All’inizio, io ero una persona, che non sapeva niente al di fuori della propria esperienza.
Poi mi dissero delle cose, e divenni due persone; la bambina che diceva che era tremendo che i ragazzi avessero acceso un fuoco nel campo lì vicino dove arrostivano delle mele (che era quello che dicevano le donne) – e la bambina che, quando i ragazzi erano chiamati dalle loro madri perché tornassero al negozio, correva fuori andava badare al fuoco e alle mele perché le piaceva farlo.
Dunque c’erano due io.
Un io faceva sempre qualcosa che l’altro io disapprovavo.
Oppure l’altro io diceva una cosa che io disapprovavo. Tante discussioni dentro di me.
In principio ero io, e io ero buona. Poi venne l’altro io una autorità esterna. Questo mi confondeva. E poi l’altro io divenne molto confuso perché c’erano tante autorità esterne.
Stai seduta bene. Esci dalla stanza per soffiarsi il naso. Non fare questo, non sta bene. Ma questa povera bambina non sa nemmeno come usare forchetta e coltello! Tira l’acqua la notte, perché se non lo fai sarà più difficile poi pulire. Non tirare l’acqua la notte, svegli altri! Sii sempre carina con gli altri anche se non ti piacciono, non devi urtare la loro suscettibilità. Sii franca ed onesta, se non dici agli altri cosa pensi di loro, questa è vigliaccheria. Coltelli per il burro. È importante usare il coltello per il burro. Coltelli per il burro? Che scemenza! Parla bene. Stupidina! Kipling è meraviglioso! Ugh! Kipling (che schifo).
La cosa più importante è far carriera. La cosa più importante sposarsi. Al diavolo tutti quanti. Sii carina con tutti. La cosa più importante il sesso. La cosa più importante avere soldi in banca. La cosa più importante è piacere a tutti. La cosa più importante è vestirsi bene. La cosa più importante è essere sofisticati e dire quello che non intendi e non farlo sapere a nessuno. La cosa più importante è essere sempre il primo. La cosa più importante è una pelliccia nera di foca e le porcellane e l’argenteria. La cosa più importante essere puliti. La cosa più importante pagare sempre i debiti. La cosa più importante è non farsi battere da nessuno. La cosa più importante voler bene ai genitori. La cosa più importante il lavoro. La cosa più importante è essere indipendente. La cosa più importante è parlare correttamente. La cosa più importante è essere servizievole verso il marito. La cosa più importante badare che i figli si comportino bene. La cosa più importante è vedere le cose giuste al teatro e leggere i libri giusti. La cosa più importante è fare quello che dicono gli altri. E gli altri dicono tutte queste cose.
Tutto il tempo io dice: vivi la tua vita. È questo che è importante. Ma quando io vive la sua vita, gli altri dicono: no, non va bene. Tutti gli altri io lo dicono. È pericoloso. Non è pratico. Andrai a finir male. Naturalmente… tutti lo hanno pensato una volta, come pensi tu adesso, ma imparerai!
Tra tutti gli altri io ne vengono scelti alcuni che formano un modello che diventa me. Ma ci sono tutte le altre possibilità di modelli all’interno di tutto ciò che gli altri dicono, che mi arrivano e diventano altri io che non sono me stessa, e certe volte vincono. Allora chi sono io?
A me non interessa chi sono io. Io esiste, ed è felice. Ma quando l’io è un essere felice, gli altri io dicono: vai a lavorare, a fare qualcosa, a fare qualcosa di valido. Io è felice a lavare i piatti. “Sei pazza!”. L’io è felice a stare con gli altri senza dire niente. Gli altri dicono parla, parla, parla, parla. L’io si sente perduto.
L’io sa che certe cose sono fatte per giocarci, non per possederle. All’io piace mettere insieme le cose, lievemente. Separare le cose, lievemente. “Non avrai mai niente!”. Fare cose a partire da cose in modo tale che le cose vi prendano parte, metterle insieme con sorpresa e meraviglia. “Non ci si guadagna niente, in questo!”.
