa potevano ricollegare, secondo la propria esperienza, la c.d. depressione post partum.
    Per approfondire il problema, per cercare di capirne di più abbiamo chiesto alla Dott.ssa Claudia Ravaldi, psichiatra e psicoterapeuta, Membro della Società Italiana per lo Studio dei DCA e della Academy for Eating Disorders.
    Read the rest of this entry »

    Suicidio giovanile

    Scritto da Claudia Ravaldi il 22/10/2006, modificato il 6/01/2010

    L’Organizzazione Mondiale della Sanità dedica una giornata alla prevenzione del suicidio giovanile

    Il 10 settembre 2006 l’organizzazione mondiale della sanità (WHO) ha celebrato la giornata mondiale della prevenzione del suicidio.
    Il suicidio è la forma più eclatante di aggressività verso se stessi, è un atto che comunica disperazione, incapacità di valutare obiettivamente il futuro, convinzione profonda che nulla abbia più un senso. Il suicidio è un atto che annulla l’istinto di sopravvivenza intrinseco all’essere umano; chi ha grave ideazione suicidiaria non pensa più ad altro, ha spesso uno stato di coscienza alterato, e può programmare nei dettagli l’atto suicidiario senza dare il minimo segno di debolezza o sconforto.
    Molti giovani suicidi non condividono con nessuno il malessere emotivo che causa poi l’atto: spesso il malessere che porta al suicidio non viene identificato come “patologia” e quindi come ferita curabile, ma inteso come un semplice dato di fatto, la prova che nulla è più possibile. Chi commette un atto suicidiario avverte soltanto la profonda sensazione di sofferenza, l’assenza di alternative e la liberazione che deriverà dal gesto: se in quel momento potesse osservare con consapevolezza e presenza mentale tutto il percorso attraverso cui è giunto all’ideazione suicidiaria, molto raramente deciderebbe di proseguire.

    Read the rest of this entry »

    Dieta mediterranea e mass media

    Scritto da Claudia Ravaldi il 9/09/2006, modificato il 4/01/2010

    Magritte mela

    Nel nostro paese così ricco di contrasti e tipicamente incline alla “fast culture”, si diffondono in modo ingiustificato e privo di valide basi scientifiche vere e proprie “correnti di pensiero”.

    L’alimentazione e, soprattutto la cosiddetta “sana” o buona alimentazione sono tra le vittime prescelte di questo tipo di informazione di massa, con i risultati che è possibile vedere sulla maggior parte dei settimanali femminili e sulla maggior parte delle spiagge italiane:

    • sedentarietà al limite della fusione sdraio-pelle contrapposta allo spinning forsennato con 40° gradi all’ombra
    • la bottiglia d’acqua iposodica accanto alla maxi coca ghiacciata
    • pizza e patate arrosto in compagnia di anemici yogurt light.

    Il popolo dunque si divide, in sottogruppi sempre meno definiti (è facilissimo infatti saltare da un gruppo all’altro a seconda di mode, teorie, sbalzi d’umore, fidanzati o smanie di dieta): Read the rest of this entry »

    La gravidanza è un antidepressivo?

    Scritto da Claudia Ravaldi il 4/02/2006, modificato il 6/01/2010

    La cultura popolare e i media descrivono la gravidanza come periodo di massima realizzazione e felicità nella vita di una donna. Attribuire al periodo della maternità soltanto aspetti e valori positivi, di cui non si può che essere contenti è tuttavia un modo superficiale e arbitrario di affrontare un momento evolutivo importante e complesso che appartiene come tale non soltanto al percorso di vita della donna, ma in senso più generale a quello del compagno e della famiglia nucleare.
    Di per sè la gravidanza è un momento molto delicato, sia dal punto di vista psicologico (cambiamenti legati al ruolo e all’assunzione di responsabilità, ri-esperienza degli antichi legami madre-figlia e familiari), sia dal punto di vista biologico e ormonale. Tali cambiamenti possono naturalmente modificare l’umore della donna, anche in donne che non hanno mai avuto problemi di ansia o di depressione, e provocano comunque un ‘fisiologico’ e in molti casi fortunatamente passeggero stato di stress psicofisico, normalmente avvertito durante la gravidanza come difficoltà a riposare, presenza di pensieri e preoccupazioni legati alla maternità, maggiore suscettibilità nelle relazioni importanti e così via.
    Tutti questi cambiamenti nella maggioranza dei casi sono naturalmente accompagnati anche dalla gioia di diventare madri e di avere un figlio, e quindi durante l’attesa nella donna possono coesistere emozioni, aspettative, stati d’animo contrastanti, in modo del tutto fisiologico.
    Read the rest of this entry »