L’io è umano. Se qualcuno è nel bisogno, l’io dà. “Non puoi farlo! Non avrai mai niente per te! Dovremo pensare noi a te!”.
L’io ama. L’io ama in un modo che l’altro io non conosce. L’io ama. “È troppo per essere amici!”. “È troppo poco per essere amanti!” . “Non prendertela tanto, è solo un amico. Non è come se tu lo avessi amato”. “Come puoi lasciarlo andare? Non lo amavi?”. Così, ecco l’io che raffredda il calore per gli amici e scalda l’amore per gli amanti, e si sente sperduto.
Entrambi gli io hanno una casa e un marito e figli e tutto il resto. E amici e rispettabilità e tutto il resto e sicurezze tutto il resto, ma entrambi sono confusi perché l’altro io dice: “Vedi? Sei fortunato”, mentre io piange. “Perché piangi? Perché sei così ingrato?”. L’io non conosce la gratitudine o l’ingratitudine, e non sa rispondere. L’io continua semplicemente a piangere. L’altro io lo spinge fuori, gli dice: “io sono felice! Sono molto fortunato ad avere una famiglia così bella e una bella casa e buoni vicini e molti amici che vogliono che faccia questo, che faccia quello”. Neanche questo è ragionevole. L’io continuo a piangere.
L’altro io si stanca, e continua a ridere, perché questa è la cosa giusta da fare. Sorridi, e sarai ricompensata. Come la foca a cui buttano un pezzo di pesce. Sii carina con tutti e sarai ricompensata. Gli altri saranno gentili con te, questo che renderà felice. Sai che piaci agli altri. Come un cane che viene accarezzato sulla testa perché si è comportato bene. Racconta storielle divertenti. Sii allegra. Sorridi, sorridi, sorridi… l’io sta piangendo… “Non essere triste! Esci e fa’ qualcosa per gli altri!”. “Esci e stai insieme agli altri!”. L’io continua a piangere, ma ormai non lo si sente avverte molto.
Improvvisamente: “Che cosa sto facendo?”. “Devo andare avanti tutta la vita fare il clown?“. “cosa sto facendo, sto andando a feste a cui non mi diverto?”. “Cosa sto facendo, sto con persone che mi annoiano?”.”Perché sono così vuota, vuota, riempita di vuoto?”. Una corazza. Come mai mi sono andata mettendo questa corazza? Perché sono orgogliosa dei miei figli e scontenta della loro vita che non va abbastanza bene? Perché sono delusa? Perché sento di avere sprecato tanto?
L’io emerge, un poco. A momenti. E poi viene risospinto indietro dall’altro io.
L’io si rifiuta di fare ulteriormente il clown. Quale io è? “Una volta era divertente, ma ora pensa troppo se stessa”. L’io lascia cadere molti amici. Quale io è? “È troppo chiusa in se stessa. È un male. Sta perdendo la ragione”. Quale ragione?
Prologo di Barry Stevens in C. Rogers “Da Persona a Persona”, Astrolabio Edizioni




Sempre più spesso si sente parlare di una forma di depressione di cui soffrono le puerpere nei primi mesi di vita dei nuovi nascituri. La capacità di accettare un nuovo essere che magari si era immaginato in modo diverso, il panico di insuccesso, forse ancora la stanchezza e la tensione accumulata durante i mesi di gravidanza e nelle notti insonni in cui si sentiva piangere il bambino appena nato: questi i motivi che hanno addotto le madri a cui è stato chiesto a cosa potevano ricollegare, secondo la propria esperienza, la c.d. depressione post partum.
Il 10 settembre 2006 l’
La cultura popolare e i media descrivono la gravidanza come periodo di massima realizzazione e felicità nella vita di una donna. Attribuire al periodo della maternità soltanto aspetti e valori positivi, di cui non si può che essere contenti è tuttavia un modo superficiale e arbitrario di affrontare un momento evolutivo importante e complesso che appartiene come tale non soltanto al percorso di vita della donna, ma in senso più generale a quello del compagno e della famiglia nucleare.
Gli articoli del blog sono a cura della dott.ssa Claudia Ravaldi, medico psichiatra e psicoterapeuta.
